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Pratiche sleali, Confcommercio: "Il diritto di denuncia è limitato nella direttiva Ue"

In riferimento alla proposta di direttiva Ue sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare, "riguardo al diritto di denuncia, è quella disposizione che al momento consente alle sole organizzazioni dei produttori agricoli di presentare denunce in nome e per conto dei propri aderenti. Questo aspetto ci sembra eccessivamente limitante. La direttiva dà una definizione di 'fornitore' che è molto più estesa, perchè comprende il produttore agricolo, ma anche qualsiasi persona fisica o giuridica. Quindi non si vede il motivo per limitare l'intervento alle sole organizzazioni dei produttori". Lo ha detto Roberto Cerminara, responsabile Commercio e Legislazione d'impresa di Confcommercio, nel corso di un'audizione alla Camera davanti alle commissioni Attività produttive e Agricoltura nell'ambito della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare.Nel testo poi, ha proseguito Cerminara, "c'è una definizione di 'prodotti alimentari deperibili' che è veramente infelice, e che rischia di dare adito a parecchi dubbi interpretativi. Il nostro suggerimento è di riprendere la definizione della normativa italiana in materia, perchè è molto più semplice, dettagliata e non dovrebbe dare problemi anche in sede comunitaria". Per quanto riguarda i termini di pagamento, infine "la direttiva li individua in 30 giorni, ma la legge italiana è un pochino più precisa, perchè fa riferimento all'ultimo giorno di ricevimento della fattura, e non al ricevimento semplice della fattura o alla data di consegna, se questa è successiva alla fattura. E' importante, perchè è utile consentire all'operatore di evitare una miriade di pagamenti, e di poterli concentrare tutti alla fine del mese", ha concluso Cerminara. 
 
11 settembre 2018