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Convegno Professioni 2019: intervento del Presidente Carlo Sangalli

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13 novembre 2019

Buongiorno a tutti, è con grande piacere che intervengo a questo appuntamento annuale di Confcommercio dedicato al mondo delle Professioni.

E mi fa particolarmente piacere dare il benvenuto qui in Piazza Belli a tutti voi, agli autorevoli relatori, ai membri del Parlamento che hanno voluto, insieme a noi, confrontarsi sui temi e sulle proposte di Confcommercio Professioni, anche grazie all'impegno di Anna Rita Fioroni.

Immagino che Anna Rita sia dispiaciuta della defezione all'ultimo momento del Presidente del Consiglio, che ha dovuto disdire questo appuntamento per seguire di persona le ultime drammatiche vicende legate all'ILVA di Taranto.

La sua volontà di partecipazione non era però un segnale casuale.

La nostra Confcommercio ha investito da tempo sul mondo delle professioni, con un Coordinamento che è cresciuto nel tempo fino a diventare Federazione.

E nei territori - nelle città e nei piccoli centri - l’orizzonte comune tra la Confcommercio e le realtà dei professionisti si è declinata in maniera sempre più organica, con modalità spesso originali.

E secondo quel principio “dappertutto e rasoterra” di Giuseppe De Rita che valorizza le risorse dell’Italia e che appartiene al DNA della Confcommercio con le sue oltre 700 mila imprese del commercio, dei servizi, del turismo, dei trasporti, delle professioni, della cultura. Le professioni sono infatti parte integrante del terziario e, insieme, arricchiscono il settore in termini di competitività.

Innanzitutto, contribuiscono alla terziarizzazione dell’economia.

Ricordo un dato del nostro Ufficio Studi: dal al 2008 al 2017 i liberi professionisti sono aumentati del 21%, e tra questi, le nuove professioni, sono aumentate del 62%. Certo, va detto anche che il reddito medio, nello stesso periodo, si è ridotto di quasi un quarto.

Anche in anni difficili le professioni sono state dunque uno sbocco e una prospettiva concreta di occupazione nel settore dei servizi.

E sono strategiche non solo per la crescita quantitativa, ma – come ricordavo - anche per la crescita qualitativa del terziario, e in generale dell’economia italiana.

Perché l’economia della conoscenza, della quale le professioni sono espressione, arricchisce il mercato in termini di produttività e innovazione.

Ricordo la storia degli antichi bibliotecari di Alessandria che usavano un sistema di catalogazione dei libri noto solo a loro, nella logica che chi detiene la conoscenza non la debba mettere in comune per massimizzare il cosiddetto “sapere è potere”.

Oggi, invece, all'insegna dei flussi e della rete, la conoscenza più è diffusa, più è trasparente, più è pervasiva, più è reale. E chi sa mettere a terra la conoscenza è maggiormente in grado di incidere sulla realtà.

Ecco che i professionisti diventano – come si diceva qualche anno fa – gli “intellettuali organici” dell’economia diffusa.

E la nostra scelta di ampliare la rappresentanza delle imprese a quella dei professionisti significa per noi anche continuare ad innovare il nostro modo di essere parti sociali, corpi intermedi.

 

Legge di Bilancio

Lo stesso Presidente Conte il 9 settembre ha chiesto a tutti l’impegno di ripartire dal dialogo sociale, dalla sobrietà nelle parole e dall'operosità nell'azione per riportare al centro delle politiche equilibrio e moderazione.

E’ un scelta di metodo e di lavoro che appartiene fortemente allo stile e alla sostanza della Confcommercio, a partire dal sentiero stretto della manovra di bilancio.

Diamo volentieri atto al Governo di aver disinnescato gli aumenti IVA.

Un passaggio per il quale come Confcommercio ci siamo battuti con convinzione, consapevoli che si sarebbe tradotto in 23 miliardi di maggiori imposte, spalancando così la porta alla recessione.

Resta il tema della crescita, bisogna rafforzare l’impegno per la crescita.

Del resto l’obiettivo programmatico oggi è quello di un tasso di crescita, nel 2020, dello 0,6 per cento del PIL, con il rischio di una previsione al ribasso, considerate le crescenti tensioni internazionali.

C’è il tema di fondo di un intervento coraggioso sul fronte della spesa pubblica, che va riqualificata per liberare risorse da destinare agli investimenti, dalle infrastrutture, all'innovazione, alla sostenibilità.

Ci sono decine di miliardi di risorse (europee e nazionali) già disponibili e che andrebbero trasformate in cantieri aperti ed in opere utili, realizzate in tempi ragionevoli.

Ecco, per noi questo resta il primo punto dell’agenda di lavoro della buona politica e della buona amministrazione.

Quanto alle politiche fiscali, crediamo che la priorità – tanto più dopo le modifiche al regime forfettario previste in sede di legge di bilancio - resti la riforma complessiva delle aliquote IRPEF a vantaggio per tutti, così da costruire un’alleanza tra i contribuenti in regola, secondo il sacrosanto principio del “pagare tutti per pagare meno”.

E su questo punto, so bene che proprio il mondo delle professioni è un partner strategico.

Evasione ed elusione sono patologie che tagliano trasversalmente tutta l’economia e la società italiana. Bisogna, allora, mettere in campo una rafforzata capacità selettiva di controllo e verifica.

Condividiamo, poi, il richiamo ad incentivare l’uso della moneta elettronica senza disincentivare il legittimo ricorso al contante.

Ad oggi, nella manovra compare - è vero - lo strumento del credito d’imposta per il ristorno delle commissioni a carico delle imprese che accettano carte di credito e di debito.

Ma la dotazione di circa 80 milioni di euro per un biennio crediamo non sia sufficiente a fronte al monte commissioni stimato nell'ordine dei 2 miliardi di euro all'anno. E, soprattutto, ci aspettiamo un passo in avanti concreto per la riduzione strutturale dei costi e delle commissioni che gravano su consumatori ed imprese.

In conclusione, ma davvero non da ultimo in ordine di importanza, mi permetto di condividere un’annotazione di metodo: sarebbe importante il confronto costante con le forze sociali, con chi realmente rappresenta il mondo delle imprese e del lavoro.

Così come sarebbe importante una attenta valutazione d’impatto preliminare delle misure che pur vengono adottate con le migliori intenzioni.

Lo segnalo, perché mi auguro che il ripensamento in corso sulla plastic tax e sulla stretta in materia di auto aziendali vada a buon fine.

Così come restano sul tavolo tante misure che non condividiamo e che necessitano una soluzione.

Dal nuovo canone di concessione per i mercati su aree pubbliche ad una ingestibile lotteria degli scontrini, dalle nuove regole in materia di compensazioni fiscali e di responsabilità solidale negli appalti alle restrizioni per i rimborsi delle accise sul gasolio destinate dell’autotrasporto merci.

Certo, l’eliminazione degli sconti sulle accise per i veicoli pesanti del trasporto fino a euro 4 rappresenta una penalizzazione netta, mentre sarebbe potuta essere una strategica occasione per reale rinnovo del parco circolante.

E’ una decisione che tocca certo il nostro settore dei trasporti e della logistica, ma a farne le spese sarà anche il tessuto diffuso di imprese del commercio che utilizza mezzi propri.

La sostenibilità è importante, lo ricordavo prima, ma lo è in tutte le sue dimensioni: ambientale, economica e sociale.

In sintesi, sono queste le osservazioni che come Confcommercio abbiamo espresso nei confronti della manovra di bilancio, a cui si aggiungono quelle che presenterà nello specifico il mondo delle professioni.

L’ambizione però non è quella di fare la “lista della spesa”, né di proporre veti e lamentele.

La nostra idea è quella di poter dare un contributo in termini di riflessione e di sostegno alla competitività.

Come ha detto in una frase molto significativa il Presidente della Conferenza episcopale italiana, il Cardinale Gualtiero Bassetti, “bisogna dire no agli imprenditori della paura, al rancore sociale, dobbiamo unire l’Italia, ricucire le nostre comunità”.

Ecco, noi non vogliamo essere imprenditori della paura e portatori di rancore, vogliamo essere invece contributori di speranza per questo Paese.

Grazie ancora e buon lavoro a tutti.

 

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