80° Confcommercio Udine

80° Confcommercio Udine

Vorrei iniziare il mio intervento con una citazione del film “Il Signore degli Anelli”. La citazione è: “Non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”.

Mi sembra un’ottima riflessione da cui partire celebrando ottant’anni di storia associativa, 80 anni che abbiamo scelto di attraversare con tutto l’impegno possibile. Abbiamo scelto di esserci per le imprese; abbiamo scelto di crescere nella rappresentanza; abbiamo scelto di traguardare l’interesse generale promuovendo gli interessi del terziario di mercato.

La Confcommercio nazionale nasce infatti in uno snodo difficilissimo della storia, il 29 aprile del 1945, a pochi giorni dal 25 aprile. In quel momento una manciata di associazioni di commercianti si mettono insieme, per arrivare, nel febbraio del ’46, alla prima Assemblea nazionale, con quasi 90 associazioni territoriali e di categoria aderenti. Una pluralità, unita nella diversità e, allora come oggi, capace di scegliere le ragioni che uniscono a quelle che dividono.

Comincia così – dalla libertà d’intraprendere e dalla volontà di ripartire – quella “storia di popolo” chiamata Confcommercio. Una storia collettiva che decennio dopo decennio, al commercio, ha aggiunto nel nome – e nell’identità – anche il turismo, i servizi, i trasporti, le professioni e la cultura.

Oggi sottoscriviamo i più grandi contratti collettivi nazionali. Oggi siamo l’organizzazione datoriale più grande e radicata nel Paese. Oggi valorizziamo un modello di vita e di lavoro che dà forma alle nostre città, ai territori e alle qualità del vivere comune. Oggi, tutto questo sembra forse scontato. Ma pensate che scelta forte è stata quella dei nostri fondatori nel 1945. È stata una scelta moderna e coraggiosa fondata sul principio di libera partecipazione e libera iniziativa economica, esercitate con la responsabilità di non guardare solo al proprio interesse.

Una scelta che proprio voi, care amiche e cari amici, rinnovate oggi, giorno dopo giorno. C’è infatti più di qualcuno da ringraziare in questi passaggi importanti di vita associativa, come le celebrazioni di un anniversario così importante. Ma se dovessimo scegliere un ringraziamento su tutti da fare, lo dovremmo fare innanzitutto agli imprenditori. Gli imprenditori associati che ci hanno scelto nel tempo. Gli imprenditori che nel tempo hanno dedicato le loro energie all’associazione. Grazie di cuore, grazie a tutti voi.

C’è davvero bisogno di un continuo impiego e rinnovamento di energie e passione per continuare ad essere, com’è la Confcommercio, la rappresentanza economica nelle città, o meglio, delle città.

Interpretare questa funzione di rappresentanza economica delle città è una responsabilità importante, che potremmo definire sempre più decisiva al giorno d’oggi.

Perché da una parte essere la rappresentanza economica delle città significa essere i custodi della storia materiale delle città stesse: le botteghe, i luoghi di aggregazione sono la vita quotidiana e parte fondamentale dell’identità dei luoghi. Ma essere la rappresentanza economica delle città significa anche abilitare il vantaggio competitivo globale di un luogo. Pensiamo proprio al turismo.

Oggi i luoghi competono grazie alla loro capacità di connessione ma vincono questa competizione grazie alla loro capacità di differenziarsi, grazie ad un’identità forte e autentica.

Ecco perché, anche in un mondo complesso come quello in cui viviamo, permeato potentemente dal digitale, non è una battaglia di retroguardia restituire pieno valore alla presenza fisica, al presidio del territorio, alla prossimità.

Sono elementi che fanno la differenza nella vita delle comunità e nella competitività del territorio.

Ecco perché la desertificazione commerciale non è un problema solo per il commercio, ma è un problema anche sociale e di politiche economiche generali.

La desertificazione, infatti, è un fenomeno che si misura nei numeri, ma il suo impatto va ben oltre la quantità: spesso significa anche “impoverimento di qualità”.

Per questo, siamo e restiamo convinti che sia fondamentale investire sulla rivitalizzazione dei servizi di prossimità, cioè sul commercio di vicinato di qualità.

Attenzione, però, che questo non significa puntare solo sul piccolo. Significa valorizzare il pluralismo distributivo, cioè un modello tipico dell’Italia che vede convivere piccole, medie e grandi imprese. Il pluralismo distributivo fa parte della nostra “eccezionalità italiana”, di cui il turismo è la punta più evidente.

Quando siamo nati, 80 anni fa, l’Italia era un Paese agricolo, diventato poi nel volgere di pochi anni un Paese industriale. Il settore primario e quello secondario avevano nel podio dell’economia italiana l’importanza che la loro denominazione richiama: primo (agricoltura) e secondo (industria).

Sotto il cappello della nostra Confederazione, nella espressione “terziario”, si trovava “il resto” dell’economia diffusa, che talvolta stentava addirittura a riconoscersi nella dignità di impresa.

Ci siamo scoperti, decennio dopo decennio, cambiamento dopo cambiamento, imprenditori, “protagonisti del divenire d’Italia”, come ci ha definiti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, partecipando ad una nostra Assemblea pubblica che certamente anche voi ricorderete.

Arriviamo oggi a questo ottantesimo compleanno con la responsabilità e l’orgoglio di rappresentare la parte maggioritaria delle imprese italiane, quel terziario di mercato, che sostiene gran parte dell’occupazione e alimenta innovazione e sviluppo.

In questo, e non solo per i compiti che ci dà la Costituzione, ci sentiamo parte responsabile del “bene comune”, costruttori di comunità, realtà indispensabile della storia del Paese.

Sono convinto che questi 80 anni insieme non siano uno slogan, ma siano invece un impegno a pensare con una visione condivisa.

Questo significa “ricordare il futuro”, il titolo che abbiamo scelto per questo Ottantennale.

Ricordiamo il futuro per metterci a servizio di quel futuro. Ricordiamo il futuro per fare la differenza. Ricordiamo il futuro per cogliere le opportunità del presente, in ogni angolo del Paese.

Ricordiamo il futuro per costruirlo ogni giorno con le scelte di oggi, con il coraggio di chi sa da dove viene e la determinazione di chi sa dove vuole andare.

Ricordiamo il futuro per costruirlo, oggi e sempre, insieme.

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