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Confcommercio Treviso: "Jobs act da mantenere: questo è il bisogno"

Nel dibattito delle riforme sul Governo, parte da Treviso, terra di avanguardia sindacale, un appello pubblico a riflettere sulle ipotesi di riforma del lavoro, in questi giorni in fase di dibattito.

In questo strano paese abituato ai percorsi circolari, tutto ciò che  esce dalla porta rientra dalla finestra purtroppo senza aver fatto la necessaria esperienza del tempo trascorso . Aggiungici  l'antico vizio  di moltiplicare  nuove norme anziché  manutenere le precedenti, ed il quadro si appesantisce. Somma  l'effetto demagogico secondo il quale, " se hai un problema scrivi una legge" . Il risultato finale è il "miraggio"  secondo cui il lavoro si crea per decreto e la sua continuità  si garantisce per punizione. Funzionerà? Stando alle esperienze pregresse, questo è il modo migliore per soffocare in culla  le possibilità occupazionali moltiplicando il precariato.  Per quanto ancora continuerà la campagna elettorale? Come presidente protempore di un'Associazione di categoria, ed in quanto tale "corpo di mezzo" legittimato a mediare tra imprese e politica, intendo ricordare al  Legislatore che il lavoro è cambiato. Come dimostra il rapporto tra lavoratori metalmeccanici e terziari, che  è uno a sei a favore di quest'ultimi ( 350.000 metalmeccanici contro 1.800.000 lavoratori  terziari nel territorio nazionale) e che mentre i primi sono collegabili  alla normativa che prevede  il contratto a tempo determinato all'interno di " incremento temporaneo, improvviso e non programmabile dell'attività ordinaria " i secondi, spesso legati a stagionalità e picchi improvvisi di lavoro non lo sono quasi mai? Qualcuno si è posto il problema che il lavoro è creato dalle imprese e, in provincia di Treviso il tasso d'imprenditorialità si sta riducendo. Cioè all'aumentare della complessità gestionale e burocratica, gli imprenditori cambiano mestiere e con essi, i precedenti collaboratori. E' per esorcizzare questo rischio che  Confcommercio ed il Sindacato (nelle sue tre sigle unitarie), a Treviso, hanno territorialmente  contrattato, semplificandoli il tempo parziale; il contratto a chiamata; la stagionalità, consapevoli che solo andando incontro alle imprese nel rispetto del diritto dei lavoratori si può raggiungere l'obiettivo di una occupazione più duratura.  A dimostrazione che, spesso il buon senso della periferia e dei responsabili che vi operano,  è superiore alla visione del Legislatore. E che, l'interesse del lavoro e del  lavoratore si costruisce con sistemi concreti e non certamente per slogan urlati. Ma soprattutto, parti sociali consapevoli della complessità dell'economia fatta più di frenate che di accelerazioni; più di periodicità che di stabilità; più di eccezionalità operativa che di programmazione. In questo quadro, fluido e spesso incomprensibile, la stabilità delle norme cui fare riferimento è un elemento imprescindibile. Le riforme delle riforme che vogliono riformare quanto già riformato rischiano di ottenere un unico risultato: far appassire la fragile pianta della ripresa occupazionale che pure cominciava ad attecchire. Come dice la CCIAA di Treviso, su dieci aziende, otto hanno un indice di occupazione inferiore alle dieci unità, quindi con un rapporto strettissimo tra lavoratori e datori di lavoro. Va inoltre ricordato, che proprio questi ultimi, che nel gergo "popolar-sindacale", passano spesso per "i padroni",  hanno in mente il mercato, la competizione, la prospettiva futura e non certo  il pensiero di licenziare per il gusto di farlo. Potrebbe essere diverso il caso di realtà strettamente capitalistiche o multinazionali o, pur se  operative sul territorio, distantissime da questo in termini di legami ed interessi, forse lì il precariato va individuato e corretto. Però attenzione a sparare nel mucchio perché, a volte accade che l'eco faccia franare le montagne.

06 luglio 2018