Crescita, così il "Pil equilibrato" fotografa un'Italia migliore

Crescita, così il "Pil equilibrato" fotografa un'Italia migliore

Secondo l'indicatore economico che filtra i dati ufficiali con esternalità quali inquinamento, povertà e morti sul lavoro, il nostro Paese tra il 2007 e il 2018 è cresciuto dello 0,4% rispetto a una perdita dello 0,8% del Pil reale. Il report dell'Ufficio studi di Confcommercio.

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13 gennaio 2021

Non buttiamoci giù. Il titolo del romanzo di Nick Hornby calzerebbe a pennello per raccontare il 'Pil equilibrato' (Pil-E) dell'Italia. Un indicatore economico che, fuori dai radar della statistica ufficiale, sta prendendo piede in molti Paesi europei. Qualcosa di più scientifico del Pil della felicità immaginato da Robert Kennedy ("Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta"), ma a ben vedere neanche così estraneo a quel discorso del candidato alle presidenziali americane: "Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones - diceva nel marzo del 1968 Kennedy agli studenti dell'Università del Kanasas - né i successi del Paese sulla base del prodotto interno lordo. Il Pil comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana".

"Produrre un Pil pari a 100, assieme a una certa quantità di emissioni nocive per l'ambiente e per l'uomo - spiega oggi Mariano Bella, direttore del Centro studi di Confcommercio - non è la medesima cosa che produrre lo stesso Pil senza alcuna emissione". Bella, insieme a Giovanni Graziano, ha elaborato un report sul Pil equilibrato del nostro Paese e i numeri fotografano un'Italia migliore di come viene normalmente illustrata. "Se invece del Pil reale si considerasse il Pil-E - recita il report - la dinamica economica del nostro Paese risulterebbe nel 2018 (ultimo anno di analisi) migliore di tre decimi di punto".

Il Pil equilibrato si calcola sottraendo al Pil il valore di alcune esternalità legate alla produzione e al consumo: emissioni di CO2; mortalità per incidenti stradali e sui luoghi di lavoro; feriti su strada e sui luoghi di lavoro; copertura forestale (che, spiega l'ufficio studi Confcommercio, è ovviamente un'esternalità positiva); variazione del numero di poveri assoluti. Così, se il Pil ufficiale del 2018 (1%) viene filtrato con la riduzione delle esternalità migliorerebbe la performance del Pil equilibrato fino all'1,3%. "Questo fenomeno - dice ancora Bella - riguarda anche gli altri Paesi, a dimostrazione che, contrariamente ai messaggi di una certa vulgata ideologicamente orientata, l'attenzione ai temi della sostenibilità, non solo ambientale ma anche sociale, è ben radicata in Europa e ha portato buoni frutti".

Soprattutto nel nostro Paese, a giudicare dai numeri del Pil-E riferiti ad un orizzonte temporale più esteso. Ponendo come punto di partenza dei conteggi il 2007 - spiega il report della Confcommercio - nel 2018 il Pil reale dell'Italia era ancora inferiore di otto decimi di punto rispetto al valore iniziale. "Se si utilizza la metrica del Pil equilibrato si registra, invece un incremento dello 0,4%. Ciò è dovuto, appunto, alla riduzione del 23% circa delle emissioni di CO2 nello stesso periodo, del 43% della mortalità stradale e sui luoghi di lavoro e, in generale, al miglioramento di tutte le voci di costo esterno, salvo la povertà assoluta che resta uno dei più gravi elementi di debolezza della nostra economia".

E sempre nella performance di lungo termine del Pil rispetto al Pil-E, l'evoluzione delle esternalità ne migliora i risultati italiani in misura più rilevante rispetto ai partner internazionali: a fronte di un vantaggio di 1,2 punti percentuali dell'Italia, la Germania si ferma a 3 decimi, la Francia perde mezzo punto percentuale e solo la Spagna guadagna quasi 2 punti.

"L'obiettivo - sottolinea Bella - è di leggere la crescita nel tempo e nel confronto tra Paesi sulla base di un prodotto che tenga conto di aspetti dell'attività economica che non vengono incorporati nelle statistiche ufficiali. Dunque, si qualifica il Pil, non lo si sostituisce, né si creano indicatori complementari. Tanto meno di benessere"

Pubblicato su Repubblica online il 12 gennaio 2021

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