Dispositivi medici, il payback slitta al 30 aprile

Dispositivi medici, il payback slitta al 30 aprile

Più tempo per le aziende fornitrici di dispositivi medici per adempiere all'obbligo di ripiano del superamento del tetto di spesa. Incontro in Commissione Affari e Sociali del Senato con una delegazione Fifo Confcommercio- Aforp.

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25 gennaio 2023

Le aziende fornitrici di dispositivi medici dovranno adempiere all'obbligo di ripiano del superamento del tetto di spesa  posto a loro carico per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, effettuando i versamenti in favore delle singole regioni e province, entro il 30 aprile prossimo invece che entro il 31 gennaio come originariamente previsto. Lo dispone un decreto legge approvato dal Consiglio dei il 10 gennaio scorso.

Il 25 gennaio scorso, una delegazione di Fifo Confcommercio-Aforp è stata ricevuta, a Palazzo Madama, dal presidente della Commissione Affari Sociali e Sanità, Francesco Zaffini, e dal Capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione, Ignazio Zullo. "L’incontro - ha commentato il presidente Fifo Sanita, Massimo Riemè avvenuto in una logica di proficua collaborazione. La sensazione è che ci sia una forte attenzione al tema da parte del Governo e delle forze politiche, con un interesse e una voglia a trovare la soluzione migliore. Resta un tema non facile da risolvibile, ma constatiamo una grande  apertura a lavorare insieme con l’obiettivo di tutelare tutte le PMI del nostro settore dei fornitori di dispositivi medici".

"L'ascolto di questo Governo - ha aggiunto la presidente Aforp, Grazia Guida - ci rende fiduciosi in una possibile soluzione del problema payback, per questa grande criticità che investe il nostro comparto e soprattutto per le PMI, che senza un adeguato provvedimento, vedrebbero svaniti anni di sacrifici e di investimenti e crollerebbe l'economia portante del nostro Paese. Noi continueremo a difendere i nostri diritti fino a raggiungere il risultato, che speriamo possa arrivare, coscienti che faremo fino in fondo la nostra parte".

 

Il payback mette a rischio il sistema sanitario nazionale

Nella manovra economica il Governo non ha affrontato il tema del payback mettendo così a rischio il Sistema Sanitario Nazionale. Fifo Sanità, la Federazione italiana fornitori ospedalieri aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, ribadisce così il rischio concreto di un’imminente mancanza di dispositivi medici negli ospedali e lancia l’allarme per l’intera tenuta del settore. La norma costringe le aziende fornitrici di dispositivi medici a pagare 2.1 miliardi di euro entro il 15 gennaio, con conseguente fallimento per centinaia di pmi che distribuiscono a tutti gli ospedali d’Italia dispositivi salvavita e altro materiale per il corretto svolgimento delle attività chirurgiche.

“Siamo inorriditi - dichiara il presidente Massimo Riem - per quello che potrà accadere se la norma non sarà superata. Stiamo parlando di una certezza, non una possibilità. Mancheranno dispositivi medici come strumenti chirurgici e diagnostici. Chiediamo al Governo, che in queste ore sta lavorando alla manovra, di superare la norma o almeno garantirne la sospensione”.

“Abbiamo lavorato e lavoreremo - conclude Riem - per tutelare il futuro prossimo delle pmi che rappresentiamo, e soprattutto la tenuta dell’intero Sistema Sanitario Nazionale. Il Governo ci dia ascolto per evitare un pericolo concreto e incombente per la salute dei cittadini. Di fronte a questo rischio, la politica non può girarsi dall’altra parte".

Fifo Confcommercio e Confindustria Dispositivi Medici sconcertati: “mai fatto accordi sul payback”

"Siamo sconcertati dalle dichiarazioni che giungono da alcuni esponenti delle Istituzioni regionali che parlano di ‘accordo con le associazioni di categoria’ in riferimento al payback sui dispositivi medici”. Così la Federazione Italiana Fornitori in Sanità, aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia, e Confindustria Dispositivi medici che ricordano che il payback resta un’imposizione di legge che richiede coattivamente parte di compensi precedentemente concordati secondo gare d’appalto regolarmente aggiudicate. Nessuna azienda, ribadiscono le due Associazioni, può sopportare tali richieste per entità e tempistiche.

“Dopo mesi di proposte e di richieste di aiuto alle istituzioni rimaste inascoltate, siamo sbalorditi dalle dichiarazioni in merito a un’intesa con le associazioni che rappresentano le aziende del comparto. È, inoltre, da rilevare l’assoluta illegittimità e incostituzionalità di questa misura che distrugge una filiera cruciale per il Sistema Sanitario Nazionale”, aggiunge Massimo Riem, presidente di Fifo Sanità.

“Restiamo sconcertati - dichiara Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici - di fronte alle false dichiarazioni di una parte della classe politica che parla addirittura di un precedente accordo con le associazioni di categoria sul payback, senza considerare le catastrofiche conseguenze che questo avrà sulla salute dei cittadini. Vorremmo piuttosto poter discutere col Governo e le Regioni una soluzione”.

L'allarme era già stato lanciato dalla Federazione il 6 dicembre scorso nel corso di una conferenza stampa a seguito dell'approvazione nel Decreto aiuti bis della normativa sul payback che obbliga le aziende del comparto a rimborsare il 50% delle spese effettuate in eccesso dalle regioni. Per FIFO Sanità il provvedimento mette a rischio il tessuto dei fornitori ospedalieri, composto nel 95% da micro, piccole e medie imprese, con oltre 100mila lavoratori coinvolti. Dispositivi salvavita, strumenti per dialisi, valvole cardiache, protesi e ferri chirurgici: sono solo alcuni dei dispositivi medici che potrebbero mancare negli ospedali a partire da gennaio.

Strumenti che potrebbero mancare negli ospedali in caso di stop forniture
Sterilizzatori
Prodotti per circolazione extracorporea
Protesi cardiache 
Valvole cardiache
Stent coronarici e cardiaci
Dispositivi protezione per radiologia e radioterapia
Protesi ortopediche
Stent vascolari
Dispositivi per traumatologia (ossa)
Ventilatori polmonari per rianimazioni, terapie intensive, reparti Covid 
Strumentario e ferri chirurgici
Disinfettanti e antisettici
Accessori per radioterapia
Camici monouso
Garze, bende e cerotti
Dispositivi per dialisi
Dispositivi salvavita
Dispositivi per pronto soccorso

 

NB. Tempi per stop alle forniture - Il lasso di tempo tra la chiusura delle imprese e la fornitura dei dispositivi può variare da pochi giorni a qualche settimana

 

La stima dell’impatto del payback 2015-2020 sulle imprese

Sulla base dei dati resi pubblici dalla Corte dei Conti (che, per quanto riguarda i tetti di spesa 2015-2020, ha ripreso quelli dei due Accordi Stato-Regioni sopracitati), FIFO ha stimato lo sforamento della spesa e il payback a carico delle imprese fornitrici del SSN.

La spesa è cresciuta nell’arco di tempo considerato del 18,3%, passando da 5,8 miliardi di euro nel 2015 a 6,8 nel 2020. Nell’ultimo anno, in particolare, la spesa è cresciuta del 7,3%, pari in valore assoluto a oltre 460 milioni di euro.

Dati i tetti lo sforamento complessivo è cresciuto nell’arco dei sei anni considerati sia in valore assoluto che in percentuale della spesa ammessa. Complessivamente il payback che le aziende sono tenute a pagare ammonterebbe alla cifra “monster” di 3,6 miliardi di euro, che confrontata alla spesa annua pubblica in dispositivi medici ne rappresenta ben oltre il 50%.

Sforamento nella spesa a livello nazionale e relativo al payback complessivo

Valori in milioni di euro e in %

  2015 2016 2017 2018 2019 2020
Tetto di spesa 4.800 4.856 4.925 4.962 5.011 5.261
Spesa effettiva 5.782 5.838 5.986 6.226 6.430 6.842
Sforamento (mln.euro) 1.041 1.052 1.105 1.287 1.419 1.642
Sforamento (in %) 21,7 21,7 22.4 25,9 28,3 31
Payback 416 474 553 643 710 821

Fonte: Elaborazioni FIFO Sanità su dati Corte dei Conti (2020, 2021) e Accordi Stato-Regioni 2019

 

Riem: "Centinaia di aziende saranno costrette a chiudere"

Come Federazione che rappresenta le pmi in Sanità - ha detto il presidente di FIFO, Massimo Riem - siamo assolutamente d’accordo a perseguire una spesa pubblica razionale e oculata. Ma questo obiettivo non può passare per una deresponsabilizzazione degli amministratori e un tracollo del tessuto delle pmi italiane. Con l’attuazione del payback centinaia di aziende saranno costrette a chiudere, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. Le imprese non saranno più in grado di fornire dispositivi medici, a gennaio ci troveremo davanti a una crisi senza precedenti da un punto di vista economico e sanitario”. "Chiediamo la cancellazione di questa norma - ha concluso Riem - che è inapplicabile e chiediamo l'apertura di un tavolo di discussione con il governo". 

a cura di

Ugo Da Milano  

 

Decreto aiuti Bis: "confermato il Payback 

Nel Decreto Aiuti bis il governo ha confermato il payback sui dispositivi medici che obbliga le aziende del comparto Sanità a rimborsare il 50% delle spese effettuate in eccesso dalla regioni. "Una pratica ingiusta - ha commentato Fifo, la Federazione italiana fornitori ospedalieri - che mette a rischio la tenuta delle pmi del settore, compromettendo il Sistema sanitario nazionale".

Leggi anche la news sul Decreto aiuti bis, "Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali"

Con l'approvazione di questa normativa, secondo Fifo, si mette a rischio il tessuto dei fornitori ospedalieri, composto per il 95% da micro, piccole e medie imprese, con oltre 100mila lavoratori coinvolti. "Il fine ultimo del contenimento della spesa pubblica - ha aggiunto la Federazione - è sicuramente corretto, ma il provvedimento del payback è ingiusto e assolutamente vessatorio", perché deresponsabilizza gli amministratori pubblici, penalizzando invece i produttori e i distributori di dispositivi medici.

I contratti di forniture di dispositivi medici vengono stipulati al termine di gare pubbliche che hanno già l’obiettivo, tra gli altri, di contenere i costi della spesa pubblica. La restituzione del 50% della spesa alle regioni incide fortemente sui bilanci delle piccole e medie imprese, che non possono poi sottrarsi dall'eseguire o interrompere le forniture di beni o servizi, una volta vinta una gara pubblica.

Secondo i dati di Fifo, solo per il quinquennio 2015-2020 le aziende dovrebbero restituire in media somme pari a metà del proprio fatturato annuo (circa 3,6 miliardi di euro), con ingenti difficoltà fiscali, trattandosi di bilanci già depositati, e con modalità vessatorie che
prevedono anche la compensazione dei crediti vantati dalle imprese fornitrici nei confronti
delle aziende sanitarie.

“Come Federazione che rappresenta le pmi in Sanità - ha dichiarato il presidente di Fifo,
Massimo Riem - siamo assolutamente d’accordo a perseguire una spesa pubblica razionale
e oculata, ma questo obiettivo non può passare per una deresponsabilizzazione degli
amministratori e un tracollo del tessuto delle pmi italiane. Tutto ciò, poi, potrebbe tradursi in una
mancanza di forniture di dispositivi medici essenziali per la cura dei pazienti, e dei servizi di
assistenza tecnica agli ospedali, la cui importanza si è evidenziata durante la recente
pandemia". 

Alla luce di questa situazione, Fifo ha richiesto un confronto immediato con il governo per trovare una soluzione condivisa e una strategia alternativa "altrimenti saremo costretti ad intentare un’azione legale per tutelare aziende e lavoratori che, con enormi sacrifici, negli ultimi due anni hanno contribuito ad uscire dall’emergenza", ha concluso il presidente Riem.

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