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Rsa e comparto sociosanitario, allarme di Confcommercio Salute, Sanità e Cura

Dall’Associazione appello a Governo, Ministero della Salute e Regioni: “urge una strategia condivisa, il diritto alla cura venga garantito in tutti i contesti”.

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19 novembre 2020

La seconda ondata di infezione da Covid-19 sta mettendo nuovamente alla prova e con maggiore aggressività l’intero sistema sanitario italiano, con ricadute su tutta la filiera della sanità pubblica e privata, oltre che sulla tenuta e forza d’intervento e cura dei malati, sulla capacità di proteggere ricoverati, ospiti e residenti negli ospedali, nelle strutture e nelle comunità. Le criticità sono molte, a partire dalla mancanza di risorse e dalla difficoltà nel reperire il personale infermieristico. È per questo che Confcommercio Salute, Sanità e Cura, dando voce a tutto il comparto sociosanitario nazionale, ribadisce con forza l’appello a Governo, Ministero della Salute e Regioni: “occorrono misure immediate di supporto per continuare ad assicurare all’interno delle Rsa i livelli di sicurezza garantiti fin qui grazie allo spirito di sacrificio del personale delle strutture. In mancanza di un intervento concreto da parte delle istituzioni saremo costretti a bloccare nuovi ricoveri”.

MANCANZA DI PERSONALE SANITARIO. La mancanza di personale sanitario è la sfida che oggi il territorio deve affrontare: mancano medici, infermieri, OSS e manca personale qualificato, mentre la popolazione si estingue. La pandemia ha bloccato il 30% dei lavoratori del settore e il personale attivo è costantemente sottoposto al contagio, aggredito e ridotto, selezionato dal virus. Oggi i numeri degli operatori non restituiscono la possibilità di curare e salvare. Gli ospedali e la sanità pubblica stanno nuovamente assorbendo personale qualificato e specializzato, depauperando di figure essenziali le strutture private, come se nel pubblico la vita avesse maggior valore che nel privato. La vita è vita, il diritto alla cura è pari in tutti contesti. Se gli ospedali rigettano le richieste di ricovero provenienti dalle strutture, allora a queste va garantita la presenza di personale dedicato a nuclei di isolamento.

INVESTIMENTI INGENTI E ASSENZA DI AIUTI. A questo peso crescente si aggiunge l’investimento che i privati hanno dovuto sostenere, tra la prima e la seconda ondata, in termini di acquisti di si positivi di protezione individuale. Costi per cui sono stati garantiti rimborsi a fronte di rendicontazione specifiche: le spese ci sono state, i moduli per il rimborso sono stati compilati a fronte di una crescita di ore e mole di lavoro sul personale residuo, ma non sono emersi esiti. Un profondo e significativo silenzio istituzionale accompagna questa fase e questo percorso. Le comunicazioni si estinguono in linee guida di buon senso e indicazioni relative ai monitoraggi ma il supporto, quello vero, quello concreto, quello costruttivo e collaborativo, manca. Serve oggi una strategia condivisa per far sopravvivere non solo le aziende ma le persone tutte, dal residente, dal ricoverato, all’operatore, al medico, all’imprenditore.

IL PROBLEMA DI TAMPONI E SCREENING. Inoltre, in molti contesti, è sempre più stringente la necessità di aumentare le dotazioni di tamponi, per arrivare a rendere obbligatorio lo screening almeno settimanale in tutte le Rsa e la possibilità dell’accesso diretto ai farmaci.

“Il settore sociosanitario - conclude Confcommercio Salute, Sanità e Cura - ha già dato ripetutamente prova di forza, spesso in quasi totale autonomia d’azione. Come associazione di categoria siamo al lavoro per provvedere alla stesura e diffusione di un vademecum chiaro e completo contenente linee guida di comportamento per la gestione della sicurezza delle Rsa: si tratta di norme vincolanti per i soci e più severe delle linee guida ufficiali, ormai anacronistiche e datate alla prima fase della diffusione del Covid-19. Ci aspettiamo però in parallelo segnali importanti e concreti dalle istituzioni, sia a livello locale che nazionale”.

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