Indagine sui giovani

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“INDAGINE SUI GIOVANI”

 
 
In collaborazione con
Format ricerche di mercato

 

 

 

 

 

Venezia, 18 settembre 2010

 

 

 

 

 


 

I giovani italiani hanno fiducia in ciò che l’avvenire riserva loro. Quasi il 60% di essi ritiene, infatti, che entro i trenta anni riuscirà a svolgere il lavoro che gli piace, quello per il quale hanno studiato, e per il quale si stanno impegnando. Nonostante l’altissimo numero di disoccupati, in particolare in alcune regioni del Mezzogiorno, e degli inoccupati, la gran parte dei giovani, ritiene che in un futuro non necessariamente lontano riuscirà ad avere forse uno status sociale migliore rispetto a quello della propria famiglia di origine, un lavoro di maggiore prestigio, a guadagnare di più rispetto a quanto non guadagnassero i propri genitori.

 

C’è comunque chi, ed è oltre un quarto dell’universo giovanile (26,5%), al contrario, non sa se e quando riuscirà ad affermarsi nel lavoro e nella professione a cui aspira. Un dato che indica un disagio giovanile certamente da non sottovalutare ma, comunque, meno ampio rispetto al modo con il quale viene spesso dimensionato e dipinto.

 

In questa visione positiva del futuro circa il lavoro atteso e le prospettive di carriera, quasi un giovane su due (49,4%) fonda queste aspettative su fattori legati alla famiglia e ai propri genitori e, per il 42%, alla rete di relazioni e conoscenze personali o della famiglia; poco più di un giovane su tre (35,6%) ritiene utile, a tal fine, la formazione scolastica e universitaria. Molto basso (15,9%) è, invece, il livello di fiducia nei politici e nella possibilità della politica di influire concretamente sul proprio destino lavorativo o professionale o di contribuire in qualche modo a migliorare la propria condizione sociale.

 

Proprio nei confronti della politica, la maggior parte dei giovani vive, infatti, un rapporto distante che, per oltre un quarto di essi (26,6%), diventa di assoluta indifferenza.

Anche i giovani imprenditori, non diversamente dagli altri giovani, mostrano una certa distanza dalla politica tant’è che più del 77% di questa categoria è del tutto disinteressato a svolgere attività politica vera e propria.

 

Una vera e propria disaffezione degli under 30, insomma, che si evince anche da alcuni “comportamenti” significativi: quasi il 63% dei giovani non segue i dibattiti politici, oltre il 40% non parla mai di politica, oltre il 35%, infine, non si informa sulla politica tramite i media, in quest’ultimo caso, soprattutto per mancanza di interesse (55,4%) e di fiducia nella politica (28,8%).

In ogni caso, tra le principali emergenze del Paese, quasi l’80% dei giovani chiede più lavoro, il 32% più meritocrazia.

 

E a proposito del tipo di lavoro desiderato, una volta entrati nel mondo del lavoro, è ancora il “posto fisso” a riscuotere la maggiore preferenza dei giovani (46,2%), segue la possibilità di svolgere un lavoro autonomo (37,7%) e quella di svolgere un lavoro interessante e in linea con le proprie aspettative (28,5%).

 

Per quanto riguarda l’intenzione di “fare impresa”, quasi il 16% dei giovani, tra quelli che non sono ancora imprenditori, desidererebbe aprire una propria impresa entro i prossimi cinque anni. Si tratta di un desiderio forte, associato all’idea di mettersi in gioco e di far valere ciò che si è e ciò che si è imparato, spesso con l’esperienza sul campo.

In questo caso, tra i settori in cui si intende avviare la propria attività spiccano quello dei servizi (36,6%), del commercio (18,4%), del turismo (16,7%).

 

Tra i principali motivi per cui non si intende dar vita ad una propria impresa, la stragrande maggioranza dei giovani indica al primo posto la mancanza di un’idea imprenditoriale (61,6%); molto meno sembrano incidere la mancanza di risorse finanziarie (15,6%) o il timore di mettersi in gioco (13,6%); ancora meno, ed è l’ultima delle motivazioni, l’incertezza economica del paese (2,1%).

 

Infine, tra le rinunce e i sacrifici che i giovani sono disposti a fare per svolgere il lavoro desiderato o per poter fare carriera, il 38,5% sarebbe disposto a ridurre il proprio tempo libero, il 35% a trasferirsi a tempo indefinito, il 29,8% a rinviare il matrimonio, il 29,7% a spostarsi geograficamente per un periodo limitato, il 24,5% a posticipare l’età in cui avere dei figli.

 

Scelte in linea, peraltro, con un dato che sembrerebbe smentire la fama di “bamboccioni” dei giovani d’oggi, ovvero quello secondo cui quasi la metà dei giovani (il 45%) è convinto che entro i 30 anni lascerà la propria famiglia di origine per andare a vivere da solo.

20 settembre 2010

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