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Forum Terziario Donna: l'intervento del presidente Patrizia Di Dio

Terziario donna vuole l'Europa. La vuole, intanto, per mantenere quanto abbiamo avuto per quasi un secolo. Democrazia, diritti e libertà individuali, benessere e prosperità, istruzione, sanità e cultura. La vuole, poi, perché quello che ancora non abbiamo, possiamo averlo anche con l'aiuto di un'Europa da difendere, sebbene da cambiare. Cosa è che ancora non va? Troppa moneta e poca politica finora, accessi ai diritti limitati , livelli di crescita diseguali e poco concertati, condizioni sociali troppo differenti. Europa a due velocità, si dice. Talora o spesso, forse, ce ne sono più di due…. Ma torniamo ai diritti e parliamo di noi. Di noi donne. C'è molto da fare. Il mercato è cambiato in Europa. Proprio le donne fanno la differenza rispetto a prima. Le imprese femminili sono in forte aumento, come emerge dalla ricerca Confcommercio Unioncamere che vedremo tra qualche minuto. La parità tra donne e uomini rappresenta un valore fondamentale dell'Ue. Oggi l'Europa è uno dei luoghi al mondo più sicuri e più equi per le donne. Ma la lotta per i diritti è ancora necessaria. Le donne dovrebbero godere di uguaglianza, emancipazione e sicurezza. Ma per molte, troppe, non è così. Ce lo dicono i numeri. Nella politica e nell'impresa sono sottorappresentate.  Guadagnano ancora in media il 16 % in meno rispetto agli uomini in tutta l'UE. La violenza e le molestie di genere sono diffuse Quest'anno il tema del nostro Forum si incentra sulle donne quale elemento essenziale della ripresa e quale elemento centrale della comunità europea. Essenziale e centrale. Elemento essenziale perché senza la loro partecipazione non si sviluppano i risultati economici attraverso i quali si potrà definire la ripresa., Centrale perché il sostegno alle donne deve essere centrale e prioritario nelle scelte politiche, è una questione prioritaria. La condizione femminile misura il grado di civiltà raggiunto da un Paese. Vale per l'Europa, vale per l'Italia. Sapete che  le donne, in Italia, sono  le più istruite e le meno occupate? Secondo  World Economic Forum, siamo primi al mondo per iscrizioni all'università, ultimi in Occidente per partecipazione femminile al mercato del lavoro. In altre parole: stiamo buttando via il segmento più istruito della popolazione. E poi ci chiediamo perché non si cresce! La questione femminile è la vera, grande, vergogna italiana, una gigantesca ingiustizia sociale. Siamo il Paese che cresce meno di tutti nell'Occidente. Proprio qui  la questione femminile dovrebbe essere al centro di decisioni e discorsi, nelle istituzioni e nella società, il primo punto all'ordine del giorno di un consiglio dei ministri. Il punto centrale delle molte, troppe, tavole rotonde alla ricerca di magiche ricette per far ripartire l'Italia. Come si può non puntare alla parte più istruita della popolazione? Ci chiediamo perché non abbiamo un sistema meritocratico per le donne. Ecco alcuni numeri che dicono quanto ci costa. Secondo Eurofound il costo  per l'Italia di questa sottoutilizzazione  è pari a 88 miliardi di euro, cioè al 5,7% del Pil, il 23% di tutta la ricchezza persa in Europa. Si deve aggiungere che , per combattere il nostro calo demografico, il modo più sicuro è quello di far lavorare  le donne, garantendo loro paghe e percorsi di carriera equivalenti a quelli degli uomini. Anche questo ci dicono i dati conosciuti. In Europa  è il secondo stipendio che permette alle famiglie quel secondo figlio  che poi garantisce la sostenibilità del nostro sistema sociale. Occupazione e natalità crescono insieme. Eppure, per esempio in Italia, i numeri delle imprese femminili sono significativi e mostrano la nostra forza e in prospettiva le nostre potenzialità: oltre 3milioni di addetti trovano lavoro all'interno di 1,3 milioni di imprese femminili. A proposito di  imprese femminili oggi abbiamo distribuito il nostro Manifesto già presentato in alcune tappe. Un documento semplice ma forte dei nostri valori di impresa e personali. Insieme al manifesto anche un piccolo volume che racconta storie di imprenditrici che non hanno  negoziato propri principi, i propri desideri, in cambio di un'azienda vitale e sana pur con tutte le difficoltà. Che hanno compreso il valore e la responsabilità delle attività che portiamo avanti ogni giorno, per le persone che ci stanno accanto, per la città, per il Paese. Valori di impresa. Imprese di valore racconta le storie di dieci imprenditrici piccole e grandi, tradizionali e innovative, giovani e con esperienza, che, con propri programmi e progetti, danno "corpo" al Manifesto promosso dal nostro Gruppo. Un insieme di principi in cui si ritrovano le imprenditrici e gli imprenditori di Confcommercio. C'è in questo volume la dimostrazione che il nostro Manifesto non è retorica vuota o utopia ostentata, non è un "libro dei sogni". A proposito di principi, tornando all'UE: nei suoi principi fondamentali ci sono parità di genere  (e addirittura nel mondo intero). Promuove la parità tra uomini e donne nelle posizioni decisionali. Si pone l'obiettivo concreto di consentire eguaglianza nelle retribuzioni. Non solo questo, si pone l'obiettivo di garantire condizioni di lavoro eque e  in particolare di aiutare uomini e donne a raggiungere, con pari misura, l'equilibrio tra l'ufficio, il lavoro  e la vita. Su questo aspetto ci vorremmo concentrare perché da questo deriva non solo una maggiore equità e pari opportunità che sono obiettivi sacrosanti di democrazia,   ma anche la possibilità di far lavorare più donne. Più le donne sono impegnate nelle aziende e nelle professioni, maggiore sarà il benessere per tutti. C'è un dato concreto sul quale riflettere. Proprio la Ue ci dice che una maggiore parità di genere potrebbe determinare, da qui al 2050, dieci milioni e mezzo di posti di lavoro in più, con una crescita dell'economia dell'UE tra 1.950 e 3.150 miliardi di euro. L'idea ispiratrice del maggiore equilibrio tra generi, lavoro e vita si basa su 20 principi chiave, strutturati in tre categorie:

  • pari opportunità e accesso al mercato del lavoro

  • condizioni di lavoro eque

  • protezione sociale e inclusione.

 

Sono valori, titoli e obiettivi che muovono nella direzione giusta. Ma poi le soluzioni poste sono insufficienti… Perché alla fine si continua a parlare solamente di promuovere il congedo di paternità, il congedo parentale  per i prestatori di assistenza e modalità di lavoro flessibili per i genitori e i prestatori di assistenza…Troppo poco! Due obiettivi dal nostro punto di vista sono principali e primari.

  • la promozione di nuovi modelli culturali ed educativi per le bambine e i bambini per maturare un nuovo modello di famiglia con l'assunzione di responsabilità paritetica

  • le azioni positive per raggiungere  gli obiettivi prefissati

 

Gli impegni non mancano, dicevo. E continuano. Sull' equilibrio di cui parlo, tutti i ministri, nelle riunioni, finche  al Consiglio dell'Ue riunitosi l'11 aprile scorso a Bucarest, si dicono favorevoli, perchè fattore ritenuto cruciale. Finalmente dico io. Ritengono necessario azzerare il divario retributivo di genere, ma anche incoraggiare la condivisione delle responsabilità domestiche e di assistenza con l'aiuto di una serie di misure complementari.   Perché il punto è proprio qui. Però non cambiano le strategie concrete. Per esempio si resta sempre al " congedo retribuito o non retribuito per badanti di familiari, modalità di lavoro flessibile per donne e uomini, nonché accesso a cure di qualità e servizi di assistenza a prezzi accessibili". Noi pensiamo che  quando questi servizi non ci sono, e sappiamo che quelli pubblici sono molto limitati, in alcune parti del nostro Paese addirittura assenti, le famiglie hanno bisogno di ricorrere a soluzioni private. Sebbene sottolineiamo che i lavori di cura per bambini e anziani siano una necessità della famiglia e non solamente della donna, servono a liberare soprattutto le donne che sono le prime a rinunciare a lavorare per poter accudire e assolvere ai lavori di cura della famiglia. Le motivazioni culturali e lo svantaggio economico della minore retribuzione delle donne induce a prediligere nel rapporto di coppia che la priorità di lavoro tra i due tocchi agli uomini e a mantenere le donne nel ruolo di "percettore di reddito secondario" e quindi nel ruolo domestico, nonostante gli studi avanzati, le motivazioni e il desiderio di affermazione di sé, il bisogno di un reddito per affrancarsi da una dipendenza economica, che a sua volta è uno dei principali motivi dell'impossibilità di reagire adeguatamente in situazioni di violenza domestica. Ed è questo il dato di fatto che poi si afferma nella realtà, che penalizza le donne. Riflettiamo. Non si può continuare così. Vogliamo donne libere in Europa, affrancate dalla dipendenza economica, condizione, non dimentichiamolo mai, che ha i suoi effetti peggiori nell'accettazione della violenza che si subisce, talora o spesso, tra le mura di casa. E aggiungo: quando si parla del calo demografico in Europa come causa di declino futuro, ormai sappiamo che proprio il lavoro femminile, non la sua assenza, può diventare un fattore di spinta delle nascite. Allora l'Europa così come il nostro Paese ha bisogno di migliorare le politiche per la famiglia e la conciliazione fra vita e lavoro. Occorrono delle misure concrete. Addirittura in Italia  la legge di bilancio 2019 non ha prorogato il voucher per l'acquisto di servizi di baby sitting ed i contributi per i servizi per l'infanzia che, con la legge di bilancio 2016, era stato esteso anche alle lavoratrici autonome ed imprenditrici per ciascuno degli anni 2017 e 2018. Tale misura consentiva alla madre di richiedere all'INPS un contributo per pagare la retta mensile dell'asilo oppure di richiedere i buoni lavoro per pagare la babysitter, garantendo uno strumento utile a conciliare le esigenza di vita lavorativa e familiare. Lo ripetiamo questi strumenti  rappresentano non solo una concreta forma di sostegno economico per chi svolge attività di impresa, in quanto consentirebbe di abbattere il costo delle prestazioni, ma anche uno strumento idoneo a conciliare lo svolgimento di attività lavorativa ed esigenze di assistenza familiare Terziario Donna, in questo quadro, negli anni passati  è andata oltre. Ha proposto lo sgravio fiscale delle spese sostenute dalle imprenditrici per l'aiuto domestico (baby sitter, badanti, collaboratrici domestiche ecc.) Alle imprenditrici, alle professioniste, alle lavoratrici, alle nostre famiglie il nostro Paese non offre adeguate politiche familiari e di welfare, nè efficienti servizi di conciliazione famiglia-lavoro. Grazie all'aiuto della consigliera nazionale  l'avv. Concetta Giallombardo abbiamo presentato, e più volte, un disegno di legge sulla deducibilità  fiscale delle spese di cura della famiglia. Per consentire  al datore di lavoro la possibilità di dedurre dal reddito le spese sostenute per la retribuzione dei collaboratori familiari, comprendendo tra questi anche i soggetti che prestano servizio di vigilanza o assistenza in ragione di età o malattia. Nel caso in cui il lavoro all'interno della famiglia sia svolto da soggetto estraneo alla stessa, il compenso versato al collaboratore familiare costituisce un esborso necessario per la produzione di reddito. Sussiste una connessione funzionale diretta tra i costi e gli  oneri sostenuti per i servizi di cura e di assistenza ai familiari, e la produzione dei compensi che concorrono alla formazione del reddito. Reddito sul quale paghiamo le tasse . Questa proposta non è solo fiscale. E' una "azione positiva" perché introduce un elemento di equità attualmente assente, come dicevo sopra. Le azioni positive sono uno strumento operativo della politica europea per favorire l'attuazione dei principi di parità e pari opportunità tra uomini e donne, misure   volte alla rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità (…) dirette a favorire l'occupazione femminile e realizzare l'uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro. Bisogna fare di tutto per favorire il lavoro femminile. Di tutto. Per noi significa spingerlo verso l'imprenditoria e le libere professioni. E' bene ricordare che in in Italia 7 donne su 10 scelgono i nostri settori per creare impresa Dobbiamo sostenere lo sviluppo dell'imprenditoria femminile in Italia e in Europa- Sostenere l'imprenditoria femminile, questo dà libertà, emancipazione sociale, crescita economica. In sostanza vogliamo un'Europa migliore, forte, solidale, sostenibile, più equa. Quella delle donne è una questione di equità, è una questione economica. C'è un'altra idea che induce la donna al centro della nuova Europa. Conosciamo il ruolo delle madri costituenti, il loro ruolo, il loro influsso nei principi della Carta. Ma oggi l'idea stessa di popolo, e di nazione, è cambiata. Grazie alle donne  il senso di comunità si è fatto più concreto, e il concetto di cittadinanza è divenuto finalmente unitario e universale. Le donne hanno qualità che possono meglio servire al futuro, a forgiarlo, a far prevalere la coesistenza, dialogo di mediazione tra i diversi.Parlo di coraggio, tenacia, pazienza. E lungimiranza. Sono le caratteristiche necessarie per costruire la pace. Le donne le possiedono. Perché la  pace è un processo, ma anche un'attitudine. Si è visto che dove vi è impegno e forte presenza delle donne, raggiungere obiettivi di pace diviene più agevole. Da un'indagine promossa, nel 2015, dall'International Peace Institute di New York, si è potuto rilevare che la partecipazione delle donne, ai tavoli delle trattative per concludere accordi di pace, ha comportato effetti ampiamente positivi, sia sul piano della buona conclusione del processo stesso sia sulla sua solidità nel tempo. dove vi sono relazioni gestite da donne le intese di pace sono -questo è ampiamente verificato- mediamente più salde, più stabili e più sicure, perché evidentemente vi è una capacità e una sensibilità più profonda nell'affrontare problemi e difficoltà. (Nonostante questi dati, resta da spiegare il perché la partecipazione delle donne ai negoziati di pace non superi (sono cifre dell'Onu) il nove per cento del totale. Vogliamo una Europa nuova con una economia sostenibile e prospera, con una democrazia solida ed efficiente, con una spinta sociale che includa i deboli e dia prospettiva a quelli che restano fuori. Tutto questo è nei cromosomi delle donne. Noi siamo qui. Pronte. Approfittatene