Italia "rossa" a Natale

Italia "rossa" a Natale

Lockdown nazionale nei festivi e prefestivi fino al 6 gennaio: chiusi bar, ristoranti e negozi. Nei quattro giorni lavorativi (28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio) consentiti gli spostamenti tra piccoli Comuni per una distanza di massimo 30 chilometri. 

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21 dicembre 2020

Via libera del governo al decreto sulla nuova stretta per le festività natalizie. Dal 24 dicembre al 6 gennaio l'Italia sarà zona rossa nei giorni festivi e prefestivi e zona arancione nei giorni lavorativi. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento è in vigore da oggi, 19 dicembre. Confermate in linea di massima le indicazioni emerse nei giorni scorsi.

 

L'intero territorio nazionale sarà zona arancione il 28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio. In questi giorni ci si potrà spostare esclusivamente all'interno del proprio comune senza giustificarne il motivo. Per venire incontro a comuni fino a 5000 abitanti fino a 30 km ma non nei capoluoghi di provincia. Rimangono chiusi bar e ristoranti tranne che per asporto e consegne a domicilio. I negozi saranno aperti fino alle 21. Nei giorni da zona rossa saranno chiusi i centri estetici, bar e ristoranti. Saranno invece aperti supermercati, negozi di alimentari, di prima necessità, farmacie e parafarmacie, parrucchieri e barbieri.  

Le limitazioni imposte dal decreto legge del 18 dicembre

 

Parlando al termine del Consiglio dei Ministri, il premier Conte ha sottolineato che "è stata una decisione non facile, sofferta: dobbiamo rafforzare il regime di misure necessarie per cautelarci meglio anche in vista della ripresa delle attività di gennaio". "Le misure del governo hanno funzionato grazie alla responsabilità dei cittadini. E' un metodo che ci ha evitato il lockdown generalizzato. Siamo partiti con il metodo a zone con RT a 1.7 e lo abbiamo riportato a 0.86, tanto che nei prossimi giorni tutte le Regioni possono diventare zona gialla". 

Il premier ha poi ribadito l'impegno del governo per le categorie maggiormente penalizzate da questi provvedimenti: "Siamo al fianco degli operatori che saranno coinvolti da queste misure. Abbiamo sospeso contributi e tributi per coloro che hanno perdite. Chi subisce dei danni economici deve essere subito ristorato. Questo decreto dispone subito un ristoro di 645 milioni per i ristoranti e bar". 

Federazione Moda Italia: "Le restrizioni di Natale una botta di fine anno"

"Su 115 mila punti vendita del fashion almeno 20 mila rischiano di abbassare le serrande. L’occupazione ne risentirà fortemente, con una perdita stimata di 50 mila posti su 310 mila complessivi. I fatturati delle imprese subiranno una flessione importante con un calo di oltre 20 miliardi di euro di consumi. E la botta di fine anno viene dalle restrizioni del Decreto di Natale". Questa la fotografia di un settore molto in sofferenza quella che scatta FedermodaItalia.

 

La crisi rallenta i consumi di moda anche in questi giorni che precedono il Natale, con un calo prevedibile a doppia cifra rispetto al 2019, anche a causa di una situazione di preoccupazione per le ulteriori misure restrittive del nuovo Decreto di Natale. Così perdiamo anche tutte le entrate della vigilia e quelle di fine anno; ancor più grave è la perdita dell’inizio dei saldi che rappresentano un fondamentale momento per dare liquidità alle nostre aziende senza avere utili. Se viene a mancare anche quella, possiamo solo chiudere. Il nostro settore è in ginocchio e va aiutato. I nostri imprenditori – commenta il presidente di FederazioneModaItalia, Renato Borghi - si sono impegnati al massimo per recuperare fatturati e ottimismo, con vetrine, luci, consigli e proposte capaci di soddisfare tutte le esigenze in ambienti assolutamente sicuri. Fiducia che sembrava arrivare anche con la conferma di una rinnovata tendenza dei consumatori verso acquisti nei negozi di prossimità. E se il Governo ha introdotto il cash back, che non sembra ancora decollare, i nostri negozi provano a incrementare le vendite con qualche promozione mirata. Ma così non si resiste più.”

 

Ripartire è la prima richiesta al Governoconclude Borghi – e per farlo occorre che accompagni veramente le imprese con sostegni congrui alle effettive perdite perché altrimenti non saranno più recuperabili. Ai consumatori chiediamo poi scelte d’acquisto sempre più consapevoli e sostenibili e quindi sotto casa, nei negozi di fiducia.

 

FIPE: "RISTORI INADEGUATI, UN'OFFESA PER TRECENTOMILA ESERCIZI"

Non ci siamo: la Fipe, la federazione dei pubblici esercizi, non usa mezzi termini per esprimere il malcontento della categoria per i ristori previsti dal governo come risarcimento per le chiusure durante le festività natalizie. "Siamo alla vigilia delle festività più tristi della storia moderna, durante le quali i pubblici esercizi italiani, bar, ristoranti, pizzerie, pub discoteche, attività di catering, sono chiamati a raccogliere i cocci di attività disastrate, abbandonati al loro destino da un governo insensibile agli appelli e alle richieste della categoria". "Le nuove limitazioni, infatti - prosegue la Fipe - incideranno pesantemente sui nostri già disastrati fatturati: abbiamo già perso oltre 33 miliardi su 86 complessivi (-38,38%) e gli annunciati ristori, in media 3.000 euro ad azienda, risultano inadeguati e insufficienti a compensare singolarmente i danni. Col risultato di disperdere imprese, posti di lavoro e professionalità, fondamentali per due filiere strategiche per il Paese: agroalimentare e turismo. Con l'aggravante che, anche questa volta, ci si è dimenticato delle aziende di intrattenimento, in particolare e discoteche, chiuse da febbraio ed escluse da qualsiasi ristoro, anche parziale". La Fipe osserva che "i pubblici esercizi italiani vogliono poter continuare a lavorare non per mettere a rischio i cittadini, ma per mettere in sicurezza un patrimonio imprenditoriale e sociale che contribuisce al futuro del Paese e non accettano la fastidiosa distinzione tra attività economiche essenziali e non essenziali, che finisce per oscurare la realtà. Tutte le imprese sono essenziali quando producono reddito, occupazione e servizi e tutte le attività sono sicure se garantiscono le giuste regole e attuano i protocolli sanitari loro assegnati".

"Questi provvedimenti - conclude la Fipe - offendono i 300.000 pubblici esercizi italiani, chiusi da una politica che ha perso credibilità e capacità di funzionamento, perchè evidentemente considerati attività insicure ed irresponsabili, nonostante su 6,5milioni di controlli effettuati sulle attività commerciali, ristorazione compresa, solo lo 0,18% ha subito una sanzione, secondo i dati del Ministero degli Interni. Se il riferimento deve essere il "modello tedesco" piu' volte invocato per giustificare le misure restrittive, i ristori allora ad esso dovrebbero essere ispirati: indennizzo al 75% dei fatturati calcolato sui mesi di novembre e dicembre, riduzione dell'IVA al 5%, tutela degli sfratti". 

 

FEDERALBERGHI: "PANETTONE AMARO PER LE IMPRESE DEL TURISMO"

Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ha commentato i provvedimenti del governo in vista del Natale: “Le misure di contenimento varate ieri dal Consiglio dei ministri costituiscono l’ennesima mazzata sulla testa delle imprese. In dieci dei quattordici giorni che vanno da Natale all’Epifania gli italiani dovranno restare in casa, mentre negli altri quattro sarà in ogni caso vietato uscire dal proprio comune. Una beffa clamorosa per quegli imprenditori che si erano fatti in quattro per mantenere gli alberghi aperti nonostante il divieto di spostarsi da una regione all’altra, gli impianti di risalita fermi, le terme chiuse, l’obbligo di cenone in camera e mille altre regole astruse. Lo schiaffo finale viene dal decreto che stanzia 650 milioni di euro per tutelare, com’è giusto, i bar e i ristoranti, ma dimentica completamente gli alberghi, che hanno subito danni ancora maggiori”.

Il contraccolpo riguarderà l’intera economia e sarà forte - aggiunge Bocca - rammentando che in un anno normale, tra Natale e l’Epifania si sarebbero messi in viaggio più di 18 milioni di italiani, attivando un giro d’affari di circa 13 miliardi di euro, che interessa tutte le componenti della vacanza: non solo alberghi ma anche trasporti, divertimenti e cibo.

Secondo il presidente degli albergatori, “purtroppo, piove sul bagnato: dopo il lockdown totale in primavera e l’estate peggiore della storia, durante la quale ISTAT ha registrato un calo del fatturato dei servizi di alloggio del 39,1%, la situazione si è aggravata ulteriormente, di pari passo con l’irrigidirsi delle misure restrittive. Il calo delle presenze turistiche rilevato dal centro studi di Federalberghi è stato del 60,9% a ottobre, per poi schizzare -80,9% a novembre. E il preconsuntivo del mese di dicembre non lascia grande spazio alle speranze: saremo fortunati se ci sarà il 10% delle presenze del 2019.”

Il nostro panettone ha un sapore ancora più amaro - conclude Bocca - a causa della solitudine in cui ci troviamo ad operare. I decreti ristori, la legge di bilancio e il Recovery plan, tre strumenti di importanza strategica che hanno occupato l’agenda politica degli ultimi giorni, non dedicano al nostro settore l’attenzione che gli sarebbe dovuta in ragione del peso esercitato all’interno dell’economia nazionale e dei gravi danni subiti a causa della pandemia.”

 

ASSIPAN: "SIAMO A TERRA"

"Come categoria panificatori non abbiamo obbligo di chiusure ma siamo comunque a terra". E' un vero grido di allarme quello che lancia il presidente di Assipan Claudio Conti, all'indomani del cosiddetto decreto Natale e della rinnovata crisi economica dettata dalla nuova ondata di pandemia. "Noi non siamo dentro obblighi di chiusura come non siamo stati obbligati a chiudere fin dall'inizio di questa pandemia di coronavirus, ma la nostra categoria di panificatori è in grandissima difficoltà, soprattutto per chi sta in zone turistiche" spiega Conti. "Nel momento in cui è iniziata questa maledizione del virus - prosegue Conti - non abbiamo avuto obbligo di chiusura ma non essendoci circolazione di persone e essendo i centri storici delle città o dei borghi o dei Comuni completamente vuoti, senza circolazione di persone o con circolazione ridottissima, noi non abbiamo avuto entrate". 

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