Intervento Presidente Confturismo Bernabò Bocca

Intervento Presidente Confturismo Bernabò Bocca

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27 febbraio 2007

“Sviluppo turistico: quali infrastrutture?”

 

L’intervento del presidente di Confturismo Bernabò Bocca

 

 

Signore e Signori, Autorità, illustri Ministri,

desidero innanzitutto ringraziarvi per aver accolto il nostro invito a partecipare a questo momento di riflessione.

 

La BIT, la manifestazione che ci ospita, ci è sembrato il momento ideale, politico ed economico per il settore, per proporre un confronto sul tema di quali interventi infrastrutturali possano aiutare uno sviluppo ulteriore del turismo italiano.

 

Un settore che, nonostante le diffuse incertezze economiche di molti sistemi-paese e le significative tensioni internazionali, si distingue tra tutti i settori produttivi per una crescita costante.

 

E’ l’Europa, come da tradizione, a mantenere il primato assoluto di arrivi internazionali e questo è un dato comunque da non sottovalutare; i dati più recenti la attestano a ben 763 milioni di unità, pari al 54,6% del totale mondiale e con un incremento medio, dal 2000, di oltre l’11%.

 

Nonostante questo, all’interno dell’Europa, l’Italia fino al 2005 ha continuato a crescere più lentamente e si è attestata  al quinto posto della classifica mondiale.

 

Ma la ripresa è già in atto : gli arrivi internazionali sono aumentati dell’11,5% e gli introiti valutari hanno raggiunto quota 30 miliardi di euro con un incremento del 7%.

 

Il turismo alberghiero del 2006 ha registrato i migliori risultati degli ultimi dieci anni e supera quelli del 2001 di un 1,3% di presenze complessive

Certo, l’Europa è come un treno a vapore che si misura con i treni ad alta velocità asiatici: l’area Asia/Pacifico, infatti, ha manifestato trends di crescita turistica forsennati, con una evoluzione che ha portato  ad una quota di mercato complessiva di circa il 20%.

 

Anche il Medio Oriente, con un incremento del 18% nel periodo in questione, che lo porta a raggiungere circa il 5% del mercato mondiale, manifesta un eccezionale dinamismo, frutto, in particolar modo, degli enormi investimenti effettuati negli ultimi tempi soprattutto in Arabia Saudita e nel Dubai, dove si stanno creando impianti unici al mondo: dal Burj al arab Hotel a 7 stelle ,alle vertiginose Emirates Towers, alle grandiose isole artificiali a forma di palma e di mappamondo, allo Sky Dubai un mega impianto sciistico indoor praticamente in riva al mare!!

 

Non posso stabilire ora se sia stato il turismo il fattore trainante dell’economia di questi paesi, come possiamo supporre, o al contrario, se sia stata la crescita del Pil ad aver determinato la crescita nel settore.

 

Di una cosa, però, possiamo essere assolutamente certi.

 

Laddove si è investito nel settore con una strategia forte, di medio e lungo periodo, capace di coinvolgere ed agevolare gli imprenditori, il turismo cresce, l’indotto cresce, il Prodotto Interno Lordo cresce.

 

Tutto questo perché nel settore turistico si manifestano realisticamente le buone pratiche di natura politica, la bontà delle decisioni imprenditoriali, la capacità di muovere le giuste leve orientate allo sviluppo in relazione a vincoli ed opportunità; il tutto in una sinergia di sistema in grado di innescare processi virtuosi nell’economia reale di un paese.

 

L’Italia, al contrario, si è spesso distinta per la cronica incapacità, da noi puntualmente sottolineata in ogni occasione, di porre il turismo al centro dell’Agenda politica.

 

Qualcosa però sta cambiando nel panorama politico.

 

Come fare, allora, secondo lo slogan che sentiamo di condividere, a far tornare l’Italia ad essere la prima della classe?

 

E’ necessaria, ad avviso di Confturismo , un’azione politica di alto valore, che possa innescare reazioni positive in tutti i comparti turistici grazie agli effetti sistemici di crescita integrata.

I ”turismi” e le nostre ricchezze naturalistiche, culturali e paesaggistiche rappresentano l’habitat privilegiato per la crescita di questo settore, che incide sul prodotto interno lordo ,secondo le recentissime stime diffuse dal Rapporto Bain & Company, per circa l’8,2%

 

Questo dato raddoppia, ma per molti analisti addirittura triplica, se prendiamo in considerazione gli effetti del turismo in termini di ricaduta su tutto l’indotto del settore.

 

E’ mai possibile allora che qualcuno, ancora oggi, si ostini a pensare che un sistema produttivo che vale 116 miliardi di fatturato , per di più con potenzialità di crescita ancora notevoli, non meriti un posto di rilievo nelle scelte di programmazione economica del nostro Paese?

 

Perché gli interventi che finora il settore è riuscito ad ottenere, anche se attesi da tempo e accolti positivamente dalle categorie, sono niente se confrontati a quanto avviene nei paesi nostri diretti competitori.

 

Da queste considerazioni è nata l’esigenza, in Confturismo, di promuovere l’incontro di oggi partendo da un’analisi, asciutta ma significativa, che tenta di comparare il livello infrastrutturale dell’Italia con quello dei nostri diretti competitors.

 

E mi sembra che i risultati della ricerca, che il video che abbiamo visto ha sintetizzato, parlino chiaro. Nella ricerca abbiamo cercato di non limitarci ad analizzare il solo sistema infrastrutturale “tradizionale” , ma di arrivare a cogliere quelle infrastrutture che potremmo definire “soft” ma che caratterizzano l’accoglienza turistica.

 

Perché siamo convinti che, al di là dei grandi interventi, che sono comunque necessari ma che richiedono tempi lunghi, è possibile agire su piccole cose che tendano a rendere più accogliente il soggiorno dei nostri ospiti.

 

Molti musei e monumenti e pochi visitatori. Nonostante negli ultimi anni l’offerta culturale dell’Italia sia cresciuta, siamo ancora in coda anche in questo campo. In particolare il confronto con la Francia indica che a fare i grandi numeri del turismo culturale non sono tanto i musei statali, dove vinciamo lo scontro 193 a 33, quanto la gestione complessiva del sistema, vale a dire la capacità di attrazione dei musei cosiddetti minori. Ma anche la nostra attrattiva più nota del mondo: il Colosseo ha quasi 4 milioni di visitatori, ma le Piramidi arrivano a 5 milioni e mezzo e la Tour Eiffel a circa 7.

 

Centri congressi di piccole dimensioni. In Italia esistono 100 centri congressi per 40.000 posti complessivi con una capienza media di 400 posti. In Francia vi sono 110 centri congressi con una capienza di oltre 3 volte superiore a quella italiana e una media di posti di oltre 1000 persone. In questo campo più che costruire cattedrali nel deserto, occorrerebbe fare sistema ed avere una capacità nazionale di recuperare grandi congressi sui mercati internazionali, spalmandoli poi sul nostro territorio. Mi chiedo se non sia il caso di resuscitare il progetto del Convention bureau nazionale non per avere una scatola vuota, ma per rendere più incisiva la nostra presenza su questo mercato.

 

Parchi a tema di importanza minore. Dysneyland a Parigi con oltre 10 milioni di presenze è al 5° posto tra i parchi giochi più visitati al mondo. Gardaland, in provincia di Verona, è al 24° posto con 3 milioni di visitatori. Anche qui la sensazione è che le strutture italiane non siano, di per sé, motivanti la scelta di una vacanza come, invece, avviene per Dysneyland.

 

I turisti del golf restano un miraggio. I golfisti nel mondo sono 70 milioni, oltre 25 milioni sono turisti del golf; l’Italia ne raccoglie solo 250.000, cioè l’1%. Anche qui si tratta più di un fatto di mercato, perché l’offerta strutturale, nel nostro paese, è quasi triplicata negli ultimi venti anni.

 

Quando abbiamo sviluppato questi ragionamenti ci siamo resi conto che spesso le grandi iniziative turistiche sono concentrate sulle grandi città, il cosiddetto triangolo delle città d’arte che, in molti casi, hanno già riorientato le proprie politiche a favore del turismo, con evidenti ed incontestabili risultati: è il caso, per esempio, di Roma.

 

Dobbiamo, invece, pensare ai piccoli centri, alle mille risorse della provincia italiana che non riescono a fare sistema e ad emergere anche perché spesso irraggiungibili.

 

Si tratta, allora, di rendere più accessibili, più vivibili, più facilmente raggiungibili anche attraverso la segnaletica, più visitabili, in una parola più accoglienti i centri storici minori, che costituiscono l’ossatura portante della nostra cultura e del nostro turismo, con l’obiettivo di innalzare la qualità globale dei nostri territori.

 

Questo perché vogliamo tornare ad essere il paese dell’ospitalità per eccellenza.

 

Se è vero, infatti, che la domanda turistica interna del nostro Paese è abbastanza elevata, attestandosi ad un 13% circa del paniere totale delle spese degli italiani, è altrettanto vero che la nostra capacità di attrarre turisti stranieri è concentrata e limitata in particolar modo alle mete tradizionali di eccellenza.

 

Basti pensare che un territorio come la Calabria, che somma in sé le caratteristiche di un’Italia definita da molti come un “museo diffuso”, vale la miseria dello 0,5% dell’incoming internazionale verso il nostro paese.

 

Ripensare il turismo significa cogliere queste dinamiche e farne proprie le tendenze future, organizzandosi come e meglio di Francia e Spagna.

 

Una Spagna che in pochi anni è diventata secondo paese al mondo per numero di turisti stranieri, con introiti per 46 miliardi di euro,l’11% del Pil e ed il 12% dell’occupazione.

 

Ma tutto questo non è accaduto per caso.  E’ stato il frutto di una politica centrata sugli investimenti.

 

Per il solo 2007 sono in cantiere 600 progetti per un impegno complessivo di 11,5 miliardi di euro.

 

L’Italia, al contrario, si è distinta da sempre per la cronica incapacità, da noi puntualmente sottolineata in ogni occasione, di porre il turismo al centro dell’Agenda politica.

Non intendo colpevolizzare una parte politica piuttosto che un’altra.

Cinque anni di legislatura del centro sinistra per partorire solo la legge quadro del turismo.

Altri cinque anni, poi, di centro destra, per varare la Legge istitutiva del Comitato per le politiche del turismo e dell’Agenzia Nazionale per il Turismo.

Legge quadro in larga parte inattuata, tanto che la X Commissione della Camera ha promosso un’indagine conoscitiva per verificare lo stato dei fatti. Comitato ed Agenzia finalmente operativi  ma all’inizio di un percorso di cambiamento lungo e complesso.

Abbiamo apprezzato l’avvio di questo Governo, con la scelta di affidare le competenze turistiche ad un Vicepremier, l’On.le Rutelli, che molto si è speso nel richiamare l’attenzione politica verso il settore.

Anche le Regioni, all’alba del nuovo Governo, hanno dato significativi segnali di disponibilità a fare sistema attraverso un patto alla pari con il Governo.

E qualcosa, finalmente, con la Finanziaria per il 2007 è stato fatto, ascoltando le istanze delle imprese per il rilancio dell’economia turistica rispetto ad alcuni nodi cruciali del settore.

Mi riferisco ai canoni demaniali e alla detraibilità dell’Iva congressuale.

Ma il turismo risulta assente dai grandi temi di politica economica e dagli interventi a sostegno delle imprese che il Governo ha varato.

Sto parlando dell’esclusione dell’accesso ai benefici della riduzione del cuneo fiscale e dell‘armonizzazione dell’ IVA con quella dei paesi concorrenti.

Ciò a conferma di quello che le imprese del settore sostengono da tempo: la mancata considerazione del turismo tra i settori produttivi del nostro Paese.

D’altra parte, e questo è il tema dell’incontro di oggi, per essere Sistema turistico competitivo occorre, prima di tutto, essere Sistema Paese funzionante e fruibile, soprattutto in termini di infrastrutture.

 

Infatti il concetto di infrastruttura entra di diritto nella realizzazione dei prodotti di offerta turistica, sia nel loro senso più hard, legato ai fattori strutturali, cioè strade, autostrade, ferrovie, aeroporti, che in quello più soft, ovvero mirato alla possibilità per il turista di svolgere le attività, culturali, sportive, di business o di divertimento, che ne motivano la vacanza.

 

In questo quadro l’Italia non riesce ad essere competitiva con le altre destinazioni forti del turismo, perdendo posizioni rispetto a destinazioni emergenti, soprattutto a causa di un gap infrastrutturale che pesa sia sulle performances del turismo sia sulla società. E ciò nondimeno nuovi player si apprestano a sbarcare in Italia. Ed il loro interesse  non è rivolto più solo soltanto alle grandi città d’arte o d’affari ma anche alle più belle località dell’ Umbria ,della Sicilia, della  Sardegna. Segno che il loro giudizio sulla attrattività del nostro Paese è alto.

Siamo chiamati alla sfida della qualità dai nostri competitors mondiali: è nostro dovere essere molto più attenti ai particolari, puntare tanto alla qualità reale e percepita delle nostre strutture, quanto alla nostra capacità di comunicare l’eccellenza della nostra tradizionale, vincente, capacità di accogliere, coccolare ed emozionare i clienti del salotto-Italia.

 

 

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