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Il governo al lavoro sul decreto semplificazioni

Per "la madre di tutte le riforme", Conte punta sullo  sblocco di opere pubbliche per decine di miliardi e assicura: "Troveremo un dialogo anche con le opposizioni".

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22 maggio 2020

Due settimane, una ventina di giorni al massimo, per arrivare già alla metà di giugno con nuove regole per semplificare la vita dei cittadini e sbloccare opere pubbliche per decine di miliardi. Il Governo, come spiega il premier Giuseppe Conte alle Camere, punta tutto sui cantieri e sulla "drastica semplificazione burocratica" per dare una spinta alla Fase 2 e agganciare quel rimbalzo dell'economia che ci si aspetta nella seconda metà dell'anno. Appena varato il decreto Rilancio già gli uffici sono al lavoro sul prossimo provvedimento urgente, che rischia di fare litigare la maggioranza mentre saranno da gestire contemporaneamente in Parlamento gli appetiti dei partiti (che hanno 800 milioni a disposizione per le modifiche al Rilancio) e le proteste di chi è rimasto fuori da questo o quell'aiuto: i professionisti dai ristori a fondo perduto, le zone rosse dal Fondo anti-Covid per le aree più colpite dall'epidemia, i proprietari di seconde case 'singole' dal superbonus per le ristrutturazioni al 110%. Senza contare sindaci e governatori che lamentano, in generale le scarse risorse e già chiedono, come fa a nome di tutte le Regioni Stefano Bonaccini un incontro urgente all'esecutivo.

Per il prossimo decreto semplificazioni, "la madre di tutte le riforme", Conte apre alle proposte di Italia Viva, che continua a chiedere un piano shock per i cantieri da 120 miliardi, e assicura che "troveremo un dialogo" anche con le opposizioni. Il nuovo decreto sarà "il primo tassello di un ampio programma di rinascita economica e sociale", dice il premier, spiegando che il focus sarà sulle infrastrutture. A partire da "un iter semplificato su un elenco di opere strategiche con poteri derogatori" senza venire meno, assicura ai "controlli più rigorosi che assicurino piena trasparenza ed evitino infiltrazioni mafiose". Ma già sull'elenco delle opere e sullo spettro delle deroghe le visioni in maggioranza potrebbero non coincidere: il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha inviato a Palazzo Chigi il suo piano per "mettere a terra 20 miliardi" di lavori nei prossimi 12 mesi, e intanto ha dato il via libera a 445 milioni per Comuni e Province per la manutenzione straordinaria delle strade.

Il piano elaborato dal suo viceministro, Giancarlo Cancelleri, punta invece a sbloccare 110 miliardi già stanziati per cantieri di Anas e Rfi, nominando commissari gli ad e accelerando per questa via le opere. In modo analogo si starebbe anche lavorando a una norma che consenta lo stesso modello anche per i Comuni capoluogo di città metropolitane (da Roma a Reggio Calabria), oltre a rendere rapidamente utilizzabili altre risorse per Comuni e province per scuole e viabilità.

Obiettivo comune quello di ridurre i passaggi burocratici ed evitare lungaggini e duplicazioni per fare in modo che possano partire al più presto opere già interamente finanziate ma ancora ferme, con una "sezione specifica" del decreto, precisa Conte, "dedicata al rafforzamento della capacità di spesa e all'accelerazione dei cantieri". Una spinta che piace a Confindustria, anche se il nuovo presidente Carlo Bonomi - che punta a un recupero del Pil perduto per la crisi in 2-3 anni - auspica che "il modello Genova sia replicato" e chiede che "alle parole seguano i fatti perché negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a 72 interventi sul tema" con scarsi risultati. Estendere il modello Genova ma anche "sospendere il Codice appalti fino al 2026" è una delle richieste della Lega. Ma l'ipotesi è respinta da De Micheli, che annuncia intanto che è pronto il nuovo Regolamento unico sugli appalti.

Dei ritocchi al codice arriveranno, e potrebbero passare in particolare su meccanismi per accelerare le gare. Il viceministro all'Economia Laura Castelli ha parlato ad esempio di una sorta di 'passaporto per le imprese', che consenta a chi intende partecipare a un bando di sapere in anticipo se ha i requisiti o come mettersi in regola prima, in modo da evitare esclusioni successive e appalti bloccati da ricorsi su ricorsi.

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