Confcommercio Trieste: saldi estivi, il budget ridotto delle famiglie stoppa lo shopping

Un forte ridimensionamento del volume di affari che preoccupa non poco anche in prospettiva. Questo quanto emerge da un sondaggio predisposto dalla Confcommercio ed inviato a circa centinaio di punti vendita, dei segmenti tessile, abbigliamento e calzature.

Un marcato ridimensionamento del volume di affari che preoccupa non poco anche in prospettiva. Questo quanto emerge da un sondaggio predisposto dalla Confcommercio ed inviato a circa centinaio di punti vendita, dei segmenti tessile, abbigliamento e calzature, prevalentemente del centro cittadino. Secondo i commercianti che hanno segnalato un calo delle vendite (61,3%), la flessione, rispetto ai Saldi Estivi 2017, è stata stimata tra il 5 ed il 15%. Un altro 35,5% ha rilevato invece un trend suppergiù allineato a quello della scorsa estate mentre solo il restante 3,2% ha assistito ad un aumento degli acquisti. Nonostante la convenienza delle offerte, il portafoglio dei consumatori si è aperto con parecchia parsimonia, considerato che nel 77,4% dei casi lo scontrino ha oscillato tra i 50 ed i 100 Euro, nel 16,1% tra i 100 ed i 200 Euro e solo nel restante 6,5% è stato sforato il tetto dei 200 Euro.
"E' evidente - fa rilevare a questo riguardo il presidente della Confcommercio giuliana Antonio Paoletti – che tali dinamiche sono riconducibile all'insufficiente potere di acquisto delle famiglie e riflettono peraltro la preoccupante frenata di ripresa e consumi degli ultimi mesi. "D'altronde – continua Paoletti – se, come evidenziano gli ultimi dati Istat, ogni cittadino versa al fisco oltre 12mila Euro annui, senza considerare l'incidenza delle spese per utenze ed altri oneri obbligatori, è chiaro come rimanga ben poco per i consumi voluttuari". Il sondaggio delinea alcuni tratti del cliente tipo che si è recato nei negozi che, in gran parte, è stato di sesso femminile (83,9%), nel 67,8% dei casi di età compresa tra i 40 ed i 60 anni, fascia che distanzia di parecchio quella più giovane (tra i 20 ed i 40 anni) che è stata pari al 32,2% degli acquirenti. A contribuire agli affari, sempre secondo i negozianti, è stata in stragrande maggioranza la clientela abituale ed autoctona (77,4%), piuttosto che quella proveniente da altre regioni italiane (12,9%) o dall'estero (9,7%). Circa i prodotti scelti, i compratori hanno preferito in genere uscire dal negozio con più articoli a prezzo accessibile (82,1% dei casi), piuttosto che con uno soltanto e dall'esborso più impegnativo (17,9%). "Il questionario – riprende nuovamente Paoletti – ha peraltro ribadito la necessità di una modifica alla normativa inerente i Saldi, problematica già sollevata in occasione degli incontri pre-elettorali con i candidati alla presidenza del FVG e sulla quale Confcommercio aprirà un confronto con la nuova amministrazione regionale. Solo infatti un numero insignificante, in termini percentuali, di imprenditori non approverebbe variazione alle disposizioni di legge vigenti.  Interrogati sulle possibili misure migliorative da introdurre, oltre il 67% degli interpellati ha infatti invocato l'urgenza di un veto legislativo a promozioni e scontistiche varie almeno nei 30 giorni antecedente l'avvio dei Saldi medesimi, provvedimento già in essere peraltro in otto regioni "scenario – rimarca Paoletti - che, almeno parte, restituirebbe loro quel senso di "unicità" dell'evento alla clientela". Piuttosto distanziate le voci per uno spostamento delle date di inizio dei Saldi stessi, sia estivi e che invernali con un panorama alquanto eterogeneo di opzioni indicate, fermo restando l'opportunità di una data unica per tutto il territorio nazionale.
I negozianti hanno espresso valutazioni ben definite anche sui fattori che, a loro giudizio, determinano l'attuale situazione di difficoltà nella quale versano molti punti vendita tradizionali e di piccola superficie. Principale imputato il ridotto budget delle famiglie (58,1%) mentre "correi" sono lo shopping via web (25,8%) e la concorrenza della Grande Distribuzione (16,1%). Guardando invece al futuro, il "sentiment" sulle prossime dinamiche economiche del Paese non lascia spazio ad aspettative particolarmente positive. Solo il 9,7% dei commercianti infatti si attende un miglioramento mentre, il 48,4% prevede uno scenario di stallo (48,4%) o persino peggiore (41,9%) di quello attuale. "Il quadro che si offre – riflette in chiusura Paoletti – non fa che ribadire l'urgenza di misure atte a ridurre la pressione fiscale per imprese e famiglie e di strumenti tesi a sostenere l'innovazione delle aziende del comparto per fronteggiare le nuove concorrenzialità di un mercato la cui evoluzione, anche in relazione all'online, rischia di estromettere dal circuito le realtà meno strutturate, con pesanti ricadute economiche ed occupazionali".
 
 
 
 
 
 
10 settembre 2018