Uggè: "I trasportatori trattati da inutili ingranaggi" - Asset Display Page

Uggè: "I trasportatori trattati da inutili ingranaggi"

Intervista del presidente di Conftrasporto su la Verità: "Stiamo procedendo a tentoni: non c'è un programma né una visione di sistema. E i risultati si vedono".

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11 gennaio 2021

"Stiamo procedendo a tentoni: non c'è un programma né una visione di sistema. E i risultati si vedono. Se non diamo una risposta organica, andremo verso una situazione drammatica per il nostro Paese". Nel mondo dei trasporti e della logistica, il fattore tempo è fondamentale. Una sola ora di ritardo può avere ripercussioni notevoli, in termini economici e di competitività. Nei mesi dell'emergenza sanitaria, i riflessi possono incidere anche sulla salute. Lo sa bene Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto, la confederazione che riunisce tutte le associazioni del settore. Oggi migliaia di studenti avrebbero dovuto far ritorno in classe e invece la gran parte delle regioni hanno deciso per l'ennesimo rinvio.

Sul fronte dei trasporti, un altro fallimento?

"Convinciamoci di una cosa: il trasporto rapido di massa produce assembramenti. Per disporre di un sistema efficiente bisogna intervenire sull'intera filiera: linee raddoppiate, calendario delle lezioni ripensato e ingressi scaglionati».

Alcuni presidi la vedono in maniera differente: «Scaglionare gli ingressi é un modo per scaricare sugli istituti le criticità dei trasporti», hanno protestato.

"Non sono d'accordo. Sono cresciuto in un'epoca in cui l'orario scolastico non aveva nulla a che vedere con quello attuale: all'istituto Cattaneo di Milano, al mattino facevano lezione i ragionieri, al pomeriggio le classi delle scuole media. Non vedo dove stia il problema: in un momento di difficoltà, tutti devono fare la loro parte, compresi i presidi".

Al tavolo di coordinamento su scuola e trasporti hanno partecipato diversi soggetti istituzionali, tra cui anche i prefetti. Di risultati significativi, tuttavia, ancora non se ne vedono. Qualcuno non sta facendo la propria parte?

"Perché il tavolo di coordinamento arriva solo ora? Abbiamo avuto mesi per preparare il ritorno a scuola. Un'analisi seria andava fatta dopo i primi drammatici mesi di pandemia, quando la diffusione del virus ci ha concesso una tregua, seppur limitata".

Alcune città metropolitane hanno stretto accordi con le aziende del trasporto turistico per rafforzare le aree extraurbane. Una decisione tardiva, secondo lei?

"Il trasporto privato sta subendo delle serie ripercussioni a causa della crisi sanitaria, il lavoro è fermo. L'offerta del trasporto pubblico locale va raddoppiata, i privati sono una soluzione efficace, a portata di mano. Eppure, il loro coinvolgimento non è ancora sufficiente. La mancanza di accordi con le imprese private è una grave colpa del nostro governo".

Come Confederazione, avete espresso questa necessità? "Il governo sente chi vuole. Fanno grandi convention, come gli Stati generali, ma poi i suggerimenti restano chiusi in un cassetto". Le incertezze e la procrastinazione indeboliscono le istituzioni? Le rendono inaffidabili?

"Il caos di questi giorni è figlio delle lacerazioni interne al governo. Avremmo bisogno di certezze, idee chiare. Le sembra logico che un commerciante non sappia quale sarà il suo destino tra 3 giorni? Il rimpallo continuo di aperture e chiusure crea danni enormi, anche sul trasporto merci".

Di che tipo?

"Il trasporto delle merci consente all'economia di raggiungere i propri obiettivi. Quando si fermano i consumi, la macchina rallenta: i prodotti restano nei negozi e senza programmazione si riduce la produzione. Nella sua drammaticità, l'equazione è semplice: meno consumi, meno produzione, meno trasporti".

A oggi, qual è il calo che avete quantificato?

"Nei mesi di pandemia, il trasporto delle merci è diminuito dei 25% rispetto allo scorso anno. Alcuni comparti hanno continuato a operare per rifornire gli ospedali e trasportare beni essenziali. Altri hanno perso terreno, risentendo delle contrazioni economiche. La perdita totale del fatturato è sull'ordine dei 20 miliardi di euro, 2 miliardi se si pensa al solo trasporto su gomma".

Per una buona riuscita della strategia vaccinale, serve un piano logistico e organizzativo efficace, che garantisca una puntuale distribuzione dei sieri. Come Confederazione, avete avuto delle interlocuzioni con il commissario all'emergenza, Domenico Arcuri?

"Le nostre proposte risalgono ai primi giorni di novembre: abbiamo suggerito di realizzare un protocollo cui attenersi per la distribuzione dei vaccini nei luoghi dedicati e messo a disposizione l'esperienza dei nostri operatori, soprattutto quelli che lavorano alla catena del freddo. Nessuno, tuttavia, ci ha coinvolto".

Per quale motivo?

"Non lo chieda a me. Non volevamo partecipare come Confederazione, semplicemente ci siamo messi a disposizione".

Si è fatto un'idea di come potrebbe procedere la campagna vaccinale, soprattutto quando i numeri aumenteranno?

«Come funzionerà non lo so. E come me, quasi tutti i rappresentanti del settore logistico. Già oggi, leggiamo di situazione che non lasciano ben sperare: siringhe sbagliate, ritardi negli approvvigionamenti. Non mi sembra che ci sia un'organizzazione funzionale e precisa. Più che altro, vedo supponenza».

Addirittura?

"Non saprei come altro definirla. Domenico Arcuri crede di sapere tutto. Se penso alle mascherine o ai banchi, mi vengono i brividi. Tratteremo con la stessa logica la gestione dei vaccini?".

E preoccupato?

"Il vaccino é la via d'uscita. Aumentare il numero dei vaccinati significa garantire maggiore sicurezza ai cittadini, che saranno immunizzati rispetto al virus. Siamo preoccupati, si: se non ripartono i consumi, non riparte la produzione e i mezzi non avranno merce da trasportare".

Conftrasporto ha criticato la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Su infrastrutture e trasporti, parlate di «negligenza totale». Per quale motivo?

"Gli interventi presentati non hanno una logica di sistema. Il nostro Paese rischia di perdere competitività. Abbiamo bisogno di essere accessibili, di avere strade, porti e ferrovie interconnessi. Se avessimo l'accessibilità che ha la Germania, avremmo un aumento di Pil di circa 8o miliardi di euro".

"Manca una vera transizione energetica», è la vostra denuncia. Che cosa intendete?" 

"Come possiamo parlare di transizione verde digitale se non finanziamo la sostituzione dei veicoli che circolano in Italia? Il 45% dei mezzi presenti sulle nostre strade hanno più di 15 anni. Come possiamo non intervenire sulle coste, visti gli episodi frequenti che le danneggiano? Non vedo una logica precisa, strutturale. Solo marchette".

Sul piano internazionale, l'anno si è aperto con due incognite per il trasporto e la logistica: Brexit e il blocco dei tir al Brennero imposto dall'Austria nelle ore notturne. Partiamo dalla prima: l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea avrà delle ripercussioni sul comparto?

"Per quanto riguarda il trasporto merci su gomma, non prevediamo un contraccolpo particolarmente forte. Su gomma, scambiamo non più del 10% delle merci con la Gran Bretagna. Su quelle direttrici, viaggiano molto di più mezzi polacchi e tedeschi». 

Più insidiosa la questione al Brennero. Un «intento punitivo», lo avete definito.

"Quello preso da Vienna è un provvedimento che va contro le regole europee, contrario alla libera circolazione delle persone e delle merci. In una economia basata sui flussi e non più sugli stock, si produce quanto basta per trasportare a destinazione. Il tempo è fondamentale, qualsiasi ostacolo rende il prodotto meno competitivo. E se le merci non giungono a destinazione, saranno sostituite da altre merci, provenienti da altri Paesi. Rischiamo di perdere mercati, un danno enorme per la nostra economia".

La motivazione ambientale a sostegno della loro decisione non vi convince.

"A mio avviso, c'è una grave situazione di concorrenza sleale: il blocco vale solo per i mezzi italiani. I tir austriaci non inquinano? Spargono forse profumo? È evidente che si tratta di una manovra di natura economica e non ecologica".

Che risposta avete avuto dal premier, Giuseppe Conte?

"Abbiamo chiesto un intervento significativo, ma dai con * tatti che abbiamo in Europa sembra che non abbiano mosso un dito".

In che senso?

"Il direttore generale della mobilità e dei trasporti della Commissione europea, Henrik Hololei, ci ha informato di non avere ricevuto alcuna comunicazione da parte del governo italiano".

E si torna sempre li, al fattore tempo: stimate una perdita che fa un certo effetto.

"In un anno, ogni ora di ritardo crea danni per 320 milioni di euro. Siamo stupiti dalla mancanza di determinazione da parte del governo, ma credo sia una questione di comprensione: non si è capito che il trasporto e la logistica sono anelli fondamentali nella catena produttiva. Senza collegamenti, le merci e la gente vanno da un'altra parte".

Tratto da "La Verità"

 

di Antonio Di Francesco

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