Intervento del Presidente Carlo Sangalli

Intervento del Presidente Carlo Sangalli

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5 luglio 2007
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Intervento del Presidente Carlo Sangalli

"Manifesto ambientale di Confcommercio"

Roma, 5 luglio 2007

 

Benvenuti, grazie per la vostra presenza e grazie, in particolare, ai relatori per avere accettato l’invito a discutere di questo nostro “Manifesto Ambientale�.

Diciamo subito che coniugare nell’attuale contesto economico la tutela dell’ambiente e la competitività delle imprese, non è affatto facile, anzi, in determinate situazioni, può diventare anche assai difficile.

Soprattutto perché per il sistema produttivo, il rispetto di tutte le regole imposte dalla tutela ambientale, è certamente un fattore additivo di costo.

L’adeguamento alle disposizioni normative richiede molto spesso, infatti, strutture ad hoc e, soprattutto, una quota aggiuntiva di risorse finanziarie non sempre facile da reperire.

E’ una difficoltà “oggettiva� che non si può disconoscere.

Per un Paese come il nostro, nel quale oltre il 70% del Pil viene prodotto da piccole e piccolissime imprese, il problema della tutela ambientale e dei costi che essa comporta è un’equazione che, rispetto ad altri paesi, è più complicata.

Queste imprese, infatti, devono, da un lato, offrire prodotti e servizi che siano sempre più concorrenziali, disporre di tecnologie avanzate e, dall’altro, caricarsi degli oneri derivanti dalle tante, troppe “diseconomie� di un sistema che continua a vivere di schemi, di strutture e di leggi che spesso ignorano le esigenze di gestione delle imprese e la crescita del mercato.

La tutela ambientale è un fattore che, oltre a migliorare la qualità della vita, deve poter produrre forme di sviluppo del sistema.

Ciò nonostante, abbiamo assistito in questi ultimi anni alla proliferazione di una legislazione settoriale complessa, stratificata, talvolta contraddittoria, che ha prodotto effetti negativi: sulla pubblica amministrazione, rendendo sempre più lenta e costosa la macchina pubblica, e sulle imprese, gravandole di ulteriori e considerevoli costi; e soprattutto, non sempre ha avuto gli effetti sperati sul piano della protezione delle risorse ambientali.

E questo eccesso di produzione normativa in materia ambientale, che appare frutto più dell’emergenza che di strategie di lungo periodo, ha sino ad oggi avuto effetti spesso paralizzanti sulla concreta attuazione delle disposizioni di legge.

Ed ha anche portato ad una eccessiva moltiplicazione dei procedimenti amministrativi.

Solo per il profilo ambientale, un’impresa deve espletare ben 13 distinti procedimenti amministrativi che coinvolgono, direttamente o indirettamente, 11 enti tecnici e amministrativi.

Per non parlare della gestione dei rifiuti: le imprese devono compilare ogni anno 3 milioni di moduli, impiegando 50 milioni di ore di lavoro e spendendo oltre 800 milioni di euro.

Mi verrebbe da dire che oggi, nel nostro paese, non esiste solo un problema â€" e sappiamo quanto ormai sia diventato ingombrante - di “inquinamento da rifiutiâ€� ma anche quello di un “inquinamento da leggiâ€� che, sovrapponendosi gli uni alle altre, in contraddizione spesso tra loro, intasano il sistema e non danno agli imprenditori certezza per effettuare i propri investimenti a lungo termine.

L’obiettivo che dobbiamo porci è un nuovo approccio della politica ambientale che salvaguardi le fondamentali regole di mercato e non crei distorsioni nella concorrenza tra le imprese.

 

E questo perché la tutela ambientale fa parte ormai dell’indispensabile “corredo� di una moderna economia.

Ma è inconcepibile che, da un lato, le imprese, com’è giusto, adeguino i loro comportamenti a questa nuova realtà e, invece, dall’altro, l’amministrazione pubblica mantenga leggi e procedure che fanno a pugni con una moderna cultura di sviluppo del territorio.

La tutela ambientale deve essere uno strumento di modernizzazione e di sviluppo del mercato ma fino a quando questo strumento verrà utilizzato dalle amministrazioni solo per applicare nuove tasse a cittadini ed imprese, non ci sarà né modernizzazione degli impianti, né sviluppo del territorio.

Ma, negli ultimi anni, le aziende si sono trovate costrette ad operare in un contesto normativo progressivamente appesantito da regole ridondanti, a tratti incoerenti, e spesso anche eccessivamente onerose rispetto agli effettivi obiettivi di tutela ambientale.

Tale situazione ha finito per determinare elevatissimi costi, sia diretti che indiretti, sull’intero sistema delle imprese.

Da un’indagine che abbiamo condotto sulle nostre imprese è risultato che il costo medio annuo per adempimenti burocratici ambientali è pari a 15.129 euro, di cui 5.786 euro per consulenze esterne, 2.808 euro per giornate di lavoro impiegate e ben 6.535 euro per spese legali.

Da qui è nata, durante la scorsa legislatura, l’esigenza di procedere ad una rivisitazione e razionalizzazione complessiva della materia, con la finalità di realizzare un complesso di norme chiare, stabili ed armonizzate.

Un passo decisivo in tal senso è rappresentato dalla emanazione del cosiddetto “Codice dell’ambiente� del 2006 che, andando ad intervenire praticamente su tutti gli aspetti della vita economica, sociale e istituzionale del Paese, ha riscritto l’intero complesso delle norme ambientali.

Ma la nuova normativa ha risposto anche ad un’esigenza fortemente sentita dall’intero mondo imprenditoriale: quella, cioè, di unificare tutte le norme vigenti nell’ambito di un unico corpus giuridico, con l’obiettivo di offrire agli operatori certezza di regole e una chiara strumentazione normativa.

Siamo consapevoli che vi sono aspetti che meritano maggiori approfondimenti e che numerosi sono gli elementi di criticità ma crediamo sia assolutamente importante non azzerare l’intera riforma con provvedimenti assunti unilateralmente.

Ecco perché chiediamo al Governo di procedere in modo organico, sull’insieme delle norme settoriali, senza fughe in avanti

ed aprendo un tavolo di confronto sulle possibili modifiche al testo, per una valutazione comune degli eventuali problemi e l’individuazione delle soluzioni più efficaci.

Occorre - e mi avvio alla conclusione - fare scelte che guardino al futuro della nostra economia e permettano alle imprese di operare senza vincoli aggiuntivi in un contesto internazionale sempre più complesso.

Le norme ambientali dovranno garantire, da un lato, la tutela dei beni e delle risorse ambientali, dall’altro la capacità di innovazione tecnologica, salvaguardando la competitività del sistema.

 

E questo andrà fatto in modo tale che l’ambiente, da fattore addizionale di costo, torni a diventare occasione di crescita e sviluppo, rappresentando così una spinta a rafforzare la nostra competitività.

Ed è in quest’ottica e con questo spirito, allora, che oggi presentiamo il nostro “Manifesto per l’Ambiente�, realizzato anche grazie ai contributi di idee e di esperienze dell’intero sistema associativo.

Un Manifesto contenente gli indirizzi di intervento per la revisione della normativa e che evidenzia le priorità ritenute necessarie per giungere ad una nuova politica ambientale rispettosa della salvaguardia del patrimonio esistente e compatibile, al tempo stesso, con le esigenze della produzione, del commercio, del consumo.

Quello che chiediamo con questo Manifesto è di costruire, per l’Italia dei prossimi anni, un nuovo modello di governance ambientale capace di superare i vincoli dello scontro ideologico e delle tattiche politiche. E che metta le grandi risorse del Paese - l’impresa diffusa e il territorio - al centro di un progetto di politica economica.

Lo chiediamo per rendere queste imprese competitive rispetto alle economie di scala e alle possibilità d’investimento dei principali sistemi europei.

Come imprenditori, come cittadini, come italiani, abbiamo bisogno di una “politica responsabile�. Una politica, cioè, che comprenda che le riforme non possono morire con il governo che le fa.

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