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Aiuto! Negozianti a rischio pure se mettono musica di sottofondo presa da Spotify

Da un lato Apple e Spotify, facendo pagare, hanno posto un argine alla pirateria rispetto all'uso individuale; per altro verso, si pone il problema dei locali aperti al pubblico; e va considerato che tantissimi esercenti fanno così, e quindi azioni repressive sono insensate.

Ampio servizio del Wall Street Journal che mette in guardia su una vicenda americana: ma, come spesso capita, è solo un'anticipazione di quanto può avvenire anche qui, dove già siamo gravati dalle stringenti (e a volte soffocanti) regole della Siae. Il caso è quello di esercenti americani (in questo caso, ristoratori californiani) che usano musica di sottofondo presa da Spotify o da Apple Music, peraltro pagando 9.99 dollari per il proprio account individuale. Ma le regole di Spotify e Apple non necessariamente consentono l'uso commerciale della musica scaricata e ascoltata. Si apre dunque un nuovo scenario: da un lato Apple e Spotify, facendo pagare, hanno posto un argine alla pirateria rispetto all'uso individuale; per altro verso, si pone il problema dei locali aperti al pubblico; e va considerato (come il ristoratore fa comprensibilmente osservare) che tantissimi esercenti fanno così, e quindi azioni repressive sono insensate. Pensare di usare l'antico armamentario novecentesco dei diritti d'autore e trasferirlo sic et simpliciter a tutti gli usi consentiti dalle nuove tecnologie appare incongruo, eppure c'è chi sostiene questa tesi, e pensa di imporre nuovi balzelli a esercenti e negozianti.