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Intervento del Presidente Carlo Sangalli alla Giornata nazionale della Legalità

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26 novembre 2019

 

 

Ministro Lamorgese, Autorità, cari amici della Confcommercio in collegamento da tutta Italia, buongiorno a tutti.

Benvenuti alla nostra settima edizione della Giornata “Legalità ci piace!”, l’appuntamento annuale di Confcommercio dedicato alla riflessione e alla sensibilizzazione sul tema della legalità.

Il focus di questa edizione sarà centrato su contraffazione ed abusivismo, due piaghe che certo penalizzano in particolare i nostri settori, ma che indeboliscono tutta la filiera del Made in Italy e la salute del sistema Paese, sovvenzionando le catene della criminalità organizzata.

Questi fenomeni, inoltre, hanno anche una preoccupante “ricaduta sociale” che è difficile da quantificare ma non è meno pesante da valutare.

Perché contraffazione ed abusivismo spingono ad abbassare l’asticella della qualità della vita e degli acquisti, rendendo le persone più povere culturalmente, più fragili nelle scelte e più esposte in termini di salute, consumi e abitudini.

Guardate, questa “giornata” di “Legalità ci piace!” non è certamente l’impegno di un giorno.

Perché l’impegno di Confcommercio per la sicurezza e la legalità si traduce in due obiettivi continui e strategici.

Da una parte, sul lato della sicurezza, l’obiettivo di contrastare i fattori legati alla criminalità che incidono sulla competitività delle imprese.

L’illegalità danneggia il lavoro di tanti imprenditori e determina solo per le imprese del commercio e dei pubblici esercizi una perdita di oltre 30 miliardi di euro di fatturato, mettendo a rischio ogni anno 197 mila posti di lavoro regolari.

Caro Ministro, noi assicuriamo - come abbiamo sempre fatto – la piena collaborazione con le forze dell’ordine le istituzioni, le associazioni, sia pubbliche che private. E vogliamo anche ringraziare di cuore i compagni di viaggio che a livello nazionale e locale abbiamo trovato in questo percorso.

Chiediamo l’inasprimento dell’impianto sanzionatorio, ma serve soprattutto intensificare ulteriormente i controlli sul territorio e rafforzare l’attività repressiva da parte delle autorità competenti.

Le leggi ci sono e vanno applicate.

Come nel caso del Protocollo di legalità. Siamo convinti che il rating di legalità sia davvero utile, ci permettiamo, però, di proporre l’eliminazione della soglia dei 2 milioni di euro di fatturato, che finisce di fatto per penalizzare le piccole imprese.

Infine, è in rinnovo con il Ministero dell’Interno il protocollo videoallarme antirapina che consente di mettere in collegamento le attività commerciali con le sale operative delle forze dell’ordine.

Per noi è uno strumento importante di tutela non solo dell’esercizio commerciale, ma anche dello stesso imprenditore, e delle famiglie degli imprenditori. In troppi, anche quest’anno, hanno perso la vita, gli affetti e l’integrità per atti di violenza.

Dicevo quindi declinando il nostro impegno: da una parte, sicurezza per le nostre imprese.

Dall'altra parte, cerchiamo di lavorare sul lato della legalità, per rafforzare, diffondere e approfondire la “cultura della legalità”.

Su questo tema, l’elemento culturale non è un modo di dire, fa davvero la differenza.

I dati fanno molto riflettere.

Nel 2019 quasi 1 consumatore su tre ha acquistato un prodotto contraffatto o usufruito di un servizio illegale, con un ricorso, per altro trainante, del web.

Per la maggior parte dei consumatori, il 70% circa, l’acquisto di prodotti o servizi illegali è sostanzialmente legato a motivi di natura economica, certo.

Ma il tratto sconcertante è che, sebbene oltre il 90% dei consumatori è consapevole dei rischi dell’acquisto illegale e degli effetti negativi di questo fenomeno, questo tipo di acquisto è ritenuto «normale» per il 73% dei casi, una tendenza diffusa in prevalenza tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni.

Quindi, forse l’aspetto su cui bisogna lavorare con forza non è solo quello “informativo”, spiegando i danni alla comunità, alla salute e al futuro di questi fenomeni. Bisogna invece lavorare sull'aspetto emotivo, sui valori condivisi alla base della nostra convivenza. E questo soprattutto tra i più giovani.

Perciò da anni sosteniamo con forza il Premio Ambrosoli, il Premio Libero Grassi e il Festival “Trame” di Lamezia Terme.

Nel 2016 abbiamo lanciato il “Progetto nazionale Fermiamo la contraffazione", che utilizza anche il linguaggio teatrale per sensibilizzare i consumatori e che ha coinvolto in questi anni più di 8.000 studenti. 

Un altro progetto di educazione all'acquisto legale rivolto ai giovani e che ha ispirato la firma, a giugno 2018, di un protocollo anticontraffazione da parte del Ministero dello Sviluppo economico.

Caro Ministro, il nostro cerca di essere un impegno articolato, grazie al lavoro quotidiano delle nostre realtà – che come direbbe De Rita – sono “dappertutto e rasoterra”.

E ringrazio in particolare la nostra Anna Lapini, incaricata per la legalità e la sicurezza, che svolge questo impegno con grande passione civile e sociale, e anche creatività.

Ricorderete che lo scorso anno abbiamo lanciato la web series “Il Titolare”, quattro episodi di pochi minuti che affronta i temi della criminalità e della difficoltà di fare impresa in modo originale, con un taglio direi “ironico”, anche per fare breccia sulle generazioni che oggi utilizzano i linguaggi dei social e delle “serie” televisive.

A proposito della capacità di fare breccia sulle nuove generazioni, ho ritrovato in questi giorni un libro per ragazzi, del 2004, che mi ha colpito molto.

Si intitola Ed è per questo che mi chiamo Giovanni, della penna della Gazzetta dello Sport Luigi Garlando.

Ed è la storia di un bambino di 10 anni che si chiama Giovanni in onore del Giudice Falcone, essendo nato a Palermo proprio il giorno dell’attentato di Capaci.

Giovanni ha un pupazzo, Bum, con i piedi bruciati, perché suo papà aveva una bottega e, dopo la morte di Falcone, aveva cominciato a rifiutare di pagare il pizzo e di quel negozio l’unica cosa che era rimasto dall'incendio doloso era stato proprio il pupazzo.

“Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini” diceva Falcone.

Perché noi siamo gli “altri uomini”. E, soprattutto, lo sono i nostri figli e i nostri nipoti.

Ed è su quelle gambe che dobbiamo mettere le idee di libertà, integrità e senso di condivisione che ci fanno dire ogni anno, ogni giorno, in ogni scelta “Legalità, ci piace!”.

Ed è per questo che tutti ci possiamo chiamare Giovanni.

Grazie a tutti e lascio ora la parola al Ministro degli Interni.

 

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