Lettera aperta al ministro Zaia: Fida e Fiva pronte al dialogo sui prezzi

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Lettera aperta al ministro Zaia: Fida e Fiva pronte al dialogo sui prezzi

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3 settembre 2008


                                                                 

 

 


79/08

Roma, 03.09.08

 

Lettera aperta al ministro Zaia: Fida e Fiva pronte al dialogo sui prezzi

 

Illustre Ministro,

Le abbiamo lasciato il tempo necessario per insediarsi nel suo Ministero e abbiamo anche aspettato che passasse l’estate per chiedere un incontro finalizzato ad una proficua analisi sulla filiera agro-alimentare che con nostro grande rammarico, fino ad oggi non c’è stato. Vuoi  perché si sconta uno squilibrio culturale e politico antico a favore  della produzione, e a danno dell’intero settore della distribuzione, vuoi perché in estate i media sono maggiormente recettivi avendo più spazio a loro disposizione, il risultato, però, è stato quello che si ripete da anni: ad agosto il settore agro-alimentare è stato messo sul banco degli imputati e additato come l’unica causa dell’aumento dei prezzi.

Ci auguravamo che il nostro atteggiamento responsabile e serio sia in termini di analisi che di dati, e di rispetto verso le altre Organizzazioni fosse premiante, ma ci accorgiamo che sia gli altri attori della filiera che lo stesso Governo non hanno avuto la stessa etica e si sono prestati, facilmente, ai ballon d’essai estivi.

Speravamo, che questo Governo di matrice liberale e con la forza dei numeri, non si limitasse a rispolverare idee come gli sms consumatori, i prezzi imposti per frenare l’inflazione, così come ci aspettavamo un’analisi più approfondita su quella che viene definita frettolosamente e superficialmente filiera troppo lunga.

La realtà è che la filiera, oggi, è esattamente la misura necessaria a garantire una distribuzione capillare, a soddisfare le esigenze di tutti i consumatori e la salubrità degli alimenti. Chi sostiene il contrario ignora le peculiarità geografiche del nostro Paese, non conosce le nuove esigenze  di servizio dei consumatori, non valuta l’incidenza che i costi generali hanno sui prezzi finali. Lanciare quindi, l’idea degli acquisti direttamente alla produzione come soluzione della crisi economica, favorendo talune imprese a scapito di altre, queste sì non esposte alla concorrenza perché destinatarie di agevolazioni fiscali e sostegni, è assolutamente contrario rispetto ad una idea di mercato, in cui tutte le imprese sono messe sullo stesso piano.

E quando un agricoltore si deve adeguare agli standard richiesti dal mercato, non solo i prezzi dei prodotti si allineano a quelli dei negozi, ma spesso li superano.

Gli atteggiamenti speculativi che taluni denunciano, senza peraltro avere il conforto di analisi scientifiche non hanno, dunque, ragione di esistere perché il settore della distribuzione è liberalizzato già dal ’98 e negli ultimi sei mesi hanno chiuso 15.000 negozi rispetto allo scorso anno, confermando che non c’è spazio né per commercianti improvvisati, né per quelli “cosiddetti speculatori”.

Le imprese soffrono da una parte dell’aumento delle materie prime e dei costi di gestione, dall’altra di una pressione fiscale che non tende a scendere e di una crisi dei consumi che taglia trasversalmente e drasticamente i fatturati.

La crisi profonda e strutturale ha già messo in ginocchio molte imprese e altrettante le farà chiudere se il problema della bassa crescita non verrà risolto. Parlare dunque di filiera solo per scaricare responsabilità sui commercianti è un vecchio copione che speriamo questo Governo non voglia usare, sostituendolo invece con una reale, leale e aperta concertazione con tutto il mondo dell’impresa. E naturalmente la FIDA che rappresenta il mondo del dettaglio alimentare e la FIVA che rappresenta i mercati italiani, non si sottrarranno a questo confronto e si rendono disponibili ad avviarlo già da subito.

 

 

Il Presidente FIDA-Confcommercio

Il Presidente FIVA-Confcommercio

Dino Abbascià

Giacomo Errico

 

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