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Assofranchising: "servono misure eccezionali per tutti"

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20 marzo 2020


Estensione degli ammortizzatori sociali, Cig-ai dipendenti, posticipazione delle moratorie su mutui e leasing sine die o, almeno, sino a permanenza del momento di crisi, semplificazione degli accordi con le banche per fornire respiro, piani di rientro agevolati. Il Consiglio direttivo di Assofranchising collegato via call in seduta permanente e la task force attivata per l'emergenza coronavirus, in stretta collaborazione con Confcommercio-Imprese per l'Italia, hanno presentato al Governo richieste dedicate al sistema franchising e misure straordinarie di supporto all'economia. Alla luce dei provvedimenti ad ora emanati, Assofranchising ritiene di dover prendere una posizione molto netta su alcuni punti basilari auspicando interventi immediati a supporto delle aziende affinché possano ripartire in tempi brevi. Di grande rilevanza, per Assofranchising, è la tutela strategica nel breve periodo per alcune categorie particolari come quello della ristorazione - in particolar modo quella organizzata - fornendo concessioni ad hoc e la possibilità di garantire la vendita ove possibile anche attraverso i servizi di "asporto in auto", in modo da evitare ogni genere di contatto tra i clienti e gli operatori". Non da meno è la questione del credito d'imposta per le locazioni che ad oggi è rivolto solo alle categorie obbligate alla chiusura ma che deve essere esteso anche a quelle merceologie commerciali che responsabilmente attuano la chiusura con totale perdita del fatturato. Inoltre, si riferisce solo a chi paga "canoni di locazione", non considerando altre forme ampiamente in uso quali, ad esempio, l'affitto di azienda o di ramo d'azienda. Infine, è riduttivo limitare il credito d'imposta ai soli conduttori di attività site in immobili classificati C1. "Nel pieno rispetto della priorità che è la salute pubblica e dei supporti alla sanità – afferma il presidente Italo Bussoli - bisogna pensare e provvedere anche alle imprese. La filiera è molto corta, senza un'impresa che funzioni non c'è futuro neppure per i lavoratori e se le aziende falliscono una dopo l'altra, il Governo si troverà con degli obblighi sociali nei confronti di un numero enorme di lavoratori, che probabilmente non sarà in grado di sostenere per un tempo utile. Anche ipotizzando una soluzione del problema sanitario già nel mese di aprile, la ripartenza dell'economia dopo uno stop del genere non potrà sortire effetti prima di 4/6 mesi. Il franchising ha retto benissimo alla precedente crisi del 2008, ma le condizioni in quel caso erano ben diverse. Il rischio qui è di un tracollo generale che nessuno si può permettere e per questo il Governo, in una situazione eccezionale, deve attuare misure eccezionali, per tutti".

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