Risposta di Billé a Treu

Una nota del Centro Studi

Risposta di Billé a Treu

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29 settembre 1997

"Credo che il ministro Treu si contraddica due volte, anzi tre quando bolla come ingiustificate le nostre reazioni. La prima quando dice che l'aumento dell'Iva non colpisce parti rilevanti del commercio come se, ad esempio, il settore dell'abbigliamento, in grave crisi da molti anni, vendesse beni superflui. La seconda quando afferma che questa manovra non penalizzerà i consumi e le cifre dimostrano l'esatto contrario. E poi la terza: non si era mai vista una finanziaria addirittura retrodatata con aumenti dell'Iva che partono dal primo ottobre a provvedimento non ancora approvato".

Alla dichiarazione del Presidente Billè, Confcommercio fa seguire una nota del suo Centro Studi che precisa: "I 5.700 miliardi attesi di incremento di gettito si riferiscono al solo 1988. L'adeguamento delle aliquote IVA che decorrerà fin dal prossimo primo ottobre e che quindi peserà nella parte dell'anno in cui si concentra circa un terzo del gettito, produrrà altri 1.900 miliardi nel 1997, determinando un ulteriore incremento della pressione fiscale per l'anno in corso".

Il costo complessivo per i poco più di 20 milioni di famiglie da qui alla fine del prossimo anno sarà di 7.600 miliardi che significano oltre 375 mila lire a nucleo.

Di questi 7.600 miliardi circa un terzo (oltre 2.200 miliardi) deriverà dal passaggio dell'aliquota IVA nel comparto dell'abbigliamento e delle calzature dal 16% al 20%, comportando un incremento di spesa, a parità di consumi, per ogni famiglia superiore alle 100 mila lire.

Questa situazione non potrà non influire sulle decisioni di spesa delle famiglie aggravando la già pesante situazione del settore, che ha conosciuto negli ultimi anni una forte contrazione dei volumi di vendita (-6,4% dal 1992).

In presenza di una situazione della domanda che continua a risultare stagnante le imprese si trovano di fronte ad una scelta che in ogni caso risulterà penalizzante: o assorbire parte dell'aumento riducendo i margini già pericolosamente assottigliati per l'equilibrio finanziario delle imprese o trasferire sui prezzi finali l'incremento dell'Iva con il rischio di subire una ulteriore contrazione della domanda.

"Nella Finanziaria '98 - conclude la nota - non sono di casa lo sviluppo e il lavoro, ma solo e sempre sacrifici delle famiglie e crisi del mercato e delle imprese".

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