Fiducia di consumatori e imprese, pessime notizie

Fiducia di consumatori e imprese, pessime notizie

I dati Istat registrano un leggero calo da 101,1 a 100,7 per la fiducia dei consumatori, mentre per le imprese passa da 87,7 a 87,9.  Confcommercio: "disinnescare l'insidia della rassegnazione".

DateFormat

28 gennaio 2021

Secondo le stime dell'Istat a gennaio ci sono state lievi variazioni per la fiducia di consumatori e imprese. In leggera diminuzione l'indice dei consumatori (da 101,1 a 100,7) e in aumento quello delle imprese (da 87,7 a 87,9).

Per quel che riguarda le imprese, la fiducia cala nel settore manifatturiero (da 96,0 a 95,1) e nel commercio al dettaglio (da 88,2 a 87,9) mentre aumenta nei servizi di mercato (da 78,4 a 82,0) e nelle costruzioni (da 136,0 a 138,0). Guardando all'indice dei consumatori, il clima personale e quello futuro registrano un peggioramento (rispettivamente da 107,0 a 106,5 e da 105,3 a 103,2). Negativi anche i giudizi sulla situazione economica generale e le attese sulla disoccupazione. Recuperano invece, per il secondo mese consecutivo, le aspettative sia sulla situazione economica generale che su quella familiare.

Confcommercio: "disinnescare l'insidia della rassegnazione"

"Sotto la superficie piatta della stabilità dei climi di fiducia si cela una pericolosa stanchezza di famiglie e imprese dopo quasi un anno di pandemia. Consumi e investimenti non ripartono, anche in ragione del perdurare dei vincoli all’attività economica. Incertezza e sfiducia permangono come si vede dal confronto esteso a periodi superiori al mese". Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati diffusi dall’Istat.

"Rispetto a settembre 2020 – continua la nota - l’indice di fiducia dei consumatori è sotto di 14 punti percentuali, quello complessivo delle imprese di 3,4 punti mentre quello specifico per il settore turistico a gennaio è ancora inferiore di quasi il 38% rispetto a cinque mesi prima. Nello stesso periodo, la riduzione dell’indice del clima di fiducia delle imprese della distribuzione tradizionale è calato del 15%. Pertanto, la stabilità dei dati mensili è una pessima notizia".

"In quest’ottica – conclude l’Ufficio Studi - è fondamentale delineare, chiaramente ed in tempi rapidi, uno scenario di sviluppo del Paese per i prossimi anni, anche per disinnescare l’insidia della rassegnazione che mina le prospettive di ripresa a breve, con o senza le ingenti risorse europee in procinto di giungere all’Italia".

Banner grande colonna destra interna

Aggregatore Risorse

ScriptAnalytics

Cerca