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V Forum Terziario Donna Confcommercio

Intervento del Presidente Carlo Sangalli

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30 maggio 2018

Cari amici,

è con grande piacere che intervengo a questo importante incontro organizzato da Terziario Donna Confcommercio.

Un'associazione che, come testimonia questo appuntamento, vuole dialogare, confrontarsi, condividere esperienze sulle proprie strategie, sul significato profondo delle rappresentanze d'impresa e sul futuro dell'imprenditoria, e in particolare dell'imprenditoria femminile, sulle prospettive del Paese.

E permettetemi a questo proposito di ringraziare la Presidente Di Dio, l'amica Patrizia, per il forte senso di appartenenza al nostro sistema e per la preziosa attività che con grande passione, impegno, dedizione svolge al servizio delle associate.

Dobbiamo e vogliamo contribuire a creare un contesto di mercato adatto a sviluppare efficacia ed efficienza delle nostre imprese; capire le esigenze delle nostre imprenditrici e dei nostri imprenditori, anticiparne i bisogni, supportarli nelle loro strategie.

Il ruolo delle associazioni d'impresa è cambiato e noi siamo cambiati.

Insieme agli aspetti legati alla tutela degli interessi dei propri associati – che, sottolineo, soprattutto per quelle rappresentanze, come la nostra, che hanno accettato la sfida del cambiamento e della modernizzazione, vanno sempre coniugati nell'interesse generale del Paese - è, oggi più che mai sentita l'esigenza di fornire strumenti concreti di sostegno all'attività quotidiana d'impresa.

In tal senso, questo appuntamento è un'ulteriore tangibile dimostrazione di come i nostri imprenditori, nonostante le difficoltà, hanno ancora l'entusiasmo, la voglia e il coraggio di fare impresa.

E abbiamo la responsabilità di guardare sempre al futuro e di portare la voce dell'economia reale alla politica, al Governo, alle istituzioni, al resto della società.

Un impegno e una responsabilità che ci impongono di raccogliere con entusiasmo la sfida di giocare in attacco i prossimi anni, aiutando le nostre imprese ad essere sempre un passo avanti, dimostrando che siamo il terziario ma non siamo secondi a nessuno.

Se non si guarda al futuro non si può cambiare.

La nostra sfida per gli anni a venire è, dunque, di offrire un contributo per rendere più produttiva l'impresa del terziario di mercato, quale che sia la sua dimensione.

E' la nostra vocazione: quella di tenere insieme le imprese, i territori, il Paese, mantenendo capacità di ascolto e di proposta pronti a cogliere e interpretarne i cambiamenti.

Consapevoli del valore economico e sociale delle nostre imprese.

Laddove c'è un'attività commerciale, turistica o di servizio alle persone o alle imprese, si creano, infatti, le condizioni di vitalità e qualità dei territori, si stimola la riqualificazione urbana, lo sviluppo, la legalità.

Senza un terziario più produttivo sarà difficile creare nuova ricchezza, nuovo benessere, nuove forme di solidarietà e di inclusione sociale sostenibili e durature.

E un terziario vitale e proiettato all'innovazione e al futuro non può prescindere dall'idea di sviluppo sostenibile e dalla valorizzazione del capitale umano.

Nella convinzione che la crescita si può e si deve coniugare preservando i territori dall'inquinamento, dall'eccessivo sfruttamento, dalla speculazione selvaggia, dalla cattiva gestione delle risorse.

La persona, pertanto, è, resta e deve continuare ad essere al centro delle nostre imprese e delle nostre organizzazioni, diffuse nel territorio, radicate nelle comunità locali.

Perché non c'è impresa senza persone soddisfatte, non ci sono profitti senza buoni salari, non c'è successo senza benessere condiviso.

L'azione dei "costruttori di prosperità" si deve, infatti, misurare su un orizzonte più ampio del benessere proprio e delle proprie famiglie, l'orizzonte della capacità di contribuire al bene comune, avvertendo sempre l'inquietudine, la tensione a far sì che le comunità, a loro volta, agiscano come rete di promotori di sviluppo sostenibile, di civiltà e di integrazione.

Un orizzonte che chiede all'impresa e agli imprenditori di confrontarsi anche con un vero e proprio bilancio sociale del proprio operato.

E' appunto l'etica della responsabilità sociale dell'attività d'impresa, un tema profondamente radicato nel tessuto delle imprese del terziario, che sono protagoniste dei processi di sviluppo territoriale e motore di sviluppo.

E' anche in questo che consiste la vera cultura di impresa e un sano pluralismo imprenditoriale, con la vitale compresenza di imprese piccole, medie e grandi, che è una ricchezza per il nostro Paese; una caratteristica che va vissuta come esito e, assieme, pre-condizione per una compiuta e funzionante democrazia economica.

In questo senso il contributo delle imprenditrici, che nel terziario di mercato – che ricordo vale oltre il 40% del Pil e oltre il 45% dell'occupazione del Paese - trovano la loro collocazione naturale, è preziosissimo.

Un terziario, dove si concentra la maggior parte  dell'imprenditoria femminile, che premia la centralità della componente femminile, che ne esalta le caratteristiche e i punti di forza. L'impegno delle donne, l'impegno delle imprenditrici, può, dunque, rappresentare una spinta importante per un'economia più forte e per una nuova stagione di crescita del Paese.

Questa prima parte del 2018 registra  segnali di rallentamento dell'economia e di aumento dell'incertezza che stanno riducendo la fiducia, ingrediente indispensabile per rilanciare i consumi e la ripresa. Si sta così allontanando quell'obiettivo di crescita del 2% che consentirebbe un più rapido riassorbimento della disoccupazione e dell'area della povertà assoluta.

Siamo, dunque, preoccupati, anche per via della spada di Damocle dell'aumento dell'Iva.

Se, infatti, malauguratamente dovessero scattare le clausole di salvaguardia, nel 2019 ogni cittadino si ritroverebbe automaticamente 200 euro di tasse in più. E questo, considerato l'attuale livello di pressione fiscale in Italia, tra i più alti in Europa, non ce lo possiamo davvero permettere. Per scongiurare questo rischio chiediamo al prossimo Esecutivo subito il blocco delle clausole di salvaguardia contenute nella legge di Bilancio attraverso il reperimento delle risorse necessarie rinegoziando i margini di flessibilità con l'Europa.

Nella consapevolezza che devono essere messe in campo alcune misure indispensabili per una crescita più robusta e per una maggiore competitività delle nostre imprese. 

La campagna elettorale è stata caratterizzata dalla promessa, con diverse formule, della diminuzione della pressione fiscale.

E allora, iniziamo a farlo, perchè il taglio delle tasse - la cui sostenibilità va garantita riducendo e riqualificando la spesa pubblica – e della burocrazia non possono più attendere.

E poi c'è la necessità di consentire il riporto delle perdite ad oltre 2 milioni di piccole imprese che adottano il regime di cassa e che oggi è consentito solo alle società di capitale. Una vera e propria ingiustizia fiscale che va subito affrontata e sanata.

Senza perdere di vista l'irrinunciabile obiettivo di mantenere l'equilibrio dei conti pubblici.

Occorre, quindi, rendere più esplicita la strada delle riforme e della modernizzazione del Paese.

Mi riferisco, in particolare, ai difetti strutturali – gli eccessi di tasse e burocrazia, che ho già richiamato prima, e i deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano – che determinano ogni anno, come emerge da una recente analisi del nostro Ufficio Studi, una perdita di 180 miliardi di Pil.

E' la tipica condizione di un Paese "frenato".

Certamente rimuovere questi ostacoli è una sfida lunga e impegnativa. Ma crediamo che sia la sola strada che valga la pena di percorrere.

Grazie.

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