(Du plan de sauvetage géant à l’explosion de la zone
euro, les différents scénarios)
Di fronte all’aggravarsi della crisi sono possibili
diversi scenari.
Un piano di salvataggio su grande scala.
Se si confermasse il rischio di contagio la UE e il FMI
non avrebbero altra scelta che intervenire. Ma può l’Europa sostenere un tale
piano? La somma da destinare sarebbe colossale: 65 miliardi di euro per il
Portogallo e 410 miliardi di euro per la Spagna da sbloccare da oggi al 2012.
Il Cancelliere tedesco Angela Merkel avrebbe notevoli difficoltà a convincere
la sua opinione pubblica a volare in sostegno degli altri paesi membri.
Un gesto eccezionale da parte della BCE.
Il 3 maggio la Banca Centrale Europea (BCE) ha preso una
misure d’urgenza inedita sospendendo semplicemente la soglia di eleggibilità
dei titoli greci accettati in cambio di crediti. E’ in altre parole pronta ad
accogliere obbligazioni greche etichettate “marce”. Alcuni analisti ritengono
che un altro gesto, ancora più forte, non sarebbe escluso da parte
dell’istituzione di Francoforte: la BCE potrebbe acquistare dei prestiti di
Stato, come aveva fatto il FED, la riserva federale americana, durante la crisi finanziaria. Questo
rappresenterebbe per la banca centrale la rottura di un dogma.
Fallimenti a catena.
Se l’Europa interviene troppo poco, o troppo tardi,
l’ipotesi di fallimento di uno dei paesi membri potrebbe avverarsi. Questo
scenario è la bestia nera delle banche che possiedono titoli greci, spagnoli e
portoghesi e queste sono soprattutto banche tedesche e francesi. L’ipotesi è
seria ed è per questo che i responsabili della coalizione tedesca hanno chiesto
a Brussel di riflettere su una procedura di “fallimento organizzato”.
L’esplosione della zona euro.
Alcuni economisti profetizzano l’apocalisse della zona
euro. Significherebbe escludere quei paesi che non hanno saputo garantire le
condizioni fissate dal patto di stabilità. La Grecia tornerebbe alla dracma e
la Spagna alla peseta. Svalutando la loro moneta potrebbero recuperare
competitività. Le conseguenze però sarebbero disastrose tanto per i paesi
esclusi che gli inclusi e nessuno in Europa vede praticabile questo scenario.
(Le Monde 6 maggio 2010, pag. 17)