Per il turismo un 2020 da incubo

Per il turismo un 2020 da incubo

I dati Istat parlano di oltre il 50% di presenze in meno nelle strutture ricettive nei primi nove mesi dell'anno, un dato salito al 6,9% nei mesi estivi. Mancano soprattutto gli stranieri.

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29 dicembre 2020

Nei primi nove mesi del 2020 il numero delle notti trascorse nelle strutture ricettive italiane è diminuito del 50,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, con quasi 192 milioni di presenze in meno. È la stima fornita dall’Istat, che racconta di un vero e proprio choc da pandemia da per un settore da anni in crescita costante. Basti pensare al 2019, che si era chiuso con 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze, pari a un progresso rispettivamente, del 2,6% e dell'1,8% in confronto all'anno precedente.

Fonte: Istat

E pensare che gennaio si era chiuso con un +5,5% gli arrivi e un +3,3% di presenze rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Ma già dal mese di febbraio si rendono visibili gli effetti della pandemia e delle conseguenti misure di contenimento: -12% gli arrivi e -5,8% le presenze. Nel solo periodo estivo, tra luglio e settembre le presenze sono state il 63,9% in meno di quelle dell’anno precedente. A mancare soprattutto gli stranieri, in calo del 39,7% rispetto allo stesso trimestre del 2019.

 

Confturismo: “il Covid costa 100 miliardi a turismo e indotto”

 

"Da marzo a dicembre mancheranno all'appello 78 milioni di arrivi e 240 milioni di presenze tra italiani e stranieri. Ma a questi bisogna sommare anche tutta la parte dell'outgoing perché registriamo anche 36 milioni in meno di italiani che non sono andati all'estero e avrebbero comunque lasciato un pizzico della loro spesa in Italia. Possiamo dire che questa crisi per il sistema turismo e per i più immediati settori collegati costa 100 miliardi di valore della produzione in meno (nel 2019 valeva 190 miliardi)".

Così Alberto Corti, responsabile Turismo di Confcommercio, per il quale una cifra compresa tra il 30 e il 50% delle imprese del settore e del suo indotto rischia di chiudere i battenti. Un numero cui potrebbero aggiungersi un gran numero di professionisti del comparto messi a terra dal Covid. "In totale - osserva - nel sistema Confturismo Confcommercio gravitano circa 220mila soggetti e almeno 70-10mila sono a rischio". Un terremoto che non potrà non avere effetti anche sul fronte occupazionale. "Nel settore turismo - rileva Corti - lavorano circa 500mila stagionali che, nella stragrande maggioranza dei casi, non si sono visti rinnovare il contratto. Nel complesso, gli addetti sono 1,3 milioni. Parlare di un milione di posti a rischio non è sbagliato".

Da queste considerazioni un appello al governo: "le misure messe in campo finora, sia quelle trasversali sia quelle più specifiche per il settore, hanno evitato la desertificazione. Bisogna però riproporle per il primo semestre del 2021. Inoltre, è fondamentale cogliere l'occasione di questa tragedia per rimettere il turismo al centro della ripresa e della riprogettazione del Paese. Se pensiamo che 100 euro spesi nel turismo ne generano altri 86 spesi in altri settori, è facile capire che la sua trasversalità può essere un volano di ripresa per l'intero sistema Paese. Purtroppo ci sembra che questo concetto non sia stato ancora sufficientemente focalizzato". 

Quanto al "patentino" per viaggiare che potrebbe essere rilasciato a chi abbia effettuato il vaccino, "bisognerebbe seguire l'esempio di quelle compagnie aeree extra Ue che hanno previsto l'obbligo del vaccino per prenotare un viaggio. In Europa, sarebbero necessarie iniziative di coordinamento tra Stati dell'Unione. Iniziative come questa sono importanti e sarebbero un ottimo aiuto per il settore del turismo, adesso che si inverte la tendenza". 

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