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Per Confcommercio è "un dato atteso"

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31 marzo 2020

“La stima preliminare dell’inflazione nel mese di marzo, effettuata nei primi 20 giorni del mese ed elaborata in un contesto di oggettiva difficoltà per la chiusura di molte attività, è un dato in larga parte atteso, in considerazione del brusco rallentamento dell’economia che ha coinvolto in primo luogo la domanda di energetici e larga parte dei servizi (per i quali in molti casi l’andamento dei prezzi è frutto di stime)”; è il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui dati Istat.

 

“Allo stesso tempo - continua l’Ufficio Studi - era atteso un contenuto aumento dei prezzi degli alimentari legato sia a fattori stagionali sia all’improvviso all’aumento della domanda. Va anche segnalato l’aumento della componente fiscale sui tabacchi. L’assenza d’inflazione non è d’altra parte una novità per il nostro Paese che sconta ormai da quasi un anno tassi mensili tendenziali inferiori all’1%”.

 

“Soprattutto durante l’emergenza - conclude Confcommercio - la stabilità dei prezzi sostiene il valore del reddito disponibile e dei risparmi. Anche per questa ragione,i provvedimenti di supporto al sistema produttivo e alle famiglie devono essere ben progettati: è necessario che agli ingenti trasferimenti e alle importanti iniezioni di liquidità corrisponda il funzionamento e l’integrità delle principali filiere produttive, al fine di evitare un eccesso di pressione della domanda che potrebbe comportare, nel breve termine, sfavorevoli tensioni inflazionistiche”.

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