MIC - Misery Index Confcommercio una valutazione macroeconomica del disagio sociale

MIC - Misery Index Confcommercio una valutazione macroeconomica del disagio sociale

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8 luglio 2016
90/2016

 

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Roma 08.07.2016

 

MIC - Misery Index Confcommercio

una valutazione macroeconomica del disagio sociale

 

  • A maggio l'indice di disagio sociale sale a 18,6 (+0,2)
  • La disoccupazione estesa scende al 15,0%
  • I prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto diminuiscono dello 0,6%

 

Il MIC[1] di maggio 2016 si è attestato su un valore stimato di 18,6 punti, in crescita di due decimi di punto rispetto ad aprile. Il contenuto incremento rilevato nell'ultimo mese è imputabile ad una diminuzione più contenuta dei prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d'acquisto a fronte di una modesta diminuzione della disoccupazione ufficiale ed estesa.

Il dato si inserisce in un quadro congiunturale caratterizzato da molteplici elementi d'incertezza, derivanti anche dal contesto internazionale. La mancata accelerazione della ripresa limita le possibilità di uno sviluppo sostenuto dell'occupazione, tale da favorire un riassorbimento, sia pure parziale, dei circa 3 milioni di disoccupati ufficiali e del milione di non ufficiali, rendendo più complessa la riduzione dell'area del disagio sociale in presenza di un possibile ritorno, a breve, dell'inflazione.

A maggio il tasso di disoccupazione si è attestato all'11,5%, in diminuzione di un decimo di punto rispetto ad aprile e di otto decimi di punto su base annua. Il numero di disoccupati è diminuito di 24mila unità rispetto al mese precedente e di 175mila unità nei confronti di maggio 2015. Il numero di occupati è aumentato di 21mila unità rispetto al mese precedente e di 299mila nei confronti dello stesso mese del 2015. L'incremento congiunturale è però troppo esiguo per essere considerato significativo.

A maggio le ore di CIG autorizzate[2] sono diminuite per il terzo mese consecutivo (-5,7% rispetto allo stesso mese del 2015). Questa tendenza è imputabile sia alla componente ordinaria, sia a quella in deroga. Sulla base di questa stima si è calcolato che le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte a ULA[3] – siano aumentate di poche unità su base mensile e diminuite di 23mila unità su base annua. Analoga tendenza ha interessato gli scoraggiati[4] con un modestissimo incremento in termini congiunturali ed una diminuzione di 43mila unità su base annua. Il combinarsi di queste dinamiche ha comportato una lieve discesa del tasso di disoccupazione esteso tornato al 15% (tab. 1).

Nello stesso mese i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d'acquisto sono diminuiti dello 0,6% (-0,9% ad aprile).

La figura 1 mostra le due componenti del MIC (in rosso l'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto ed in blu la disoccupazione estesa), mentre l'ingrandimento riporta l'andamento complessivo del disagio sociale negli ultimi dieci mesi.

 

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l'Italia su dati ISTAT ed INPS.
Legenda: per le definizioni si veda la nota tecnica. * I dati degli ultimi cinque mesi sono frutto di stime (cfr. la nota tecnica a pag. 3).

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l'Italia su dati ISTAT ed INPS.
Legenda: per le definizioni si veda la nota tecnica. I dati degli ultimi cinque mesi sono frutto di stime (cfr. la nota tecnica a pag. 3).

 

Nota tecnica sul calcolo del Misery Index Confcommercio (MIC)

 

Il Misery Index (MI) tradizionale è dato dalla semplice somma di tasso di disoccupazione e tasso d'inflazione. I pesi assegnati ai due "mali" sono dunque identici e pari a 1.

Il Misery Index Confcommercio (MIC) è calcolato in modo da leggere con maggiore precisione la dinamica del disagio sociale, misurato in una metrica macroeconomica. Le due componenti del MIC sono il tasso di disoccupazione esteso, definito più sotto, e la variazione dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati in alta frequenza (fonte ISTAT): le dinamiche di prezzo di questo paniere dovrebbero influenzare in modo più diretto la percezione dell'inflazione da parte delle famiglie, correlandosi direttamente con le preoccupazioni (disagio) in merito al proprio potere d'acquisto.

Si assegnano pesi diversi alle due componenti, disoccupazione ed inflazione, rispettivamente 1,2647 e 0,7353. Ciò sulla base degli studi scientifici internazionali che, utilizzando dati Eurobarometro sul benessere dei cittadini europei (si veda Di Tella, MacCulloch ed Oswald, 2001), hanno dimostrato come il costo della disoccupazione in termini di soddisfazione di vita sia molto superiore a quello dell'inflazione.

D'altra parte, tutte le recenti ricerche sociali evidenziano come prima preoccupazione dei cittadini sia la questione del lavoro, e quindi la paura della disoccupazione. Il Misery Index tradizionale, che assegna pesi uguali ai due mali, tende, dunque, a sottostimare i costi economici, psicologici e sociali - diretti ed indiretti - della disoccupazione. La quantificazione dei due pesi adottata nel MIC si basa sulla regressione 1 della Tabella 2 contenuta in Becchetti, Castriota e Giuntella (2010), in cui si stima che, per lasciare indifferente un cittadino medio europeo, l'aumento di un punto di disoccupazione deve essere compensato da una diminuzione di 1,72 punti di inflazione. Di conseguenza, i pesi della disoccupazione e dell'inflazione valgono, rispettivamente, (1,72/2,72)x2=1,2647 e (1/2,72)x2=0,7353. I pesi sono moltiplicati per due in modo da lasciare la loro somma uguale a due per consentire una lettura non ambigua dei risultati (anche nel calcolo del Misery Index tradizionale la somma dei pesi è pari a due).

 

Il tasso di disoccupazione esteso è il termine in parentesi quadra a destra nella seguente formula:

MIC=0,7353 × (infl. AF) + 1,2647 × [(disocc.+FL pot.+ CIG)/(occ.+disocc.+FL pot.) × 100]

Al numeratore del tasso di disoccupazione esteso compaiono sia le forze di lavoro potenziali, come definite più sotto, sia i cassaintegrati equivalenti a zero ore. Questo concetto si esemplifica facilmente: se le ore di cassa integrazione sono otto in un giorno, quattro per una persona e quattro per un'altra persona, i cassaintegrati equivalenti sono pari a uno dal momento che un dipendente a tempo pieno lavora otto ore. Le forze di lavoro potenziali correggono opportunamente anche il denominatore, estendendo il concetto tradizionale di forze di lavoro a coloro che hanno svolto l'ultima azione di ricerca da due a tre mesi fa e che, quindi, sono più facilmente assimilabili ai disoccupati che agli inattivi; i cassaintegrati equivalenti, invece, non compaiono al denominatore perché già conteggiati (nella rilevazione dell'ISTAT figurano tra gli occupati).

Di seguito la descrizione delle singole variabili e le fonti:

  • Tasso di inflazione dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto: dati mensili di fonte ISTAT, variazione tendenziale;
  • Tasso di disoccupazione, occupati e disoccupati: dati mensili destagionalizzati di fonte ISTAT;
  • Ore CIG: dati mensili INPS sulle ore di CIG effettivamente utilizzate (tiraggio, confronti omogenei); tale stima costituisce un'approssimazione dal momento che le comunicazioni delle aziende all'INPS non sono sempre contestuali al periodo di fruizione del sussidio da parte del lavoratore. I dati sono stati destagionalizzati con TRAMO-SEATS;
  • CIG: numero di CIG-teste, calcolate dividendo le Ore CIG totali per 2000 ore annue (166,6 al mese);
  • Forze di lavoro potenziali: sottoinsieme delle persone che (1) si dichiarano in cerca di lavoro, (2) sono disponibili a lavorare nelle prossime due settimane e (3) anche se non lo hanno fatto nelle ultime quattro settimane, affermano di aver compiuto una o più azioni di ricerca da 2 a 3 mesi prima dell'intervista. I dati sulle forze lavoro potenziali, forniti dall'ISTAT su base trimestrale, sono stati destagionalizzati con TRAMO-SEATS e mensilizzati.

 

Per il presente numero

  • I dati sulle ore di CIG effettivamente utilizzate sono stati destagionalizzati e, per gli ultimi due mesi, stimati con TRAMO-SEATS;
  • I dati sulle forze di lavoro potenziali per gli ultimi cinque mesi sono stimati applicando ai dati trimestrali un modello di previsione che tenga conto delle ciclicità stagionali (le elaborazioni sono state effettuate con TRAMO-SEATS). La previsione è stata poi opportunamente mensilizzata.

 

Riferimenti

 

  1. Becchetti L., Castriota S., Giuntella O. (2010), "The Effects of Age and Job Protection on the Welfare Costs of Inflation and Unemployment", European Journal of Political Economy, Vol. 26, pp. 137-146.
  1. Di Tella R., MacCulloch R., Oswald A. (2001), "Preferences over Inflation and Unemployment: Evidence from Surveys of Happiness", American Economic Review, Vol. 91, pp. 335-341.

 


[1] Il Misery Index Confcommercio (MIC) misura mensilmente il disagio sociale causato dalla disoccupazione estesa (disoccupati, cassaintegrati e scoraggiati) e dalla variazione percentuale dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto.

[2] A giugno 2016 l'Inps ha effettuato la consueta revisione degli archivi amministrativi relativi alla CIG pertanto i dati pubblicati in questo numero differiscono dai precedenti.

[3] I dati destagionalizzati relativi alle persone in CIG e agli scoraggiati utilizzati per il calcolo del MIC differiscono lievemente da quelli pubblicati in precedenza per alcune modifiche inserite nel processo di destagionalizzazione delle serie.

[4] Gli scoraggiati inclusi nel calcolo della disoccupazione estesa utilizzata per la stima del MIC sono definiti come coloro che (1) si dichiarano in cerca di lavoro, (2) sono disponibili a lavorare nelle due settimane successive a quelle dell'intervista e (3) anche se non lo hanno fatto nelle ultime quattro settimane, affermano di aver compiuto una o più azioni di ricerca da 2 a 3 mesi prima dell'intervista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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