Dpcm, le reazioni del sistema Confcommercio - Asset Display Page

Dpcm, le reazioni del sistema Confcommercio

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3 novembre 2020

Dismamusica: "I negozi di strumenti musicali distribuiscono cultura come le librerie" 

"Anche in questa seconda fase di sospensione delle attività commerciali, limitatamente alle cosiddette “Aree rosse”, i negozi di strumenti ed edizioni musicali sono stati chiusi. dimenticandosi che, come le librerie, distribuiscono cultura e civiltà". Con questa nota, Dismamusica sottolinea l'incongruenza di un provvedimento che va a penalizzare il settore degli strumenti musicali  "che, a maggior ragione durante un lungo periodo di isolamento, sono di grande supporto per i cittadini, come si è potuto constatare nella primavera scorsa caratterizzata dalle tante performance spontanee che hanno accompagnato il lockdown nelle nostre case".

Secondo Dismamusica, "mediamente il comparto in Italia, nel trimestre marzo–maggio 2020 (il periodo del primo lockdown), ha perso il 55% del proprio fatturato e le aziende stanno faticosamente cercando soluzioni e strumenti per restare aperte.  Circa il 22% degli operatori prevede per il 2020 un fatturato dimezzato rispetto allo scorso anno. E il 68% degli operatori vede a rischio la stabilità della propria impresa".

In questo tempo di crisi e di scelte difficili – ha affermato il presidente Antonio Monzino - ribadisco che la pratica musicale ha un decisivo aspetto ‘terapeutico’. La musica è una disciplina che forma culturalmente chiunque la pratichi, migliora la qualità della vita individuale e sociale ed offre un contributo positivo nella formazione della persona”. “Musica non significa solo spettacolo ed intrattenimento – ha concluso Monzino - ma si coniuga con i concetti di educazione, formazione, benessere, qualità della vita, cultura”.

 

Snag: “senza aiuti immediati migliaia di esercizi chiuderanno i battenti”

“Anche in questo secondo lockdown le edicole saranno al fianco dei cittadini per garantire il loro diritto ad una informazione pluralista, affidabile e di qualità ma senza aiuti economici immediati alla fine del 2020 assisteremo alla chiusura di migliaia di punti vendita. È innegabile che le misure di contenimento del Covid e le limitazioni alla circolazione porteranno a una pesante contrazione dei fatturati in edicola. Servono interventi di sostegno immediato. Chiediamo al Governo di confermare e rafforzare le misure adottate nella prima parte del 2020 (in particolare il tax credit edicole) e di erogare un nuovo bonus edicola per questo secondo lockdown in misura pari al 200% rispetto a quello previsto dal Decreto Rilancio”. Così il presidente di Snag-Confcommercio, Andrea Innocenti, commenta le nuove misure di contenimento dell’emergenza Covid.

Le edicole sono micro imprese familiari che non hanno la capacità di resistere alla crisi. Il nostro ruolo è però fondamentale per il Paese. Sarebbe anche opportuno sostenere la domanda di quotidiani e periodici in edicola con una ‘card lettura’ per le fasce più deboli, per i giovani e per gli anziani. L’accesso ad una informazione corretta e affidabile è - in una crisi epocale come quella del Covid - una componente essenziale per la formazione di un’opinione pubblica consapevole e per la tenuta democratica del Paese”, conclude Innocenti.

 

Art Confcommercio: “la chiusura dei negozi non sconfigge il virus”

La chiusura dei negozi di articoli per la cucina, la tavola e la decorazione della casa nelle cosiddette “aree Rosse”, decisa dal Dpcm del 3 novembre, mette a rischio la stessa sopravvivenza del dettaglio specializzato. Il settore conta quasi 9mila negozi in Italia, che occupano direttamente circa 22mila addetti (senza contare l’indotto) e fatturano complessivamente 4 miliardi di euro. L’area del Nord Ovest (attuale zona rossa) rappresenta più del 20% del totale. Si tratta di negozi che vedono a rischio la possibilità di mantenere aperta la loro attività.

“La priorità è certamente la salute delle persone. La nostra delusione e preoccupazione – afferma il presidente di Art Confcommercio Giusto Morosi - nasce dalla considerazione che questi provvedimenti di chiusura generalizzata non servano realmente a combattere la diffusione del virus ma rappresentino l’ennesimo tentativo di ‘fare qualcosa’.

"I nostri negozi, così come i pubblici esercizi, hanno messo in atto tutte le necessarie misure di cautela: sanificazione dei locali, gel all’ingresso, distanziamento, e adesso si vedono chiudere le attività. Vediamo lo spettro della recessione per il Paese e della cessazione di molti punti vendita che non possono resistere ad una nuova fase di sospensione dopo il faticoso tentativo di riprendersi dallo stop della primavera scorsa. Vogliamo sperare che questo sia l’ultimo, gravoso sforzo che ci viene richiesto e che dal mese di dicembre si possa svoltare pagina. Decine di migliaia di piccoli e medi imprenditori, con le loro famiglie, collaboratori e dipendenti chiedono di poter continuare a lavorare in sicurezza senza arrendersi alle insidie della pandemia e alla aggressiva concorrenza delle piattaforme web”, conclude.

 

Federmobili: "negozi di arredamento penalizzati nell'ultimo Dpcm"

"Grande delusione" di Federmobili all'indomani dell'ultimo Dpcm che impedisce ai negozi di arredamento di svolgere la loro attività quotidiana non avendo inserito il commercio di arredamento tra le attività essenziali. "Com'è noto - ha detto il presidente Mamoli -  la scorsa settimana abbiamo inviato lettere e fatto pressioni sul Governo, e sulle Amministrazioni Locali, motivando ed argomentando le nostre ragioni. Non comprendiamo la logica che consente, ad esempio, la vendita di auto e moto, quindi la non chiusura delle concessionarie, e, invece, impedisce ai negozi di arredamento di svolgere la loro attività quotidiana". Purtroppo, il Governo non ha accolto l’istanza avanzata da Federmobili insieme a Federlegno-Arredo di includere nell’allegato 23 anche i negozi di arredamento. "Insisteremo affinché si intervenga con una modifica dell’allegato o quantomeno per ottenere un chiarimento da parte della Presidenza del Consiglio per garantire che sia preservata la possibilità di consegnare e montare i mobili ordinati prima dell’obbligo alla chiusura, possibilità che era stata riconosciuta nel primo lockdown".

 

Federauto: "regolarmente aperti i concessionari di auto nelle zone rosse"

Federauto ha affidato ad una nota una precisazione rispetto alle direttive del Dpcm che venerdì 6 novembre entra in vigore. "La funzione di servizio alla mobilità di persone e merci assolta dalle concessionarie di autoveicoli - sottolinea - continuerà ad essere pienamente operativa anche in Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, definite zone rosse dall’ordinanza del Ministro della Salute. Il nuovo provvedimento riconosce, infatti, il commercio al dettaglio di autoveicoli e relative parti ed accessori fra le attività consentite e individuate nell’Allegato 23 al Dpcm".

"In un momento in cui la mobilità privata assume un ruolo fondamentale per la sicurezza delle persone, tanto importante quanto quella destinata alla logistica ed al trasporto merci, le concessionarie continueranno a garantire, anche nei giorni prefestivi e festivi, il proprio servizio alla collettività, nel rispetto delle disposizioni relative alla autocertificazione dei movimenti".

 

Ali: "libri beni essenziali, bene che il Governo ne abbia tenuto conto"

“I libri sono beni essenziali e, soprattutto in un momento come questo, aiutano gli italiani a superare la solitudine e le difficoltà legate alle limitazioni della libera circolazione e della socialità: ringraziamo il Governo per aver tenuto conto dei nostri appelli, consentendo l’apertura delle librerie anche nelle zone rosse, e in particolare il ministro Dario Franceschini sempre attento alle esigenze del mondo del libro”. Lo dichiarano il presidente dei librai (Ali Confcommercio), Paolo Ambrosini, e quello  dell’Associazione Italiana Editori (Aie), Ricardo Franco Levi, nel giorno in cui il governo vara il nuovo Dpcm per la lotta al coronavirus.

“Ogni libreria si impegnerà per garantire la massima sicurezza all’interno degli esercizi,  così come è avvenuto nei mesi scorsi, perché la salute rimane la prima cosa da tutelare: controllo degli accessi, igienizzazione degli scaffali, uso dei mezzi di protezione personale rimangono essenziali. Con la decisione di oggi – continuano Ambrosini e Levi – si sostengono le librerie che stanno subendo una continua erosione di quote di mercato da parte degli store online, un disequilibrio che mette a rischio non semplici negozi, ma presidi sociali e culturali essenziali per le nostre città e, più in generale, per la vita democratica del Paese e si rinnova la scelta dello scorso 14 aprile, confermando che quella fu una precisa scelta di politica culturale: l’Italia è cultura e la cultura e il libro possono essere il volano per la ripartenza del Paese”.

 

Federfiori a Conte: “negozi aperti ma senza clienti, servono aiuti ai fiorai”

Negozi di fiori aperti ma non ci saranno i clienti. Questa, in estrema sintesi, l'allarmante situazione descritta  al premier Giuseppe Conte in una lettera da Rosario Alfino, presidente di Federfiori-Confcommercio. "Il commercio al dettaglio di fiori e piante è consentito su tutto il territorio nazionale ma a chi venderanno i fioristi, visto che eventi e feste sono vietati anche in casa di privati?", scrive Alfino. "Le persone saranno limitate negli spostamenti - prosegue – ed è prevedibile che i centri urbani saranno deserti e che la merce deperibile acquistata dovrà essere portata al macero, in quanto tenendo i negozi aperti dobbiamo rifornirci della merce necessaria, perché un commerciante non può tollerare di avere i negozio sguarnito”. Dunque, spiega Alfino, “oltre al danno la beffa per la nostra categoria. Federfiori-Confcommercio chiede di essere presa in considerazione nel Decreto Ristori Bis che il Governo si appresta a varare, un provvedimento resosi necessario dalla stretta che scatterà proprio dal 5 novembre, col quale verranno previsti altri aiuti alle imprese".

 

Federalberghi: “occorrono nuovi interventi per le strutture ricettive”

“Le strutture ricettive italiane versano in condizioni sempre più gravi e la situazione è purtroppo destinata ad aggravarsi nelle prossime settimane, per effetto delle misure di contenimento che hanno ridotto al lumicino la vita sociale”. Con queste parole il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, commenta il decreto del presidente del Consiglio dei ministriche divide l’Italia in tre zone, riducendo quasi a zero la possibilità di viaggiare e, conseguentemente, di soggiornare in albergo.

“Gli indennizzi adottati nei giorni scorsi - prosegue Bocca - sono apprezzabili ma non sono sufficienti. In attesa della manovra di bilancio, che confidiamo contenga un intervento di più ampio respiro, chiediamo che il contributo a fondo perduto previsto dal decreto ristori - che oggi è rapportato al solo mese di aprile - venga potenziato, elevando il parametro di calcolo ed il tetto per azienda - e venga riferito ad un periodo più ampio, che tenga conto dei danni subiti durante tutta la pandemia”.

 

Da Confcommercio Sicilia una piattaforma di richieste alla Regione

 

Confcommercio Sicilia, dopo il confronto dei giorni scorsi con l’assessore regionale alle Attività produttive, Domenico Turano, sulle misure di contrasto alla pandemia da Covid-19, ha predisposto una serie di richieste. Eccole:

· contributo a fondo perduto commisurato alla differenza dei ricavi, per il mese di ottobre e novembre e dicembre 2019/2020, per il settore moda;

· contributo a fondo perduto del valore del canone di locazione degli esercizi commerciali per il mese di ottobre, novembre e dicembre;

· alleggerire le prescrizioni imposte dal Governo non solo per quanto attiene l’orario di chiusura dei pubblici esercizi (come previsto per pub, ristoranti, bar, eccetera) ma anche per le attività che vengono del tutto inspiegabilmente inibite (palestre, piscine, cinema, teatri, eccetera);

· utilizzare immediatamente i soldi già messi a disposizione delle imprese con il click day in modo da dare ossigeno ai piccoli imprenditori particolarmente in crisi; f

· fare in modo che gli stessi indennizzi, ristori e provvidenze a fondo perduto previsti per le zone rosse in Italia siano riconosciuti anche alle imprese presenti all’interno delle zone rosse dei Comuni siciliani;

· indennizzare tutti i costi fissi delle piccole e micro imprese e comunque rinviare le scadenze di novembre e dicembre;

· alleggerire la pressione sui titoli debitori (società e privati) che, a causa della stasi per Covid-19, si trovano in una situazione di indigenza e quindi nell'impossibilità di far fronte agli impegni e quindi non protestati.

“In seguito alle misure emanate per fronteggiare la diffusione del coronavirus in Sicilia – afferma il presidente regionale vicario, Gianluca Manenti – si sta generando il rischio chiusura di tante imprese, che non possono e non potranno far fronte agli impegni presi con fornitori, con i dipendenti e con la tassazione. Siamo convinti che alcune di queste nostre proposte potranno creare un effetto domino su tutta la filiera commerciale e su tutta la filiera legata al turismo oggi bloccata del tutto. Occorre far rinascere in tutti i sensi la piccola e media impresa vero motore dell’Italia e della nostra amata Regione. In Sicilia non siamo gli ‘appestati ed untori del mondo’. Il momento è drammatico, simile ad una guerra e dunque occorre un intervento economico importante, un intervento straordinario”.

 

Confcommercio Palermo: "Ristori anche per il commercio al dettaglio delle zone arancioni"

"Non è possibile che nel decreto Ristori bis non sia prevista alcuna misura straordinaria nei confronti di tutti quegli esercizi del commercio al dettaglio per i quali la chiusura obbligatoria non è stata prevista dall'ultimo Dpcm del presidente del Consiglio". Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, ritiene "indispensabile" una "forte sollecitazione" al Governo affinché le misure a sostegno delle imprese vengano inserite anche per le zone arancioni. La numero uno dell'associazione siciliana , infatti, rileva come le condizioni imposte sia dal Dpcm che dalle ordinanze locali abbiano, di fatto, creato "uno scenario del tutto simile a quello di un lockdown", invitando le persone a limitare al minimo gli spostamenti, con "inevitabili gravi conseguenze" per la tenuta delle attività commerciali che hanno subito una sorta di "lockdown degli acquisti".

"Massimo rispetto per le decisioni inerenti l'emergenza sanitaria - ha detto Di Dio - ma non possiamo ignorare i contraccolpi a cui stanno andando incontro le imprese che già hanno subito un calo di fatturato che ha già raggiunto punte del 75 per cento".  "Il settore è, tra l'altro, ancora in gravissime difficoltà per le conseguenze del primo lockdown dove alle promesse del Governo non sempre hanno fatto seguito fatti concreti", ha concluso Di Dio. Fra le misure a sostegno sollecitate da Confcommercio Palermo ci sono contributi a fondo perduto sulla base della differenza dei fatturati, la sospensione dei versamenti dei contributi e delle tasse, la cancellazione della seconda rata dell'Imu e il credito d'imposta sul canone di locazione. 

 

Confcommercio Ragusa: “lockdown a macchia di leopardo destinato a produrre danni gravissimi”

“La salute è il primo fronte di questa guerra ed è certamente il bene primario. Ma c'è anche il secondo fronte dell’economia. Questa nuova fase di lockdown a macchia di leopardo è destinata a produrre danni gravissimi con un costo economico e sociale non più sostenibile”. Lo dice il presidente provinciale di Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, riprendendo le affermazioni, condivise, che arrivano dai vertici nazionali della confederazione di categoria e, in particolare, dal presidente Carlo Sangalli. “Sappiamo – continua Manenti – che i dati, sul fronte epidemiologico, sono negativi. Occorre spiegare, però, perché, dati alla mano, si ritenga di dovere intervenire limitando l'esercizio di tante attività che peraltro hanno adottato i necessari e concordati protocolli di sicurezza. Ma spiegare significa anche confrontarsi, ricercando una convergenza sulle scelte necessarie che richiedono il contributo di tutte le forze sociali e politiche per costruire, anche a livello territoriale, un percorso e una prospettiva condivisa. Esattamente, quel che, purtroppo, oggi manca”.

 

Unione Alto Adige: “inefficaci le misure anti-Covid emanate finora della Provincia”

 

L’Unione commercio turismo servizi alto Adige fa riferimento alla gestione della crisi attuata finora dalla Provincia per sottolinearne l’inefficacia: i provvedimenti e le iniziative isolate non hanno avuto risultato, non hanno fatto presa e hanno creato solo confusione. “Soprattutto nel settore del commercio, i diversi provvedimenti sono serviti solo a esacerbare gli animi. Anche in epoca di coronavirus fare i propri acquisti in Alto Adige è sempre stato sicuro. Il commercio non è mai stato e sicuramente non è un hotspot”, ribadisce il presidente Philipp Moser.

“Sarebbe stato il caso di prendere provvedimenti più precoci e drastici, senza bollare il commercio come moltiplicatore dei contagi. È sempre stato ovvio che le chiusure, originariamente previste fino al 22 novembre, non avrebbero portato a nulla. Ora c’è il legittimo timore che le chiusure dovranno essere prolungate ben oltre l’inizio di dicembre, una situazione drammatica per gli acquisti di Natale e per il nostro commercio locale”, avverte Moser.

L’Unione spera che il commercio in Alto Adige possa tornare a lavorare al più tardi a inizio dicembre. “Il mio appello va a tutti gli altoatesini, inclusa la politica, i responsabili dei vari ambiti, le associazioni e gli enti di tutti gli ambiti, economico, sociale e culturale: continuiamo a credere alle nostre molte aziende commerciali locali, acquistiamo e consumiamo sul territorio. Solo così potremo mantenere i posti di lavoro in loco e garantire paesi e città vivi e vitali. Ogni altra decisione sarebbe dannosa”, conclude il presidente dell’Unione.

 

Confcommercio Fvg: "positivo l’intervento della Regione a favore delle imprese"

Confcommercio Friuli Venezia Giulia plaude all’intervento della Regione che punta a contenere almeno in parte le significative perdite di fatturato conseguenti alle recenti restrizioni governative mirate a frenare il contagio. "Anche recependo alcune indicazioni della nostra Confederazione – commenta il presidente regionale Giovanni Da Pozzol’intervento va a ristorare settori palesemente danneggiati da una situazione mai così difficile, tenendo conto pure di altri codici Ateco che, in via indiretta, sono stati comunque colpiti. Non dimentichiamo che i 18 milioni stanziati in queste ore si aggiungono ai 36 che già erano stati erogati nei mesi scorsi. Sono certamente risorse non sufficienti a coprire l’intero calo di fatturato, ma che dimostrano un impegno puntuale e di visione da parte dell’amministrazione, in particolare verso un settore, quello turistico, duramente provato. Importante anche che contestualmente stia intervenendo lo Stato. Dalle prime informazioni che ho acquisito, molte aziende si sono tra l’altro già viste accreditare gli importi del Decreto governativo, il segnale di come si possa riuscire a superare le lungaggini della burocrazia e a intervenire con tempistiche rapide per rispondere alle esigenze di migliaia di imprese che vivono un momento drammatico per l’economia regionale".

 

Confcommercio Torino chiede “misure diverse secondo i rischi effettivi”
 

"I nostri imprenditori si interrogano sull'utilità del sacrificio a cui sono chiamati in via pressoché esclusiva e che potrebbe risultare non sufficiente, con il rischio di proroghe fino a Natale e oltre. Questa volta è vietato sbagliare, ne va della tenuta sociale del nostro Paese". Lo chiede ai parlamentari piemontesi, in una lettera aperta, la presidente di Confcommercio Torino, Maria Luisa Coppa. "A distanza di pochi mesi dal lockdown totale della scorsa primavera e poche settimane prima del periodo dell'anno che tradizionalmente fa registrare i maggiori incassi, le imprese piemontesi del commercio, della ristorazione e del turismo sono chiamate a sopportare nuovi pesantissimi sacrifici nella lotta alla pandemia da Covid-19. In tale contesto tutti gli imprenditori del terziario di mercato, non solo chi è direttamente costretto alla chiusura (ristoratori, baristi, commercianti di abbigliamento, calzature, gioiellerie, mobili, prodotti per la casa, ambulanti di prodotti non alimentari) si interrogano con crescente preoccupazione sul futuro delle loro aziende, dei loro collaboratori, oltre che delle loro famiglie. Gli imprenditori contestano l'equità di un provvedimento che sembra non parametrato al livello di rischio effettivo, visto che interviene senza differenziazione tra le piccole attività con accesso contingentato ovvero che si svolgono all'aperto e le altre realtà al cui interno è più probabile la formazione di assembramenti. Al presidente Alberto Cirio Confcommercio Piemonte ha chiesto di farsi portavoce presso il ministro della Salute affinché sia attivata in regione la facoltà prevista dal Dpcm del 3 novembre di introdurre, in specifiche parti del territorio e in ragione dell'andamento del rischio epidemiologico, l'esenzione dall'applicazione delle misure più gravose", conclude.

 

Confcommercio Pisa: "ci portano al fallimento, lo Stato non si aspetti il pagamento delle tasse"

Nessuna programmazione, preavviso irrisorio, numeri confusionari, sospensioni immotivate, la proclamazione della Toscana come zona arancione fa infuriare Confcommercio Pisa. “Tutto avviene all'impronta, non si fa in tempo ad assimilare un Dpcm che si annuncia immediatamente dopo quello successivo, ci si adegua oggi per rifare tutto domani, e così via, in un tragica rincorsa senza fine che porta inevitabilmente migliaia di imprese alla chiusura”, dice la presidente Federica Grassini. Che aggiunge: “il costo economico e sociale che noi imprenditori ci carichiamo sulle spalle dall'inizio del lockdown, a causa di questo modo di fare irresponsabile della politica e del Governo, è ormai insostenibile. Un premier che ci lascia aperti invitando la popolazione a non uscire, una situazione ospedaliera in grande difficoltà già all'inizio di una stagione pandemica che durerà ancora per molto, evidenziano responsabilità che non sono attribuibili a chi sta pagando il prezzo più alto, negli ospedali e nel mondo imprenditoriale. Molte aziende, in una situazione così drammatica, saranno obbligate alla chiusura per decreto, ma molte altre si vedranno comunque indotte a chiudere per mancanza di clienti. E allora, se questa è la situazione, nessuno si aspetti che un imprenditore che deve salvaguardare il lavoro di una vita paghi le tasse ad uno Stato che si sta prendendo malamente gioco di lui, portandolo a fallimento certo".

 

Ascom Bergamo: con il secondo lockdown la situazione diventa  drammatica per le imprese del terziario

“Con questo nuovo lockdown temiamo che accada quello che il nostro Osservatorio aveva preannunciato a giugno e cioè che nella nostra provincia chiuderanno tra le 8mila e le 15mila imprese del terziario, mettendo a rischio 49mila posti di lavoro. Siamo preoccupati e amareggiati per la mancanza di visione e coordinamento tra Governo e regioni. Inoltre le anticipazioni indiscriminate sui nuovi provvedimenti hanno generato solo rabbia e smarrimento tra gli imprenditori e disorientamento tra i consumatori. La mancanza di chiarezza sta impattando fortemente sulle nostre categorie che hanno investito molto nel rendere sicure le loro attività e i loro clienti, ma queste attenzioni, che hanno richiesto tempo e risorse, non sono neppure state prese in considerazione”. Lo afferma Giovanni Zambonelli, presidente di Ascom Confcommercio Bergamo. Negli ultimi mesi le attività hanno recuperato un po' del fatturato perso durante la primavera grazie alla forza di intraprendenza e di resistenza degli imprenditori. “Ma oggi, alla luce di questo nuovo stop, non è pensabile che quella forza ci sia ancora. Molti imprenditori si sono fortemente indebitati e non possano chiedere altri finanziamenti per avere liquidità. E’ indispensabile che lo stop non vada oltre le due settimane previste, perché ogni settimana supplementare sarà letale”, conclude Zambonelli.

 

Confcommercio Padova: “ultimo dpcm profondamente ingiusto”

"Primo: conoscere quanti soldi ci sono a disposizione. Secondo: ricomprendere nel provvedimento anche quelle categorie che adesso ne sono escluse: Terzo: anche gli esercizi operanti nelle zone gialle siano i destinatari del nuovo ristoro a fondo perduto". Il presidente dell'Ascom Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, punta l'attenzione sul decreto "ristori bis", come lo ha chiamato il premier Conte: "al governo deve essere chiara una cosa: se non arrivano ristori immediati e congrui, chi ha dovuto chiudere alle 18 dallo scorso 28 ottobre, tra un po' non potrà nemmeno più riaprire. E tutto ciò non potrà che avere delle ricadute serie sulla tenuta sociale di un territorio in oggettiva difficoltà". "Quel che è certo - sottolinea il presidente - è che dobbiamo convivere col virus e non morire col virus per cui ci saremmo aspettati un'organizzazione della società che, oltre che prevedere una risposta sanitaria adeguata, potesse anche raggiungere l'obiettivo di non dover chiudere le attività per evitare gli assembramenti. Di sicuro sono state colpite quelle di fine filiera che, però, si stanno portando appresso l'intera filiera per cui a noi appare evidente che non si può procedere per codici Ateco stagni, come non si può procedere con i soli ristori: qui servono moratorie sulle tasse, sugli affitti, sui debiti bancari".

 

Confcommercio Napoli: "noi invisibili agli occhi del Governo"

Credito d'imposta, estensione della Cig per tutto il 2021, tasse sospese per il 2021, contributi a fondo perduto. Sono le richieste di Confcommercio Napoli per evitate il fallimento delle attività cittadine dai negozi di abbigliamento, al settore della ristorazione passando per gli orafi. Un settore quello del commercio che si sente "invisibile" agli occhi del Governo. "Siamo una categoria invisibile - ha detto la presidente Carla Della Corte - siamo completamente ignorati dal Governo perché per tutte le attività produttive che si trovano nelle zone arancioni e gialle non si prevedono ristori e questo è grave perché da settembre il commercio non è mai ripartito". Senza aiuti, secondo i numeri forniti, è a rischio fallimento il 50 per cento delle attività produttive e commerciali di Napoli. Una situazione economica "difficile" a cui si aggiunge l'incertezza rispetto ai provvedimenti del Governo. "Tutta questa incertezza - ha sottolineato Della Corte - non fa bene a nessuno. Ieri abbiamo vissuto momenti e ore drammatiche perché non capivamo se dovevamo chiudere o no. Certo come imprenditori il fatto che per il momento la Campania sia zona gialla è una buona notizia, ma come cittadini siamo preoccupati perché speriamo che chi ci governa abbia fatto bene i calcoli". I commercianti chiedono al Governo Conte di mettere in campo "tutto ciò che in questo momento possa aiutare le aziende che dimostrano una diminuzione di fatturato" al di là della zona in cui la regione è catalogata. 

 

 

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