La reazione delle Associazioni

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20 aprile 2021

Confcommercio Veneto: “una grande iniezione di fiducia, ma serve senso di responsabilità"

“Avvertiamo una grande iniezione di fiducia, ma anche il senso di responsabilità di consolidare questo risultato affinché non si facciano passi indietro”. Il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin, commenta così le novità uscite dalla cabina di regia. “Dopo mesi di notizie negative finalmente un segnale importante, come un raggio di sole che scalda il cuore. Il Veneto sta dimostrando di essere regione virtuosa, per indice Rt e capacità di vaccinazione: ora si può ripartire e dobbiamo difendere con i denti questa situazione”, conclude.

 

Confcommercio Fvg: “bene le riaperture, ma troppe imprese ancora penalizzate"

“È un punto di partenza, ma il traguardo è ancora lontano”. Giovanni Da Pozzo, presidente di Confcommercio Friuli Venezia Giulia, commenta con moderata soddisfazione le prime riaperture delle attività che più hanno subito le restrizioni da pandemia, ma denuncia al tempo stesso “la disparità tra chi potrà usufruire di spazi esterni per organizzare le cene e chi invece verrà tagliato fuori semplicemente perché il suo servizio è organizzato all’interno”.
Si prova a ripartire, dunque, ma in condizioni che continueranno a mettere in ginocchio migliaia di imprese. “Vedremo nei prossimi giorni i contenuti più precisi del cantiere aperto dal governo – aggiunge Da Pozzoauspicando che si possa coinvolgere nelle riaperture anche quei locali che, dopo avere investito in sicurezza, sono comunque in grado di gestire il servizio senza aumentare i rischi del contagio”. Quanto alla zona gialla per la Regione, “anche su questo fronte si tratta di attendere il trend dei prossimi giorni, ma i numeri dei positivi al ribasso ci fanno sperare di poter conquistare il colore che consente maggiori libertà. L’importante che si continui a dimostrare il massimo senso di responsabilità”.

 

Confcommercio Sud Sardegna: “pronti a riprendere il lavoro nel rispetto delle regole”
 

"Bene le riaperture, siamo pronti a iniziare di nuovo il nostro lavoro rispettando tutti i protocolli imposti dal Governo, ma chiediamo che anche i nostri colleghi che dispongono di poco spazio siano aiutati per equità sociale". Lo afferma il presidente di Confcommercio Sud Sardegna, Alberto Bertolotti. "La voglia di lavorare è tanta e proseguiremo sulla stessa strada che abbiamo seguito in altre occasioni, ovvero massimo rispetto delle regole", precisa Bertolotti che chiede anche di “prevedere ristori aggiuntivi per chi non gode di aree all'aperto".

 

Confcommercio Milano: “le nuove misure discriminano le imprese”
 

“La decisione di rendere rafforzata la zona gialla ci lascia un forte senso di sconcerto". Così il segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, Marco Barbieri, per il quale “è vero è che molte attività potranno riaprire a partire dal 26 aprile, ma i nuovi provvedimenti creeranno una forte discriminazione all'interno delle stesse categorie privilegiando alcune imprese a sfavore di altre. A bar e ristoranti verrà concesso di aprire a pranzo e a cena, ma questa opportunità sarà inizialmente data solo a quei locali che hanno il servizio al tavolo esclusivamente all'aperto. La metà circa dei locali quindi sarà ancora costretta a stare chiusa. A Milano, in particolare, quasi un locale su due non ha la possibilità di svolgere la propria attività all'aperto, un fortissimo disequilibrio che danneggerà ancora una volta migliaia di imprese". Confcommercio "ha contribuito a redigere i protocolli per una riapertura sicura nella massima tutela della salute pubblica. È il momento di applicarli, gli imprenditori sono pronti a fare la loro parte responsabilmente e con la consapevolezza che solo con l'impegno individuale si potrà arrivare a una ripartenza solida. E' il momento di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro, ma tutti devono essere messi nelle condizioni di farlo”, ha concluso Barbieri.

 

Confcommercio Lombardia: “green pass e riaperture, fare presto”

“Il ‘green pass’ per i viaggi è fondamentale anche per il turismo lombardo: se non si fa in fretta rischiamo di compromettere l’estate. In gioco ci sono oltre 4 miliardi di euro, essenziali per la tenuta di migliaia di imprese”. E’ l’appello lanciato da Confcommercio Lombardia, che invita anche ad accelerare con le riaperture in sicurezza. “Allo stato attuale, senza aperitivo e cena le città si svuotano alle 18. Riaprire bar e ristoranti nel rispetto dei protocolli, oltre che di estrema importanza per la vita sociale delle nostre città, significa garantire ricadute a cascata per tutte le altre categorie del commercio”. Intanto c’è allarme sul tema degli spazi all’aperto: “anche in Lombardia un pubblico esercizio su due è senza dehor: quelle del 26 aprile, nelle modalità annunciate, rischiano quindi di essere riaperture quasi solo di facciata che porteranno, tra l’altro, a profonde discriminazioni all’interno delle stesse categorie”.

 

Confcommercio Bergamo: “ancora troppi nodi da sciogliere e regole da definire con più chiarezza”

 

“Così non va. Tra coprifuoco, restrizioni per i locali al chiuso, aperture troppo posticipate e confuse per certe categorie non siamo convinti del decreto, che al momento non è ancora legge e per questo chiediamo ulteriori accorgimenti e protocolli precisi". È netta la presa di posizione di Giovanni Zambonelli, presidente di Ascom Confcommercio Bergamo, per il quale avere una data per poter ripartire è un segnale nella giusta direzione, ma “ci aspettavamo maggiore coraggio e soprattutto maggiore chiarezza. C’è infatti di fondo un errore di metodo. Il calendario delle riaperture è sulla bocca di tutti e sulle pagine dei giornali ma non basta presentare delle slide in pdf. Per chi lavora, in primis le associazioni di categoria, servono provvedimenti veri e non comunicati stampa. I nostri associati sono confusi e ci stanno contattando per capire come gestire i clienti e le prenotazioni in vista di eventi e cerimonie all’aperto, considerando anche l’incognita del maltempo. A oggi, infatti, non c’è nessun decreto messo nero su bianco che definisce regole precise e tutti questi bei proclami cadono nel vuoto se poi mancano protocolli di sicurezza e un metodo comune a tutti da seguire”.

 

Confcommercio Vicenza: “un'altra doccia fredda per gli imprenditori”

“Speravamo fosse l'inizio di un ritorno alla normalità per i pubblici esercizi”, ha commentato il presidente di Confcommercio Vicenza, Sergio Rebecca, in merito alle nuove disposizioni del governo, “siamo invece di fronte all'ennesimo decreto che contiene norme per la ripartenza delle attività che sommano incertezza ad incertezza”. Secondo i dati dell'Associazione, solo la metà dei locali dispone di spazi all'aperto, tutti gli altri saranno quindi costretti a rimanere chiusi. Sono più di quattromila gli imprenditori vicentini delusi e arrabbiati per il nuovo decreto Covid-19: “un'altra doccia fredda per il settore – ha aggiunto Rebecca – ma a guardare il bicchiere mezzo pieno il decreto ha ridato una prospettiva di ripresa ad altre imprese fortemente penalizzate: ad esempio le palestre, le piscine. E dal punto di vista turistico fa un po’ di chiarezza, almeno, sullo spostamento tra Regioni, consentendo poi la ripresa anche delle attività fieristiche, importanti per il nostro segmento alberghiero business”. Il nodo cruciale rimane però quello dei pubblici esercizi: “non solo il 50% di loro – ha proseguito Rebecca – non è dotato di area esterna, ma la maggior parte non può nemmeno richiedere l’occupazione del suolo pubblico”. Sono tanti infatti che non hanno la disponibilità di aree nei pressi del locale o non possono utilizzarli per motivi di sicurezza e viabilità. Da qui la lettera spedita da Confcommercio Vicenza a tutti i Comuni della provincia nella quale chiede ai sindaci di agevolare “sia in termini di modalità che di tempi, nonché di verifica dei requisiti e condizioni, le pratiche per autorizzare la concessione dei plateatici su aree pubbliche, favorendo anche il maggior ampliamento possibile per chi ne fosse già dotato”, ha concluso il presidente Rebecca.

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