COME E' CAMBIATO IL COMMERCIO IN ITALIA

La fotografia degli ultimi dieci anni

COME E' CAMBIATO IL COMMERCIO IN ITALIA

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21 giugno 2002

02/00

37/2002
Roma, 21.06.02

 

La fotografia degli ultimi dieci anni

 

COME E' CAMBIATO IL COMMERCIO IN ITALIA

 

Diminuiscono i negozi di vicinato, aumentano le medie superfici, cresce l’occupazione, si affacciano sul mercato nuove formule distributive, più concorrenza tra imprese, rischio di colonizzazione da parte delle grandi multinazionali della distribuzione: questi alcuni degli elementi più significativi contenuti nel rapporto sulla distribuzione in Italia degli ultimi dieci anni (1991–2001) elaborato dal Centro Studi Confcommercio e consultabile, in versione integrale, sul giornale on line www.confcommercio.it.

 

 

La fotografia in sintesi

 

§          sono diminuite le unità locali del settore di circa 44mila esercizi (-3,2%) su tutto il territorio nazionale (tab. 1);

§          sono aumentati di oltre 29mila unità gli addetti al settore (+0,9%) ma, tra di essi, sono cresciuti i lavoratori dipendenti mentre sono diminuiti notevolmente i lavoratori indipendenti (tab. 1);

 

Tab. 1 - Unità locali ed addetti nel commercio nel decennio 1991-2001

 

 

1991

2001

Var. %

Unità locali

1.378.332

1.334.791

-3,2

Addetti

3.304.838

3.334.026

+0,9

 

Fonte: elaborazioni Centro Studi Confcommercio

 

§          un significativo ridimensionamento strutturale, soprattutto nel settore alimentare, per gli esercizi del commercio al dettaglio in sede fissa (tab. 3);

§          i supermercati sono passati da 3.696 unità nel 1992 a 6.413 nel 2000 e gli ipermercati da 182 unità a 349; i discount introdotti in Italia nel 1992 oggi sono 2.600 (tab. 4);

§          si è accentuata la diversificazione delle formule distributive in tutti i comparti come dimostra la nascita e la diffusione negli anni novanta degli hard discount, dei centri specializzati non alimentari, dei centri all'ingrosso non alimentari, dei centri commerciali, dei factory outlet (centri commerciali che vendono prodotti di marca a prezzi molto scontati);

§          è aumentato il livello di concorrenza tra le imprese commerciali - siano esse piccole, medie o grandi - in funzione dei servizi offerti, della localizzazione, delle caratteristiche dell'assortimento (alta media bassa), del mix qualità/prezzo.

§          Il trend di sviluppo del settore che era stato contraddistinto ormai da alcuni anni da una fuoriuscita dal mercato di numerose imprese, soprattutto di piccole dimensioni, dimostra negli ultimi anni un'inversione di tendenza e un innalzamento dei requisiti professionali necessari per operare sul mercato.

§          Negli ultimi anni si è registrata una crescita significativa dei centri commerciali al dettaglio, in particolare nelle regioni del Nord (tab. 5).

§          In questo periodo si sono registrate circa 180mila iscrizioni nel registro delle imprese e oltre 158mila cancellazioni, sottintendendo la forte dinamicità del mercato e la capacità di attrarre nuovi investimenti e nuova imprenditoria, soprattutto nel settore non alimentare.

§          Da un punto di vista territoriale permane sostanzialmente un dualismo tra sistemi distributivi del Paese: nelle regioni del Centro-Nord, dove la ristrutturazione del settore è stata intensa; i sistemi operanti nelle regioni del Mezzogiorno, invece, sono caratterizzati da una diffusa presenza di esercizi e da una dinamica imprenditoriale molto positiva (il tasso di crescita nel 2001 è stato pari a 2,6 contro un tasso di crescita pari a 0 nel Nord) che vede protagonista soprattutto la piccola impresa.

 

Gli andamenti strutturali del commercio evidenziano in sintesi un settore in piena trasformazione con diversi problemi insoluti da affrontare: se da un lato la piccola impresa denuncia soprattutto una pesante sottocapitalizzazione, un basso livello di innovazione e scarsa diffusione di forme associative, dall'altro le imprese a dimensione regionale e nazionale difficilmente riescono ad operare su scala europea.

 

 

La rete degli esercizi al dettaglio in sede fissa nel 2001

 

Alla fine del 2001 la rete commerciale era costituita da 619.518 esercizi, se a questo aggregato si aggiungono anche i distributori di carburante, le farmacie, le rivendite di tabacco e altri generi di monopolio il numero degli esercizi sale a 725.444 unità.

 

Tab. 2 - La rete distributiva al dettaglio in sede fissa per settore merceologico

(anno 2001)

 

Settori

N.

%

Altri esercizi non alimentari

185.318

29,9

Abbigliamento e calzature

158.056

25,5

Alimentari e bevande

115.507

18,6

Esercizi non specializzati alimentari

77.289

12,5

Mobili e casalinghi

46.625

7,5

Elettrodomestici

23.835

3,8

Non specializzati non alimentari

6.773

1,1

Non classificato

6.115

1,0

Totale Italia

619.518

100

 
Fonte: elaborazioni Centro Studi Confcommercio

 

Dal punto di vista merceologico il peso dell'alimentare supera nel complesso di poco il 30%, ripartendosi per il 18,6% tra gli esercizi specializzati e per il 12,5% tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare che comprendono tipologie quali le superette, discount, supermercati, ipermercati.

Nel non alimentare un settore molto consistente è rappresentato dalla voce abbigliamento e calzature con una quota pari al 25,5% del totale, mentre la voce "altri esercizi non alimentari" pesa per il 30% sul totale comprendendo settori diversificati tra i quali articoli medicali e ortopedici, cosmetici e profumeria, ferramenta, giardinaggio, articoli di seconda mano.

 

 

L'evoluzione degli esercizi del commercio al dettaglio in sede fissa

 

Il ridimensionamento dal punto di vista strutturale è stato significativo: rispetto al 1991, lo stock degli esercizi in sede fissa (esclusi i distributori di carburante) risulta diminuito di circa 60mila unità (-7,8%), sintesi di un calo generalizzato di diversi comparti merceologici soprattutto nel settore alimentare (tab. 3).

 

Sono stati proprio gli esercizi specializzati alimentari, ovvero i piccoli punti vendita a conduzione familiare, unilocalizzati, con un raggio d'azione a livello di vicinato, a registrare nel complesso la variazione negativa più consistente (-23,8%) che ha raggiunto valori più elevati per quanto riguarda la voce "altro commercio al dettaglio alimentare" (-33,6%), il commercio di bevande (-31,2%), i negozi di frutta e verdura e le macellerie (rispettivamente -26% e -25%); in controtendenza gli esercizi che vendono pesce e crostacei che presentano una dinamica positiva (+8,1%).

 

Tab. 3 - Evoluzione degli esercizi del commercio al dettaglio in sede fissa

(var. %)

 

 

2001/1991

Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati

-8,4

 - Con prevalenza di prodotti alimentari

-13,1

 - Con prevalenza di prodotti non alimentari

139,6

Commercio al dettaglio di prodotti alimentari in esercizi specializzati

-23,8

 - Commercio al dettaglio di frutta e verdura

-26,0

 - Commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di carne

-25,0

 - Commercio al dettaglio di pesci, crostacei e molluschi

8,1

 - Commercio al dettaglio di pane, pasticceria e dolciumi

-23,2

 - Commercio al dettaglio di bevande (vini, oli, birra ed altre bevande)

-31,2

- Commercio al dettaglio di prodotti del tabacco e altri generi di monopolio

-12,2

 - Altro commercio al dettaglio di prodotti alimentari

-33,6

Commercio al dettaglio di prodotti farmaceutici, articoli di profumeria

10,5

 - Farmacie

4,4

 - Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici

9,6

 - Commercio al dettaglio di cosmetici e articoli di profumeria

15,6

Commercio al dettaglio di altri prodotti in esercizi specializzati

-2,2

 - Commercio al dettaglio di tessili

-6,6

 - Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento

-4,5

 - Commercio al dettaglio di calzature e articoli in cuoio

-17,1

 - Commercio al dettaglio di mobili e articoli di illuminazione

-0,7

 - Commercio al dettaglio di elettrodomestici, apparecchi radio e televisori

-7,0

 - Commercio al dettaglio ferramenta, colori e vernici, vetro

-12,0

 - Commercio al dettaglio di libri, giornali, riviste e articoli di cartoleria

7,0

 - Commercio al dettaglio di altri prodotti in esercizi specializzati

5,4

Commercio al dettaglio di articoli di seconda mano

-36,0

TOTALE

-7,8

 

Fonte: elaborazione Centro Studi Confcommercio

 

Più attenuato il calo degli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare (-13,1%), ma bisogna tener conto che il comparto è costituito da diverse tipologie di vendita alcune delle quali (supermercati, iper) hanno registrato un'espansione maggiore rispetto ad altre (minimercati, negozi di prodotti surgelati).

 

Nel comparto non alimentare si distinguono settori molto più dinamici di altri. Nel primo gruppo ci sono gli esercizi non specializzati (+140%), categoria che comprende punti vendita di medio/grande dimensione tra cui i grandi magazzini, ma anche i negozi di articoli medicali e ortopedici (+9,6%), i negozi di cosmesi e profumeria (15,6%), i punti vendita di libri, giornali e cartoleria (+7%); nel secondo gruppo va sottolineato il ridimensionamento degli esercizi di calzature (-17,1%), di ferramenta (-12%), i negozi di elettrodomestici (-7%), i negozi di tessili (-6,6%) e dell'abbigliamento (-4,5%).

 

 

Le tendenze della distribuzione moderna

 

L'andamento degli insediamenti della grande distribuzione evidenzia al 1° gennaio 2001 una continua crescita in termini di punti vendita, superficie e addetti.

 

In particolare, a fine 2000 si è registrato un incremento rispetto all’anno precedente del 3,3% del numero dei supermercati (passati da 6.206 unità a 6.413), del 14,8% del numero degli ipermercati (da 304 a 349 unità) e dell’8,9% dei grandi magazzini (da 984 a 1072 unità). Complessivamente (tab. 4), tra il 1992 e il 2000, il numero totale di strutture della Gdo è aumentato di 3.118 unità passando da 4.716 a 7.834 (+66,1%).

 

La crescita numerica ha comportato conseguentemente la crescita della superficie complessiva di vendita con valori molto accentuati nel canale iper dove si è passati da 1.794.262 a 2.066.318 mq. (+15,2% rispetto all’anno precedente), mentre incrementi più modesti si sono riscontrati nel settore dei grandi magazzini (+6,9%) e nel canale supermercati la cui superficie totale di vendita è passata da 5.329.557 a 5.439.695 mq. (+2,1%).

 

Tab. 4 - Sviluppo della grande distribuzione al dettaglio (2000/1992)

 

 

Supermercati

Grandi Magazzini

Ipermercati

Numero di esercizi

1992

2000

Var. ass.

Var. %

1992

2000

Var. ass.

Var. %

1992

2000

Var. ass.

Var. %

Nord-Ovest

915

1.687

772

84,4

225

275

50

22,2

78

153

75

96,2

Nord-Est

1.135

1.736

601

53,0

146

178

32

21,9

23

68

45

195,7

Centro

721

1.300

579

80,3

195

305

110

56,4

58

83

25

43,1

Sud e Isole

925

1.690

765

82,7

272

314

42

15,4

23

45

22

95,7

ITALIA

3.696

6.413

2.717

73,5

838

1.072

234

27,9

182

349

167

91,8

 

Fonte: elaborazioni Centro Studi Confcommercio

 

In termini di superficie, il 65% dei supermercati ha una dimensione che varia tra i 400 e gli 800 mq., mentre solo l’8%, ubicato prevalentemente al Nord, ha una superficie che supera i 1.500 mq.; tra i grandi magazzini si registra una distribuzione equilibrata tra le classi di superficie con una leggera prevalenza delle classi dimensionali più elevate, in particolare il 37% rientra nella classe tra gli 800 e 1.500 mq. e il 35% in quella oltre i 1.500 mq. Quanto agli ipermercati, oltre la metà ha dimensioni piccole rientrando nella classe 2.500-5.000 mq. e solo 39, ubicati quasi tutti al Nord, superano i 10mila mq.

 

Rispetto alla popolazione, attualmente esistono in termini di superficie di vendita complessiva della grande distribuzione circa 16.383 mq. ogni 100mila abitanti a livello nazionale, con una differenziazione tra le diverse aree del Paese.

 

Il grafico seguente evidenzia come ad un Nord-Est con il più alto valore di dotazione di strutture di grande distribuzione (21.850 mq. ogni 100mila abitanti) si contrappongono le regioni del Sud dove la densità si avvicina ai 10mila mq. ogni 100mila abitanti, valore comunque in crescita rispetto agli anni precedenti grazie soprattutto allo sviluppo di nuovi iper.

 

 

 

              Fonte: elaborazioni Centro Studi Confcommercio

 

 

I centri commerciali in Italia

 

Pur in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa dei centri commerciali al dettaglio che, al 1° gennaio 2001, risultano essere 537 (nel 1999 erano 473).

 

Tab. 5 - I centri commerciali in Italia (2001/1999)

 

 

Numero

G.L.A. (mq.)*

1999

2001

var. ass.

1999

2001

var. ass.

Nord-Ovest

171

198

27

2.208.133

2.531.318

323.185

Nord-Est

150

157

7

1.768.253

1.813.876

45.623

Centro

94

109

15

1.041.983

1.199.521

157.538

Sud

58

73

15

775.997

985.339

209.342

ITALIA

473

537

64

5.794.366

6.530.054

735.688

 

*G.L.A.: si intende la superficie a disposizione degli operatori a titolo di proprietà o altro titolo di godimento non gratuito, per l'esercizio della propria attività di vendita o di servizio

Fonte: elaborazioni Centro Studi Confcommercio

 

Nell’insieme questi centri sviluppano una superficie destinata alle attività di vendita e di servizio (G.L.A.) pari 6,5 milioni di mq.(+13% rispetto al 1999).

Il 66% dei centri commerciali è situato nel Nord, di cui il 37% nel Nord-Ovest, il 20% nelle regioni centrali e solo il 14% nel Sud; anche se il Nord registra il maggior numero di centri commerciali il loro peso sul totale nazionale è diminuito di un punto percentuale a vantaggio soprattutto delle regioni del Mezzogiorno dove ci sono state molte nuove aperture.

 

Le dimensioni medie dei centri non sono elevate: il 22,3% (nel 1999 era il 23%) si colloca nella fascia fino a 5.000 mq., una percentuale elevata dovuta anche all’inclusione nell’indagine dei centri di dimensioni minori quali gallerie commerciali o centri di via; il 32,6% (33% nel 1999) si colloca nella fascia compresa tra 5.000 e 10.000 mq., il 28,7% (27% nel 1999) nella fascia compresa tra 10.000 e 20.000, mentre i centri di grandi dimensioni con oltre 20.000 mq. di G.L.A. superano di poco il 16%.

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