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Italia ancora in deflazione, ma prezzi in aumento

A dicembre indice nazionale dei prezzi al consumo in crescita dello 0,3% su base mensile, mentre su base annua c'è un calo dello 0,1% contro il -0,2% di novembre. Confcommercio: “l’anno si chiude in deflazione".

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7 gennaio 2021

Nel dicembre scorso, secondo la stima preliminare dell’Istat, l'indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,3% su base mensile e sceso dello 0,1% su base annua (era -0,2% nel mese precedente). L'Inflazione resta così negativa per l'ottavo mese consecutivo, a causa per lo più dei prezzi dei Beni energetici (-7,7%, da -8,6% del mese precedente). La "inflazione di fondo", al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici accelerano entrambe a +0,7% (rispettivamente da +0,4% e da +0,6%). L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2% su base mensile e diminuisce dello 0,3% su base annua (come a novembre). La variazione media annua del 2020 è pari a -0,1% (era +0,6% nel 2019).

Se si guarda all’intero 2020, spicca il fatto che per la terza volta dal 1954 l’Italia ha chiuso un anno in deflazione. In media, infatti, i prezzi al consumo registrano una diminuzione pari a -0,2% (da +0,6% del 2019).

 

Confcommercio: "l'anno si chiude in deflazione"


"Nonostante il moderato incremento rilevato in termini congiunturali (+0,3%), leggermente superiore a quanto previsto (+0,1), nel confronto annuo a dicembre permane la situazione di deflazione che si protrae da otto mesi. L’anno che si è appena concluso registra la terza variazione negativa dei prezzi dal 1954, dopo i casi del 1959 e del 2016. Anche escludendo la principale determinante deflazionistica dovuta agli energetici, l’inflazione di fondo resta comunque allo 0,5%, ben lontana dagli obiettivi della BCE. Stante il permanere di una situazione eccezionalmente critica, non solo nel nostro Paese, è difficile immaginare impulsi sui prezzi in grado di riportare l’inflazione su valori prossimi all’1% prima dell’estate": è il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio su i dati Istat.

 

"Da rilevare - continua la nota - che la filiera della distribuzione alimentare ha retto egregiamente l’urto dell’incremento di domanda dovuto alla diversione degli acquisti dalla ristorazione all’alimentazione domestica che interessa più direttamente i negozi al dettaglio. Non si sono verificate tensioni inflazionistiche, sostenendo così il potere d’acquisto delle famiglie".

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