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L'intervento di Luca Squeri (presidente Commissione Politiche Sicurezza e Legalità)

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18 ottobre 2011

COMMISSIONE POLITICHE PER LA SICUREZZA E LA LEGALITA’

 

 
 

 

LUCA SQUERI PRESIDENTE

COMMISSIONE POLITICHE PER LA SICUREZZA E LA LEGALITA’

CONFCOMMERCIO

 

18 OTTOBRE 2011

PALERMO
 

Confcommercio rappresenta 700.000 imprese piccole, medie e grandi,  di diversi settori economici (commercio turismo servizi, trasporti, professioni; dalla grande distribuzione al commercio tradizionale e di prossimità; dalle catene alberghiere ai rifugi di montagna fino ai porti turistici, dalle librerie alle software house, dai “padroncini” ai vettori internazionali, dai ristoranti etnici alle sale bingo, etc).

Al sistema Confcommercio Imprese per l’Italia aderiscono 105 organizzazioni provinciali, 129 organizzazioni di categoria, 20 unioni regionali, fra le quali la Confcommercio regionale Sicilia, presieduta dal Presidente Agen, che come è noto è anche Vice Presidente Nazionale.

Confcommercio ha promosso anche la costituzione di Rete Imprese Italia, il soggetto unico di rappresentanza dell’impresa diffusa, alla quale aderiscono 5 associazioni (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti). Fra le attività di Rete Imprese Italia quella di promuovere presso la società civile i valori dell’impresa, del lavoro e dell’etica imprenditoriale.

LA COMMISSIONE SICUREZZA E LEGALITÀ DI CONFCOMMERCIO

Nel 2006 è stata istituita in Confcommercio la Commissione Politiche per la Sicurezza poi trasformata in Commissione Politiche per la Sicurezza e Legalità.

La Commissione è l’organismo delegato in Confcommercio a seguire i temi  della legalità e della sicurezza, a rappresentare Confcommercio a Tavoli istituzionali, tecnici o politici, di Organismi, Ministeri, Enti, Associazioni, Organizzazioni, etc.; a predisporre e siglare protocolli/accordi; a partecipare a iniziative pubbliche, esterne e confederali ed è composto dai rappresentanti delle realtà territoriali e di categoria maggiormente coinvolte sul tema.

L’impegno per la diffusione della cultura della legalità, la prevenzione delle infiltrazioni mafiose nell’economia, le iniziative per la creazione di un contesto sicuro per gli imprenditori del settore è perseguito da tempo e con determinazione da Confcommercio attraverso una articolata attività di collaborazione con istituzioni e forze dell’ordine realizzata dalla Commissione Sicurezza e Legalità  e dalle diverse strutture territoriali e di settore aderenti.

Infatti:

·  diverse delle nostre organizzazioni territoriali sempre più spesso si costituiscono parte civile nei processi di mafia ed estorsione, avendo intrapreso una strada che le vede al fianco dei soci vittime della criminalità organizzata (Napoli, Palermo, etc,.); ma anche sostenendo lo scioglimento  di comuni o enti locali per mafia;

·  così come alcune nostre organizzazioni – qualcuna già da diversi anni - hanno deciso, senza clamore ma con determinazione, di sospendere gli associati in caso di mancata collaborazione con le forze dell’ordine in operazioni legate alla criminalità organizzata e conseguente rinvio a giudizio per favoreggiamento, fino a prevedere l’espulsione in caso conclamato di connivenza con la criminalità organizzata, ossia in caso di sentenze definitive;

· altre ancora hanno attivato “Reti di legalità”  e isitituito sportelli antiusura /antiracket come a Catania.

D’altronde l’impegno di Confcommercio nella lotta alla criminalità è un impegno già presente nello Statuto e nel  Codice Etico nazionale, rinnovati nel 2009, attraverso i quali sono stati tradotti in norme principi di fatto già diffusi nel nostro sistema,  quali:

· la responsabilità verso il sistema sociale ed economico ai fini del suo sviluppo equo, integrato e sostenibile;

· l’impegno costante per la tutela della legalità e della sicurezza e per la prevenzione ed il contrasto di ogni forma di criminalità, organizzata e non;

· il rispetto dei principi di trasparenza, integrità e partecipazione, quale riflesso della democrazia politica ed economica che “Confcommercio-Imprese per l’Italia” propugna nel Paese;

· lo sviluppo sociale ed economico volto a contribuire al benessere di tutta la collettività attraverso un’economia aperta, competitiva  e di mercato.

Il Codice etico di Confcommercio Sicilia pertanto si inserisce a pieno titolo e con piena coerenza sul solco tracciato da Confcommercio Nazionale quale simbolo di una accresciuta sensibilità e consapevolezza del mondo datoriale e del lavoro autonomo sui temi della sicurezza e della legalità.

La denuncia dei fenomeni estorsivi, la ribellione al racket, all’usura al pizzo sono senz’altro capisaldi della lotta alla criminalità, ed è sempre più ferma la nostra determinazione nel  sostenere, non da oggi, che “denunciare conviene”.

Ma questa lotta deve essere sostenuta da meccanismi e strumenti di contrasto per salvaguardare il contesto in cui operano le imprese, anche e sopratutto per arginare infiltrazioni mafiose e utilizzo di settori interi come “lavatrici” di proventi di attività illegali.

Perchè oggi sono  cambiati i termini del contesto di riferimento: stanno emergendo più complesse esigenze di tutela degli imprenditori che vedono il proprio lavoro minato da una “concorrenza sleale” di chi si infiltra nell’economia legale senza  rispettare regole e leggi, sfruttando rendite di posizione dovute ad una illimitata disponibilità di liquidità frutto di attività illecite, e in tal modo inquina il mercato.

A conferma di questo basti citare i dati relativi ai beni confiscati alla mafia, forniti dall’Agenzia per la gestione dei beni confiscati e sequestrati, aggiornati al 31 dicembre 2010.

Poco meno della metà degli immobili confiscati sono in Sicilia, seguiti da Calabria, Campania Puglia e Lombardia.

Per le aziende invece la Lombardia con il 14,2% delle aziende confiscate è al terzo posto, subito dopo Sicilia e Campania.

Su 1377 aziende confiscate 384 sono innanzitutto nel settore delle costruzioni (e questo spiega perché sabato è stato firmato il decreto sulle white list negli appalti, che servirà anche per expo 2015), ma 134 sono alberghi e ristoranti (e 382 in vari settori fra i quali il commercio).

Questi dati sono significativi perchè evidenziano principalmente due fattori:

1. l’allargamento dei confini territoriali di attività della criminalità organizzata;

2. l’interesse della stessa criminalità organizzata verso nuovi settori, vedi il terziario.

Per questo motivo oltre alla ormai storica attività di Confcommercio per la promozione della cultura della legalità - Confcommercio ha firmato a maggio del 2010 con il Ministero dell’Istruzione un protocollo per la diffusione della cultura della legalità nelle scuole;  ha avuto il patrocinio dello stesso Ministero per l’edizione 2010 e l’edizione 2011 del  Premio Libero Grassi che sostiene da tre anni-  e alle iniziative precedentemente citate, l’impegno di Confcommercio si è concretizzato per affinare e definire i termini della collaborazione con il Ministero dell’Interno al fine di procedere a dei Protocolli per la legalità. 

Protocolli per la Legalità, concreti ed efficaci, e a tal fine, tarati sulle specificità dei settori rappresentati da Confcommercio, nell’ambito di una più ampia cornice quadro che ha come obiettivi principali

· prevenire, contrastare e reprimere qualsiasi tipo di infiltrazione della criminalità organizzata nel mercato nonché di qualsivoglia fenomeno criminale che limiti direttamente o indirettamente la libertà economica delle imprese;

· garantire un contesto sicuro, rispetto alla criminalità organizzata così come alla criminalità diffusa, per gli imprenditori del settore, i loro collaboratori, i familiari, i dipendenti, i clienti, i fornitori. 

Sono obiettivi che rispondono all’esigenza di promuovere un contesto nel quale gli imprenditori possano operare serenamente e in sicurezza, secondo principi etici e ispirati alla responsabilità sociale d’impresa.

In tale ambito sono pertanto previsti, fra le altre, iniziative finalizzate a diffondere  la cultura della denuncia di fenomeni estorsivi e illegali - quali concussione, corruzione, contraffazione, lavoro nero, evasione, etc.- nonché l’individuazione di  strumenti mirati (incontri sul territorio, questionari anonimi, sportelli, vademecum, etc.) idonei a rendere le organizzazioni del Sistema Confcommercio – Imprese per l’Italia in grado di  “intercettare” sopratutto quei fenomeni  e reati che rimangono in larga parte sommersi  (racket, corruzione, usura, etc.) e consentire di conseguenza percorsi di accompagnamento degli imprenditori nella denuncia e nell’accesso ai  benefici di legge.

E ancor di più,  il lavoro di collaborazione con le Forze dell’Ordine, il Ministero, le Prefetture, la magistratura, la P.A. e le altre istituzioni preposte per l’individuazione di indicatori, prassi e procedure di contrasto alle infiltrazioni mafiose in settori o territori più esposti, ha già trovato forma in uno specifico Protocollo per il settore dei trasporti e della logistica che proprio nello scorso fine settimana è stato approvato dall’Assemblea generale FAI/Conftrasporto e sarà firmato entro fine mese al Ministero dell’Interno.

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