Nord-Sud: sempre più lontani

Le prospettive dell'economia meridionale nel breve periodo

Nord-Sud: sempre più lontani

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8 agosto 1997

Il divario che storicamente ha separato e continua a separare le regioni del Sud dal resto del Paese, in termini di minore capacità di produrre ricchezza e occupazione, sembra aver subito una sensibile accelerazione nel corso degli ultimi anni.

Le cause di questa tendenza sono da ricondursi modello di sviluppo seguito dall'economia italiana a partire dal '92, incentrato sull'espansione della domanda estera e sul contenimento della domanda interna, in particolare per la componente relativa ai consumi.

In questo contesto è evidente che una economia come quella meridionale nella quale il 71% del PIL è dato dai consumi delle famiglie, contro il 57,6% del centro nord, sia stata particolarmente penalizzata, anche in considerazione del fatto che il reddito pro capite del mezzogiorno è pari a meno del 55% di quello del centro nord.

Le prime informazioni relative al '97 sembrano indicare, a livello territoriale, il proseguimento della tendenza di medio periodo .

I modesti segnali di miglioramento avvertiti dalla nostra economia a partire da aprile del '97 interessano in misura molto marginale il sud, per la quale si stima nella media dell'anno in corso una crescita dello 0,2% (1,0% per il Centro-Nord).

La contenuta ripresa delle esportazioni prevista per l'anno in corso dovrebbe coinvolgere in misura limitata l'economia meridionale, provenendo da quest'area solo il 9% delle esportazioni nazionali, quota che non ha subito sostanziali modifiche negli ultimi anni.

Nel contesto di generale stagnazione i consumi delle famiglie meridionali dovrebbero continuare a risultare sostanzialmente stazionari, in quanto l'effetto «incentivi alla rottamazione» dovrebbe essere meno consistente nel Mezzogiorno in considerazione del minor reddito per abitante e della diversa composizione della spesa delle famiglie.

Anche gli investimenti - che lo scorso anno avevano subito una diminuzione nel Mezzogiorno dello 0,2% non sembrano in grado di crescere in misura sufficiente per garantire il recupero di quanto perso negli ultimi anni.

In particolare per gli investimenti in pubbliche nonostante la crescita stimata per l'anno in corso non sembra garantire il ritorno su livelli prossimi a quelli riscontrati nei primi anni '90, attualmente il livello è inferiore alla metà di quanto registrato nel '91.

Gli effetti degli andamenti attesi per l'economia meridionale sulla dinamica occupazionale continueranno ad essere pesanti.

Tutta la diminuzione di occupati prevista a livello nazionale si dovrebbe concentrare nel meridione, in quanto nel Centro-Nord il consolidarsi della ripresa dovrebbe portare ad un riassorbimento della forza lavoro espulsa tra la fine del '96 e i primi mesi del '97.

Questa tendenza comporterebbe un aumento dle numero di disoccupati nel Mezzogiorno, dove già si concentra il 57% dei senza lavoro, rendendo sempre più difficile la risoluzione anche parziale del problema.

Neanche i provvedimenti assunti nell'ultimo anno sembrano in grado di produrre a breve effetti significativi sull'occupazione, dato il contesto di sostanziale stagnazione dell'economia meridionale, né tanto meno sembrano garantire l'emergere di sacche di lavoro nero così diffuse nel meridione.

Le cifre ufficiali sul mercato del lavoro nel Mezzogiorno nascondono, infatti, consistenti realtà di lavoro irregolare che secondo alcune stime rappresentano oltre il 30% delle unità di lavoro totali, mentre nel Centro-Nord tale quota scende al 17%.

Questa realtà associata ad una maggior diffusione di aree di lavoro dipendente che risultano meno protette in termini giuridico-contrattuali determina, oltre a vasti fenomeni di evasione ed elusione, livelli di reddito più bassi con la conseguente presenza di ampie sacche di povertà come dimostrano anche i dati più recenti.

Degli oltre 2 milioni di famiglie che in Italia vivono al di sotto della soglia di povertà, il 71,4% (circa 1 milione 500 mila) vive, infatti, nelle regioni meridionali, con una tendenza all'incremento negli ultimi anni.

Il fenomeno appare ancora più grave se si considera che attualmente al Sud su 100 famiglie 22 sono povere contro le 6 del Centro e le 4 del Nord, e che il livello di reddito delle stesse è notevolmente più basso di quelle che vivono nelle altre aree del paese.

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