Dubbi degli esperti sulla manovra, ma per Padoan l'Italia può crescere del 2% - Asset Display Page

Dubbi degli esperti sulla manovra, ma per Padoan l'Italia può crescere del 2%

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8 novembre 2017

Una manovra 'di corto respiro', in cui la lotta all'evasione riveste un ruolo troppo pesante a garanzia di coperture che dovrebbero invece essere più certe e facilmente calcolabili. Nella seconda giornata di audizioni parlamentari sulla legge di bilancio, cominciano a venire a galla i dubbi sulle scelte del governo, con le perplessità di Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio sull'impostazione del ddl. Mentre i Comuni dicono chiaramente di temere tagli di spesa "indiretti" pari ad un miliardo. A difendere la manovra è però il titolare del ministero dell'Economia, Pier Carlo Padoan. ''Il governo consegna alla prossima legislatura un'Italia migliore'', dice. In parlamento illustra i contenuti della legge di bilancio e, anche senza polemizzare, ribatte punto su punto. ''Voglio precisare - afferma - che non ci sono tagli di spesa per gli enti locali. I tagli riguardano i ministeri''. Anzi, spiega, ai comuni sono stati dati maggiori margini di manovra sugli investimenti. Padoan snocciola un diluvio di dati e spiega soprattutto come la manovra punta a spingere la crescita e consolida i conti pubblici. Il Pil nel terzo trimestre, spiega, viaggia a +0,5% e a fine anno raggiungerà quota +1,5%. ''Ma l'Italia può crescere al 2%". Certo non tutto è facile. Ricorda il fardello del debito lasciato da ''scelte non responsabili del passato'' e che ''lascia un sentiero talvolta impervio la cui alternativa non è un deus ex machina ma è il declino". Ma - segnala il ministro - lo spread ad ottobre è calato di 40 punti e la reputazione internazionale dell'Italia è migliorata, lo dimostra anche il rating di S&p. ''Non è un vezzo'' perche' si liberano risorse per occupazione e sviluppo. Ma in giornata alla manovra non sono mancate le critiche, Le priorità di fondo, dalla decontribuzione per l'occupazione giovanile al rinnovo del contratto degli statali, dagli incentivi alle imprese alla lotta alla povertà, sono condivisibili e ragionevoli praticamente per tutti. Ma gli strali puntano sulle coperture. Secondo la Corte dei Conti, per quanto la lotta all'evasione fiscale costituisca "una priorità assoluta dell'azione pubblica", usarla come copertura "presenta dei limiti", soprattutto "per l'inevitabile incertezza nella realizzazione dei risultati". Aggiunge Bankitalia: "basare una quota significativa delle coperture sugli introiti dalla lotta all'evasione, come avviene per gli anni successivi al 2018, comporta un elemento di rischio". Allo stesso tempo la scelta di cancellare le clausole Iva solo per un anno non può che creare incertezza. Tanto più che, secondo i calcoli dell'Ufficio parlamentare di bilancio, gli aumenti lasciati in eredità sono più alti di quanto inizialmente stimato: 12,5 miliardi nel 2019 e 19,1 nel 2020. Anche per questo, rileva il presidente Giuseppe Pisauro, "il quadro di finanza pubblica evidenzia una programmazione di 'corto respiro' che inficia la trasparenza dei conti pubblici nonché la prevedibilità del quadro macroeconomico". Ci sono poi le critiche degli enti locali. I Comuni temo che ''possano verificarsi gravosissimi tagli indiretti sui Comuni dai costi per il contratto dei dipendenti pubblici, che ricade direttamente e solo sui sindaci, da quelli per il Fondo debiti di dubbia esigibilità e ancora per quelli del Fondo di solidarietà comunale. Tutte insieme queste voci potrebbero far perdere 1 miliardo ai Comuni". Sul rinnovo dei contratti il nodo riguarda anche la sanità. L'Upb segnala che nel settore il rinnovo dei contratti creerà inevitabili problemi. Per l'assessore della Lombardia Massimo Garavaglia, rappresentante delle Regioni, su questo punto l'Italia di avvicina ormai "drammaticamente al modello Grecia". Sul fondo sanitario nazionale il governo ha erogato nella manovra 113,4 miliardi, "quindi si riduce di 500 mln rispetto al passato. Si comprime così - denuncia - la soglia non solo simbolica ma oggettiva di tenuta del sistema del 6,5% del Pil".

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