(Dragon nightmares)
Il futuro della governance mondiale dipende secondo molti
dal rapporto fra gli USA e la Cina. L’Europa rischia di diventare irrilevante.
In particolar modo l’Europa soffre all’idea di non essere di grande interesse
per la Cina. Dopo le prospettive di un mondo multipolare in cui poteva avere un
ruolo importante, oggi la situazione appare mutata. Il deficit commerciale
dell’Europa nei confronti della Cina era lo scorso anno pari a 170milardi di
euro. La Cina ha eretto innumerevoli barriere verso le imprese europee. In
cinque anni, la Cina vuole il 60% delle componenti delle auto cinesi prodotte
localmente. Notizia molto allarmante per la Germania che ne è il principale
esportatore.
Come sempre, gli europei sono in disaccordo su come
fronteggiare la situazione. Alcuni paesi vorrebbero sfidare la Cina
politicamente – come la Germania, la Gran Bretagna, la Svezia e l’Olanda. Ma
essendo paesi che si ispirano al libero mercato sono contrari alle richieste di
protezionismo di altri paesi, che appartengono soprattutto al sud dell’Europa,
i quali sono più accomodanti politicamente ma richiedono spesso misure
anti-dumping. La conseguenza è un gran numero di iniziative, tavoli, dialoghi
che dovrebbero avvolgere la Cina in una rete di accordi e dialoghi settoriali.
L’interesse della Cina nei confronti dell’Europa è finito
nel 2006 quando non è riuscita a far eliminare l’embargo sulle armi imposto
dopo i fatti di Tiananmen del 1989. Però Pechino è interessata al welfare
europeo, al sistema sanitario e dalla regolamentazione dei prodotti.
(The Economist 18 aprile 2009, pag. 33)