Dalla produzione industriale una conferma: "ripresa a due velocità"

Dalla produzione industriale una conferma: "ripresa a due velocità"

Le stime Istat indicano un aumento dell'1% rispetto a dicembre mentre su base annua c'è una flessione del 2,4%. Tra novembre e gennaio il calo è dell'1,7% sul trimestre precedente.

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9 marzo 2021

Nel gennaio scorso l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dell'1% rispetto a dicembre ed è sceso del 2,4% in confronto allo stesso mese dell’anno precedente (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 21 di gennaio 2020). Nella media del trimestre novembre-gennaio c’è una flessione dell'1,7% rispetto ai tre mesi precedenti.

Sono le stime dell’Istat (vedi i dati completi a questo link, ndr), che a livello mensile indica aumenti sostenuti per beni strumentali (+1,4%) e di consumo (+1,2%), e più contenuto per i beni intermedi (+0,4%). In diminuzione, invece, il comparto dell'energia (-0,8%). In termini tendenziali si osserva  un incremento solo per i beni intermedi (+2,4%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo pronunciato per i beni di consumo (-8,6%) e meno marcato per gli altri aggregati (-1,8% per i beni strumentali e -0,9% per l'energia).

"L'intonazione congiunturale positiva di gennaio - commenta l'Istat - è diffusa ai principali comparti, con l'esclusione dell'energia, ed è più accentuata per i beni strumentali. Nella media degli ultimi tre mesi, d'altra parte, la dinamica congiunturale complessiva rimane negativa. In termini tendenziali, la variazione dell'indice corretto per gli effetti di calendario resta negativa. A livello settoriale si conferma il maggior dinamismo dei beni intermedi, il solo comparto in crescita in sia termini congiunturali sia tendenziali".

Il commento di Confcommercio

“Il recupero registrato a gennaio dalla produzione industriale, che consolida l’esigua crescita registrata a dicembre, è una conferma della ripresa a due velocità. Le filiere che producono e distribuiscono per la domanda interna e il settore dei servizi presentano gravi criticità se non una condizione di completo stallo. Quelle vocate all’esportazione e ai settori meno colpiti dalla crisi sanitaria mostrano, invece, confortanti segnali di recupero. Testimonianza di questa problematica divaricazione sono alcuni comparti, come l’abbigliamento e le calzature, per i quali la domanda interna e la domanda estera collegata al consumo finale languono pericolosamente. Il prolungarsi della pandemia, e delle conseguenti restrizioni, rischia di peggiorare questa situazione trasmettendo impulsi negativi anche ad altri settori, rendendo particolarmente complicato l’innesco di una robusta fase di ripresa”. Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio.

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