(La Maison Blanche s’en prend aux cartes de crédit)
Era prevedibile che la nuova amministrazione americana
sarebbe stato un momento di verità per le banche che emettono di carte di
credito. Il Senato e il Federal Reserve hanno annunciato misure per correggere
le “cattive abitudini” di tali banche.
Due sono gli ambiti di particolare preoccupazione. Il
primo, le pratiche di marketing e di pubblicità di chi emette le carte, che
hanno creato una autentica dipendenza da queste. Il secondo, i tassi di
interesse elevati, per non dire usurai, applicati dalle banche emettitrici che
vanno dal 19% al 29% e che, di fronte alle perdite subite, quest’anno sono
stati ulteriormente aumentati. La prima riunione sul tema si terrà giovedì
prossimo e mira a stabile una Carta dei diritti dei possessori di carte di
credito per evitare le pratiche abusive.
Le banche interessate sono JP Morgan, Citibank e America
Express. Visa e Mastercard sono degli operatori e non sono esposti ai rischi di
credito che risiedono nelle banche. Cosa che non impedisce alla Visa di essere
perseguita dalla Commissione Europea per pratiche contrarie alla concorrenza.
Non c’è dubbio che questo costituisca l’inizio
dell’evoluzione di un modello economico del quale il meno che si possa dire è
che manca di trasparenza e abusa dei consumatori. Sarà meglio promuovere le
carte di debito che sono meno lucrative ma meno rischiose.
(Le Monde 20 aprile 2009,
versione internet)
(China sows the seeds of food self-sufficiency)
Dal suo ingresso nella fase di alta crescita economica, la
Cina ha dovuto fronteggiare gli avvertimenti che la sua crescente domanda di
cibo avrebbe creato una carenza nel resto del mondo. Ma questi allarmi si sono
rivelati alquanto infondati. I problemi sono noti: nutrire un’enorme
popolazione con a disposizione una limitata quantità di terra coltivabile, poca
acqua e cambiamenti climatici preoccupanti.
L’ultimo G8 ha avvisato che se la spesa agricola non
raddoppia entro il 2050, la crisi globale del cibo diventerà strutturale. La
risposta della Cina ha ottenuto molte lodi. Il paese è abbastanza
autosufficiente per grano, riso e mais, ma è uno dei più grandi acquirenti di
soia. Pechino ha aumentato gli investimenti in agricoltura del 27% nel 2007 e
del 38% nel 2008 e per un ulteriore 20% quest’anno. La produttività però stenta
a crescere. La Cina sfama il 20% della popolazione mondiale con il 10% delle
terre mondiali e il 6% delle risorse di acqua. A lungo termine tutto questo
avrà un impatto importante sul clima. Gli investimenti però si spera possano
migliorare la produttività.
(Financial
Times, 4 aprile 2009, pag. 6)