Le critiche nei confronti del
FMI provengono soprattutto dai paesi economicamente emergenti, che lo accusano
di impoverire le popolazioni attraverso le sue politiche terapeutiche di stampo
liberale. Dominique Strauss-Khan ha, per questo motivo, più volte espresso la
sua volontà di cambiare l’immagine di “pompiere piromane” e di “strumento di
dominio dei paesi ricchi” che accompagna l’operato del Fondo.
Oggi non sono le crisi dei
cambi o i deficit catastrofici nella bilancia dei pagamenti ad attirare
l’attenzione. La crisi dei subprimes statunitensi ha infatti messo in
difficoltà il FMI, trovatosi di fronte ad un fenomeno finanziario sconosciuto.
Nonostante le difficoltà, il credo, secondo cui il Fondo rappresenti la
migliore istituzione per prevenire il contagio dell’economia reale, è unanime.
Da un punto di vista finanziario però l’istituzione è malata. Il suo deficit
supera i 110 milioni di dollari (71
milioni di euro) nel 2007 e si prevede di arrivare a 400 milioni di dollari nel
2010 (259 milioni di euro). L’ottimo stato di salute dei paesi emergenti e
l’assenza di crisi dei cambi (da cinque
anni a questa parte) hanno fatto esaurire i prestiti consentiti dal FMI, i cui
interessi rappresentano la principale risorsa. In seguito al rimborso
anticipato del Brasile, dell’Argentina e dell’Indonesia, il debito, riferito ai
prestiti, si è dimezzato fino a crollare sotto i 30 miliardi. Logica
conseguenza di tale crisi è il graduale licenziamento, ad iniziare da Aprile,
di 2.634 persone, che permetterà di risparmiare 100 milioni di dollari annui,
mentre si studia la possibilità di vendere una parte dello stock aureo del FMI.
Alla questione finanziaria si
unisce quella riguardo la rappresentatività. Le quote detenute dai diversi
paesi non riflettono l’aumento di potenza delle economie emergenti. Il problema
è interessante perché un eventuale rimpasto delle quote andrebbe chiaramente a
sfavore delle vecchie potenze economiche europee, Russia compresa. Strass-Khan
ha proposto come soluzione l’istituzione della doppia maggioranza, nelle
decisioni cruciali. Sarebbe pertanto affiancata all’attuale maggioranza di voci
dei membri (che avvantaggia i paesi sviluppati), una nuova maggioranza tra i dodici membri del Consiglio di
Amministrazione (in modo da avvantaggiare i paesi emergenti). Gli USA, unico
paese a possedere il diritto di veto, si mostra per ora contrario.
L’occasione per far partire le
riforme istituzionali necessarie al FMI è rappresentata dall’Assemblea del 12
Aprile, che si terrà a Washington. Riuscirà Strauss-Khan a portare avanti i
suoi progetti?