Indicatore consumi Confcommercio: crescita modesta in un quadro incerto

Indicatore consumi Confcommercio: crescita modesta in un quadro incerto

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20 marzo 2017

 

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Roma, 20 marzo 2017

 

L'indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha registrato a febbraio 2017[1] una diminuzione dello 0,1% rispetto a gennaio ed un aumento dello 0,1% su base annua[2] (tabb. 1 e 2).

I consumi, sulla base delle indicazioni che emergono dalla media mobile a tre mesi (fig. 2), continuano a mostrare un profilo di crescita modesto, con un'evoluzione che, seppure in contenuto miglioramento dall'estate del 2016, appare molto debole e inadeguata a produrre stimoli significativi alla ripresa. Questa dinamica è in linea con un quadro macroeconomico in cui andamenti non univoci ed altalenanti delle diverse variabili sono testimonianza delle incerte prospettive dell'economia italiana.

Questa situazione ha portato, anche a febbraio, ad un deterioramento della fiducia delle famiglie. I giudizi e le aspettative dei consumatori hanno registrato un peggioramento di tutte le componenti: dalla situazione economica del paese, a quella personale, alle prospettive future. La perdita di fiducia da parte delle famiglie riflette anche il progressivo aumento dell'indice macroeconomico di disagio sociale, (MIC - Misery Index Confcommercio), che si è infatti attestato, a gennaio 2017, sul valore più elevato dell'ultimo anno e mezzo.

Leggermente più positiva appare la situazione sul versante delle imprese. A febbraio il miglioramento del sentiment ha riportato l'indice di fiducia poco al di sotto dei valori di fine 2015. L'ottimismo è più accentuato tra gli operatori del commercio al dettaglio e gli imprenditori del manifatturiero, mentre è risultata stabile la fiducia degli imprenditori delle costruzioni e dei servizi di mercato.

L'atteggiamento degli operatori del manifatturiero riflette il graduale miglioramento dell'attività produttiva che, seppure in modo discontinuo, prosegue ormai dall'estate del 2016. Dopo il calo di gennaio, stando alle stime di Confindustria, a febbraio si dovrebbe essere registrato un incremento dell'1,3%. Tenendo conto dell'andamento positivo degli ordini, sempre a febbraio, l'attività produttiva dovrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi.

In linea con un contesto economico non particolarmente brillante, anche il mercato del lavoro continua ad evidenziare segnali di scarsa dinamicità. A gennaio 2017, stando alle stime preliminari, il numero di persone occupate è aumentato di 30mila unità su base mensile (+236mila su base annua). Più modesto è risultato l'incremento relativo alle persone in cerca di lavoro (+2mila unità rispetto a dicembre, +126mila su base annua). Questi andamenti hanno determinato un ampliamento dell'area delle persone attive. Le forze di lavoro si collocano, quindi, sui massimi storici e il tasso di disoccupazione rimane stabile.

Il quadro d'insieme è completato da una tendenza alla progressiva riduzione delle ore di CIG autorizzate (-46,3% a gennaio su base annua), andamento a cui ha contribuito in misura molto rilevante la riduzione di ore di CIGS.

 

LE DINAMICHE CONGIUNTURALI

Il calo registrato, in termini congiunturali, dall'ICC a febbraio, dopo tre mesi di crescita modesta, è il risultato di una invarianza della componente relativa ai servizi e di un calo dello 0,2 % della domanda relativa ai beni.

Per quanto concerne le singole macro-funzioni di spesa, gli unici incrementi, seppur di lieve entità, hanno riguardato i beni e i servizi ricreativi (+0,1%) e i beni e i servizi per la mobilità (+ 0,1%).

La spesa per l'abbigliamento e le calzature, e quella per gli alberghi, i pasti e le consumazioni fuori casa sono risultate invariate rispetto a gennaio.

Una riduzione significativa ha interessato, sempre a febbraio, la spesa per gli alimentari, le bevande e i tabacchi (-0,4%) e quella relativa ai beni e ai servizi per la casa (-0,4%), segmenti che nel mese precedente avevano mostrato un andamento positivo.

Una tendenza al ridimensionamento, seppur modesto, ha riguardato anche la spesa per i beni e i servizi per le comunicazioni (-0,2%) e per i beni e i servizi per la cura della persona (-0,1%)

 

 

LE DINAMICHE TENDENZIALI

La crescita tendenziale dell'ICC a febbraio (+0,1%) in ridimensionamento rispetto al mese precedente, è sintesi di un incremento significativo della domanda di servizi (+1,2%) e di un calo della spesa per i beni (-0,4%).

A febbraio si sono riscontrati incrementi significativi, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, per i beni e i servizi per le comunicazioni (+1,8%), per i beni e servizi ricreativi (+0,9%), per gli alberghi, i pasti e le consumazioni fuori casa (+0,8%) e per i beni e servizi per la casa (+0,7%). Più contenuta è risultata la crescita della domanda per i beni e servizi per la cura della persona (+0,2%).

Diminuzioni di un certo rilievo della domanda hanno interessato, sempre su base annua, l'abbigliamento e le calzature (-1,3%) e gli alimentari, le bevande e i tabacchi (-1,3%). Più contenuta è risultata la flessione relativa ai beni e ai servizi per la mobilità (-0,1%).

LE TENDENZE A BREVE TERMINE DEI PREZZI AL CONSUMO

Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo[3], per il mese di marzo 2017 si stima, rispetto a febbraio, un aumento dello 0,2%. Nel confronto con marzo del 2016 la variazione del NIC dovrebbe attestarsi al +1,6%.

 

STIMA DELL'INFLAZIONE

PROSSIMA USCITA: 12 aprile 2017



[1] A partire da questo mese l'Icc viene pubblicato a circa 45 giorni dalla fine del mese di riferimento. I dati dell'ultimo mese devono essere considerati come stime provvisorie in quanto ottenuti attraverso l'integrazione dei dati disponibili con uno specifico modello di previsione ARIMA applicato alle singole serie mensili che compongono l'ICC.

[2] Dati destagionalizzati. A partire dal numero di aprile 2015 la destagionalizzazione è effettuata sui dati grezzi in quantità e non più sulle serie a valore, poi deflazionate.

[3] Stima mensile sull'andamento dei prezzi nel mese in corso relativa al NIC (Numero indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività). Il dato è riferito ad un insieme più ampio di beni e servizi considerati nell'ICC.

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