Dehors a Firenze, “saggio vincolare la concessione all'applicazione del Ccnl”

Dehors a Firenze, “saggio vincolare la concessione all'applicazione del Ccnl”

Per il direttore generale di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni, “si introduce un un requisito base di legalità e sarebbe un deterrente utile contro la concorrenza sleale inaccettabile dei contratti pirata”.

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12 gennaio 2026

"Vincolare la concessione dei dehors alle condizioni di lavoro applicate dalle imprese è una proposta saggia, perché introduce un requisito base di legalità. Per questo, come Confcommercio auspichiamo fortemente che le amministrazioni comunali, non solo quella di Firenze, quando si tratta di concedere spazi pubblici alle imprese, adottino criteri chiari che valorizzino chi applica Contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti da associazioni datoriali e sindacali realmente rappresentative". Così il direttore generale di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni, intervenendo nel dibattito aperto in questi giorni a Firenze sul tema dei dehors.

"Si tratta anche di uno strumento efficace per contrastare il fenomeno del dumping contrattuale - aggiunge Marinoni in una nota - purtroppo in forte crescita anche in Toscana, come abbiamo più volte denunciato".  Per il direttore generale di Confcommercio Toscana, "purtroppo anche a noi risultano situazioni di irregolarità nel settore di bar e ristoranti. In alcuni casi si tratta di imprese che, talvolta in assoluta buona fede e mal consigliate, vengono attratte da presunti risparmi e finiscono per applicare contratti 'di comodo', rinunciando invece al Ccnl sottoscritto dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, quello di Fipe-Confcommercio, oggi adottato da circa il 90% delle imprese italiane".

"Ma altro che risparmio: i cosiddetti contratti pirata, firmati da sigle prive di reale rappresentanza, sono convenienti solo all'apparenza, perché riducono salari, tutele e diritti dei lavoratori e, allo stesso tempo, penalizzano le imprese, che si espongono a sanzioni, perdono benefici fiscali e contributivi, non possono partecipare a bandi e appalti pubblici né accedere a strumenti fondamentali come il part-time e l'apprendistato. È quindi giusto - osserva ancora - che a queste situazioni venga negato anche l'accesso a concessioni comunali come i dehors: un deterrente utile contro una concorrenza sleale inaccettabile". Mentre, dice poi Marinoni, "non ha invece senso ridurre il tema alla sola questione del salario minimo: il lavoro non si misura esclusivamente dalla cifra in busta paga, ma dall'insieme dei diritti e delle tutele che i contratti collettivi garantiscono, dall'assistenza sanitaria integrativa alla contribuzione, fino a ferie, permessi e malattia".

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