Il caro-carrello alimentare: un'analisi dei costi

Il caro-carrello alimentare: un'analisi dei costi

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14 gennaio 2026

Una delle componenti essenziali della percezione dell’inflazione da parte di consumatori e famiglie è l’andamento dei prezzi dei prodotti alimentari. Non solo in Italia ma nell’intera Europa, come scrive anche la BCE nel suo ultimo Bollettino. In Italia, il fenomeno assume particolare importanza nell’orientare al ribasso l’aumento dei consumi delle famiglie, che viene abitualmente ricondotto dai media all’andamento inadeguato dei redditi da lavoro italiani rispetto agli altri Paesi europei. Un problema reale e innegabile, ma che spinge i più a dimenticare che in realtà l’andamento dei redditi complessivi delle famiglie - comprendendo cioè redditi da capitale e soprattutto trasferimenti pubblici, dovuti agli interventi di riduzione contributiva e tributaria assunti negli ultimi anni a vantaggio dei redditi più bassi - nel 2025 lo ha visto toccare valori massimi dal 2013. La negatività perdurante dello story telling dei media ha il suo peso, nell’orientare le famiglie verso una spesa minore del possibile e un’attenuazione della fiducia. Motivo per il quale una ripresa dei consumi nel 2025 superiore sia pur di poco all’1%, ormai confermata dalle ultime rilevazioni Istat relative al novembre scorso, è comunque da considerare preziosa. Tuttavia è innegabile che la curva ascendente dei prezzi alimentari rappresenti negli ultimi anni in Italia un problema reale. Dal 2021 ad oggi sono aumentati del 24,9%, rispetto al 17,3% dell’indice generale dei prezzi al consumo. Motivo che ha spinto l’Agcom ad aprire un’indagine conoscitiva che punta i fari soprattutto sul ruolo svolto dalla GDO nella catena che va dai produttori agricoli all’industria di trasformazione alimentare e infine alla distribuzione commerciale al consumatore. L'Autorità garante per la concorrenza e il mercato mira innanzitutto al ruolo preminente che la GDO svolge sia per i prezzi riconosciuti ad agricoltori e allevatori dalle proprie centrali di acquisto rispetto a quelli proposti invece al consumatore, sia attraverso l’estendersi crescente di propri prodotti private label.

Vedremo a che risultati condurrà l’indagine. Intanto però è possibile effettuare un’analisi abbastanza precisa di come sono andati in questi ultimi anni in Italia i costi a carico dei produttori primari di derrate alimentari. A tal fine vanno incrociati i dati Istat con quelli, più granulari, proposti dall’Ismea, l’Istituto dei Servizi di Mercato Agricolo e Alimentare.  L’esplosione dei costi per agricoltori e allevatori è cominciata negli anni di pandemia con l’enorme frenata del commercio mondiale, ed è stata poi rilanciata dall’invasione russa in Ucraina. Nell’ultimo quinquennio sono aumentati del 35%, quindi non sono stati recuperati dal +24,9 % di aumento dei prezzi al consumatore.  Hanno concorso a un aumento tanto considerevole dei costi sia l’andamento vertiginoso della bolletta energetica, sia l’aumento del 43% dei costi dei fertilizzanti, del 30% dei mangimi e del 26% delle sementi (per queste due ultime componenti i prezzi sono in forte discesa dopo i picchi del 2023-24). Nella zootecnia il picco dei maggiori costi avvenne nel 2021 e 2022, nel successivo biennio si tornò ai livelli del 2019, ma nel 2025 si è tornati a un’ascesa del +6,3%. Nelle coltivazioni, solo nel 2025 si è manifestata una contrazione dei costi. Lo scenario internazionale di guerre reali e daziarie rende anche per il 2026 molto difficile fare previsioni. Ma è un fatto innegabile che il forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari al consumatore non è stata una batosta solo per le famiglie, accentuandone la diminuzione della spesa in alimentari e bevande già in corso da decenni (a prezzi correnti 2025, ha perso più di 5 punti percentuali sul totale dei consumi delle famiglie rispetto a 30 anni fa).  È stata una batosta anche per agricoltori e allevatori, che hanno perso margine e reddito rispetto al maggior aumento dei loro costi reali. Il che, tra l’altro, aiuta anche a capire perché il mondo agricolo italiano ed europeo fosse e sia ancora molto sospettoso, rispetto a un abbassamento dei prezzi dovuto all'import alimentare dai Paesi del Mercosur.  

di

Domenico Labussola

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