LE NOTIZIE DALLE ASSOCIAZIONI PROVINCIALI - Asset Display Page

LE NOTIZIE DALLE ASSOCIAZIONI PROVINCIALI

DateFormat

25 maggio 2020

Confcommercio Roma: "Sciogliere tanti nodi per sostenere le imprese del territorio"

I rappresentanti delle Associazioni di Categoria e di Territorio di Confcommercio Roma hanno incontrato in videoconferenza l’Assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro del Comune di Roma, Carlo Cafarotti, per confrontarsi sulle criticità emerse in questi primi giorni di ‘riapertura’ e presentare le istanze delle imprese Associate.

Il Commissario di Confcommercio Roma, Pier Andrea Chevallard, ha aperto così l’incontro: “Tra i tanti i temi da affrontare insieme all’Assessore Cafarotti c’è quello delle riaperture e degli orari, ma anche della ZTL. Sull’occupazione del suolo pubblico e sull’esonero COSAP per il 2020 abbiamo ottenuto buoni risultati, ma dobbiamo sciogliere tanti altri nodi indispensabili a sostenere le imprese del territorio in un momento di grande difficoltà, portando avanti un continuo confronto costruttivo”.

L’Assessore Cafarotti ha specificato che: “l’ordinanza che regola gli orari di apertura sarà mantenuta fino a fine emergenza, procedendo con progressive correzioni e modifiche in base all’andamento del traffico, dei numeri e delle necessità delle imprese. Gli incontri come quello odierno servono proprio a correggere alcuni orari secondo le indicazioni già trasmesse e quelle che ci saranno comunicate”.

Ha inoltre aggiunto: “I dati dell’ultimo sondaggio di Confcommercio Roma e le informazioni contenute negli ultimi documenti trasmessi sono molto interessanti per capire concretamente la situazione economica che si sta vivendo in città”. 

“Sull’occupazione suolo pubblico siamo stati veloci, gli esercenti potranno agire sin da oggi. Su questioni di cassa, possiamo intervenire subito sulla COSAP, ma stiamo lavorando anche sulla TARI”.

Da Confcommercio Bergamo un appello al rispetto delle regole

Ascom Confcommercio Bergamo e Confesercenti Bergamo hanno ribadito quanto già scritto agli esercenti loro associati nei giorni scorsi, ossia di attenersi scrupolosamente alle leggi stabilite per contrastare la pandemia. Con l’occasione hanno puntualizzato anche alcuni aspetti del rischio “movida”, sottolineando che la confusione delle diposizioni di legge giunte in ritardo e spesso contradditorie tra loro non può e non costituirà un alibi per comportamenti pericolosi per la salute pubblica. Questo sia per i gestori dei locali, pubblici esercizi e ristoranti, sia per i loro clienti. 

“Le disposizioni dei Decreti nazionali, delle ordinanze regionali e di quella del Comune di Bergamo rappresentano misure importanti per contenere il contagio in questo momento delicato. Per passare dalla fase 2 alla quella successiva, nella quale ci sarà un ulteriore passo verso la normalità, è fondamentale oggi affidarsi al senso di responsabilità di tutti. Occorrerà quindi attenersi al rispetto delle regole favorendo le prenotazioni e le consumazioni al tavolo ed evitando il più possibile la somministrazione all’aperto, al di fuori dei dehors, e l’asporto con consumo in strada che possono creare assembramenti. Alle persone e ai clienti chiediamo di evitare di cercare posti affollati e quindi pericolosi”, evidenziano le Associazioni.      

In ogni caso, “il problema non sono i pubblici esercizi, riaperti al pubblico e obbligati dalla legge a erogare le loro prestazioni, ma il rispetto delle regole degli avventori. Non è accettabile quello che stiamo registrando e che imputa il problema della movida ai locali. Le violazioni della legge di una minoranza non possono far scivolare le responsabilità sugli esercenti, che non hanno il ruolo di tutore dell’ordine pubblico. In questo difficile momento chiediamo ai nostri imprenditori di contribuire al lavoro delle Forze dell’ordine per evitare assembramenti, collaborazione necessaria per un ritorno alla normalità”, concludono.

Confcommercio Palermo: “Riaprire i negozi anche la domenica”

"La chiusura domenicale penalizza fortemente le imprese palermitane e rischia di essere iniqua,  soprattutto se si considera che in molte regioni italiane, Lombardia  compresa, è stata autorizzata l'apertura dei negozi". Con questa  premessa la presidente di Confcommercio Palermo Patrizia Di Dio ha  inviato una lettera urgente al presidente della Regione Nello Musumeci chiedendo l'immediata apertura delle attività commerciali al dettaglio, anche la domenica e nei giorni festivi, sempre garantendo il rispetto delle doverose misure anti contagio.

''La richiesta - spiega Patrizia Di Dio - è supportata da migliaia di commercianti che sono con l'acqua alla gola dopo 75 giorni di chiusura forzata e che non possono permettersi di perdere occasioni di vendita nelle giornate domenicali e festive, a maggior ragione in questa fase di ripartenza. L'apertura dei negozi, coniugata con la voglia e la necessità delle famiglie di tornare ad acquistare, non può certamente rappresentare un pericolo di contagio in più rispetto ai giorni feriali, considerato il grande senso di responsabilità già dimostrato in questa prima settimana di lavoro nell'applicazione delle regole dettate dall'ordinanza''.

''Il commercio in Sicilia - prosegue la Di Dio - rappresenta una delle voci più importanti del PIL. Non comprendiamo le motivazioni di questa limitazione. Consentire l'apertura dei negozi fino alle 23 dei giorni feriali serve a poco: chi scende da casa per comprare una camicia in piena notte? Il tempo gioca un ruolo determinante e proprio per questo chiediamo che vengano autorizzate le riaperture fin da domenica prossima, 24 maggio. È adesso che ci giochiamo il futuro''.
Patrizia Di Dio, nella lettera a Musumeci, se da un lato chiede di  tenere conto dell'emergenza economica che impone di non sprecare le occasioni di potenziali vendite della domenica e dei festivi, dall'altro invita a confrontarsi presto per portare avanti una  profonda rivisitazione delle regole del commercio ''alla luce dei cambiamenti ''epocali'' prodotti dalla pandemia e i cui effetti  impongono un ripensamento del modello organizzativo nella direzione di una migliore qualità della vita per i commercianti e le famiglie''.

Confcommercio Firenze: “Sospendere le Ztl”

"La fase 2 ha reso ancora più evidente una dicotomia che esiste ormai da tempo: c'è una Firenze dei fiorentini, progressivamente espulsi dal centro verso le periferie, e una Firenze dei turisti. Che la invadevano, soffocavano, consumavano, come tanti facevano notare, ma le garantivano linfa vitale. E senza  di loro, spariti in un soffio, il quadrilatero intorno al Duomo pare  il fondo di un lago svuotato. La prima Firenze si sta riprendendo  meglio, nella seconda l'economia è letteralmente al collasso. La  soluzione? Riportare i fiorentini in centro, perché si riapproprino di quegli spazi che sono prima di tutto loro". Lo afferma il direttore di Confommercio Toscana, Franco Marinoni.

"In questa direzione, sospendere la Ztl potrebbe essere la mossa  giusta, poi fare accordi con i garage del centro e Firenze Parcheggi per posteggiare l'auto ad un euro dalle 8 di mattina alle 8 di sera e a cinquanta centesimi durante la notte: e, ancora, mettere a disposizione di tutti i parcheggi dei supermercati nelle ore di chiusura - sostiene Marinoni - Poi, usare i grandi spazi come piazza Santa Croce, San Lorenzo, i ponti, per organizzare eventi di richiamo, a cura di operatori selezionati dell'enogastronomia e dell'intrattenimento".

"La bellezza di Firenze per vivere ha bisogno di gente e occhi che la guardano. Perché sono quegli occhi ammirati che le danno la forza per tutelare i suoi capolavori e tramandarli ai posteri - osserva Marinoni- Per creare occupazione e benessere. Al di là di questo, la desolazione di un deserto".
 

Confcommercio Catania: "In Sicilia si rischia la rivolta sociale"

"Nonostante la Sicilia non sia stata colpita dal punto di vista epidemiologico come ad esempio la Lombardia, dal punto di vista della ripresa avremo molta più difficoltà". Lo afferma il Presidente di Confcommercio Catania, Pietro Agen. "Faccio un esempio su tutti: il turismo. Dal momento che riapriranno le frontiere - aggiunge Agen- il turista tedesco, svizzero o austriaco, arriverà tranquillamente in auto sulla riviera romagnola o veneta". "In Sicilia finché non ripartono i voli aerei -ribadisce Agen che e' anche presidente della CamCom etnea- noi rimaniamo isolati dal mondo. Il turismo da noi non ha speranza di ripartire se non ripartono gli aerei".

Per rendere l'idea - spiega Agen- l'anno scorso in questo periodo l'aeroporto di Catania aveva un movimento di 30-40 mila passeggeri al giorno, oggi appena 500 con appena quattro voli. Parlare di ripresa e' un mero esercizio di fantasia". Secondo Agen"i tempi della ripresa purtroppo non dipendono da noi. La mia paura e' che le difficoltà possano degenerare e determinare delle rivolte di carattere sociale in Sicilia. Qui ci sono anche gli avvocati e commercialisti che cominciano ad avere difficoltà ed erano classificati come ricchi sino all'altro ieri". In questi ultimi giorni - ricorda ancora Agen- ho creato un momento di proposta, di incontro all'aperto. E' stato un momento che e' servito pure per far sfogare la gente in modo sereno. Infatti non è successo niente, tutto sereno di concerto con la Digos. Ma la gente ha anche bisogno, soprattutto in periodi difficili come questi - sottolinea- di percepire che qualcuno sta pensando ai loro problemi. Altrimenti, in particolare in taluni settori come l'ambulantato, quello più caldo per intenderci, rischiamo di avere le piazze che degenerano e questo, ribadisco, mi preoccupa fortemente".

"Sul decreto liquidità - conclude Agen - gli errori sono stati tanti e gravi. Il più grosso e' stato quello nei confronti della fascia degli ultimi ai quali poteva essere dato più 'ristoro'...".

A Milano inizio lento per la “fase 2”

Dal 18 maggio ha aperto il 97% dei negozi non alimentari, il 61% dei servizi alla persona, il 60% dei servizi d’alloggio (soprattutto fuori Milano), il 59% della ristorazione, il 58% dei servizi alle imprese e solo il 29% delle agenzie di viaggio. Soltanto il 4,3% giudica positivamente le misure fin qui decise dal Governo per affrontare la “Fase 2” dell’emergenza Covid-19. Per il 63% il giudizio è negativo o fortemente negativo. Rilevante la percentuale di chi non si esprime: 32,4%.

Sono alcuni dei risultati che emergono dalla nuova indagine di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza con i dati elaborati dall’Ufficio Studi. Un monitoraggio compiuto all’inizio di questa settimana, il 18 e 19 maggio: al sondaggio* hanno risposto 1.079 tra imprese e attività professionali, per l’87% da 0 a 9 addetti. Hanno in particolare risposto all’indagine le imprese della ristorazione (30,1%); del dettaglio non alimentare in sede fissa (19,7%); gli agenti e rappresentanti di commercio (7,9%); i servizi alle imprese (6,3% Ict, consulenza, intermediazione finanziaria, assicurativa e immobiliare); l’ingrosso non alimentare (5,2%); i servizi alla persona (5% parrucchieri, estetiste, riparazioni, tintorie…).

“La ‘fase 2’ – afferma Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – è partita al rallentatore. Si rileva la voglia delle imprese di ricominciare in sicurezza, ma anche le forti difficoltà di alcuni settori come la ristorazione. Con ripercussioni negative che coinvolgono tutta la filiera del turismo. Ed emerge con forza – lo ha sottolineato il nostro presidente Carlo Sangalli – l’urgenza di abbreviare i tempi degli interventi di sostegno e renderli più robusti: più risorse a fondo perduto, meno burocrazia, più rapidi i pagamenti degli ammortizzatori sociali”.

Confcommercio Udine. "Sostegno alle imprese per anticipare la Cig ai dipendenti" 

Un sostegno alle imprese per anticipare la cassa integrazione ai dipendenti, con le associazioni di categoria unite accanto a Confidi Friuli e PrimaCassa Fvg. È l’obiettivo dell’accordo, in vigore fino al prossimo 31 dicembre, sottoscritto tra Confindustria Udine, che ha ideato e promosso l’iniziativa, Confcommercio Udine, Confapi Fvg, Confidi Friuli e Banca PrimaCassa Fvg per venire incontro alle aziende che, in conseguenza della crisi epidemiologica da Covid-19, hanno attivato o attiveranno gli ammortizzatori sociali, ma soprattutto ai lavoratori che ancora non vedono i soldi in busta paga.
Con l’intesa, sottoscritta nella sede di Confidi Friuli, PrimaCassa Fvg si impegna a valutare la concessione a favore delle imprese iscritte al Confidi Friuli e associate a Confindustria Udine, Confcommercio Udine e Confapi Fvg di una linea di credito finalizzata all’anticipo della Cig o di altro ammortizzatore sociale e a deliberarla nei tempi più rapidi possibili. Confidi Friuli si adopererà in particolare per rilasciare la garanzia sulla linea di credito deliberata dalla banca per un importo massimo dell’80% del fido accordato. A Confindustria Udine, Confcommercio Udine e Confapi Fvg spetterà, invece, il compito di supportare gli associati nella compilazione corretta e conforme delle domande.
«In questa fase – sottolinea la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli nel ringraziare il presidente del Confidi Friuli Cristian Vida e di PrimaCassa Fvg Giuseppe Graffi Brunoro –, le aziende hanno enormi problemi di liquidità, ma hanno comunque anticipato in moltissimi casi l’ammontare degli ammortizzatori sociali, nella consapevolezza del ritardo con cui, altrimenti, i collaboratori li avrebbero ricevuti. Con questo accordo vogliamo sostenere e incentivare tale sforzo e dimostrare concretamente come una collaborazione virtuosa tra istituzioni, banche e imprese possa produrre azioni incisive se basata su una assunzione di responsabilità condivisa». «Per troppe settimane i lavoratori – aggiunge il presidente di Confcommercio Udine Giovanni Da Pozzo –, a causa di una farraginosa burocrazia, hanno atteso invano gli ammortizzatori sociali. L’iniziativa, un bell’esempio di sinergia tra categorie e sistema bancario, è una risposta concreta alla principale emergenza economica per le imprese: l’urgenza di liquidità immediata per tutelare in questo caso il patrimonio delle risorse umane».
Per il presidente di Confapi Fvg Massimo Paniccia «l’accordo rappresenta una soluzione immediata per imprese e lavoratori con cui affrontare le difficoltà contingenti. Il blocco delle attività e la ripartenza lenta hanno avuto effetti gravi, come l’annullamento di ordini, di commesse in corso, e provocato il drastico calo del fatturato con seri problemi di incasso, e fino ad oggi non c’è stata l’attesa e rapida iniezione di liquidità che è la prima delle emergenze e che invochiamo da oltre due mesi. Visto che la maggior parte delle imprese sta utilizzando e utilizzerà gli ammortizzatori sociali, daremo loro le risorse per anticipare la cassa ai lavoratori evitando di perdere tempo prezioso».
Il presidente del Confidi Friuli Vida sottolinea da parte sua come sia stato attivato uno strumento mai sperimentato prima: «Esistono intese tra banche e lavoratori per l’anticipo della cassa integrazione, ma non ci sono accordi anche a favore delle imprese che decidono di anticiparla ai lavoratori. Noi ci siamo per supportare questa iniziativa innovativa, il cui successo dipenderà anche da quanto saremo bravi a velocizzarne le procedure. Anche su questo aspetto, il nostro impegno sarà massimo». Come cassa di Credito Cooperativo «attenta alle esigenze di persone e imprese», sono infine le parole di Graffi Brunoro, «abbiamo subito assecondato una soluzione funzionale ad attenuare gli impatti economici dell’emergenza epidemiologica. Fa parte del nostro codice genetico e non vogliamo sottrarci al nostro ruolo. L’anticipazione alle imprese della liquidità necessaria a pagare direttamente la cassa integrazione sarà un valore aggiunto per chi, dopo un pesante e difficile stallo, ritorna ora sul mercato».

Il “bentornati” di Confcommercio Vicenza ai clienti

 “Bentornati. Ci siete mancati tantissimo”. È lo slogan scelto da Confcommercio Vicenza per accogliere la fine del lockdown e la riapertura di negozi e pubblici esercizi. Un messaggio semplice, diretto, positivo, che si affaccerà, attraverso una doppia locandina, su migliaia di vetrine del Vicentino, con una campagna di affissione iniziata oggi e che proseguirà per tutta la settimana.

“È un ‘bentornati al lavoro’ rivolto alle attività del commercio, turismo e servizi che riprendono il filo interrotto dall’emergenza sanitaria – spiega il presidente Sergio Rebecca – ed è chiaramente un ‘bentornati nei negozi e pubblici esercizi’ che vogliamo rivolgere a tutti i cittadini: alla loro e nostra voglia di normalità, di fare shopping nei negozi e nei mercati, di pranzare o cenare al ristorante così come di prendere il caffè al tavolo di un bar. Ovviamente non nascondiamo le difficoltà del momento e la necessità di rispettare al massimo tutte le regole anti contagio, ma è il momento di pensare con fiducia alla ripartenza”.

Nella locandina in distribuzione in queste ore campeggia la scritta “Bentornati”, sull’immagine che raffigura una ragazza sorridente intenta a guardare la vetrina di un negozio o di un locale. Assieme a questo messaggio, viene distribuita una seconda locandina, che gli operatori provvederanno ad esporre a fianco, nella quale compare la scritta “Ci siete mancati tantissimo” e l’hashtag #chebelloriaprire.

Ascom Alessandria: "dietro la mascherina ancora noi"

 

Ascom Confcommercio lancia ad Alessandria la campagna 'Dietro la mascherina ci siamo ancora noi', con vetrofanie esposte nei negozi della città. Un'azione simbolica sintetizzata dagli hashtag #RipartiamoInsieme, #InSicurezza e #sicuramenteRIAPRIRE. L'iniziativa è stata pensata, spiega il presidente, Vittorio Ferrari, "per porre l'accento sul senso di appartenenza e di unione di una categoria che ha sofferto e che sta ancora soffrendo, ma che ha voglia di ripartire mettendocela tutta e lavorando avendo come priorità la salute di persone, lavoratori e clienti e la sopravvivenza delle proprie attività, fonte di sostentamento per molte famiglie del territorio". L'associazione ha anche elaborato il vademecum con le linee guida per le singole categorie, cartelli, schede e registro delle sanificazioni.

Ascom Torino: "a rischio 40mila posti di lavoro"

Alla vigilia della riapertura delle imprese del terziario, a Torino l'Ascom delinea un quadro drammatico, legato al tracollo dei ricavi, avvenuto nel periodo del lockdown a causa dell'emergenza Coronavirus.  Mancano all'appello quasi 2,6 miliardi di valore aggiunto nel settore in tutta la provincia, oltre 13 mila imprese potrebbero non riaprire e a rischio ci sono 40mila posti di lavoro. E' il quadro che emerge dall'indagine realizzata  da Ascom Confcommercio Torino, in collaborazione con Format Research, su un campione di 800 imprese del commercio, del turismo e dei servizi della provincia sul clima di fiducia nel primo trimestre 2020.  Per il 31% delle aziende intervistate il  massimo impatto negativo sull'occupazione sarà a fine estate, questo perché la maggior parte delle imprese del terziario torinese ipotizza che a fine giugno ci sarà il massimo peggioramento dell'andamento economico e una crisi di liquidità.  "Abbiamo bisogno di credito diretto, a fondo perduto, liquidità immediata per le imprese con fatturati completamente annullati, cancellazione del carico fiscale per tutto il prossimo anno, sburocratizzazione, sostegno al reddito degli imprenditori. I nostri imprenditori sono pronti a ripartire ma hanno bisogno di regole chiare e semplici che possano conciliare sicurezza e sostenibilità economica e vogliono essere protagonisti della ripartenza in un dialogo costante con le istituzioni", ha osservato la presidente Maria Luisa Coppa. 

Confcommercio Genova a Toti: "condividere le linee guida"

Il presidente di Confcommercio Genova, Paolo Odone, ha scritto al governatore Giovanni Toti per chiedere di "condividere al più presto a livello di Regione Liguria linee guida certe che permettano la ripresa delle attività imprenditoriali nel rispetto delle regole, delle imprese e del nostro territorio dove ad esempio 4 metri quadri a disposizione di ogni cliente nei ristoranti significa la chiusura per l'80% degli esercizi". "Tali linee però dovranno essere efficaci non solo per i dipendenti e i clienti ma riconosciute anche dagli enti preposti ai controlli, in modo che le imprese non si trovino a subire multe, sanzioni e peggio. La situazione che si è creata a seguito del covid-19, già gravissima a livello economico, sta adesso per le nostre imprese evolvendo verso uno stato se possibile ancora più complicato", scrive nella lettera Odone. "Anche sulle responsabilità a carico degli imprenditori è necessario fare chiarezza, non è pensabile far ricadere su un imprenditore che ha rispettato tutte le regole la responsabilità se un dipendente si dovesse ammalare, cosa che auspichiamo non accada ovviamente. Se dovesse passare questo concetto ben pochi avrebbero il coraggio di riprendere la loro attività con tutte le difficoltà che questo comporta", conclude Odone.

Confcommercio Napoli al sindaco: "Il Comune aiuti le imprese"

"Il Comune deve aiutare le imprese ad affrontare questa difficile fase in cui si dovrà tentare una riapertura nonostante i numerosissimi ostacoli e i tanti limiti cui si sarà sottoposti. In primo luogo l’utilizzo del suolo pubblico sarà fondamentale per consentire per esempio a bar, ristoranti e stabilimenti balneari di poter in parte compensare le ridotte capacità di accoglienza della clientela cui dovranno far fronte per rispettare le rigidissime misure volte alla tutela della salute". Lo ha dichiarato il direttore generale di Confcommercio Napoli, Pasquale Russo, al termine dell’incontro avuto con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.
"In particolare nel corso dell’incontro con il sindaco abbiamo chiesto di eliminare costi per l’occupazione del suolo pubblico, consentirne l'utilizzo nel maggior numero di casi possibili, sostenere un rapporto con le sovrintendenze per equilibrare le
diverse esigenze commerciali con quelle della tutela del patrimonio artistico culturale e ambientale - ha aggiunto - cui gran parte la città di Napoli è sottoposta; la riorganizzazione anche in funzione della vita sociale ed economica della mobilità del trasporto pubblico e non ultimo la necessità di un adeguato e collaborativo rapporto con le forze dell’ordine per un'adeguata sicurezza. Va subito immaginata una programmazione che consenta alle imprese di potersi organizzare".

Confcommercio Venezia: “imprese condannate a riaprire in un mercato pieno d'incognite”

"Ci stiamo avviando alla riapertura dell'attività senza salvagenti e senza rotta, con il rischio di un naufragio di massa. Gli aiuti promessi, prestiti e cassa integrazione, sono stati erogati solo in minima parte e talvolta con la condizione posta alle imprese da alcune istituti di credito di utilizzarli subito per rientrare da precedenti esposizioni bancarie. Ma il peggio deve ancora venire, purtroppo. Le incertezze sui protocolli di sicurezza, la confusione sulla comunicazione circa le precauzioni da prendere alla riapertura per la doverosa tutela della salute di lavoratori e clienti e, forse, anche l'interesse strategico di alcuni potentati economici, stanno terrorizzando moltissime delle imprese che si accingono a riavviare la macchina". A lanciare l'allarme è Massimo Zanon, presidente diConfcommercio Unione Metropolitana di Venezia. "Ci ricordiamo tutti che qualcuno nelle scorse settimane aveva ipotizzato di riempire gli stabilimenti balneari di box in plexigas e che altri suggerivano di posizionare i tavoli al ristorante ogni 4 metri. Vere bufale! E bene ha fatto il nostro governatore Zaia a intervenire per ricordare a tutti che ci vuole buon senso. Continuando così c'è il rischio fondato che nel mercato post Covid-19 ci possa essere posto solo per le imprese con modelli organizzativi e operativi fortemente standardizzati, magari robotizzati, in cui il ‘processo’ vale molto di più delle ‘persone’. Il turismo e lo shopping, ad esempio, si sono sviluppati su modelli di business basati sulla grande diversità di prodotti e servizio, sulla passione degli imprenditori e su regole spesso "personalistiche", avverte Zanon.

Confcommercio L'Aquila: "Ringraziamo le imprese"

“Voglio ringraziare di cuore tutti gli imprenditori ed i collaboratori che stanno tenendo aperti negozi e attività ritenuti essenziali. Sappiamo che si tratta di un servizio importante che viene garantito con impegno e grande senso di responsabilità: li ringrazio a nome di Confcommercio l'Aquila e di tutta la Provincia.

Mantenere aperta la propria azienda oggi, vuol dire mantenere vivo e funzionante l'intero nostro territorio. Il mio pensiero va anche ai molti esercenti che hanno dovuto chiudere, penso a bar, ristoranti, negozi di vicinato, ambulanti, agenzie di viaggio e immobiliari e ad altre realtà aziendali.

Tutti sappiamo che si tratta di un grande sacrificio: per la stragrande maggioranza delle imprese il danno economico rischia di avere ricadute pesanti per mesi se non addirittura per anni. Ecco perché come Confcommercio, in linea con quanto richiesto a livello nazionale dal nostro Presidente Carlo Sangalli, abbiamo fatto e continueremo a far sentire la nostra voce per ottenere dalle Istituzioni un piano economico straordinario, che consenta di gestire al meglio questa emergenza a salvaguardia del nostro tessuto imprenditoriale.

Voglio ricordare che i nostri uffici di l'Aquila, Avezzano e Carsoli sono rimasti pienamente operativi per garantire tutto il supporto possibile alle aziende del commercio, del turismo e dei servizi, assicurando servizi e sostegno a tutti. La battaglia per vincere questa sfida è molto dura, ma siamo convinti che insieme possiamo farcela per superare l'emergenza prima e per ripartire ancora più forti e uniti dopo".                                                            

Confcommercio e Fipe: "A Vercelli situazione più che drammatica"

Rinegoziare i debiti bancari con nuovo credito, cancellare l'imposizione fiscale per il 2020, bloccare le tasse locali e agevolare la creazione di dehors più grandi. Sono alcune delle richieste avanzate dai referenti vercellesi di Confcommercio e Fipe nell'incontro con il prefetto di Vercelli Francesco Garsia. Prima di salire in prefettura, i portavoce del mondo del commercio, della ristorazione e del catering hanno dato vita a un sit-in. "Siamo arrivati a 60 giorni dalla chiusura dei nostri locali - ha precisato Alfonso Buonocore, presidente vercellese di Fipe pizzerie -: non abbiamo ancora ricevuto la cassa integrazione, e non abbiamo notizie di quando arriveranno i soldi. Ci sono bollette, spese, affitti e fornitori da pagare: chiediamo allo Stato di tutelare i nostri dipendenti. Vogliamo riaprire il prima possibile, saremo in grado di rispettare i protocolli sulla sicurezza". Antonio Bisceglia, presidente Confcommercio Vercelli, ha aggiunto: "Aspettiamo segnali dal Governo. Prima la situazione era drammatica, ora lo è di più". 

Dalle imprese della provincia di Pistoia e Prato allarme al Governo

Le imprese della provincia di Pistoia e Prato lanciano un grido d’allarme: “ascoltate le nostre proposte o per l’economia del territorio sarà il collasso”. Il 30 aprile i rappresentanti delle categorie del territorio – Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e CNA – insieme al sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi, e al presidente della Provincia, Luca Marmo, hanno presentato al prefetto Gerlando Iorio un documento con le richieste delle imprese al Governo. Un’azione necessaria e urgente per far ripartire il sistema economico locale e permettere la sopravvivenza delle piccole e medie imprese sempre più allo stremo dopo quasi due mesi di lockdown.

Unascom-Confcommercio Treviso: “lavoratori e imprese uniti per la ripartenza”

“In un momento drammatico come questo, con 14 mila lavoratori del terziario in CIG per lo stop alle attività dovuto al coronavirus e ancora molte categorie del commercio chiuse per decreto, il primo maggio è un dramma mai vissuto prima. Ma può anche aprire ad una nuova fase, se si saprà giocare bene la partita della sicurezza nei negozi e negli ambienti di lavoro del terziario”. Lo afferma il presidente di Unascom Confcommercio Treviso, Federico capraro, che aggiunge che proprio la sicurezza “potrà consentire alla ripartenza di diventare un’occasione di ‘cooperazione alta’ dove si incrociano tutela della salute, tecnologia, intelligenza, spirito imprenditoriale, attaccamento al lavoro e nuovi approcci”.

La lezione di questi mesi ci ha ribadito un grande valore: i dipendenti non sono semplici dipendenti, ma collaboratori delle pmi del commercio e del terziario. Ci sono quelli costretti a casa per COVID19 e solo parzialmente tutelati dalla CIG, che sperano - esattamente come il loro datore di lavoro - in una riapertura organizzata e tempestiva. Poi ci sono quelli al lavoro con turni stressanti per ‘beni essenziali’ che hanno garantito un servizio fondamentale alla collettività, la tenuta della loro impresa, edhanno avuto il coraggio di condividere il rischio del contagio, dimostrando attaccamento al lavoro, capacità di sacrificio, consapevolezza e rigore nell’uso dei dispositivi di protezione. Infine c’è il grande popolo dello smart working, strumento che ha rivelato tutto il proprio potenziale di tenuta occupazionale e ha dimostrato che può essere - se ben organizzato - anche un canale di welfare che ha – almeno parzialmente – salvato salute, redditi e legami famigliari. Nell’insieme, le tradizionali relazioni datore-dipendente appaiono, nella maggioranza dei casi, sempre più mutate e ribaltate in positivo. Un passo avanti nella costruzione del bene comune”.

“Per questi motivi, il buon esito della ripartenza è affidato alla capacità di autoorganizzarsi con nuovi approcci, protocolli, adeguata formazione di lavoratori ed imprenditori. Distanziamento e adeguate misure di protezione e contenimento saranno la nuova normalità- prosegue Capraro- visto che col virus dovremo convivere per vari mesi. E convivere significa conoscere e trovare soluzioni e nuove modalità operative. Significa dare un senso a come si riapre. Tra le prime soluzioni intelligenti, Confcommercio sta per presentare ai soci la soluzione del ‘semaforo intelligente’, al momento pensata per l’alimentare ma estensibile ad altri generi merceologici. Si tratta di un semaforo ‘comportamentale’ che, con una segnaletica visiva efficace, regola all’interno del negozio i flussi dinamici delle persone e garantisce la tenuta della distanza. E’ una delle prime soluzioni specializzate ed intelligenti che gran parte avranno nella ripartenza”.

Confcommercio Ragusa: "Alla riapertura ci sarà una serie di criticità da risolvere"

Le problematiche dovute all’emergenza sanitaria riguardano tutte le categorie ma in particolare le attività con somministrazione di alimenti e bevande. Lo sostiene il presidente Confcommercio Ragusa, Danilo Tomasi, che, durante un confronto con l’amministrazione comunale, ha messo in evidenza tutte le criticità con cui, al momento della riapertura, che sembra ormai prossima, occorrerà fare i conti. “Le attività commerciali – sottolinea il presidente Tomasi – prima di ogni altra cosa si chiedono come faranno a ripartire, con quale sostegno, con quale garanzia. La ripartenza non sarà facilitata dalle restrizioni sanitarie che tutti sono obbligati a rispettare, sia per chi offre servizi che per chi ne usufruisce. Per quanto riguarda il settore della ristorazione, l’obbligo di osservare la distanza di 1 metro non solo tra un tavolo e un altro, ma anche tra i commensali (concetto un po’ strano per quanto riguarda uno stesso nucleo familiare che sta a stretto contatto tutto il giorno e poi al ristorante deve distanziarsi di 1 metro) determinerà il 60% in meno dei posti a sedere che si tramuterà nel 50% in meno del fatturato finale”.

Confcommercio Ragusa ha chiesto all’amministrazione comunale lo sgravio totale per tutto il 2020 con riferimento ai seguenti tributi: Tari (Tassa sui rifiuti); canone idrico; Imu (Imposta municipale unica); Tosap (Tassa occupazione spazi ed aree pubbliche). Oltre i tributi precedentemente elencati e di competenza dell’ente locale, le attività commerciali dovranno inoltre andare incontro ad altre spese: Siae (Società italiana degli autori e degli editori); contributi dei propri dipendenti; assegni fornitori che sono ancora rimasti insoluti; acquisto di materie prime; mutui non sospesi; spese di sanificazione e investimento per l’acquisto di nuovi sistemi di sicurezza; canone di affitto insoluto dei mesi passati, con successive difficoltà nella contrattazione per saldare i mesi pregressi; utenze luce e gas da dover saldare alla riapertura.

“Per quanto riguarda i dehors appartenenti alle attività commerciali – spiega ancora Tomasi – in accordo con l’assessore Francesco Barone, sembra esserci la possibilità di mettere mano al regolamento ed effettuare qualche modifica. Probabilmente sarà possibile ampliare la propria occupazione di suolo pubblico per permettere il raggiungimento dello stesso numero dei tavoli, rispettando la distanza di 1 metro prevista”. Confcommercio Ragusa ha inoltre chiesto all’ente locale quale fosse il protocollo da rispettare per effettuare una corretta sanificazione a norma di legge e quali fossero i vincoli da rispettare nei confronti dei clienti. “L’assessore Giovanna Licitra – sottolinea ancora Tomasi – ha fatto sapere che ancora non sono arrivate informazioni di tali procedimenti e che si aspettano notizie in merito da parte del governo.

E’ fondamentale, inoltre, che le attività commerciali non solo abbiano la possibilità di effettuare un tampone preventivo a tutti i propri dipendenti, ma che abbiano una corsia preferenziale per ricevere i risultati, in modo da dover sacrificare al massimo 24 ore di lavoro in attesa dei risultati. Un’altra domanda che poniamo agli organi competenti è la seguente: su chi ricade la responsabilità nel caso in cui la clientela non osserva le misure di sicurezza imposte dalla legge? Le attività devono pensare a svolgere il proprio lavoro in maniera professionale e garantendo la massima sicurezza, non possono di certo essere responsabili e ritrovarsi con una denuncia penale se qualcuno decide di trasgredire quelle che sono le misure di sicurezza imposte dalla stessa attività. Anche su questo quesito attendiamo risposte concrete da parte dell’ente locale e dalla Regione”.

Il sindaco Cassì ha informato Confcommercio che l’amministrazione comunale di Ragusa sta mettendo a disposizione un fondo economico pari a 200.000 euro di cui i beneficiari potranno essere le attività commerciali. “Non si fanno i salti di gioia al pensiero di dovere riaprire – conclude il presidente Tomasi – fin quando non ci saranno sostegni economicamente concreti e massime garanzie per tutti coloro che prestano servizi e che li ricevono, aprire nuovamente la propria attività vuol dire andare incontro ad un suicidio economico. Considerando che purtroppo nessun decreto nazionale riesce a soddisfare le esigenze delle attività commerciali, chiediamo pieno sostegno da parte dell’amministrazione comunale di Ragusa che ha il dovere di tutelare il commercio della propria città e ha il dovere di rappresentarci nei confronti della Regione Sicilia”.

Confcommercio Chieti: "Aiuti immediati da Stato e Regione per affrontare la fase 2"

Aiuti finanziari certi ed immediati per le imprese del territorio, messe in ginocchio dalla pandemia coronavirus. E’ quanto chiede Confcommercio Chieti in vista della cosiddetta “fase 2” pronta a scattare dal 4 maggio. In queste settimane di lockdown per gran parte delle attività economiche, l’attenzione di Confcommercio è stata rivolta essenzialmente alle dinamiche dell’emergenza sanitaria e a tutte le persone e le categorie impegnate senza sosta a fronteggiare in prima linea questa epidemia. Nella “fase 2” ormai alle porte, il passaggio del testimone sarà dai medici e infermieri ai commercianti ed artigiani oltre che ai loro dipendenti, chiamati sul territorio ad affrontare e gestire l’altra emergenza, quella economica e sociale.

Il commercio, in particolare quello di vicinato, è certamente tra i settori più colpiti, al pari di quello del turismo, entrambi vero pilastro dell’economia abruzzese e chietina. Questo tessuto di piccole imprese necessita di un aiuto economico-finanziario immediato per contenere per quanto possibile gli inevitabili effetti negativi delle chiusure e per sostenere l’onerosità dei costi per ripartire in sicurezza, con la messa in posa di strutture di distanziamento e parafiato, l’acquisto di mascherine e guanti, il costo della sanificazione degli ambienti, la segnaletica, le vetrofanie, i dispenser di gel e, laddove siano presenti, impianti di climatizzazione/ventilazione, la disinfezione e sostituzione dei filtri e chissà di quanti altre prescrizioni con il prossimo DPCM.

E’ necessario anche un’accelerazione dei pagamenti della cassa integrazione di cui ancora si hanno tempi certi e un prolungamento degli ammortizzatori sociali. Se non ci saranno tempi brevi sarà difficile che i cittadini torneranno a spendere presso i negozi che, di conseguenza, alzerebbero le saracinesche inutilmente. Altresì è improcrastinabile una moratoria sugli affitti a cui si aggiunge come già richiesto da altre regioni, al credito d’imposta del 60% previsto dallo Stato, un indennizzo da parte della Regione del 40% per i canoni di locazione.

C’è poi il mondo della ristorazione, la cui riapertura si prevede un po’ più in là, che chiede a gran voce di poter effettuare il take away, come già concesso in alcune regioni per ultimo la Toscana. Asporto e consegne a domicilio consentirebbero almeno un minimo di incassi a queste attività chiuse dallo scorso mese di marzo. Inoltre è fondamentale ripristinare i voucher per avere il massimo della flessibilità quando ci sarà la ripartenza. “Le imprese non avranno il tempo di aspettare il vaccino, nell’arco di un paio di mesi moriranno e sarà un dramma per migliaia di famiglie e dei loro collaboratori. E’ per questo che il Governo centrale e in aggiunta quello regionale devono con urgenza costruire un percorso di sopravvivenza finanziaria- afferma Marisa Tiberio, presidente provinciale Confcommercio Chieti- che permetta alle imprese di tornare ad essere un valore per le nostre città.

In attesa dell’imminente decreto, ci aspettiamo indicazioni chiare per la riapertura delle attività in sicurezza per titolari, dipendenti e clienti con un congruo anticipo in modo da dare a tutti noi la possibilità di organizzarci per tempo e che ci vengano rilasciate le autorizzazioni per muoverci ai fini di adeguare gli spazi delle nostre attività  nella massima sicurezza per titolari, dipendenti e clienti.” Poi arriva un plauso all’ente camerale per i progetti lanciati durante l’emergenza coronavirus. “Siamo grati come categorie alla Camera di Commercio per le iniziative messe in campo a sostegno delle imprese in difficoltà attraverso bandi- aggiuge Tiberio- finalizzati all’abbattimento degli interessi per la sicurezza sui posti di lavoro e a favore della digitalizzazione, ormai necessaria per le imprese operanti in ogni settore.”

Confcommercio Pisa: "Cancellare tutte le tasse locali per il 2020"

“C'è un intero mondo, fatto di imprese, attività commerciali e negozi di vicinato che rischia di scomparire per gli effetti devastanti che il Covid-19 sta producendo sull'economia, e per salvaguardare quella che sarebbe un'estinzione certa del tessuto commerciale del nostro territorio è fondamentale cancellare tutte le tasse locali per il 2020”. È questa la richiesta inviata da Confcommercio Provincia di Pisa, a firma della presidente Federica Grassini e del direttore Federico Pieragnoli, a tutti i sindaci della provincia di Pisa.

Un appello rivolto ai 37 sindaci con un unico, chiaro messaggio. “La sola strada percorribile per salvare da una fine pressoché certa le imprese del commercio dei nostri paesi e città è quella di cancellare definitivamente le imposte locali, come Tari e tassa sull'Occupazione di suolo pubblico e tutte le tasse di competenza comunale per l'intero anno 2020. Sono servizi di cui tra l'altro commercianti e imprenditori non hanno usufruito proprio a causa del lockdown, e senza questo intervento a livello locale difficilmente molti di loro potranno riaprire a emergenza finita” chiedono Grassini e Pieragnoli.

“Siamo consapevoli del momento difficile che stanno attraversando le amministrazioni locali e della sensibilità dimostrata finora, ma la sola sospensione delle tariffe non può bastare. La situazione è di una gravità senza precedenti e per quest'anno serve una cancellazione definitiva di tasse e imposte comunali. L'alternativa è quella di veder scomparire negozi e attività commerciali, con conseguenze drammatiche per l'occupazione e tutti i risvolti che potrebbe produrre sul piano sociale”.

“Altri comuni toscani hanno già intrapreso questa strada, e a maggior ragione chiediamo ai sindaci della provincia di Pisa di fare altrettanto. Ci rivolgiamo a loro come alleati per combattere questa battaglia che le imprese e i negozi del territorio stanno vivendo sulla loro pelle” concludono i dirigenti di Confcommercio.

Confcommercio Pescara: "Per salvare le imprese servono indennizzi a fondo perduto"

Il Presidente della Confcommercio Pescara, Franco Danelli, in una nota ha analizzato la situazione economica e ha lanciato un allarme: “Il perdurare della situazione di emergenza, con la chiusura di molte imprese, sta provocando danni incalcolabili". Secondo Danelli, "per rimediare almeno in parte a questa situazione, oltre alla cancellazione che avevano già chiesto dei tributi locali (Cosap-Imu-Tari), sono a questo punto necessari indennizzi a fondo perduto rapportati alla perdita di fatturato documentabile come hanno già fatto altri paesi europei come Germania e Francia".

"Da oltre un mese le saracinesche sono abbassate e gli incassi azzerati ma i costi, dagli affitti alle utenze, continuano ad accumularsi e le prospettive di ripresa sono incerte e non affatto rosee. Non può più essere sufficiente il semplice accesso al credito, comunque utile, in quanto si tratta di contrarre ulteriore debito che andrà prima o poi restituito. Senza contributi a fondo perduto migliaia di piccole e medie imprese del commercio e del turismo non riusciranno a ripartire e non saranno quindi neanche in grado di restituire la liquidità ottenuta".

"Per questo - aggiunge il presidente di Confcommercio Pescara - ci siamo mossi a 360 gradi nei confronti di tutti gli Enti territoriali che possono supportare le nostre richieste: dalla Regione, alla Camera di Commercio di Chieti-Pescara, ai Comuni della provincia. Ma è soprattutto dal Governo che ci aspettiamo risposte concrete alle istanze portate avanti attraverso la nostra Confederazione Nazionale".

  • Contributo a fondo perduto rapportato alla perdita di fatturato documentabile;
  • Sostegno finanziario al pagamento degli affitti e estensione del credito di imposta a tutto il 2020;
  • Cancellazione delle imposte locali e nazionali per tutto il 2020;
  • Liquidità immediata con meccanismi semplici e a tasso zero;
  • Aumento del bonus per le partite iva, almeno a 1000 € per tutto il periodo di crisi;
  • Estensione della cassa integrazione oltre le nove settimane previste;
  • Sospendere per il primo semestre e poi rateizzare il pagamento delle bollette delle utenze;

"Ci aspettiamo - ha concluso Danelli - che nel Decreto di Aprile possano esserci le cose da noi richieste e che i Comuni e la Regione intervengano con forza presso il Governo per cancellare le imposte locali e nazionali. Occorre intervenire con rapidità e decisione per salvare l’inestimabile patrimonio costituito dalle piccole e medie imprese del commercio e del turismo”.

Confcommercio Padova al fianco della Fondazione sulla ricerca biomedica

"Convinti lo siamo sempre stati, ma oggi lo siamo ancora di più: avere investito da quattro anni sui ricercatori del VIMM è forse una delle nostre scelte strategiche più azzeccate". La notizia che il team del prof. Alimonti della Fondazione per la Ricerca biomedica avanzata in collaborazione con l'Università di Padova sia sulle tracce di un antidoto efficace contro il Coronavirus è stata accolta dal presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, "come un gol al 90° della finale del mondiale di calcio" "Da quattro anni - continua Bertin - la Confcommercio di Padova "adotta" un ricercatore del Vimm e, da un paio d'anni, i 25 mila euro che annualmente destiniamo alla Fondazione hanno preso la strada della ricerca del prof. Alimonti sul tumore alla prostata".

Non più tardi dello scorso 16 dicembre uno specifico incontro nella sede dell'Ascom aveva rinnovato questa collaborazione. Un incontro al quale erano intervenuti, oltre a Bertin, i vicepresidenti Franco Pasqualetti e Silvia Dell'Uomo, alcuni componenti del consiglio , il direttore generale, Otello Vendramin e, ovviamente, i vertici della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata, ovvero il presidente, professor Francesco Pagano, la vicepresidente Giustina Destro e, per l'appunto, il professor Andrea Alimonti, principal investigator del VIMM.

Ma che l'Ascom punti molto sui ricercatori del VIMM lo testimonia anche la destinazione, avvenuta nei giorni scorsi, di ulteriori 100 mila euro, frutto dell'iniziativa messa in campo da Pool Pack, un gruppo di 28 aziende operanti sull'intero territorio nazionale, forte di 23 aziende di distribuzione, 7 siti produttivi (due dei quali in Veneto), 450 dipendenti, 7000 articoli e 180 milioni di fatturato, sostenuta dall'Ascom e da Confcommercio e che è consistita nella realizzazione di sacchetti per il pane e la carta accoppiata biodegradabile e compostabile per alimenti già presenti in numerosi esercizi del settore food.

"L'augurio - conclude Bertin - è che la strada intrapresa dal prof. Alimonti e dal suo team arrivi veramente a contrastare la diffusione di Covid-19. Sarebbe una vittoria straordinaria non solo della ricerca italiana, veneta e padovana in particolare, ma in ogni caso ciò che ogni giorno avviene nei laboratori di via Orus godrà sempre dell'appoggio della nostra associazione che, proprio per questo, ha creato anni fa la onlus "Il Faro per la Ricerca": un'intuizione della quale andiamo fieri e che ribadisce, una volta di più, che il mondo del commercio, del turismo e dei servizi, è vicino a chi è impegnato nella difesa della salute. Di quella di oggi e di quella di domani".

Confcommercio Rimini: "Ci sentiamo presi in giro"

Alla luce dell'emergenza legata alla diffusione del Coronavirus "se alla lettura del decreto Cura Italia ci siamo sentiti traditi, guardando il decreto Liquidità possiamo dire di ritenerci presi in giro. Non sono queste le misure di sostegno giuste per le micro e piccole imprese, per i commercianti, per chi gestisce i pubblici esercizi, per gli artigiani e gli altri i piccoli imprenditori". È quanto sostiene il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino, secondo cui "non è chiedendo alle imprese di indebitarsi che si risolve questa grave crisi economica in cui già ci troviamo".

A giudizio del numero uno della Confocommercio riminese, "se gli esperti non sono riusciti a spiegarlo al governo, cercherò di farlo io da Rimini: alle micro e piccole imprese, quelle che sostengono l'economia del Paese, servono indennizzi per i mancati introiti e sostegni a fondo perduto, non certo aggiunte di altri debiti a quelli che per la maggior parte hanno già in piedi dopo la tremenda crisi iniziata nel 2008 e mai di fatto terminata". E questo, argomenta ancora Indino, perché "le imprese sono già abbastanza esposte: lo Stato non può e non deve chiedere loro altri sacrifici, pena vederle chiudere una dopo l'altra.

Saranno spazzati via soprattutto i piccoli, esattamente quelli che danno vivacità alle nostre città e al nostro turismo, alla nostra vita sociale. È mai possibile - conclude - che tutti ormai si sciacquino la bocca parlando dell'importanza del turismo e poi quando si entra nello specifico, i provvedimenti prendano altre vie? Industria, agricoltura, export… e per le imprese che concorrono all'offerta turistica restano solo le briciole".

Confcommercio Sud Sardegna: "La nostra regione ideale per fase due"

"Numeri e dati, più di ogni altra cosa, ci aiutano a capire quanto la Sardegna possa essere certamente considerata la regione perfetta per l'avvio sperimentale della cosiddetta seconda fase della emergenza Covid. Già da subito dopo Pasqua". Lo afferma il presidente di Confcommercio Sud Sardegna, Alberto Bertolotti, commentando l'ipotesi di Fase2. "Trovo prematuro fare ipotesi sui protocolli - aggiunge Bertolotti - A poco serve una riapertura alla settimana, ma soprattutto, come sempre, le regole devono essere uguali per tutti. Perché un ristorante dovrebbe rispettare la distanza tra un tavolo e un altro di uno o due metri e uno stabilimento balneare dovrebbe distanziare i lettini l'uno dall'altro di sei metri?".

Confcommercio Potenza: "Le Camere di Commercio rilascino gli attestati alle aziende per cause di forza maggiore".

"Alla Camera di Commercio della Basilicata, come a tutte le altre camere di commercio del Paese , sia concessa la possibilità di rilasciare le attestazioni necessarie, essendo in possesso delle visure storiche che certificano le situazioni delle aziende": è la proposta che Fausto De Mare, presidente di Confcommercio Potenza e componente della giunta esecutiva della Cciaa Basilicata, formula in una nota ai presidenti nazionale Unioncamere Carlo Sangalli e regionale Michele Somma. "Un esempio da seguire -spiega- è la disposizione del ministero dello Sviluppo economico secondo cui le Camere di commercio rilasciano, a chi ne fa domanda, le Attestazioni camerali di sussistenza cause di forza maggiore per emergenza Covid-19". "Le misure messe in campo -aggiunge De Mare- consentono la solvibilità del sistema economico e commerciale salvaguardando il patrimonio produttivo dell'Italia da speculazioni finanziare internazionali pronte ad acquisire i gioielli di famiglia minando la ripresa dello sviluppo economico dando un colpo mortale al futuro del Paese".

Confcommercio Modena: "un'impresa su due è pronta a chiudere"

Un imprenditore su due pronto a chiudere se l'emergenza dovesse durare a lungo, attività sospesa in quasi l'80% dei casi, svolgimento del servizio a domicilio in meno del 20% dei casi, calo del fatturato di oltre l'80% registrato dalla gran parte delle attività, liquidità finanziaria, pagamento dei fornitori e delle tasse le principali emergenze indicate, utilizzo degli ammortizzatori in circa la metà dei casi, ricorso all'assegno dei 600 euro in oltre i due terzi dei casi. E' questo, in sintesi, ciò che emerge da un sondaggio effettuato dall'ufficio studi di Confcommercio Modena su un campione di quasi 300 imprese associate, rappresentativo di tutti i settori del terziario – commercio, turismo, ristorazione, intermediazione immobiliare, servizi alle imprese – oltre che del mondo delle botteghe artigiane.

“L'indagine condotta ci consegna un quadro preoccupante – commenta Tommaso Leone, presidente provinciale Confcommercio – certamente condizionato dall'impossibilità di prevedere quando sarà possibile incamminarci su un percorso di ripresa progressiva delle attività”. “La fotografia – puntualizza Leone – fornisce però in modo chiaro a quali conseguenza potremmo andare incontro non solo se l'emergenza perdurasse, ma anche qualora non dovessero essere adottate misure straordinarie, a livello nazionale per il ristoro almeno parziale dei fatturati persi, ma anche a livello locale (azzeramento/forte taglio della Tari su tutte) per sostenere la sopravvivenza di un pezzo fondamentale dell'economia locale”.

Confcommercio Taranto: le iniziative per il sostegno al territorio

Confcommercio Taranto in sinergia con il Confidi Confcommercio Puglia, sta portando avanti ogni attività necessaria a sostegno del territorio provinciale in questa particolare situazione di carenza di liquidità per le imprese. Il Confidi più che mai in questi giorni "trait d’union" tra imprese e banche, si sta attivando per dare risposte veloci al bisogno delle piccole e medie imprese locali di individuare percorsi che diano respiro, in questo particolare periodo di blocco delle attività e di carenza di liquidità. Confcommercio Taranto chiede l’intervento del Prefetto per invitare i sindaci del territorio provinciale a differire le scadenze delle tasse locali.

Confcommercio Lazio Sud: "Sospendere o annullare tutti i tributi comunali"

Confcommercio Lazio Sud ha scritto una lettera aperta ai sindaci dei comuni di Latina e Frosinone. "Tutti noi stiamo vivendo quello che nessuno avrebbe mai potuto neanche immaginare. La più grave crisi sanitaria, sociale ed economica che il nostro paese sta affrontando dal dopoguerra. Innanzitutto, grazie per quello che state facendo e per quello che continuerete a fare per mettere in sicurezza le vostre Comunità. Il sistema delle imprese è al vostro fianco e lo sarà finché questo nemico subdolo ed insidioso sarà sconfitto. Fino ad allora dobbiamo resistere e dobbiamo essere messi in grado di farlo. Stiamo vivendo una emergenza che richiede scelte emergenziali, semplici con provvedimenti veloci ed eccezionali. Il rischio per le nostre imprese e per l'intero sistema è di entrare in un ciclo irreversibile di povertà. Tutte le previsioni danno per certo una importante contrazione del PIL, con uno scenario sull’impatto della crisi di proporzioni inimmaginabili. Occorre, un cambiamento di mentalità da parte di tutti ad incominciare da noi, necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra; non agire tempestivamente può risultare irreversibile. Sono necessarie da parte delle Amministrazioni locali politiche emergenziali per l'economia, da prevedere, in fase di elaborazione e/o rimodulazione dei bilanci comunali, per sostenersi a vicenda nel perseguimento di ciò che è evidentemente una causa comune. Per tali motivi, vi chiediamo se non lo aveste già fatto, di mettere in campo le seguenti misure di sostegno: SOSPENSIONE/ANNULLAMENTO IMMEDIATO DI TUTTI I TRIBUTI LOCALI (Tosap, Tari, Tasse di Affissione, Tasse di Soggiorno, Canoni Relativi al Commercio su aree Pubbliche, Quota Comunale Imu, ecc); SOSPENSIONE/ANNULLAMENTO immediato dell'obbligo di pagamento degli adempimenti fiscali non dipendenti da termini fissati dal legislatore nazionale; fino alla conclusione dell'emergenza che come previsto nel DCPM è fissata nel 31 luglio, salvo proroghe.

Confcommercio Reggio Emilia: accordo con i sindacati per sostegno al reddito di imprese e lavoratori

Davide Massarini, nell’ambito della bilateralità e nella sua qualità di Presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia Reggio Emilia, ha siglato con le Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori rappresentate dai segretari provinciali Filcams-CGIL Luca Chierici, Fisascat-Cisl Enrico Gobbi e UilTucs Lorenzo Tollari un Accordo di Sostegno al Reddito in favore delle imprese e dei lavoratori appartenenti al settore Terziario, Distribuzione e Servizi. L'accordo è già stato recepito dall’Ente Bilaterale Terziario, Distribuzione e Servizi di Reggio Emilia. Il Presidente dell’Ente Bilaterale, Patrizia Pizzetti, precisa che entro il fine settimana saranno disponibili on line sul sito dell’ente www.ebtreggioemilia.it l'accordo siglato dalle parti sociali e la modulistica necessaria all’inoltro delle domande che, al momento, saranno accettate solo mediante l’invio di mail all’indirizzo di posta elettronica info@entebilaterale.re.it. In particolare il sostegno interverrà esclusivamente, secondo i parametri indicati nel regolamento recepito e nei limiti dei fondi disponibili, in favore delle imprese del settore terziario, distribuzione e servizi in regola da almeno tre anni coi versamenti all’Ente Bilaterale. Le causali riguardano sia il rimborso della somma anticipata dal datore di lavoro per la parte di integrazione dello stipendio non prevista dagli aiuti messi in campo dal Governo ma prevista nelle nuove causali di sostegno al reddito individuate a livello provinciale, sia il rimborso delle spese sostenute dalle imprese per la sanificazione, l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e gli investimenti sostenuti per permettere lo svolgimento della prestazione lavorativa da remoto.

 

Banner grande colonna destra interna

Aggregatore Risorse

ScriptAnalytics

Cerca