Intervento del Presidente Sergio Billè al Consiglio Generale di Confcommercio

Intervento del Presidente Sergio Billè al Consiglio Generale di Confcommercio

Roma, 14 ottobre 2004

DateFormat

14 ottobre 2004
Per il Consiglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervento del Presidente

Sergio Billè

 

 

 

 

Consiglio Generale

 

Incontro con il Ministro Siniscalco

 

 

 

 

 

 

Roma, 14 ottobre 2004

 

 


Abbiamo iniziato oggi con il Ministro Siniscalco un confronto sulla legge finanziaria, confronto che, con la costituzione di un apposito tavolo di lavoro, continuerà nei prossimi giorni e che ha un duplice obiettivo: analizzare, da un lato, quale tipo di impatto potrà avere, in generale, sull’economia l’attuazione di questa complessa manovra, dall’altro, entrando ancora di più nello specifico, quale impatto essa potrà avere sul sistema di mercato per quanto riguarda  soprattutto consumi delle famiglie e i costi di gestione delle imprese che operano in settori vitali quali sono oggi quelli della distribuzione, del turismo  e dei servizi.

Provo a sintetizzarlo  in due filoni distinti che però poi, alla fine, si integrano perfettamente nella riflessione complessiva che, su questa finanziaria, stiamo cercando di fare.

Primo filone. Siamo assai preoccupati per quella che appare come la vera struttura portante di questa manovra. Essa, infatti, intende   effettuare una pesante operazione di recupero di risorse al fine di riportare entro  livelli di controllo il debito pubblico e il rapporto deficit/Pil. E rinvia, invece, ad un atteso provvedimento in materia di competitività e di riduzione della pressione fiscale tutte le scelte  necessarie ed urgenti per stimolare la ripresa e lo sviluppo di un’economia che si trova in fase di stallo da ormai più di due anni.

Purtroppo, però, di questo “secondo tempo” della manovra si sa ancora assai poco.  

Dunque, quello che ad oggi conosciamo con certezza è che – con lo “sblocco” delle imposte locali, l’aumento delle tasse di  tutto o di gran parte del comparto immobiliare, i tagli degli investimenti e degli incentivi, etc… – si rischia, da un lato, un aumento complessivo della pressione fiscale e, dall’altro, una sensibile lievitazione dei costi operativi delle imprese più fortemente radicate nel territorio e, dunque, più esposte  all’impatto dell’aumento del costo dei servizi di base gestiti, in prima persona, dalle amministrazioni locali.

Insomma, il “primo tempo” della manovra finanziaria propone forse un buon modello di “rientro” della spesa pubblica. Ma nessuna significativa indicazione su quali potranno essere le scelte per lo sviluppo.

Invece, almeno a nostro giudizio, i due tempi – quello del controllo dei conti pubblici e quello dell’impegno per la competitività, la crescita e lo sviluppo -  avrebbero dovuto essere resi contestuali per dare certezza e fiducia alle imprese, alle famiglie e al mercato  sul fatto che, finalmente, si voglia davvero mettere in moto qualcosa di significativo nella nostra economia. Perché o si rimette in moto la macchina dell’economia o fra un anno o due – se non addirittura ancora prima -  ci troveremo di fronte alla necessità di un’altra operazione di “rientro”,  con il conseguente avvitamento del sistema. 

A conclusione di  questo primo punto,  vorrei fare una riflessione che non mi sembra proprio marginale.

E’ stata promessa – ma ancora non si sa quando, come e in che misura essa si potrà concretizzare - l’attuazione di un nuovo “step” della riforma fiscale. E su questo ulteriore passo,  attendiamo di saperne di più.

Perché, cercando di ragionare come se fossimo dentro le tasche delle famiglie, quello che deve essere ancora chiarito è come si concilieranno gli obiettivi di questa finanziaria con quelli della riforma fiscale.

In altri termini, se, alla fine,  l’operazione fosse quella di prelevare 100, con questa manovra, dalle tasche delle famiglie per restituirne poi, con la riforma, solo 40,  30 e forse anche di meno, è evidente che il conto non tornerebbe.

Non tornerebbe prima di tutto per le famiglie che oggi, facendo un semplice pieno di benzina, pagano il 15,5% in più di un anno fa; non tornerebbe per le imprese che vivono dei consumi;  non tornerebbe per l’economia del Paese. La competitività del sistema resterebbe, in queste condizioni, un miraggio.

E vengo alla seconda parte del ragionamento, che però non poteva non partire dalle considerazioni generali che ho fatto.

Intendo parlare di quel che, nell’ambito di  questa manovra di “rientro” si vorrebbe fare per  gli studi di settore. 

E’ del tutto legittimo - talmente legittimo che non c’era nemmeno bisogno di inserire questo tema nella legge finanziaria - che il Governo voglia, d’accordo con le categorie interessate, migliorare e anche, in qualche modo, intensificare il lavoro di manutenzione e di aggiornamento degli studi di settore.

Perché, per quanto questo lavoro di manutenzione e di aggiornamento non sia mancato, è sempre possibile fare di più e di meglio. 

Attenzione  però:  stabilire “ex ante” - come ci propone questa finanziaria - e non, invece, verificare “ex post” la quantità di maggior gettito che lo Stato intende ricavare, nel 2005 e poi anche nel biennio successivo, da questo lavoro di manutenzione,  è un’impostazione che non sta proprio in piedi.

Perché vorrebbe dire  prima passare all’ incasso, e poi verificare quanto e se questo nuovo incasso sia davvero in linea con l’effettiva capacità contributiva di ogni singola impresa, cioè “congruo” rispetto ai suoi ricavi e “coerente” rispetto ai suoi costi.

Non ci siamo. Questa è un’impostazione che ha un solo “profumo” : quello di una nuova tassa - chiamiamola pure “addizionale” pro-alluvionati conti di Stato o pro-imprese private decotte - che non solo, nell’attuale difficile contesto economico, non avrebbe alcuna giustificazione, ma snaturerebbe anche, nella sostanza, l’esperienza degli studi di settore e le intese che, in attuazione di essa, sono state fino ad ora raggiunte dall’Agenzia delle Entrate con le categorie.

Vorrei essere chiaro su questo punto: una simile impostazione non la accettiamo ed il rispetto della filosofia di confronto tra categorie e amministrazione finanziaria è la nostra linea del Piave.

Siamo qui per discuterne con il Ministro dell’Economia, con piena consapevolezza del difficile compito che lo attende per rimettere sotto controllo i conti dello Stato.

Pronti, Signor Ministro, a fare la nostra parte, ma - lo ripeto - a condizione che si stia entro il solco dell’esperienza degli studi di settore, evitando ogni “profumo” di catastizzazione del reddito.

Un “profumo” che si fa fortissimo quando poi si pretenderebbe - come appunto si legge in questa finanziaria - di introdurre addirittura un adeguamento automatico ed annuale dei risultati degli studi sulla base di rilevamenti  fatti dall’Istat sull’anda-mento generale dell’economia.

E’ questo un tipo di parametro del tutto incomprensibile, perché i rilevamenti dell’Istat non servono, in alcun modo, a fornire, soprattutto ai fini fiscali, effettive e veritiere indicazioni sull’ammontare dei redditi delle imprese che hanno aderito a quei 250 studi di settore che, a loro volta, sono stati dettagliati attraverso 2000 diversi modelli organizzativi  e diverse tipologie territoriali.

Dunque? Dunque - come sempre - noi siamo pronti a discutere e a confrontarci con il Governo per migliorare l’esperienza degli studi di settore. Ma senza le “ipoteche” sull’esito finale della discussione e del confronto che emergono da questa finanziaria.

Queste “ipoteche” vanno rimosse: è questa la condizione politica basilare per costruire anche  quelle larghe intese - fra tutti i settori produttivi e con lo Stato, le Regioni e gli enti locali - che, senza mortificare la concorrenza e la libertà di mercato, possono tuttavia svolgere un’ efficace “moral suasion” sul sistema dei prezzi.

Intese, però, che - per essere efficaci - non possono risolversi in un impegno unilaterale richiesto a quelle  imprese del commercio, del turismo, dei servizi, che sono ”l’ultimo miglio” della filiera che va dalla produzione ai consumatori finali.

Banner grande colonna destra interna

Aggregatore Risorse

ScriptAnalytics

Cerca