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Il governo alla prova dell'agenda 2023

Si apre il ciclo di tavoli voluti da Giuseppe Conte per serrare le fila della maggioranza e stilare l'elenco delle priorità non solo per quest'anno ma per l'intera legislatura. Si parte da occupazione e welfare. 

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10 febbraio 2020

Governo alla prova dell'agenda 2023. Si apre all'inizio della settimana il ciclo di tavoli voluti da Giuseppe Conte per serrare le fila della maggioranza e stilare l'elenco delle priorità non solo per quest'anno ma per l'intera legislatura. Si parte da occupazione e welfare ma già al primo appuntamento non mancheranno le insidie: così come sulla riforma dell'Irpef - che non sarà accompagnata da aumenti selettivi dell'Iva, come assicura il Mef - anche su lavoro, pensioni e
sostegno alle famiglie gli alleati si presenteranno con ricette diverse e, in parte, inconciliabili. Spetterà poi al presidente del Consiglio fare sintesi, probabilmente con un documento. Per coordinare l'azione del governo con le attività parlamentari il premier ha chiamato al tavolo, oltre ai capidelegazione e ai ministri competenti per materia (domani ci sarà la titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo, che porterà una prima sintesi degli incontri con i sindacati sulle pensioni, e
quella della Famiglia, Elena Bonetti), anche i capogruppo di maggioranza nelle commissioni di Camera e Senato. Per i 5S oltre al ministro ci sarà l'ex sottosegretario Claudio Cominardi, per Italia Viva ci saranno Teresa Bellanova e Maria Elena Boschi, il Pd schiererà, tra gli altri, Tommaso Nannicini, mentre Leu si presenterà all'appuntamento con Guglielmo Epifani. E ufficializzerà, tra l'altro, la richiesta di rimettere mano al Jobs Act, a partire dai licenziamenti collettivi. Fumo negli occhi per Iv, che difende a spada tratta la riforma del mercato del Lavoro voluta da Matteo Renzi e cerca la sponda di chi nel Pd l'aveva sostenuta con più convinzione. I Dem al tavolo dovrebbero intanto presentare la sintesi delle proposte messe a punto nel conclave di Rieti di metà gennaio, che vanno dalla parità salariale uomo-donna all'equo compenso fino alla formazione continua dei lavoratori. Ma potrebbe mettere sul piatto anche la richiesta, avanzata nei giorni scorsi, di pensare a un "tagliando" del decreto dignità. Richiesta che potrebbe essere mal digerita dal Movimento 5 Stelle, che a sua volta chiederà di inserire nel nuovo cronoprogramma un altro tema spinoso, l'introduzione del salario minimo: per il Movimento si tratta della nuova "misura di bandiera" dopo il reddito di cittadinanza, e la base di partenza resta il disegno di legge Catalfo in stand by al Senato da mesi. Gli alleati sono freddi però sul tema (anche i Dem hanno presentato una proposta, a firma Nannicini, sempre al Senato) e il salario minimo per legge è stato già bocciato, quando al governo c'erano i gialloverdi, da sindacati e Confindustria che chiedono semmai di legare l'intervento ai contratti collettivi. Apparentemente più semplice il capitolo famiglia: Bonetti potrebbe illustrare le linee guida del Family Act, previsto peraltro tra i collegati alla manovra che dovrebbe avere nell'assegno unico per i figli una delle misure principali. Sullo stesso tema, però, c'è già anche una proposta di legge delega del Pd (a prima firma di Graziano Delrio) che la commissione Affari Sociali della Camera dovrebbe iniziare a votare da martedì. Sempre Italia Viva, peraltro, chiede che la revisione degli aiuti alle famiglie sia inserita nella più generale riforma fiscale, che sarà oggetto di un tavolo con Conte venerdì, dopo il primo incontro tecnico presieduto dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri nei giorni scorsi. Una occasione nella quale non si sarebbe affatto parlato anche di rimodulazione dell'Iva, si affretta a precisare il Mef dopo la levata di scudi di albergatori, commercianti e ristoratori sull'ipotesi, circolata sulla stampa, di cercare le risorse per abbassare le tasse aumentando in modo selettivo l'imposta (ora al 10%) per alberghi e ristoranti.

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