Discorso di apertura del Presidente dei Giovani imprenditori, Paolo Galimberti

Cari amici,

 

Cari amici,

 

grazie, innanzitutto, della vostra numerosa presenza a questa terza edizione del nostro Forum. E’ certamente un segnale – visto anche il successo delle due precedenti edizioni - di un crescente interesse dei Giovani di Confcommercio nei confronti di temi e questioni che, indubbiamente, stanno molto a cuore proprio e soprattutto a chi fa impresa, a chi vive di impresa.

Il Gruppo Nazionale dei Giovani Imprenditori – spendo solo poche parole di presentazione - è nato nel 1988 e rappresenta circa 250.000 operatori del terziario.

E’ presente in tutte le Regioni italiane e, attraverso le strutture provinciali, riunisce più di 130 categorie appartenenti ai settori del commercio, del turismo e dei servizi rappresentative delle piccole e medie imprese di Confcommercio.

La base associativa del gruppo è costituita dagli imprenditori “under 40” dei quali circa la metà ha fondato la propria azienda.

Ecco, questi siamo noi ed oggi ci ritroviamo qui a Venezia per dare inizio a questa due giorni di lavori dal titolo “I giovani: il futuro del Paese”, in cui avremo modo di sviluppare – grazie anche ai contributi degli autorevoli relatori che seguiranno - un dibattito ricco di riflessioni, di spunti e di approfondimenti sui temi del cambiamento, della politica, del lavoro e delle imprese. Ma soprattutto con un occhio di riguardo all’analisi dell’attuale situazione economica vista anche nella prospettiva di una crescita ancora lenta e fragile con cui oggi ci stiamo confrontando.

Uno scenario in cui, dunque, non sono ancora stati smaltiti del tutto gli effetti negativi della crisi. Per il 2010 il nostro Ufficio Studi prevede, infatti, un incremento del Pil pari allo 0,7% e dei consumi pari allo 0,4%. E nel 2011 entrambi gli indicatori dovrebbero attestarsi intorno all’1%.

Dobbiamo, dunque, necessariamente intervenire su questa prospettiva di bassa crescita che è il nostro vero tallone d’Achille.

Ma su cosa occorre puntare per imboccare un sentiero di crescita più robusta e duratura?

La risposta, forse scontata, è nota: rafforzare la produttività e sospingere l’innovazione.

Elementi chiave per mettere le imprese, di tutte le dimensioni, in condizioni di poter crescere e competere meglio.

Più produttività, dunque, anche per rafforzare il reddito dei lavoratori e per favorire nuova occupazione.

E più innovazione che, se in passato era appannaggio solo delle grandi imprese, oggi con la terziarizzazione dell’economia appartiene anche, e soprattutto, alle Pmi e si manifesta con modalità nuove e diverse. Tuttavia, le Pmi sono troppo poche anche per via di un ricambio generazionale che risulta difficile.

Affinchè questo sistema di imprese pesi di più, è necessario mettere in condizione le imprese di micro e piccole dimensioni di salire di un gradino nella scala dimensionale. Condicio sine qua non è il capitale imprenditoriale. Ed è questo che chiede e di cui ha bisogno l’economia dei servizi. Perché più capitale imprenditoriale significa più giovani imprenditori e più opportunità di lavoro.

Altrimenti, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione, il vivaio di giovani imprenditori rischia di ridursi e, pertanto, va coltivato in modo appropriato per far emergere le eccellenze e per permettere di introdurre linfa vitale nel nostro sistema economico.

Ma non voglio dilungarmi oltre anche perché a questo proposito e sul tema più generale della ripresa e degli scenari economici ascolteremo adesso il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che desidero davvero ringraziare – a nome dei Giovani Imprenditori di Confcommercio-Imprese per l’Italia e della Confederazione tutta - per avere accettato l’invito ad intervenire a questo nostro Forum.

E’ un ringraziamento sentito e che vorrei provare a motivare con qualche considerazione introduttiva.

Dicendo, dunque ed anzitutto, dell’interesse particolarissimo con cui noi giovani imprenditori abbiamo seguito, in questi anni, la Sua riflessione sulla fine della fiaba della globalizzazione come “cornucopia” del XXI secolo, sul tempo della grande crisi come attraversamento di “terra incognita”, sulla rifondazione della politica europea sul piano della morale e dei principi.

Interesse particolarissimo, perché i giovani che fanno impresa avvertono fortissima l’esigenza di interrogarsi su ciò che verrà: sulla necessità di una politica e di istituzioni adeguate rispetto alla sfida del governo della globalizzazione, ad esempio, così come sull’affermazione di un modello di crescita e di sviluppo fondato sulla rivalutazione delle ragioni dell’economia reale e del lavoro.

Interesse particolarissimo, ancora, perché i giovani che fanno impresa hanno ben presente che – come ha spesso ricordato il Ministro dell’economia – il debito divora il futuro e che, dunque, un futuro più giusto e più prospero non può essere costruito sulla base di un maggiore debito.

Così, nel tempo della crisi, l’Italia ha scelto di esercitare una politica di bilancio sobria ed attenta all’andamento dei conti pubblici, concentrando i propri margini d’intervento sugli strumenti di protezione del capitale umano e sugli strumenti volti a facilitare l’accesso al credito da parte delle imprese.

Oggi, però, è il tempo del ritorno alla crescita. Una crescita da irrobustire, da consolidare, da accelerare, e peraltro ancora esposta a molte incertezze di scenario.

E’ il momento, in Europa, di un Patto di Stabilità e di Crescita più rigoroso, ma che si apre anche alla prospettiva di una più compiuta politica economica europea finalizzata al perseguimento degli obiettivi di “Europa 2020”.

Perché – cito da una recente intervista resa a “Repubblica” dal Ministro Tremonti – “la stabilità è assolutamente necessaria, ma non è da sola sufficiente”.

Rafforzamento della competitività italiana nel quadro del rafforzamento della competitività europea: ecco, allora, il tema del giorno.

Molto compete alle scelte delle imprese e dei lavoratori, e particolarmente alla loro capacità di fare definitivamente decollare un assetto delle relazioni sindacali e della contrattazione, che metta al centro impegni condivisi per il rafforzamento della produttività e, conseguentemente, per il miglioramento della dinamica salariale.

Ma certamente le politiche pubbliche, le scelte di riforma giocano un ruolo determinante per il rafforzamento della competitività complessiva del sistema-Paese.

Fra tutte, ne cito due, sulle quali, ancora di recente, il Ministro Tremonti è tornato: la riapertura del cantiere della riforma fiscale in parallelo all’avanzamento dell’azione di contrasto e recupero dell’evasione ed al farsi del federalismo fiscale; il Mezzogiorno – a partire dalla sua infrastrutturazione creditizia, tanto più necessaria (o almeno a noi così sembra) nella prospettiva di Basilea 3 – come grande questione nazionale.

Noi – Signor Ministro – la nostra parte cercheremo di farla, nel convincimento che più giovani imprenditori, più giovani imprese significhino, per il Paese nel suo complesso, più crescita, più occupazione, più sviluppo.

A Lei, dunque, la parola, ed ancora grazie per avere accettato il nostro invito.

20 settembre 2010

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