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Conferenza stampa di apertura del Forum di Confcommercio

Intervento del Presidente Carlo Sangalli Cernobbio, 23 marzo 2018

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23 marzo 2018

Benvenuti e grazie per avere accolto l'invito a seguire i lavori di questa diciannovesima edizione del nostro Forum.

Un'edizione particolare per la presenza, per la prima volta in Italia, del Premio Nobel per la pace, già presidente del Sud Africa, de Klerk.

Inizierei ribadendo l'esigenza di una governabilità adeguata alle sfide che abbiamo di fronte. Imprese, famiglie, investitori, l'Europa, hanno bisogno di risposte tempestive e solide. Per offrirle in modo credibile, bisogna rendere più esplicita la via delle riforme e della modernizzazione del nostro Paese.

Cominciando ad aggredire e risolvere quei difetti strutturali della nostra economia – gli eccessi di tasse e burocrazia, i deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano – che, come abbiamo visto dall'analisi dell'Ufficio Studi, significano per il nostro Paese una perdita di 180 miliardi di Pil ogni anno.

E rappresentano una zavorra ancora più pesante per il nostro Mezzogiorno, sempre più distante dal resto del Paese. Per rendersi conto dell'entità di questo divario basta guardare il livello del Pil pro capite che in Calabria è meno della metà di quello della Lombardia.

Nel 2017 c'è stata un'accelerazione di molti indicatori economici che hanno portato la ripresa ad un confortante +1,5%, ma questa spinta sembra essersi già affievolita e la prima parte del 2018 rivela segnali di rallentamento dei consumi e della produzione.

Alcune misure sono, quindi, indispensabili per una crescita più sostenuta e per creare condizioni di mercato più favorevoli per la competitività delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e della logistica e delle professioni.

Segnaliamo una priorità, due riforme e un'emergenza.

La priorità: la campagna elettorale è stata caratterizzata dalla promessa, con diverse formule, della diminuzione della pressione fiscale.

E allora la prima cosa da fare è proprio quella di evitare i già programmati aumenti delle aliquote Iva. Infatti, se le clausole non venissero disinnescate, dal primo gennaio 2019 avremmo 12,4 miliardi di euro di imposte aggiuntive.

A quel punto potremo dire addio alla ripresa.

Il rinvio, per motivi tecnici, di ogni decisione sulle clausole di salvaguardia non rassicura. Anzi, preoccupa per i potenziali effetti negativi che potrebbe avere sul clima di fiducia di famiglie e imprese.

Ci sono, poi, due grandi riforme da realizzare: tasse e burocrazia.

La riduzione delle tasse è il nostro obiettivo principale perché il carico fiscale del nostro Paese è tra i più alti in Europa, è insostenibile per il nostro sistema produttivo, è incompatibile con qualsiasi realistica prospettiva di crescita robusta, diffusa, duratura.

Noi non siamo affezionati alle formule: che sia la riduzione del cuneo o quella dell'Irpef, l'importante è che si inizi subito un percorso certo di riduzione delle tasse la cui sostenibilità va garantita sia riqualificando la spesa pubblica, eliminandone gli sprechi ancora presenti, sia recuperando preziose risorse dalla lotta all'evasione e all'elusione fiscale.

E a proposito di tasse, bisogna, tra l'altro, riordinare, semplificare e ridurre la tassazione locale introducendo un'unica vera imposta comunale sugli immobili – la "local tax" - che includa tutti gli attuali tributi locali e che sia totalmente deducibile per gli immobili strumentali delle imprese.

Quanto alla burocrazia, ancora oggi il sogno degli imprenditori è meno carta, meno procedure, più digitale e più semplificazione. Bisogna, dunque, proseguire nella riduzione di oneri e adempimenti perché l'eccesso di burocrazia pesa complessivamente sulle micro e piccole imprese per 33 miliardi di euro l'anno. Un prezzo che nessuna azienda merita di pagare.

Infine, una grande emergenza per le imprese: bisogna consentire il riporto delle perdite ad oltre 2 milioni di imprese in regime di cassa e che oggi è permesso solo alle società di capitale. Una vera e propria ingiustizia fiscale che va subito affrontata e sanata.

Naturalmente, tutto questo si deve conciliare tanto con l'irrinunciabile obiettivo di mantenere l'equilibrio dei conti pubblici e ridurre il rapporto debito-PIL, quanto con un'azione di messa in sicurezza delle riforme del lavoro e delle pensioni, senza smontare quanto di buono è stato fatto con il Jobs Act e la riforma Fornero.

In Europa, occorre, inoltre, presidiare con attenzione le negoziazioni sui fondi strutturali 2021-2027 che potrebbero comportare minori risorse per l'Italia, anche a causa dei mancati versamenti netti del Regno Unito ai fondi comunitari.

Serve, dunque, un supplemento di responsabilità da parte di tutti: politica, governo, forze sociali.

Lo ribadiamo oggi, nel momento di inizio della 18esima legislatura, perché pensiamo che sia più che mai necessaria la responsabilità del "collocare al centro l'interesse generale del paese e dei suoi cittadini", opportunamente richiamata qualche giorno fa dal Presidente Sergio Mattarella.

Grazie.

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