Crescita al rallentatore, stabili i consumi per il 60 per cento delle famiglie

Crescita al rallentatore, stabili i consumi per il 60 per cento delle famiglie

Dodici mesi di consumi monitorati dall'Outlook Censis–Confcommercio

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13 novembre 2006

 

 



 

 

 

 


Roma, 2 agosto 2006

 

 

 

Dodici mesi di consumi monitorati dall’Outlook Censisâ€"Confcommercio

 

CRESCITA AL RALLENTATORE, STABILI I CONSUMI PER IL 60% DELLE FAMIGLIE

 

 

 

 

Un “osservatorio permanente� sui consumi per monitorare, a cadenza trimestrale, come spendono le famiglie italiane, le loro aspettative per il futuro e il clima di fiducia del Paese: questo è l’Outlook realizzato da Confcommercio e Censis i cui risultati, ad un anno dall’inizio dell’attività vengono divulgati per la prima volta.

 

L’indagine - oltre ai dati e ai confronti fra i diversi trimestri, che evidenziano i trend di medio periodo - fornisce indicazioni aggiornate e tempestive sul “sentiment� delle famiglie italiane e il “polso� dei consumi.

 

L’analisi degli ultimi 12 mesi, infatti, evidenzia una crescita piuttosto contenuta delle spese effettuate dalle famiglie italiane e un diffuso clima di incertezza per il futuro:

 

-                    oltre il 60% delle famiglie nell’ultimo anno non ha modificato il livello dei consumi;

-                    il 15% li ha ridotti;

-                    il 20% ha dichiarato di aver incrementato i livelli di spesa, dato che va interpretato, per alcune tipologie di famiglie, come un maggior esborso per consumi incomprimibili;

-                    maggiore vitalità dei consumi nel Nord-Ovest e al Sud;

-                    smaltiti gli effetti inflazionistici sui prodotti di largo consumo;

-                    più della metà delle famiglie fa acquisti presso hard discount o mercati rionali almeno una volta al mese;

-                    aumentano le famiglie che riducono la spesa alimentare aumentando quelle per il divertimento;

-                    sempre più numerose â€" un quarto del totale - le famiglie che risparmiano di meno.

 

In particolare per quanto riguarda l’analisi a consuntivo, ossia la valutazione sulle spese già sostenute dalle famiglie i risultati evidenziano:

 

-                    consumi stabili per oltre il 60% delle famiglie nel corso dell’ultimo anno, quota che tende ad aumentare nell’ultimo trimestre di rilevazione (64,4% a fronte del 62% del periodo precedente), quale risultato della diminuzione della quota sia di coloro che hanno contratto i consumi che di chi li ha aumentati (Tav. 1);

-                    al di là delle oscillazioni congiunturali, circa il 15% delle famiglie ha effettuato una sostanziale riduzione dei propri consumi. Tale percentuale (Tav. 2) aumenta per lo più per i monogenitori con figli (23%) e le coppie con più di un figlio (18%) accomunati da livelli di reddito familiare piuttosto contenuti. Percentuali leggermente più basse, ma comunque significative, di famiglie che hanno ridotto i consumi si riscontrano anche fra persone con un reddito medio (14,3%) o medio-alto (13,1%) che tra un trimestre e l’altro ha mostrato una propensione marginale ai consumi decrescente. Vi è infine da segnalare che, per la maggior parte delle persone intervistate nei differenti trimestri, la riduzione delle spese familiari si è rivelata di lieve entità;

-                    poco più del 20% delle famiglie italiane ha incrementato nel tempo i propri livelli di spesa. All’interno di questa percentuale si ritrovano sia coloro che (vi rientrano il 18,4% delle famiglie con oltre 3.100 euro di reddito) hanno una maggiore propensione al consumo dovuta a maggiori possibilità economiche, sia coloro che rientrano nelle fasce di reddito medie e medio-basse (il 25,2% delle famiglie con redditi fino a 1.000 euro), per i quali verosimilmente l’aumento dei consumi sta ad indicare una maggiore esborso per spese incomprimibili;

-                    l’analisi territoriale evidenzia infine una maggiore vitalità dei consumi soprattutto nel Nordâ€"Ovest e nel Mezzogiorno (Tav. 3).

 

Il quadro complessivo che si trae è che il sistema delle famiglie oscilla tra comportamenti “riflessivi� messi in atto da chi ha elevati livelli di spesa e sembra collocarsi in una fase di saturazione della domanda e comportamenti improntati ad una crescita progressiva dei consumi tipica soprattutto di famiglie con redditi piuttosto contenuti e esigenze di spesa sempre nuove. Questo ultimo segmento, tuttavia, non rivela un rapporto rilassato con il denaro, ma vive tali nuove esigenze di consumo con una certa preoccupazione. Il risultato di questa combinazione di comportamenti è la crescita molto lenta delle spese familiari che il nostro sistema economico registra ormai da tempo: i dati ufficiali dell’Istat mettono, infatti, in evidenza come, tra la fine del 2005 e la prima metà del 2006 (il periodo preso in considerazione dall’Outlook dei consumi) il tasso di crescita congiunturale dei consumi delle famiglie si sia sempre mantenuto al di sotto dell’1%.

 

 

Il persistere della percezione dei fenomeni inflazionistici

 

Negli italiani rimane costante la percezione di prezzi in crescita: più della metà delle persone intervistate ha lamentato spese bancarie eccessive, oltre all’incremento costante delle tariffe per le utenze domestiche e costi in crescita del carburante. Per queste ultime voci di spesa, nei quattro differenti trimestri di rilevazione, la percentuale di chi ha lamentato incrementi di prezzi e tariffe è aumentato, cogliendo l’effettivo surriscaldamento registrato dal carburante e dai prezzi praticati sulle utenze di energia elettrica e gas. Solo per fare qualche esempio:

 

-                    se nella prima rilevazione effettuata nell’ambito dell’Outlook dei consumi (terzo trimestre 2005) il 69% delle famiglie intervistate aveva percepito in aumento le tariffe delle utenze domestiche, tale percentuale è salita all’83% degli intervistati nel corso dell’ultima rilevazione, aumentando di 14 punti percentuali nell’arco di 12 mesi;

-                    la percentuale di chi ha segnalato incrementi nelle spese di trasporto pubblico e del carburante è passata, nel medesimo periodo, dal 74% all’attuale 87%;

-                    la percentuale di chi ha segnalato spese su conto corrente in aumento è passata dal 47% al 55%.

 

Smaltiti, o quasi, gli effetti inflazionistici sui prodotti di largo e generale consumo (alimentari e abbigliamento) del lungo periodo successivo all’introduzione dell’euro, si ripropone ora un problema ancora più complesso. Aumenta infatti il numero di famiglie che percepisce in crescita tariffe e prezzi praticati da aziende operanti in mercati scarsamente liberalizzati; cresce il numero di famiglie insofferenti nei confronti di tale pratica improntata al rialzo delle tariffe, cui peraltro corrispondono standard di servizio spesso scadenti. Non tenere conto dell’effetto di rallentamento dei consumi generato dalla percezione di inflazione crescente può essere pericoloso, poiché queste dinamiche continuano ad alimentare un clima di diffidenza, di frustrazione e di sfiducia in un una larga parte delle famiglie italiane.

 

 

Consumismo virtuoso e low cost

 

Il contesto complessivo appare accidentato, eppure gran parte delle famiglie mostra una capacità di adattamento e voglia di trovare la soluzione di compromesso che consenta, pur con budget limitati, di non rinunciare ai prodotti e servizi che permettono di migliorare la qualità della vita.

Dilaga lo stile di consumo improntato alla responsabilizzazione personale, attraverso il salutismo, la voglia di benessere e la massimizzazione del rapporto qualità/prezzo, oltre alla propensione alle spese low cost. Così, l’Outlook ha messo in evidenza che (Tav. 4):

 

-                    circa i tre quarti delle famiglie acquistano, con regolarità, prodotti a marca commerciale (spesso la propensione cresce al crescere del reddito disponibile del nucleo familiare);

-                    circa il 55% delle famiglie si reca regolarmente presso un hard discount o presso un mercato rionale;

-                    il 30% circa degli intervistati acquista, seppure non in modo regolare, prodotti da coltivazioni biologiche;

-                    aumenta (14,1% nell’ultima rilevazione) la percentuale di coloro che hanno ridotto il budget di spesa alimentare per incrementare le spese per il divertimento.

 

Si fa dunque di necessità virtù e si scoprono o si riscoprono punti di vendita che permettono il giusto mix tra qualità e prezzo. Resta, infine, forte la propensione al “viver bene� che si sostanzia nell’accesso di servizi per il tempo libero e per il fitness: dalle palestre alle cure estetiche, dalle spese per lo sport all’aria aperta a salutismo perseguito attraverso una corretta alimentazione.

 

 

Previsioni di consumo e di risparmio per il terzo trimestre del 2006

 

L’Outlook Censisâ€"Confcommercio ha analizzato, nel corso dell’ultimo anno, le aspettative e le previsioni di consumo e di risparmio degli italiani per l’immediato futuro.

 

Larga parte degli intervistati (63,2%) prevede, per il prossimo trimestre, livelli di consumo simili a quelli del periodo appena trascorso. La quota di chi prevede di incrementare i consumi è aumentata di oltre un punto percentuale, ma ben il 10,4% degli intervistati (era il 5,8% nella precedente rilevazione) prevede di abbassare nel periodo luglio-settembre i propri consumi (Tav. 5).

Le coppie con figli e i monogenitori con figli sono le tipologie in cui è più diffusa la propensione ad incrementare i livelli di spesa nel prossimo trimestre, ma anche quelle in cui si rilevano diffuse preoccupazioni (il 13% della prima categoria e il 9,6% della seconda prevedono un contenimento delle spese familiari). Il Nord-Est e il Sud appaiono inoltre come le aree in cui il più vasto numero di famiglie prevede di incrementare i propri livelli di spesa, ma buona appare anche la posizione del Centro.

Nel complesso aumenta anche la percentuale di chi prevede di restringere la propria quota di risparmi (si passa infatti dal 21,8% segnalato nel secondo trimestre 2006 al 24,9% del terzo trimestre), forse il segnale che almeno un quarto delle famiglie prevede di affrontare nei prossimi mesi alcune piccole o grandi spese straordinarie, a partire dalle viaggi per vacanze in concomitanza con i mesi di pausa di luglio e agosto (Tav. 6). In effetti la propensione maggiore a ridurre i risparmi si riscontra nelle famiglie in cui sono presenti i figli, che si presume, generino esigenze di spesa sempre nuove.

Nonostante larga parte degli intervistati preveda livelli di consumo piuttosto stabili è probabile che i consumi â€" in valore â€" possano registrare una pur contenuta crescita nel periodo luglio-settembre. Chi infatti prevede di effettuare nuove spese (Tav. 7) imprimerà una piccola accelerazione rispetto al primo e al secondo trimestre del 2006. D’altra parte occorre tenere presente che sono elevate le percentuali di coloro che prevedono di acquistare nuovi capi di abbigliamento (74,5%) - questo probabilmente in previsione dei saldi estivi - e di effettuare un viaggio in Italia (36,9%), cui si aggiunge un ulteriore 12,7% delle famiglie che ha programmato un viaggio all’estero.

Vale la pena di sottolineare che non sono poche le famiglie che hanno programmato spese piuttosto impegnative, come ad esempio quelle per la manutenzione della casa (12,5%), quelle per l’acquisto di un immobile (2,4%), quelle per l’acquisto di una nuova autovettura o di un motociclo (2,4%). Inoltre, l’8,4% prevede di acquistare nuovi mobili per la casa e il 7,7% prevede di dotarsi di un nuovo elettrodomestico.

Da sottolineare come la composizione familiare e il reddito incidano sulla tipologia delle spese (tolte quelle assolutamente incomprimibili, quali affitti, mutui, utenze e alimentazione) che le famiglie intendono effettuare, fra le quali emergono in percentuale significativa, ad esempio, i viaggi all’estero per i single (13,8%) e le coppie senza figli (10,6%) e per quelle con redditi superiori ai 3100 euro (26,3%). La più elevata percentuale di famiglie che ha dichiarato di prevedere spese per abbigliamento e calzature si riscontra invece fra le coppie con figli (85%) e fra le fasce di reddito medio alte (94%).

 

 

Nota â€" Struttura e caratteristiche del campione

 

I dati riportati nel presente documento sono stati rilevati attraverso quattro diverse indagini telefoniche con metodo CATI, ciascuna su un  campione di 1000 famiglie residenti in Italia. Il campione è stratificato ex ante per sesso e età del capofamiglia, per ampiezza demografica del comune di residenza della famiglie, per area geografica di residenza.

La prima rilevazione afferente al terzo trimestre 2005 è stata realizzata nella prima settimana del mese di novembre 2005. La seconda rilevazione afferente al quarto trimestre 2005 è stata realizzata nella prima e seconda settimana del mese di gennaio 2006. La terza rilevazione afferente il primo trimestre del 2006 è stata realizzata nel corso della quarta settimana di marzo e della prima di aprile 2006. La quarta rilevazione afferente il secondo trimestre 2006 è stata realizzata tra la quarta settimana di giugno e la prima di luglio 2006.

 

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