Euro digitale, il progetto Ue per una moneta pubblica più equa e sicura

Euro digitale, il progetto Ue per una moneta pubblica più equa e sicura

Focus sulla moneta elettronica emessa e gestita dalla Banca Centrale Europea per offrire a cittadini e imprese un nuovo strumento di pagamento pubblico, sicuro, da affiancare al denaro fisico e agli altri pagamenti digitali.

L’Euro digitale sarà una versione elettronica della moneta. Verrà emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea per affiancare – non sostituire – il contante e i pagamenti elettronici già in uso (come carte di pagamento e wallet), oggi quasi tutti riconducibili a player extraeuropei.

A differenza delle criptovalute non sarà uno strumento speculativo né un prodotto commerciale: il
suo valore sarà costante e garantito dalla Banca Centrale Europea. Sarà accessibile a tutti,
con un elevato livello di privacy. Nel caso dei pagamenti offline, la riservatezza sarà equivalente a
quella del contante.

Come funziona l’euro digitale

Il funzionamento dell’euro digitale si baserà su un modello ibrido: la BCE emetterà la moneta e ne gestirà l’infrastruttura centrale, come già fanno i grandi circuiti delle carte di credito, mentre la distribuzione ai cittadini e alle imprese avverrà attraverso operatori privati autorizzati, come banche e prestatori di servizi di pagamento (PSP), anche in questo caso come già avviene per i pagamenti elettronici con carte.

Questi soggetti forniranno i wallet tramite i quali eseguire i pagamenti, cioè delle app utilizzabili tramite computer, smartphone ed altri dispositivi. Si tratta quindi di una esperienza d’uso molto simile allo standard corrente.

Dal punto di vista operativo, l’euro digitale potrà essere utilizzato in due modalità:

  • online, tramite connessione Internet, per pagamenti verso esercenti, trasferimenti P2P, acquisti in e-commerce e altri servizi integrati nei wallet bancari;
  • offline, una delle funzioni più innovative: due dispositivi (muniti della tecnologia NFC che
    hanno quasi tutti gli smartphone) potranno scambiarsi euro digitali anche senza
    connessione internet, replicando la riservatezza e la rapidità del contante.

Per evitare impatti eccessivi sulla liquidità del sistema bancario, saranno previsti limiti di detenzione e nessuna remunerazione: l’euro digitale è pensato come mezzo di pagamento, non come deposito di valore.

Il 30 ottobre 2025, il Consiglio direttivo della BCE ha dichiarato conclusa la fase preliminare del
progetto e dato il via alla vera e propria fase attuativa. Il regolamento per l’Euro digitale con la
normativa dovrebbe essere approvato nel 2026, una sperimentazione operativa avviata nel 2027 e
l’entrata in esercizio su vasta scala è attesa per il 2029.

Il valore dell’euro digitale

L’evoluzione della moneta verso il formato elettronico è una conseguenza della digitalizzazione
sempre più pervasiva all’interno della nostra società. Secondo i dati della Banca Centrale Europea, nell’area dell’euro la quota di pagamenti in contanti nei punti vendita fisici, in numero di transazioni, è scesa dal 79% del 2016 al 52% del 2024.

Stando alle rilevazioni dell'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 in Italia l’importo dei pagamenti elettronici ha superato per la prima volta quello delle transazioni per contanti. Una dinamica che è destinata a consolidarsi nel futuro.

In questo scenario si inserisce il progetto dell’euro digitale, che rappresenta molto più di un nuovo strumento di pagamento: è un tassello strategico per rafforzare l’economia europea e garantire maggiore equilibrio in un mercato oggi dominato da pochi grandi operatori privati, extraeuropei.

L’euro digitale può diventare anche un importante motore di innovazione. Basandosi su standard aperti, consentirà a banche, fintech e nuove realtà del settore di sviluppare servizi avanzati, stimolando una concorrenza più sana rispetto all’attuale oligopolio dei pagamenti.

Confcommercio è impegnata affinché il policy maker agisca anche per portare a una riduzione dei costi dei pagamenti digitali per imprese e consumatori.

Differenza da blockchain e criptovalute

L’euro digitale non utilizza tecnologia blockchain, tipica delle cripto-valute che sono private, è
emesso dalla Banca Centrale Europea in una quantità prestabilita e ha un valore certo, non è uno
strumento speculativo il cui controvalore è esposto a forti oscillazioni.

I vantaggi attesi

Il progetto può portare più di un vantaggio per l’Unione europea, la sua industria dei pagamenti, gli esercenti e i consumatori. La sua efficacia dipende, però, in larga parte dalle scelte tecniche e giuridiche che saranno compiute per definirne l’architettura.

L'introduzione dell'Euro digitale mira a generare valore su molteplici livelli, coniugando sovranità istituzionale ed efficienza di mercato.

Autonomia strategica e stabilità: Lo strumento rafforzerebbe la sovranità monetaria dell'UE, riducendo la dipendenza da circuiti di pagamento extraeuropei. Parallelamente, sarebbe tutelata la stabilità finanziaria arginando i rischi sistemici derivanti dalle cripto-attività e preservando il ruolo degli intermediari bancari tramite appositi limiti di detenzione.

Competitività ed efficienza economica: L'adozione di un'infrastruttura pubblica e di standard aperti mira a razionalizzare la struttura dei costi delle transazioni a beneficio dell'economia reale, superando le attuali onerosità dei circuiti privati. Inoltre, favorirebbe l'innovazione del settore FinTech e garantirebbe che il valore economico derivante dai dati di pagamento rimanga all'interno dello spazio europeo.

Privacy e resilienza: Il modello propone uno standard di privacy "a due livelli": massima riservatezza (quasi anonimato) per i pagamenti offline e tutela rigorosa (GDPR e crittografia) per quelli online, bilanciando diritti individuali e normative antiriciclaggio. La funzionalità offline garantisce inoltre continuità operativa anche in assenza di rete, un unicum nel panorama digitale attuale.

Legalità e sicurezza: Oltre a offrire maggiore sicurezza fisica rispetto al contante, la tracciabilità dello strumento contribuisce a contrastare l'economia sommersa e l'evasione fiscale, tutelando la concorrenza leale tra imprese.

I rischi potenziali

Ci sono ancora alcuni nodi irrisolti che rischiano di ridurre l’efficacia dell’Euro digitale e, più in generale, la capacità del sistema dei pagamenti di operare in modo equo e competitivo a beneficio dell’economia italiana ed europea.

Pricing oneroso e costi indiretti: Come in altre realtà, la moneta digitale europea potrebbe essere totalmente pubblica e gratuita, almeno per i servizi di pagamento di base, ossia quelli funzionalmente equivalenti al contante. L’attuale proposta normativa prevede invece che i prestatori di servizi di pagamento (PSP), come le banche, siano coinvolti nella distribuzione della moneta pubblica elettronica. Questo approccio rischia di replicare i costi delle carte private, trasferendo gli oneri sostenuti in prima battuta dagli esercenti, sui prezzi al consumo e vanificando l’idea di una valuta pubblica economica.

Disparità di trattamento tra imprese: Se fossero replicate le logiche di costo dei circuiti privati di pagamento, le micro e piccole imprese finirebbero per pagare commissioni fino a quattro volte superiori rispetto alle grandi aziende, con evidenti distorsioni competitive, ingiustificabili per una moneta pubblica.

Asimmetrie informative diffuse: La filiera dei pagamenti privati è caratterizzata – in tutta Europa - da costi poco chiari e difficilmente comparabili, che limitano la possibilità di una scelta consapevole da parte di esercenti e consumatori. Anche i policy maker, come recentemente segnalato dalla Corte dei conti europea nella Relazione speciale 1/2025, oggi non raccolgono dati adeguati per osservare le dinamiche di mercato. Questo deficit informativo ne riduce la capacità di adottare politiche efficaci. Le proposte normative prevedono già alcuni miglioramenti su questi temi, ma occorre fare di più, anche a livello nazionale.

Squilibrio competitivo a livello europeo: Nel mercato dei pagamenti elettronici, i circuiti internazionali, più costosi, stanno prevalendo sui circuiti domestici, più economici, anche grazie alle asimmetrie informative per i consumatori e a modelli di incentivazione “più aggressivi” rispetto agli intermediari che emettono le carte di pagamento.

Il posizionamento di Confcommercio

Confcommercio con altre associazioni datoriali del terziario, incluse Fipe e Netcomm, ha illustrato il 3 dicembre scorso presso il Comitato Pagamenti Italia, tavolo tecnico con gli stakeholder coordinato da Banca d'Italia, un contributo unitario al dibattito nazionale ed europeo sul futuro dei pagamenti.

Il documento presenta dieci richieste precise per tutelare imprese e cittadini in una fase di profonda digitalizzazione della società, nella quale i pagamenti elettronici hanno superato quelli per contante, anche nel nostro Paese che è primo in Europa per numero di POS, con 3,3 milioni di terminali.

Le 10 richieste al policy maker italiano

  1. Garantire pienamente l’assenza di commissioni dirette per i consumatori. L’Euro digitale potrà essere reso fruibile tramite wallet all’interno di pacchetti a pagamento. Tuttavia va reso inequivocabile che il servizio a costo zero dovrà sempre essere disponibile anche in modalità stand-alone;
  2. Promuovere una comunicazione chiara e trasparente. Occorre evitare equivoci tra “assenza di commissioni dirette” per i consumatori e “gratuità” (preclusa dai costi connessi alla remunerazione dei PSP che, se pagati dagli esercenti, si riflettono sui prezzi finali di beni e servizi), spiegando correttamente ai cittadini benefici e limiti dell’Euro digitale, così da rafforzarne l’accettazione e l’utilizzo.
  3. Sostenere un approccio data driven in tema di pagamenti elettronici. Come suggerisce la Corte dei Conti europea sarebbe opportuno fissare «indicatori specifici a livello dell’UE per misurare i miglioramenti relativi alla velocità, ai costi, all’accessibilità e alla trasparenza dei pagamenti» stabilendo e monitorando i valori-obiettivo. In questa stessa logica si richiede sia commissionata (a livello europeo o, in difetto, a livello nazionale) una valutazione indipendente e autorevole sugli effetti del divieto di surcharge, anche alla luce di lezioni apprese da esperienze come, in Italia, quella di PagoPA.
  4. Individuare un modello di costo equo per garantire parità di trattamento per le imprese di tutte le dimensioni, gratuità per i piccoli importi ed equilibrio per le transazioni di costo più elevato. La moneta pubblica – che, secondo le associazioni aderenti a questo documento, dovrebbe essere gratuita per tutti - qualora comportasse un costo diretto per gli esercenti (e indiretto per i consumatori), non dovrebbe ricalcare le logiche delle carte private, che oggi applicano alle micro e piccole imprese commissioni fino a quattro volte superiori rispetto a quelle delle grandi aziende. Come sostiene la Merchant Payments Coalition Europe, la moneta digitale pubblica non dovrebbe mai costare più di 4 centesimi per transazione, in modo tale da tenere i PSP indenni dai costi del loro coinvolgimento e assicurargli un equo margine per l’esercizio di quella che è una funzione pubblica basata su un’infrastruttura il cui costo grava su tutti i contribuenti. In ogni caso, la soglia indicata rappresenta un tetto massimo di riferimento per le transazioni di maggior valore: i costi dell’Euro digitale non dovrebbero mai essere sproporzionati rispetto agli importi sottostanti e dovrebbero essere azzerati per i micropagamenti, al fine di favorirne l’ampio utilizzo e di evitare rischi di spiazzamento da parte delle soluzioni private, spesso gratuite per le operazioni di più modesta entità.
  5. Definire benchmark di costo più appropriati ed evitare inefficienze ed extraprofitti. Sarebbe opportuno rifiutare l’ancoraggio del costo dell’Euro digitale alle commissioni medie influenzate dai costi elevati dei circuiti internazionali, privilegiando invece i livelli di costo dei circuiti nazionali o dei quartili più bassi del mercato. Inoltre, al più, le remunerazioni ai PSP per l’Euro digitale dovrebbero coprire i costi effettivi con un margine equo, escludendo qualsiasi forma di finanziamento delle inefficienze e le componenti retributive già legate a circuiti privati (che incidono per almeno il 20%) non utilizzati grazie a un’infrastruttura pubblica il cui costo per la collettività è stimato dalla BCE in circa 1,3 miliardi di euro fino alla prima emissione e, poi, in circa 320 milioni l’anno. Alla luce di queste circostanze, si chiede l’impegno della delegazione italiana per un Euro digitale che, se non gratuito, sia almeno sensibilmente più economico delle soluzioni offerte dal mercato per le componenti relative ad acquirer ed emittenti, cui non va trasferito alcun vantaggio economico riferibile all’infrastruttura pubblica. Se il costo per gli utenti dell’Euro digitale fosse allineato a quello medio degli strumenti privati ma incrementato dal costo pubblico per l’infrastruttura, il progetto risulterebbe antieconomico, dando ragione ai suoi detrattori.
  6. Nel caso il legislatore europeo restasse inerte in tema di accountability, sarebbe indispensabile che, in relazione agli strumenti di mercato e, poi, all’Euro digitale, le istituzioni italiane – che tanto si sono spese per sostituire il contante con i pagamenti elettronici - monitorassero e pubblicassero con frequenza dati affidabili, tempestivi e dettagliati su quote di mercato dei circuiti e costi dei pagamenti. Questo lo si può fare agevolmente, arricchendo il flusso di dati sui pagamenti da trasmettere all’Agenzia delle Entrate (ai sensi della legge di bilancio 2025) con le corrispondenti commissioni che, ai sensi del Regolamento (UE) 2015/751, i PSP già producono (in formato elettronico elaborabile). Questi dati, condivisi con Banca d’Italia, permetterebbero di creare un database nazionale aperto e trasparente.
  7. Promuovere, come in Francia, il co-badging per il riequilibrio competitivo tra circuiti internazionali e domestici. Questo, anzitutto, attraverso moral suasion, ma, se necessario, andrebbero adottate norme ad hoc per mitigare le distorsioni che nuocciono alla competizione e ai consumatori.
  8. Assicurare comparabilità dei costi di accettazione degli strumenti privati di pagamento. Occorre intervenire sulla formulazione dell’art.31a del Payment Services Regulation per assicurare che l’EBA detti standard anche per la rappresentazione dei costi applicati dagli acquirer agli esercenti, assicurandone la comparabilità indispensabile per ottener un mercato concorrenziale.
  9. Rendere tangibili (cioè misurabili) i vantaggi economici dell’Euro digitale. Se il costo dell’Euro digitale fosse davvero addebitato agli esercenti, allora occorrerebbero norme che rendano confrontabili, attraverso criteri comuni, i costi dei pagamenti privati con quelli della moneta pubblica, per quantificare in modo oggettivo il risparmio.
  10. Sostenere le buone pratiche nazionali. L’Italia ha fatto e può continuare a fare l’apripista su trasparenza e comparabilità dei costi. In questo senso occorre, anzitutto, far progredire l’esperienza del Protocollo d’intesa del 2023 sulla comparabilità delle offerte dei servizi di acquiring - frutto del confronto costruttivo tra le parti - e identificare altri ambiti nei quali sperimentare approcci innovativi.

Oltre al position paper (disponibile in versione integrale a questo link pdf) è stato divulgato un Allegato Tecnico (qui il link in pdf) che ne sviluppa in modo più approfondito il contenuto e le motivazioni.

L’Euro digitale rappresenta una grande opportunità. Se ben progettato, può essere lo strumento pubblico necessario per garantire all’Europa sovranità monetaria, autonomia strategica e un sistema dei pagamenti più resiliente e innovativo.

Tuttavia, come evidenziato nelle dieci proposte, il successo di questa iniziativa non è scontato. Affinché la moneta unica digitale diventi uno strumento di uso quotidiano, è indispensabile un quadro normativo chiaro che assicuri equità e trasparenza sostanziale. L'Euro digitale non può limitarsi a replicare le logiche tariffarie dei circuiti privati, un oligopolio in un mercato molto opaco. Le imprese del terziario di mercato sono pronte a fare la loro parte.

Grazie al rapporto quotidiano con milioni di consumatori, i nostri settori possono svolgere un ruolo decisivo nella diffusione della nuova moneta. Ma questo sarà possibile solo se i costi a carico degli esercenti saranno sostenibili e non discriminatori rispetto alle dimensioni aziendali. Solo garantendo il giusto equilibrio tra gli interessi in campo l’Euro digitale potrà essere più economico ed efficiente rispetto ai circuiti internazionali, offrendo vantaggi tangibili e misurabili sia per chi acquista che per chi vende.

Banner grande colonna destra interna

Aggregatore Risorse

ScriptAnalytics

Cerca