Thghtening
belts
Con l’aumento dei prezzi e l’economia che non va,
l’industria alimentare e il commercio al dettaglio cercano di adeguarsi in
fretta
L’industria alimentare è pressata da tutte le parti. Lo
scorso anno i prezzi di latte, uova, mais, grano e olio sono schizzati a
livelli mai raggiunti in precedenza. Anche i prezzi dell’elettricità e della
benzina aumentano rendendo più cari le lavorazioni e la distribuzione. La
disoccupazione sale, il valore delle case diminuisce e l’inflazione erode il
potere d’acquisto.
La risposta dei consumatori, che oggi per i prodotti
alimentari spendono il 10% del totale della spesa, è stata di cambiare quello
che mangiano, di cambiare posti in cui mangiano e in cui comprano.
Quelli meglio posizionati fra i dettaglianti sono quelli
che fanno una politica dei prezzi bassi, tipo Wal-Mart, mentre le cose non
vanno bene per i piccoli distributori.
Anche i ristoranti stanno risentendo della situazione. Il
tasso di crescita pari a 4,4% è più basso di quello dell’anno scorso. I clienti
continuano ad andare, ma spendono meno. I proprietari cercano di non far pagare
ai clienti l’aumento dei costi, e cercano invece di risparmiare sul personale.
I camerieri sono utilizzati anche come aiuti in cucina.
I ristoranti economici diventano più popolari. Ad esempio
McDonald’s che ha inaugurato un menu di entrate tutte inferiori a un dollaro.
Wal-Mart con la sua politica di prezzi bassi va incontro
alle necessità dei tempi e sta cercando di lavorare con i produttori per
abbattere ulteriormente i prezzi.
I prezzi degli alimentari sono destinati a restare alti
per un po’. Le tendenze che nutrono l’inflazione, come la crescente domanda da
parte dei paesi in via di sviluppo e l’uso dei raccolti per fare i carburanti,
non sembra vogliano attenuarsi. Ma la necessità aguzza l’ingegno e l’industria
alimentare trova sempre nuove ricette.
(The Economist 12-18 aprile 2008, pag. 67-68)