Ddl edilizia: "semplificare le procedure di acquisto"

Ddl edilizia: "semplificare le procedure di acquisto"

In audizione alla Camera nell’ambito dell’esame dei disegni di legge di delega al Governo per il riordino della normativa edilizia, Fimaa ha presentato alcune proposte per semplificare e digitalizzare le compravendite.

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18 novembre 2025

Fimaa ha presentato alla Camera una serie di proposte per semplificare e digitalizzare le compravendite immobiliari, chiarire le regole sulla certificazione di agibilità e favorire i cambi di destinazione d’uso degli edifici. L’audizione si è svolta davanti alla Commissione Ambiente, nell’ambito dell’esame dei disegni di legge di delega al Governo per il riordino della normativa edilizia.

Secondo il presidente nazionale Santino Taverna, il decreto dovrebbe rendere più accessibili le informazioni urbanistiche ed edilizie, permettendo agli acquirenti di operare con maggiore consapevolezza. “Sarebbe utile un allineamento tra catasto ed enti locali, così che la scheda dell’immobile diventi prova della regolarità edilizia, non solo fiscale”, ha spiegato. Taverna ha sottolineato l’importanza di favorire la riconversione di edifici inutilizzati in soluzioni innovative e sostenibili, con la creazione di nuove abitazioni e servizi, anche nell’edilizia popolare, a beneficio della sicurezza e del benessere collettivo.

Michele Pizzullo, consulente legale di Fimaa, ha ricordato da parte sua che la sentenza 8230/2019 della Cassazione ha reso valide le compravendite anche in presenza di difformità urbanistiche, purché sia indicato l’estremo del titolo edilizio. La Federazione propone di rendere obbligatoria, a pena di nullità, una dichiarazione asseverata da un tecnico che certifichi lo stato legittimo dell’immobile, soprattutto per costruzioni iniziate dopo il 30 giugno 2003. Fimaa chiede anche di facilitare la conversione di uffici in abitazioni e di chiarire la disciplina sull’agibilità: oggi l’obbligo vale solo per edifici costruiti dopo il 2003 o per quelli che hanno subito interventi significativi. Inoltre, la federazione propone di sostituire la dichiarazione dell’intestatario sulla conformità catastale con un’attestazione tecnica, per evitare confusioni tra conformità catastale e regolarità urbanistica.

 

“No ai segnalatori non vigilati: a rischio la tutela dei consumatori e l’intero mercato del credito”

Ama, Assomea, Assoprofessional e Fimaa lanciano un allarme chiaro: la proposta della Commissione Finanze della Camera di escludere la segnalazione remunerata dall’attività di intermediazione del credito rischia di far saltare l’equilibrio del mercato e di esporre i consumatori a nuovi pericoli.

Secondo le quattro Associazioni, l’ipotesi di consentire a chiunque di segnalare clienti a banche e intermediari a titolo oneroso, senza alcuna vigilanza o requisito professionale, rappresenta un ritorno al passato, quando il settore era popolato da migliaia di segnalatori occasionali, privi di controlli e responsabilità.

“Significherebbe aprire la porta a figure non qualificate, aumentare i rischi di pressioni indebite e far proliferare costi occulti, con gravi danni soprattutto per le famiglie più fragili”, spiegano.

Il nodo più critico riguarda la trasparenza. Se la segnalazione remunerata venisse sottratta alle regole dell’intermediazione, i compensi pagati ai segnalatori non rientrerebbero nel Taeg, rendendo impossibile per il consumatore conoscere il costo reale del finanziamento. Un passo indietro che, avvertono le Associazioni, “potrebbe spalancare la strada a importi fuori controllo, fino al rischio di sconfinare oltre la soglia dell’usura”.

Oggi il sistema si regge su professionisti iscritti e vigilati, soggetti a formazione annuale obbligatoria, trasparenza delle condizioni e regole molto stringenti. “Indebolire questo presidio significherebbe compromettere la sicurezza del mercato e la fiducia dei cittadini”, sottolineano Ama, Assomea, Assoprofessional e Fimaa, che chiedono quindi con fermezza che il Governo mantenga un quadro regolatorio chiaro, trasparente e fondato sulla vigilanza, evitando derive che riporterebbero il settore a una stagione superata e dannosa: “serve modernizzare il mercato, non smantellarlo. La tutela dei consumatori non si sacrifica”.

Il mondo della mediazione creditizia esprime inoltre massima preoccupazione per un parere che arriva in modo del tutto inatteso, soprattutto dopo che per lunghi mesi il Mef – attraverso una consultazione pubblica – ha recepito le osservazioni di tutti gli protagonisti del settore. Una scelta che, a oggi, non trova una motivazione chiara e che appare in netto contrasto con l’obiettivo di rafforzare la trasparenza e la protezione dei consumatori.

“Non si comprendono le ragioni di questa inversione di rotta, che rischia di andare proprio a discapito della chiarezza verso i cittadini e della credibilità dell’intero sistema”, concludono Ama, Assomea, Assoprofessional e Fimaa.

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