FAQ Coronavirus DPCM 22 marzo 2020 - Asset Display Page

FAQ Coronavirus DPCM 22 marzo 2020

Le risposte ai dubbi e agli interrogativi delle imprese
Aggiornato al 8 aprile 2020

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8 aprile 2020
In questa pagina sono riportate, in sintesi, le risposte alle vostre domande più frequenti concernenti il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo 2020 che ha disposto la sospensione di alcune attività. Per ogni FAQ abbiamo indicato la fonte della risposta e la data di risposta, che vi invitiamo a tenere presente, perché è nostra cura aggiornare le risposte qualora ci fossero novità. Invitiamo le imprese che abbiano necessità di ulteriori chiarimenti a rivolgersi alla propria associazione territoriale o federazione.
Per consultare le FAQ sul DPCM 11 marzo vai alla pagina FAQ Emergenza Coronavirus.
Per consultare le FAQ sul Decreto “Cura Italia” vai alla pagina FAQ Cura Italia.
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  • #049 · 8 aprile 2020Commercio
    Ho una concessionaria auto e sto implementando l'attività online. In merito alla contrattualistica da far firmare al cliente avete qualche indicazione? Le condizioni vengono equiparate ai contratti firmati fuori sede?

    In relazione alla vendita online di beni, oltre al quadro normativo vigente in merito ai normali acquisti all'interno dei locali commerciali, assume particolare rilevanza la disciplina di maggior tutela per i consumatori prevista dagli articoli da 45 a 67 del Codice del consumo (d.lgs. 206/2005 e successive modifiche ed integrazioni).
    In particolare si evidenziano le specifiche disposizioni in materia di contratti a distanza. Tra queste, le più rilevanti ai fini della contrattualistica con i consumatori sono soprattutto quelle relative all'informativa precontrattuale (art. 49), ai requisiti di forma (art. 51) e al diritto di recesso (artt. da 52 a 59).
    Per completezza, segnaliamo inoltre le disposizioni in materia di consegna e passaggio del rischio (artt. 61 e 63) e le altre disposizioni relative agli strumenti di pagamento.
    Al riguardo, ci permettiamo tuttavia di evidenziare che le richiamate disposizioni prescrivono a carico del professionista venditore una serie di adempimenti particolarmente stringenti che poco si concilierebbero con un'attività improvvisata al solo fine di fronteggiare l'emergenza attualmente in corso, considerate le importanti conseguenze di un'eventuale violazione sia sul piano prettamente civilistico della validità dei contratti (ad es. ai sensi dell'art. 53 la mancata informazione sul diritto di recesso comporta l'estensione del periodo di recesso da 14 giorni ad un anno e 14 gg; la mancata informazione su eventuali spese o costi aggiuntivi, ai sensi dell'art. 49, comporta che questi siano a carico del professionista) che in relazione al rischio di subire importanti sanzioni amministrative pecuniarie da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
    Pertanto, ai fini di un più completo supporto agli associati che intendano intraprendere questa strada, con l'auspicio che possa essere un'indicazione utile e gradita, segnaliamo infine che Unioncamere ha predisposto un modello di contratto tipo di vendita online di beni – alla cui redazione abbiamo contribuito anche noi – validato dalle associazioni dei consumatori e dal Ministero dello sviluppo economico.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa e FAQ Governo
  • #048 · 7 aprile 2020Commercio
    Ho un’azienda a Leonessa (prov. di Rieti) di generi alimentari. Ho un furgone a norma, posso consegnare la merce a domicilio fuori provincia (Roma per esempio)?

    , La consegna a domicilio è consentita per tutti i prodotti anche per quelli che non sono indicati nell'allegato I del dpcm 11 marzo 2020, per cui è stata temporaneamente sospesa la vendita al dettaglio.
    In particolare, relativamente ai prodotti alimentari, nella sezione Pubblici esercizi ed attività commerciali delle FAQ del Governo viene espressamente affermato che "Tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione e somministrazione di cibi e bevande, compresi i prodotti agricoli, possono consegnare a domicilio tali prodotti. Devono essere rispettati i requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto. Chi organizza l'attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro".
    Per quanto riguarda le consegne al di fuori del comune in cui ha sede l'attività, sebbene l'ordinanza del Ministero della Salute del 22 marzo, recepita dal DPCM di pari data, abbia vietato, in generale, gli spostamenti tra comuni diversi, segnaliamo che gli stessi rimangono possibili per "comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute".
    Sulla questione è intervenuto un chiarimento da parte del Governo che nella Sez. SPOSTAMENTI delle richiamate FAQ ha chiarito che per comprovate esigenze lavorative significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa. Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l'adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni.
    Nelle medesime FAQ il Governo (Sez. TRASPORTI), precisa inoltre che non vi è alcuna limitazione per il transito delle merci (non solo quelle di prima necessità) che possono essere trasportate sul territorio nazionale. Il trasporto delle merci è considerato come un'esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può spostarsi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci.
    È tuttavia sempre necessario assicurare che i soggetti che materialmente effettuano le consegne presso i clienti (titolare, dipendente, collaboratore occasionale) operino nel rispetto delle misure di sicurezza igienico-sanitarie, indossando i dispositivi di protezione individuale (DPI) osservando i distanziamenti previsti tanto nella fase del trasporto (ad es. le auto possono essere utilizzate da più passeggeri solo se si rispetta la distanza minima di un metro) che della consegna al cliente.
    Resta in ogni caso salva la possibilità che misure più restrittive vengano adottate dal Governo e/o dagli Enti Locali (regioni e comuni), sia in base al DL 6, ora abrogato dal DL 19, sia in base a quanto previsto dalle nuove disposizioni contenute nel Dl n. 19 del 25 marzo 2020, che consentono anche l'adozione di ulteriori misure per le limitare o sospendere le attività commerciali di vendita al dettaglio, a eccezione di quelle necessarie per assicurare la reperibilità di generi agricoli, alimentari e di prima necessità. (art. 1, comma 2, lett. u).
    Sarà, pertanto, necessario monitorare anche i provvedimenti locali che in questo periodo sono stati o potrebbero essere approvati.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa e FAQ Governo
  • #047 · 7 aprile 2020Commercio
    Vendo materiale termoidraulico e mobili per bagno, codice ATECO 47.52.10. Posso rimanere aperto?

    , confermiamo che la vendita al dettaglio di prodotti di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico (codice ATECO 47.52.10), può essere legittimamente effettuata, in quanto espressamente ricompresa nell'allegato I del DPCM 11 marzo 2020, come potrà verificare anche consultando il sito Confederale dove sono riportati i codici Ateco delle attività consentite.
    Nella descrizione delle attività a cui viene attribuito il Codice ATECO 47.52.10 , viene contemplata: la vendita al dettaglio di ferramenta, colori, vernici lacche, vetro piano, articoli e attrezzature per il fai da te, nonché apparecchi e materiali antinfortunistici.
    Per individuare altri eventuali prodotti che possono essere posti in vendita sarà necessario verificare caso per caso, non essendo possibile fornire una risposta specifica in assenza di indicazioni su quali siano gli altri prodotti che vengono posti in vendita (ad esempio continua ad essere consentita il commercio al dettaglio di articoli per l'illuminazione con il Codice ATECO 47.59.30).
    Inoltre, è necessario capire se all'attività in questione vengono attribuiti più codici ATECO; in tal caso andrà verificato se si tratta di un codice primario o secondario o se, invece, l'attività viene ricompresa solo nell'ambito del codice ateco sopra attribuito. Se l'attività avesse anche codici ATECO secondari le segnaliamo la seguente faq del Governo (sez. ATTIVITA' PRODUTTIVE):

    La mia attività prevalente non rientra tra i codici ATECO indicati ma, invece, vi rientra il codice ATECO di una delle mie attività secondarie, per la quale, pertanto, posso continuare ad operare. Devo preventivamente darne comunicazione al Prefetto? No, la comunicazione al Prefetto non è necessaria in quanto l'attività ricade tra quelle essenziali riportate nell’allegato. Tale comunicazione è invece richiesta per continuare a svolgere una attività non ricompresa fra i codici Ateco indicati nell’allegato, ove se ne assuma la necessità per la continuità di una delle filiere prioritariamente e assolutamente garantite, ed è appunto sulla verifica di tale necessità che dovrà appuntarsi il controllo prefettizio.

    Tale faq autorizza espressamente anche la prosecuzione delle attività del solo codice secondario ATECO che ricada tra quelle consentite, senza necessità della comunicazione al Prefetto.
    Inoltre, nel caso in cui sorgesse un dubbio in merito alla possibilità di poter continuare a svolgere la vendita di un determinato prodotto sarà necessario verificare se questa possa essere considerata funzionale allo svolgimento delle attività ricomprese nell'allegato I del DPCM 22 marzo 2020.
    Si ricorda infatti che l'art. 1, comma 1, lett. d), prevede, in casi eccezionali, la possibilità di continuare a svolgere le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiera delle attività indicate nell'allegato I, previa comunicazione al Prefetto della provincia.
    Infine, nel caso in cui l'attività relativa alla vendita di un determinato prodotto debba considerarsi sospesa è sempre ammessa la possibilità di effettuare la vendita a distanza di tali prodotti, purchè si rispettino le prescrizioni in materia igienico sanitaria anti-contagio. Nelle Faq predisposte dal Governo si evince anche che nel caso in cui la consegna dovesse essere effettuata da terzi, il titolare deve comunque essere garantito circa l'osservanza delle misure igienico sanitarie da parte di colui che effettuerà materialmente la consegna.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa e FAQ Governo
  • #046 · 7 aprile 2020Commercio
    Ho una stazione di servizio con un autolavaggio, ora unico servizio che offro è per auto della polizia e alle auto delle officine. Posso farlo a tutti gli altri?

    , nel rispetto delle norme igienico sanitarie. Infatti Le attività di autolavaggio di cui al codice 45.20.91 Lavaggio auto risultano consentite in quanto l'intera classe 45.20, che le ricomprende, è inclusa nell'allegato 1 al DPCM 22 marzo, come sostituito dal DM MiSE del 25 marzo.
    In linea di principio, quindi, il servizio potrebbe essere prestato nei confronti di chiunque. Resta inteso, tuttavia, che la possibilità di usufruirne risulterà fortemente limitata a causa degli stringenti limiti attualmente imposti agli spostamenti.
    Tra comuni diversi, infatti, questi rimangono possibili soltanto nel caso di "comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute" (DPCM 22 marzo) mentre, all'interno dei singoli comuni, soltanto per "comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute" (DPCM 8 marzo).
    Da questo punto di vista evidenziamo, peraltro, che sul territorio si riscontra un atteggiamento molto rigoroso da parte delle autorità preposte ai controlli.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #045 · 7 aprile 2020Commercio
    La forza pubblica mi ha fatto chiudere l’erboristeria? Potevano?

    No. Secondo l'art. 2, comma 1, del DPCM del 22 marzo 2020, le disposizioni di questo provvedimento si applicano cumulativamente a quelle di cui al DPCM 11 marzo 2020.
    Inoltre l'art. 1, comma 1, lett. a), quarto periodo, del medesimo DPCM, afferma espressamente che Resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM 11 marzo 2020 e dall'ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020.
    Anche nelle faq del Governo, che sono peraltro periodicamente aggiornate (attualmente al 1 aprile), le erboristerie possono rimanere aperte in quanto assimilabili a quelle del commercio di prodotti per l’igiene personale ovvero di generi alimentari.
    L'assimibilità dell'attività di erboristeria al commercio di generi alimentari non è quindi venuta meno e la faq mantiene intatta la sua validità, come testimoniato dall'apertura su tutto il restante territorio nazionale.
    La domanda al Prefetto non è quindi necessaria per questa tipologia di attività.
    Va quindi contattato il Comando provinciale della forza di appartenenza (o il Prefetto) per far presente quanto accaduto.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa e FAQ Governo
  • #044 · 7 aprile 2020Commercio
    I venditori ambulanti di prodotti alimentari possono continuare la loro attività?

    . Possono nei mercati rionali ancora aperti oppure mediante la vendita a domicilio, infatti l'art. 28, comma 4, del D.Lgs. 114/1998, stabilisce che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di vendita sulle aree pubbliche esclusivamente in forma itinerante "abilita anche alla vendita al domicilio del consumatore, nonché nei locali ove questi si trovi per motivi di lavoro, di studio, di cura, di intrattenimento o svago".
    La suddetta disposizione fa riferimento, tuttavia, alla cd. vendita "porta a porta".
    Per quanto concerne, invece, la vendita a distanza, si segnala che non si ravvisano ragioni per ritenerla vietata. La tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
    Il riferimento generale ad "altra tipologia di vendita", a nostro avviso, non implica una distinzione tra vendite effettuate su aree private in sede fissa e vendite effettuate su aree pubblica, dal momento che entrambe le tipologie ricadono, in generale, nella nozione di "commercio al dettaglio".
    Inoltre, l’art. 30 del D.Lgs. 114/1998 stabilisce che “i soggetti che esercitano il commercio sulle aree pubbliche sono sottoposti alle medesime disposizioni che riguardano gli altri commercianti al dettaglio di cui al presente decreto purché esse non contrastino con specifiche disposizioni del presente titolo”.
    Pertanto, fatti salvi eventuali chiarimenti ufficiali che dovessero pervenire sul punto, si ritiene che gli operatori autorizzati al commercio su area pubblica possano effettuare vendite a distanza senza bisogno di dotarsi di ulteriori titoli abilitativi.
    Dal punto di vista del rispetto della normativa igienico-sanitaria, segnaliamo che l’art. 6 del Reg. 852/2004, che disciplina la notifica sanitaria, impone agli operatori del settore alimentare di notificare “qualsivoglia cambiamento significativo di attività” (par. 2, comma 2).
    Poiché, in tali circostanze, la consegna a domicilio rappresenterebbe soltanto una modalità occasionale di consegna dei prodotti, del tutto accessoria all'attività svolta secondo le normali modalità, riteniamo che la messa a disposizione di un simile servizio non si possa considerare tale da comportare un mutamento “significativo” dell’attività dell’impresa.
    Tuttavia, al fine di prevenire eventuali contestazioni e in attesa di indirizzi univoci da parte dell’amministrazione centrale, invitiamo comunque a verificare presso la propria ASL o SUAP di riferimento tutti gli adempimenti ritenuti necessari e in particolare l'eventuale necessità di procedere a un aggiornamento della notifica sanitaria.
    A tal proposito segnaliamo, inoltre, la necessità di adeguare il proprio manuale HACCP affinché tenga conto delle nuove modalità operative introdotte nello svolgimento dell'attività. Nel caso in cui si intenda procedere alle consegne senza affidarsi a soggetti terzi, sarà inoltre necessario predisporre l'attrezzatura idonea a garantire che la consegna avvenga senza compromettere la sicurezza dei prodotti.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #043 · 6 aprile 2020Commercio
    Sono proprietario di una impresa che vende mobili e sto partecipando ad una serie di bandi pubblici per fornitura di arredi. Le amministrazioni pubbliche non hanno ancora bloccato i bandi, e per alcuni è obbligatorio il sopralluogo fisico, come devo comportarmi?

    Tutti i decreti anche l'ordinanza 37 del 3 aprile, in ordine di tempo, conferma la possibilità degli spostamenti per comprovate esigenze lavorative richiamando la nota del ministero dell'Interno del 23 marzo.
    Nel suo caso, per comprovare tali esigenze in caso di controllo, sarà opportuno farsi rilasciare dalla PA che ha emesso il bando, una dichiarazione che attesti la necessità del sopralluogo come indicato dal bando e, possibilmente, anche la lettera di invito con giorno ed ora del sopralluogo che, immagino, vadano concordati con l'amministrazione.
    Al sopralluogo inoltre dovrà partecipare con il minor numero possibile di personale tecnico ed anche questa circostanza dovrà essere fatta presente alla PA che ha pubblicato il bando.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #042 · 6 aprile 2020Commercio
    Sono un gioielliere e vorrei qualche informazione in più sulle vendite a distanza. Non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo come riportato nella tabella A allegata al Decreto Legislativo 25 novembre 2016, n. 22, al punto 1.11.4, in materia di regime abilitativo previsto per tali vendite? Ci possono essere differenze tra Comuni?

    Le disposizioni del D.Lgs. 222/2016 non si prestano a molte possibili interpretazioni: il punto 1.11.4 della tabella A recita: "Vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line (quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo)". Si tratta, peraltro, della medesima espressione ripetuta nella modulistica SUAP unificata e standardizzata approvata con l'accordo in Conferenza Unificata del 4 maggio 2017 e che, ormai, è in uso in tutto il territorio nazionale, fatte salve le sole differenze giustificate dalla normativa regionale eventualmente vigente.
    La SCIA è necessaria, pertanto, soltanto all'avvio di una nuova attività che abbia ad oggetto la sola vendita a distanza.
    Nel caso in cui permangano applicazioni difformi, ci sembra che la soluzione più indicata sia quella di cercare contattare il SUAP (Sportello Unico per le Attività produttive) del vostro Comune.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #041 · 6 aprile 2020Commercio
    Ho un’attività sospesa e vorrei fare vendita a domicilio. Per giustificare lo spostamento serve la comunicazione tramite Suap della vendita telefonica o via internet o basta dimostrare che, con documento fiscale e autocerficazione?

    Secondo quanto indicato nelle FAQ del Governo, la consegna a domicilio è sempre consentita, anche per le attività sospese e per i prodotti non di prima necessità:

    I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità e che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio? Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro (i prodotti di prima necessità sono elencati nell’allegato 1 al Dpcm 11 marzo 2020).

    Per quanto riguarda l'eventuale necessità di specifici titoli abilitativi, evidenziamo che la tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
    Riteniamo quindi che anche le imprese no-food possano legittimamente ricorre a tale modalità di vendita senza necessità di presentare una SCIA ma riteniamo altresì necessario che le stesse comunichino alla Camera di commercio competente, secondo le modalità ordinarie, la variazione dell'attività svolta al fine dell'attribuzione del relativo codice Ateco.
    Per quanto riguarda la consegna, questa può, come confermato anche dalla FAQ, essere fatta dallo stesso negoziante o da soggetti terzi in entrambi i casi con scrupolosa osservanza delle misure anti contagio (guanti, mascherine, distanza).

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa e FAQ Governo
  • #040 · 6 aprile 2020Commercio
    Ho un’attività di commercio all'ingrosso e al minuto (nella stessa sede) di ferramenta e vernici. Se mi chiama un artigiano (o altro cliente NON privato) e mi chiede di acquistare merce con fattura, posso fare la consegna tramite corriere e quindi emettere la fattura?

    Se, come sembra dalla sua domanda, l'esercizio commerciale in questione è aperto in quanto l'attività svolta è classificata con il codice ATECO 47.52.10 (Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico), si ritiene che oltre alla vendita al dettaglio ai consumatori privati possa essere legittimamente effettuata anche la vendita ai professionisti (idraulici, riparatori, installatori, etc.) le cui attività rientrano tra quelle espressamente ricomprese nell'ALL. 1 DPCM 22 marzo 2020 o che risultano comunque consentite in quanto funzionali allo svolgimento di attività essenziali.
    Tale conclusione può desumersi, infatti, dalla circostanza che le attività di vendita al dettaglio indicate nell'allegato 1 al DPCM 11 marzo 2020 sono consentite senza che sia indicata alcun tipo di limitazione o altra restrizione di natura soggettiva relativamente alla clientela potenzialmente acquirente.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #039 · 6 aprile 2020Commercio
    Il codice ATECO 49.46.1 non è in elenco e il codice ATECO 17 sì. Nella visura ho il codice ATECO 17.2 come secondario. Posso continuare l'attività?

    Le disposizioni non distinguono tra codici primari e secondari, pertanto bisogna ritenere che facciano riferimento al solo codice primario.
    La classificazione Ateco dipende, infatti, dall'attività principale svolta dall'impresa.
    Segnaliamo tuttavia che Unioncamere, nel documento di FAQ ha chiarito che "Se l'attività prevalente, o l'attività secondaria sono incluse nell'elenco di cui all'allegato 1) del DPCM 22 marzo 2020 l'impresa può continuare la sua attività. In altre parole, non si deve tenere conto solo dell'attività primaria".
    Pertanto, in mancanza di ulteriori indicazioni ufficiali sul punto e non vedendo ragione per circoscrivere il chiarimento sopra riportato al solo DPCM 22 marzo, sembra di poter ritenere che anche imprese la cui attività primaria risulti sospesa, possano proseguire le attività identificate dai codici secondari riportati nell'allegato 1 al DPCM 11 marzo e nell'allegato 1 al DPCM 22 marzo, come sostituito dal DM MiSE del 25 marzo.
    Segnaliamo infine che il codice Ateco 49.46.1 non risulta presente nella classificazione Ateco 2007.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa e FAQ Unioncamere
  • #038 · 2 aprile 2020Commercio
    Per proseguire il nostro lavoro per la vendita a distanza dobbiamo fare un'attivazione del codice ATECO 47.91.30 (commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio e telefono) con una richiesta al SUAP del comune. È corretto?

    No. Non riteniamo necessario il passaggio al SUAP ma solo alla CCIAA di appartenenza.
    Secondo quanto indicato nelle FAQ del Governo, infatti, la consegna a domicilio è sempre consentita, anche per le attività sospese e per i prodotti non di prima necessità:

    I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità e che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio? Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro (i prodotti di prima necessità sono elencati nell’allegato 1 al Dpcm 11 marzo 2020).”

    Per quanto riguarda il profilo abilitativo, la tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
    Riteniamo che possa legittimamente ricorrere a tale modalità di vendita senza necessità di presentare una SCIA ma riteniamo altresì necessario che comunichi alla Camera di commercio competente, secondo le modalità ordinarie, la variazione dell'attività svolta al fine dell'attribuzione del relativo codice Ateco.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #037 · 2 aprile 2020Commercio
    La Polizia locale sostiene che dobbiamo presentare una SCIA per avviare consegna a domicilio. È vero?

    Secondo quanto indicato nelle FAQ del Governo, la consegna a domicilio è sempre consentita, anche per le attività sospese e per i prodotti non di prima necessità:

    I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità e che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio? Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro (i prodotti di prima necessità sono elencati nell’allegato 1 al Dpcm 11 marzo 2020).”

    Inoltre, la tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
    Riteniamo quindi che anche le imprese no-food possano legittimamente ricorre a tale modalità di vendita senza necessità di presentare una SCIA ma riteniamo altresì necessario che le stesse comunichino alla Camera di commercio competente, secondo le modalità ordinarie, la variazione dell'attività svolta al fine dell'attribuzione del relativo codice Ateco.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #036 · 31 marzo 2020Commercio
    La mia visura camerale prevede vari codici ATECO, alcuni sospesi, altri no. Che devo fare?

    Nel caso in cui nel medesimo esercizio coesistono più attività differenti, che vengono esercitate in ragione di titoli abilitativi distinti (SCIA), a ciascuno dei quali corrisponda un proprio codice ATECO principale, viene richiesto di sospendere l'attività identificata da un codice non ammesso ai sensi del DPCM, proseguendo invece l'altra.
    Ad esempio, in base alle indicazioni fino ad ora fornite dal Governo:

    · l'attività dei panifici è consentita, mentre deve ritenersi sospesa, ad esempio, l'attività di rosticceria svolta nel medesimo esercizio (compresa la preparazione di pasti da portar via Take-Away") trattandosi di un'attività assimilabile alla somministrazione di alimenti;
    · deve essere sospesa l'attività di somministrazione esercitata congiuntamente ad una attività di vendita al dettaglio consentita;
    · i bar che vendono tabacchi e/o quotidiani possono restare aperti solo per la vendita di tabacchi e/quotidiani, non anche per la somministrazione di cibo e bevande.


    Tuttavia, le attività di vendita al dettaglio temporaneamente sospese possono effettuare solo la vendita con consegna a domicilio, vedi la FAQ sul delivery.
    Inoltre è consentito per gli Enti locali l'approvazione di misure ulteriormente restrittive che possano essere adottate dal Governo. Sarà, pertanto, necessario monitorare i provvedimenti locali che in questo periodo potrebbero essere approvati.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #035 · 31 marzo 2020Trasporti
    Sono un ambulante e vorrei fare consegne per conto dei negozi. Posso?

    No, perché per effettuare trasporto merci in conto terzi è necessaria un'iscrizione all'albo. Esistono, poi, obblighi di qualificazione iniziale e periodica dei conducenti che si intende impiegare alla guida, bisogna soddisfare una serie di requisiti per lo svolgimento dell'attività che variano in funzione della portata dei mezzi che si intende utilizzare.

    — Fonte Confcommercio, Settore Trasporti
  • #034 · 31 marzo 2020 (aggiornata in data 2 aprile 2020)Commercio
    Una pasticceria può vendere prodotti freschi, in primis uova di Pasqua e affini, considerata l’imminente festività?

    , ma solo raccogliendo gli ordini via internet o telefono e organizzando le consegne a domicilio.
    Il DPCM 11 marzo 2020 sospende le attività commerciali al dettaglio ad eccezione di quelle che vendono generi alimentari e di prima necessità individuate dall'allegato 1. Le "Attività delle pasticceria" (Codice Ateco 56.10) devono ritenersi sospese. Per le attività sospese, come specificano le FAQ del governo, resta consentita la possibilità di raccogliere ordini via internet, per corrispondenza, radio e telefono, ed effettuare "la consegna a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto e chi organizza le attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro."
    Segnaliamo sul punto che lo scorso 26 e 27 marzo la Confcommercio ha sottoscritto per le aziende due protocolli uno con i CGIL, FILCAMS CISL E FISASCAT-CISL e uno con UGL, concernenti la regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.
    Si evidenzia, infine, che alcune regioni italiane hanno rilasciato specifiche prescrizioni sulle modalità per effettuare le consegne a domicilio che in Campania, ad esempio, sono al momento vietate

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
  • #033 · 28 marzo 2020Fisco
    Ho chiuso il negozio al pubblico, faccio solo consegna di ordini online. Posso chiedere il credito d’imposta per l’affitto?

    . Nel caso di negozio chiuso ma che effettua attività online/telefono/ consegne a domicilio, si precisa che il credito d'imposta previsto dall'art. 65 del D.L. n. 18 del 2020 spetti anche nell’ipotesi di consegna a domicilio.
    No. Per quanto riguarda, invece, una impresa che ha come attività commerciale prevalente il commercio on-line o per telefono, essendo tale tipologia di attività ricompresa nell’elenco di cui all'allegato 1 al DPCM 11 marzo 2020, occorre fare riferimento alla prevalenza dell’attività commerciale svolta.
    Di conseguenza, se l'attività di commercio on-line o per telefono è prevalente, non è possibile usufruire dell'agevolazione.

    — Fonte Confcommercio, Settore Fiscalità d'impresa
  • #032 · 28 marzo 2020Fisco
    Ho un bar (chiuso) con tabaccheria (aperta). Posso avere il credito di imposta per l'affitto locale C1? Ho diritto a richiederlo pro quota?

    No. Il beneficio riguarda le attività commerciali che sono state sospese in base al DPCM 11 marzo 2020, ad eccezione di quelle di cui agli allegati 1 e 2 al citato decreto, tra le quali rientra l’attività di commercio di tabacco, indicata nel quesito.
    Riteniamo che il credito d’imposta non spetterebbe nell’ipotesi in cui l’attività di commercio del tabacco sia prevalente rispetto all’attività di bar, nemmeno pro quota.

    — Fonte Confcommercio, Settore Fiscalità d'impresa
  • #031 · 28 marzo 2020 (aggiornata in data 2 aprile 2020)Commercio
    Come posso sospendere volontariamente la mia attività? Devo darne comunicazione?

    La risposta dipende dalla legislazione regionale applicabile e dalle specifiche misure eventualmente adottate in occasione dell'emergenza, perciò è necessario innanzitutto svolgere una verifica presso il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) di competenza.
    La normativa regionale potrebbe, infatti, prevedere specifici obblighi di comunicazione, disciplinandone le tempistiche e le modalità.
    In mancanza di previsioni regionali sul punto, per quanto riguarda le attività commerciali al dettaglio, l'art. 22 del D.Lgs. 114/1998, stabilisce comunque che "l'autorizzazione all'apertura è revocata qualora il titolare: [...] b) sospende l'attività per un periodo superiore ad un anno" (comma 4) e che "il sindaco ordina la chiusura di un esercizio di vicinato qualora il titolare: a) sospende l'attività per un periodo superiore ad un anno" (comma 5).
    Pertanto, comunicare la sospensione della propria attività consente al SUAP di calcolare con precisione, anche a tutela degli stessi esercenti, il decorso dei termini massimi di cui sopra ed evita che il Comune possa ritenere erroneamente che si sia verificata una cessazione definitiva dell'attività.
    Si segnala, infine, che diversi Comuni hanno chiarito che le attività sospese obbligatoriamente in ottemperanza alle disposizioni emanate per fronteggiare l'emergenza, non devono effettuare alcuna comunicazione e hanno predisposto, invece, dei moduli di comunicazione appositi per quanti intendano sospendere volontariamente l'attività.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #030 · 27 marzo 2020Commercio
    Le strutture di vendita di generi alimentari e di prima necessità, nelle quali sono posti in vendita anche beni di diverso genere ad esempio: abbigliamento, calzature, articoli sportivi, articoli di cancelleria, giocattoli, ecc.) possono consentire ai clienti l'acquisto anche di questi prodotti?

    No. Contrariamente a quanto precedentemente affermato si registra un mutamento interpretativo del Governo nelle FAQ, in quanto non è più consentita la vendita di prodotti diversi da quelli elencati nelle categorie merceologiche indicate nell'allegato 1 del Dpcm 11 marzo 2020 (integrato dall’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020) in qualunque giorno della settimana.
    Tale misura riguarda tutte le strutture di vendita, senza distinzione di dimensione, ed è operativa in tutti i giorni della settimana non essendoci più differenze tra giorni feriali, prefestivi e festivi.
    Pertanto, le attività commerciali come, ad esempio, l'ipermercato, il supermercato, il discount, il minimercato e gli altri esercizi non specializzati di alimentari vari possono vendere solo generi alimentari e di prima necessità.
    Il responsabile di ogni attività commerciale dovrà, pertanto, organizzare la sua attività in modo da precludere ai clienti l'accesso alle zone (scaffali o corsie) in cui sono posti i prodotti per cui è stata temporaneamente sospesa la vendita. Nel caso in cui nell'attività commerciale non sia possibile precludere l'accesso a scaffali e corsie, sarà necessario rimuovere dall'attività tutti i prodotti la cui vendita non è consentita.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa e FAQ Governo
  • #029 · 27 marzo 2020Commercio
    Gli esercizi commerciali, le medie e le grandi strutture di vendita presenti all'interno dei centri commerciali devono rimanere chiusi nelle giornate festive e prefestive (sabato e domenica)?

    No, dall'interpretazione normativa fornita dal Governo nelle Faq, si evince che possono rimanere aperte tutte le attività commerciali, a prescindere dalla loro dimensione, tutti i giorni della settimana, purché la vendita dei prodotti sia limitata alle categorie merceologiche riportate nell'allegato 1 del DPCM 11 marzo 2020 per come integrate dall’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020.
    Alla luce di tale interpretazione, pertanto anche i supermercati e gli ipermercati presenti nei centri commerciali, così come tutti gli altri esercizi commerciali, possono essere aperti tutti i giorni limitatamente alla vendita dei prodotti sopra richiamati.
    L'attività di vendita presso i mercati, sia all'aperto che chiusi, è anch'essa consentita tutti i giorni della settimana, ma esclusivamente per la vendita di generi alimentari e dei prodotti agricoli come previsto dal Dpcm del 22 marzo 2020.
    In ogni caso, per effettuare la vendita di tali prodotti, deve essere sempre garantita la distanza interpersonale di 1 metro e, al fine di rispettare tale disposizione, è possibile modulare l'accesso e l'apertura delle strutture di vendita.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa e FAQ Governo
  • #028 · 27 marzo 2020Commercio
    Una cartoleria può rimanere aperta?

    Le Faq predisposte dal Governo ed aggiornate al 26 marzo, chiariscono che le attività al dettaglio restano disciplinate dall'allegato 1 del DPCM 11 marzo 2020.
    Pertanto, riteniamo che la vendita al dettaglio concernente articoli di cartoleria e forniture per ufficio (Codice Ateco 4762) debba essere sospesa non essendo inserita nel suddetto allegato.
    Riteniamo che tutte le attività temporaneamente sospese possano continuare a svolgesi con vendita a distanza. Leggi la FAQ dedicata al commercio online.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa e FAQ Governo
  • #027 · 27 marzo 2020Commercio
    È consentita la vendita in negozio di prodotti che non sono elencati nell’allegato 1 del DPCM 11 marzo 2020?

    Sul sito delle Faq di Palazzo Chigi è stato aggiornato il quesito relativo alla vendita di prodotti diversi da quelli inclusi nell'allegato 1 del DPCM dell'11 marzo.
    In base al nuovo orientamento, per il Governo è venuta meno la possibilità, anche per gli esercizi al dettaglio la cui attività non è sospesa, di vendere prodotti diversi da quelli dell'allegato 1 al DPCM dell'11 marzo.
    Quindi al momento, a meno di ulteriori variazioni, questa possibilità non è più consentita.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa e FAQ Governo
  • #026 · 26 marzo 2020Commercio
    Cosa significa "comprovate esigenze lavorative"? I lavoratori autonomi come faranno a dimostrare le "comprovate esigenze lavorative"?

    È sempre possibile uscire per andare al lavoro, anche se è consigliato lavorare a distanza, ove possibile, o prendere ferie o congedi.
    “Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante di cui alla FAQ n. 1 o con ogni altro mezzo di prova, la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa.
    Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l’adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #025 · 26 marzo 2020Commercio
    Ho una lavanderia. Posso regolarmente operare?

    Sì, è possibile continuare ad esercitare l'attività di lavanderia in quanto prevista tra quelle espressamente consentite che sono elencate nell'all. 2 del DPCM 11 marzo 2020.
    Infatti il DPCM 22 marzo all'art. 1, comma 1, lett. a) stabilisce che "resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020", ed all'art. 2 prevede che le disposizioni "si applicano, cumulativamente a quelle di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020 nonché a quelle previste dall’ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020".
    Quindi, è possibile mantenere personale in azienda ma il datore di lavoro deve garantire il rispetto delle misure di cui al protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020.
    Il datore di lavoro deve comunque garantire l'osservanza in azienda delle misure di sicurezza igienico-sanitarie (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) per il personale eventualmente presente in azienda osservando il protocollo del 14 marzo 2020.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #024 · 26 marzo 2020Commercio
    Le consegne a domicilio di genere alimentare possono avvenire anche fuori Comune?

    Per quanto riguarda le consegne al di fuori del comune sede dell'attività, sebbene l'ordinanza del Ministero della Salute del 22 marzo, recepita dal DPCM di pari data, abbia vietato, in generale, gli spostamenti tra comuni diversi, segnaliamo che gli stessi rimangono possibili per "comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute". Invece il DPCM 8 marzo, all'art. 1, comma 1, lett. a), prevedeva già che gli spostamenti, anche all'interno dei singoli territori, potessero avvenire solo per "comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute".
    Le FAQ del Governo (sez. SPOSTAMENTI) chiariscono che "comprovate" significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro ed il recarsi presso la propria attività, anche se chiusa al pubblico, rientra nell’andare al lavoro.
    Nelle medesime FAQ del Governo (sez. Trasporti), inoltre, viene precisato che non vi è alcuna limitazione per il transito delle merci (non solo quelle di prima necessità) che possono essere trasportate sul territorio nazionale. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può spostarsi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci.
    Ricordiamo infine la necessità di dotare il personale (se diretti dipendenti/collaboratori) dei dispositivi di protezione individuale (DPI) anche ai fini della consegna. In caso di ricorso a soggetti terzi, è necessario assicurarsi che siano rispettate le misure sanitarie di protezione da parte del soggetto che materialmente effettuerà le consegne presso i clienti.
    Resta in ogni caso salva la possibilità che misure più restrittive vengano adottate dal Governo e/o dagli Enti Locali (regioni e comuni).

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #023 · 26 marzo 2020Commercio
    È vero che solo chi ha codice ATECO corrispondente a vendita telefonica – per corrispondenza o via internet – può vendere online in questo momento?

    No. Le FAQ del Governo, aggiornate oggi, hanno confermato che i negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità elencati nell’allegato 1 al Dpcm 11 marzo 2020, che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio.
    Viene inoltre precisato che la consegna dei prodotti a domicilio è consentita nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale.
    Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #022 · 25 marzo 2020Commercio
    La mia impresa svolge attività con il codice ATECO 17.23.09, ma nell’allegato è riportato solo il codice 17. Devo chiudere?

    No. Riteniamo che quando nell'allegato è indicato il codice che identifica l'intera divisione siano ricompresi tutti i codici (e quindi le attività) che identificano le sottoclassi della divisione.
    Questo perché il codice della divisione, da solo, non consentirebbe di identificare con precisione nessuna attività ed inoltre, quando si è voluto identificare determinate attività escludendone altre all'interno della medesima divisione, l'allegato 1 le ha indicate in maniera puntuale.
    Nel caso specifico il codice 17.23.09 (fabbricazione di altri prodotti cartotecnici) rientra nella divisione 17 (fabbricazione di carta ed altri prodotti di carta).

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #021 · 25 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
    I CAF (Codice Ateco 69.20.14), tra cui ci sono molte società di servizi delle Confcommercio, posso rimanere aperte?

    Riteniamo che l'attività dei CAF sia inclusa nel disposto dell'art. 1, comma 1, lettera e) del DPCM del 22 marzo ai sensi del quale: “sono comunque consentite le attività che erogano servizi di pubblica utilità”.
    Le attività amministrative invece vanno limitate a quelle effettivamente indifferibili ed urgenti (es. scadenza fatture prima del 13 aprile).
    Tutte le altre vanno rinviate a dopo il 13 aprile.
    Fatte queste premesse, è possibile mantenere personale in azienda ma il datore di lavoro deve garantire il rispetto delle misure di cui al protocollo del 14 marzo 2020.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #020 · 25 marzo 2020Commercio
    Sono titolare di un negozio di ottica (Cod ATECO 47.78.20) volevo sapere se dopo l'ultimo decreto possiamo rimanere aperti.

    Certo, i negozi di ottica possono rimanere aperti. Tutte le attività elencate nell’allegato 1 e 2 al DPCM dell’11 marzo possono continuare ad essere svolte.
    La lettera a) del DPCM del 22 marzo specifica che "resta fermo per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM dell'11 marzo e dall'ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo".
    Inoltre, a conferma del fatto che il DPCM del 22 marzo non ha abrogato le disposizioni contenute nel DPCM dell’11 marzo, si evidenzia che l'art. 2 del DPCM del 22 marzo dispone che le disposizioni del presente decreto "si applicano cumulativamente a quelle di cui al DPCM dell'11 marzo 2020, nonché a quelle dell'ordinanza del ministro della salute del 20 marzo 2020."
    Il datore di lavoro deve comunque garantire l'osservanza in azienda delle misure di sicurezza igienico-sanitarie (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) per il personale eventualmente presente in azienda osservando il protocollo del 14 marzo 2020.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #019 · 25 marzo 2020Commercio
    Posso vendere on-line anche dopo il 25 marzo (non sto parlando di generi alimentari)?

    Sì, non ci sono limiti temporali per l'attività di commercio via internet.
    La scadenza del 25 marzo è per consentire alle attività di produzione e commercio all'ingrosso non incluse nell'allegato 1 del DPCM del 22 marzo di completare le attività necessarie alla sospensione (consegne, ecc).
    Le uniche attività oggi consentite all'interno dei locali commerciali sono pertanto limitate a quelle strettamente indispensabili all'eventuale gestione del commercio via internet (o per telefono ecc.) e/o per le consegne al domicilio del cliente, ove non sia possibile operare integralmente da remoto.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #018 · 25 marzo 2020Commercio
    La consegna a domicilio di pasti è sempre possibile?

    La consegna a domicilio di pasti è ancora ammessa. Se l'impresa che confeziona i pasti li consegna con proprio personale deve avere cura di utilizzare DPI (mascherine, guanti, distanza di sicurezza).
    Le attività non sospese ai sensi del DPCM dell'11 marzo possono continuare a vendere tutti prodotti del loro assortimento fino ad espressa indicazione contraria da parte del Governo.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #017 · 25 marzo 2020Commercio
    I codici ateco sono quelli che risultano dalla visura camerale, oppure Agenzia Entrate? molte aziende in particolare quelle "più datate" hanno in visura camerale codici ateco spesso non corrispondenti.

    In linea teorica ciascuna attività dovrebbe essere identificata, sia presso il Registro delle Imprese che presso l'Agenzia delle Entrate, dal medesimo codice Ateco.
    Eventuali errori o disallineamenti devono essere corretti in modo che risulti sempre il codice più adeguato a identificare l'attività concretamente svolta dall'impresa.
    Pertanto, nel valutare se, in caso di attribuzione di codici differenti, l'attività possa ritenersi consentita, bisognerà fare riferimento al codice che si ritiene la identifichi con maggiore precisione.
    Poiché le disposizioni dei DPCM 11 marzo e 22 marzo non contengono ulteriori specificazioni, in mancanza di chiarimenti ufficiali sul punto si ritiene che, nell'eventualità di un controllo, sia possibile impiegare indifferentemente sia i dati del Registro delle Imprese che quelli dell'Agenzia delle Entrate.
    Per quanto riguarda le attività con codici attribuiti sulla base di classificazioni precedenti a quella attualmente in uso, si segnala che, a questa pagina del sito dell'Agenzia delle Entrate e a questa pagina del sito dell'Istat, sono disponibili delle tabelle di raccordo tra i codici della classificazione Ateco 2007 e quelle precedentemente utilizzate.
    Per opportuna informazione si segnala infine che, a partire dal 23 marzo 2020, è possibile verificare direttamente e gratuitamente il codice Ateco di qualsiasi attività tramite la funzione di ricerca disponibile sul sito del Registro delle Imprese.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #016 · 24 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
    La mia attività necessita di proseguire e dare corso ad alcuni adempimenti amministrativi e fiscali, in primo luogo, ad esempio, il pagamento delle fatture ai fornitori. Come posso fare?

    Le attività amministrative invece vanno limitate a quelle effettivamente indifferibili ed urgenti (es. scadenza fatture prima del 13 aprile).
    Tutte le altre vanno rinviate a dopo il 13 aprile.
    Fatte queste premesse, è possibile mantenere personale in azienda ma il datore di lavoro deve garantire il rispetto delle misure di cui al protocollo del 14 marzo 2020.
    Il datore di lavoro deve comunque garantire l'osservanza in azienda delle misure di sicurezza igienico-sanitarie (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) per il personale eventualmente presente in azienda osservando il protocollo del 14 marzo 2020.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #015 · 24 marzo 2020 (aggiornata in data 26 marzo 2020)Commercio
    È possibile continuare l’attività di vendita a distanza con consegna a domicilio?

    Le attività di commercio via internet, per televisione, per corrispondenza, radio e telefono restano consentite ed è quindi possibile che vi si dedichi del personale con l'accortezza di ridurlo allo stretto indispensabile ove non sia possibile operare integralmente da remoto.
    Viene, inoltre, precisato che la consegna dei prodotti a domicilio è consentita nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale.
    Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.
    Le uniche attività oggi consentite all'interno dei locali commerciali chiusi sono pertanto limitate a quelle strettamente indispensabili all'eventuale gestione degli ordini arrivati via internet (o per telefono etc.) e/o per le consegne al domicilio del cliente, ove non sia possibile operare integralmente da remoto.
    Per chi dovesse rimanere fisicamente in azienda a gestire gli ordini, il datore di lavoro deve garantire il rispetto delle misure di sicurezza igienico-sanitarie (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) di cui al protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020, con l'accortezza, però, di ridurlo allo stretto indispensabile.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #014 · 24 marzo 2020Commercio
    Ho una struttura ricettiva con codice ATECO 55.20.51 (affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed&breakfast, residence). Posso rimanere aperta?

    No. Il DPCM 22 marzo ha sospeso le attività produttive industriali e commerciali non indicate nell'allegato 1 al decreto e non oggetto di specifiche eccezioni.
    Al momento, pertanto, le attività di cui alla sottocategoria 55.20.51 devono ritenersi sospese.
    L'elenco delle attività consentite potrà comunque essere modificato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, così come previsto dall'art. 1, comma 1, lett. a), del DPCM.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #013 · 24 marzo 2020Commercio
    Ho un'attività di gestione di autorimesse e parcheggi (Codice Ateco 52.21.50), essendo di ausilio a trasporti e mobilità, ed avendo contratti di posteggio in essere non giornalieri (mensili e plurimensili), posso continuare a operare?

    La lettera d) dell'articolo 1 del DPCM, consente la prosecuzione per le attività sospese che sono però "funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali” di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146.
    In tal caso sarà necessario inviare apposita comunicazione al Prefetto della provincia in cui è ubicata l'attività, indicando specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi che sono attinenti alle attività consentite. Il DPCM non prevede particolari modalità per effettuare la comunicazione al Prefetto.
    Una volta che viene effettuata la comunicazione l'attività potrà proseguire senza necessità di ulteriori adempimenti.
    Spetterà, quindi, al Prefetto, decidere se sussistono o meno le condizioni per considerare l'attività sospesa funzionale ad assicurare la continuità della filiera.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #012 · 24 marzo 2020Commercio
    Il termine del 25/03 previsto dal 4c art. 1 del DPCM 22/03 è da considerarsi capiente fino alle ore 23:59 del giorno stesso o il 25/03 è il primo giorno di sospensione attività.

    La disposizione di cui all'art. 1, comma 4, DPCM 22 marzo 2020, secondo cui "Le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza", deve intendersi nel senso che è possibile espletare e attività ivi indicate fino alla mezzanotte del 25 marzo (compreso).

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #011 · 24 marzo 2020Commercio
    Ho un’agenzia di pubblicità su quotidiani e periodici posso operare?

    Le attività svolte dalle agenzie di pubblicità su quotidiani e periodici Codice Ateco 73.11.01 sono sospese in quanto non rientranti nelle attività riportate nell'allegato I del DPCM 22 marzo 2020. La lettera d) dell'articolo 1 DPCM, consente la prosecuzione per le attività sospese che sono però "funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali” di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146. In tal caso sarà necessario inviare apposita comunicazione al Prefetto della provincia in cui è ubicata la sua attività, indicando specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi che sono attinenti alle attività consentite. Una volta che viene effettuata la comunicazione l'attività potrà proseguire senza necessità di ulteriori adempimenti.
    Spetterà al Prefetto, decidere se sussistono o meno le condizioni per considerare l'attività sospesa funzionale all'attività della filiera.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #010 · 24 marzo 2020Commercio
    Cartolerie e negozi di giocattoli, pur chiusi, possono effettuare consegna a domicilio, ed eventualmente avendo già piattaforma on line la vendita on line?

    Il DPCM 22 marzo stabilisce che "resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020", riteniamo che, come già avveniva sulla base delle disposizioni di cui al DPCM 11 marzo, anche l'attività in oggetto, per quanto sospesa, possa continuare a operare mediante vendita a distanza con raccolta degli ordini sia telefonica che online.
    Peraltro la questione è stata oggetto della seguente FAQ ufficiale, tuttora pubblicata sul sito del Governo:

    I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli elencati nell'allegato 1 e che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio?
    Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro (allegato 1 e allegato 2).

    Come specificato anche dalla FAQ, trattandosi di un'attività sospesa non è consentito il ritiro dei prodotti direttamente presso i locali dell'attività.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #009 · 24 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
    Posso svolgere, purché chiusi al pubblico, lavori artigiani all'interno o manutenzione oppure inventario?

    Tali attività vanno limitate a quelle effettivamente indifferibili ed urgenti. Tutte le altre devono essere rinviate a dopo il 13 aprile perché i provvedimenti che si sono succeduti dopo il 16 marzo (data delle risposte cui fate riferimento) sono tutti diretti a contenere gli spostamenti.
    Fatte queste premesse, ricordiamo che, come sopra evidenziato, è possibile mantenere personale in azienda per attività indifferibili ed urgenti ma il datore di lavoro deve garantire il rispetto delle misure igienico-sanitarie di cui al protocollo del 14 marzo 2020.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #008 · 24 marzo 2020Commercio
    Le farmacie hanno qualche limite nella vendita dei prodotti diversi da quelli strettamente farmaceutici?

    Segnaliamo che in base all'art. 1 del DPCM dell'11 marzo 2020 le farmacie e le parafarmacie possono restare aperte senza nessuna limitazione merceologica in tutti i giorni della settimana e questa possibilità resta confermata anche alla luce del DPCM di ieri.
    Riteniamo inoltre che possano continuare a vendere tutti i prodotti presenti nell'attività di vendita anche nelle giornate prefestive e festive.
    Peraltro, anche nei confronti delle parafarmacie che, come noto, vendono sostanzialmente prodotti cosmetici, il DPCM 11 marzo 2020 non impone alcuna limitazione.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #007 · 24 marzo 2020Commercio
    Ho un’erboristeria, posso tenere aperta l’attività nel rispetto delle norme igieniche?

    Si, le erboristerie possono proseguire la propria attività.
    Il datore di lavoro deve comunque garantire l'osservanza in azienda delle misure di sicurezza igienico-sanitarie (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) per il personale eventualmente presente in azienda osservando il protocollo del 14 marzo 2020.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #005 · 23 marzo 2020Commercio
    La mia attività al dettaglio, prima consentita dal DPCM dell’11 marzo, ora non più è tra quelle indicate nell’allegato 1 del DPCM 22 marzo: devo sospenderla?

    No, tutte le attività elencate nell’allegato 1 e 2 al DPCM dell’11 marzo possono continuare ad essere svolte.
    La lettera a) del DPCM del 22 marzo specifica che "resta fermo per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM dell'11 marzo e dall'ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo".
    Inoltre, a conferma del fatto che il DPCM del 22 marzo non ha abrogato le disposizioni contenute nel DPCM dell’11 marzo, si evidenzia che l'art. 2 del DPCM del 22 marzo dispone che le disposizioni del presente decreto "si applicano cumulativamente a quelle di cui al DPCM dell'11 marzo 2020, nonché a quelle dell'ordinanza del ministro della salute del 20 marzo 2020."
    Le attività di commercio al dettaglio non sospese dal DPCM dell’11 marzo possono quindi continuare ad operare.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #005 · 23 marzo 2020Commercio
    La mia attività all’ingrosso non è tra quelle indicate nell’allegato 1 del DPCM 22 marzo: devo sospenderla? Come posso fare con la merce in giacenza? La vendita a distanza è consentita?

    Ad eccezione di quelle specificate nel DPCM, le attività produttive industriali e commerciali all’ingrosso non indicate nell’allegato 1 devono essere sospese.
    Il Ministero dello Sviluppo Economico può, tuttavia, modificare l’elenco con proprio decreto (pertanto è ragionevole ritenere che le tipologie di attività ammesse saranno ampliate e per questo stiamo predisponendo a tal fine un elenco di attività da segnalare).
    Il DPCM 22 marzo consente comunque la prosecuzione delle “attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali” di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146.
    Si evidenzia che questa disposizione richiama esclusivamente l’allegato 1 al DPCM del 22 marzo e non l’allegato 1 del precedente DPCM dell’11 marzo.
    Tra le suddette attività si ritiene possano rientrare, ad esempio, le seguenti attività commerciali:
    · 46.75.01 Commercio all'ingrosso di fertilizzanti e di altri prodotti chimici per l'agricoltura;
    · 46.75.02 Commercio all'ingrosso di prodotti chimici per l'industria;
    · 46.47.30 Commercio all'ingrosso di articoli per l'illuminazione; materiale elettrico vario per uso domestico, che risulta funzionale all'attività di installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e installazioni consentita dal DPCM.
    Lo stesso vale per alcune attività produttive, quali ad esempio:
    · 16.29.20 Fabbricazione dei prodotti della lavorazione del sughero, necessaria per la produzione di tappi da impiegare nell’imbottigliamento del vino;
    · 23.13.00 Fabbricazione di vetro cavo, volta ad assicurare la produzione di bottiglie.
    Per poter proseguire l’attività funzionale ad altre filiere è necessario inviare apposita comunicazione al Prefetto della provincia in cui essa è ubicata, indicando specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi che sono attinenti alle attività consentite.
    Una volta effettuata la comunicazione, l’attività potrà proseguire senza necessità di ulteriori adempimenti. Sarà eventualmente il Prefetto a disporne la sospensione con un successivo provvedimento.
    Tutte le imprese le cui attività sono sospese per effetto del decreto, hanno comunque tempo fino al 25 marzo per completare le attività necessarie alla sospensione, compresa la spedizione della merce in giacenza.
    Infine, poiché il DPCM stabilisce che “le attività produttive che sarebbero sospese ai sensi della lettera a) possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile", in assenza di indicazioni ufficiali in senso contrario, riteniamo che le attività all'ingrosso che attualmente devono ritenersi sospese, possano comunque proseguire la propria attività ricorrendo alla vendita a distanza, con raccolta degli ordini sia telefonica che online, analogamente a quanto già previsto per le attività al dettaglio e fatte salve le eventuali restrizioni agli spostamenti (e quindi alle consegne) disposte a livello locale.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #004 · 23 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
    È da ritenersi ancora autorizzata la vendita al dettaglio di articoli igienico-sanitari fino al 13 aprile, ferme restando le limitazioni per medie e grandi strutture di vendita nei festivi e prefestivi, e il rispetto dei necessari protocolli di sicurezza.
    Poiché i nostri punti vendita sono caratterizzati, in generale, da licenza ingrosso/dettaglio, abbiamo già chiarito che l'ingrosso va gestito in base alle nuove prescrizioni.

    Sì, la vendita al dettaglio di articoli igienico-sanitari resta consentita.
    L'art. 2 del DPCM del 22 marzo dispone infatti che le disposizioni del presente decreto si applicano cumulativamente a quelle di cui al DPCM dell'11 marzo, nonché a quelle dell'ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #003 · 23 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
    Le attività che sono sospese, possono prevedere la presenza del titolare o di loro delegati all'interno delle attività per lavori da svolgere all'interno della stessa, come inventari, o per la gestione di merce deteriorabile (esempio i fioristi)?

    Il comma 4 dell'art. 1 del DPCM del 22 marzo prevede che "le imprese le cui attività vengono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza".
    Pertanto fino al 25 marzo si potrà continuare a svolgere tutte le attività necessarie per organizzare la sospensione dell'attività, come ad esempio la gestione della merce deteriorabile; dopo il 25 marzo l'attività dovrà essere sospesa sino al 13 aprile.
    Alla luce di quanto sopra esposto, riteniamo che sia possibile prevedere la presenza del titolare all'interno dell'attività sospesa, che deve, comunque, essere chiusa al pubblico, nella misura in cui questo sia necessario ed indispensabile per le attività necessarie alla sospensione e previa osservanza delle disposizioni contenute nell'ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo in cui "è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute".
    Tuttavia, ove possibile, si evidenzia che alcune attività, quale ad esempio quella relativa alla gestione degli inventari, dovrebbero essere svolte a distanza o con lavoro agile o rimandate eventualmente ad un momento successivo al termine dell'emergenza.

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa
  • #002 · 23 marzo 2020 (aggiornata in data 26 marzo 2020)Commercio
    È ancora consentito il delivery per le attività di pubblico esercizio?

    La lettera a) del DPCM del 22 marzo specifica che "resta fermo per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM dell'11 marzo e dall'ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo".
    Pertanto resta confermato l'allegato 1 del DPCM 11 marzo, che consente il commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via internet, per televisione, per corrispondenza, radio e telefono.
    Nelle Faq predisposta dal Governo si evince che resta consentito il servizio di consegna a domicilio, per tutte le attività che sono momentaneamente sospese quindi anche per le rosticcerie, piadinerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, ecc., mentre non è consentito il take-away.
    Ad oggi (26 marzo), le FAQ predisposte dal Governo, aggiornate al DPCM 22 marzo continuano infatti a prevedere che "tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione e somministrazione di cibi e bevande, compresi i prodotti agricoli, possono consegnare a domicilio tali prodotti. Devono essere rispettati i requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto. Chi organizza l'attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro."

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa e FAQ Governo
  • #001 · 23 marzo 2020Commercio
    È ancora consentito il delivery per le attività di pubblico esercizio?

    La lettera a) del DPCM del 22 marzo specifica che "resta fermo per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM dell'11 marzo e dall'ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo".
    Pertanto resta confermato l'allegato I del DPCM 11 marzo, che consente il commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via internet, per televisione, per corrispondenza, radio e telefono.
    Riteniamo che sia ancora possibile continuare a svolgere l'attività attraverso consegne a domicilio, sempre nel rispetto delle misure di sicurezza anticontagio e previa osservanza delle disposizioni contenute nell'Ordinanza del Ministero della Salute in cui "è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute".
    Ad oggi (23 marzo), le FAQ predisposte dal Governo, aggiornate al DPCM 22 marzo continuano infatti a prevedere che "Tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione e somministrazione di cibi e bevande, compresi i prodotti agricoli, possono consegnare a domicilio tali prodotti. Devono essere rispettati i requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto. Chi organizza l'attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro".

    — Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa

 

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